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Racconto27 min di lettura

As I Am

Le mie prime esperienze sessuali

Moniq
8 mesi fa · 1.6k letture · 1

As I am

“You cannot touch the way I play, or tell me what to say, take me as I am” (Dream Theater)

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Ormai diversi anni fa, Luca, mio marito, mi convinse a buttare giù qualcosa raccontando le mie prime esperienze sessuali. In realtà lo feci per farlo contento, ma senza molto entusiasmo. La prima stesura era una sorta di elenco. Poi lui, facendomi domande, diede allo scritto una forma leggibile.

Lo pubblicò come racconto erotico. Quasi tutti i suoi racconti avevano come soggetto la moglie. In quel momento ero io, negli anni precedenti la ex. Era lui, lo scrittore di casa.

Rileggendolo poi, mi sono resa conto di quanto in quelle righe fossero evidenti delle vere e proprie sliding doors: momenti significativi che mi hanno cambiata.

Quindi voglio provare a fare questa cosa. Prendere quel vecchio testo e rivederlo dopo 13 anni. Io a 39 anni guardo la me a 26 anni che guardava la me a 14 anni.

Insomma racconto le mie prime esperienza sessuali. Qualcosa di erotico c'è. Ma ci sono anche riflessioni. Quindi se queste vi annoiano passate oltre.

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Estate del 2001, 14 anni, in vacanza al paesetto dalla nonna, come ogni anno. Mi annoiavo. Fino all'anno prima ero una ragazzina scalmanata che faceva i giochi dei maschi. Ma quell'estate era tutto diverso, avevo "sviluppato", come diceva mia nonna. E quindi non dovevo più fare il maschiaccio. Ero una “signorina”. Avevo avuto le prime mestruazioni durante l'inverno. Mi erano cresciute le tette. Poco. Due cose che alzavano qualche centimetro di maglietta e facevano male ogni tanto. Insomma ero una donna. La cosa mi inorgogliva e mi faceva sentire grande, eppure gli adulti continuavano a trattarmi da ragazzina. 

E il mio corpo era da ragazzina. Alta, magrissima, spigolosa, i capelli biondi quasi bianchi col sole.

Qualche ragazzo più grande iniziava però a guardarmi in modo diverso. Specie le gambe che nude dai calzoncini, buttavo noncurante da tutte le parti.

Io controllavo gli sguardi di tutti quelli che incrociavo, e mi accorgevo se mi guardavano. Anche i vecchi mi guardavano. Poi distoglievano lo sguardo. Magari avevano trentanni, non so, per me se non avevano la mia età o quasi erano tutti vecchi. 

Avevo una cugina più grande, Alessia. Non eravamo mai state amiche. Lei era "grande". Erano solo tre anni, ma faceva la differenza. Quell'anno però mi prendeva più in considerazione e la cosa mi faceva enormemente piacere. Avrei fatto qualsiasi cosa per la sua amicizia.

Mi disse che mi ero fatta proprio carina e i suoi amici mi chiedevano di portare anche me quando andavano a ballare. Ovviamente la cosa mi emozionava e non vedevo l'ora, ma mia nonna negava il permesso.

Alessia mi raccontava quando usciva con gli amici, quasi tutte le sere, di quello che faceva e io stavo lì a pendere dalle sue labbra.

Avevo del sesso un'idea confusa. Esisteva internet, ma non era come sarebbe stata negli anni successivi.

Quando lei mi diceva che in realtà non andava a ballare così spesso come raccontava, ma invece andava con il suo ragazzo che aveva la macchina da qualche parte in campagna, non è che capissi bene cosa andassero a fare. 

Per me un uomo e una donna si baciavano e il resto non era molto chiaro. Le scene di sesso nei film mi incuriosivano ma mi mettevano a disagio. Non per il sesso, ma perché capivo che qualcosa mi sfuggiva.

Un giorno Alessia, eravamo a casa sua e eravamo sole, mi disse con l’aria di chi promette qualcosa di eccezionale, come assaggiare un dolce prelibato: vieni!

Andò nella camera dei suoi genitori e da un cassetto, sotto la biancheria, tirò fuori delle riviste. "hai mai visto queste cose?" mi chiese. Io non capivo e scossi la testa. 

"Guarda" e iniziò a sfogliare. Un fotoromanzo. C'era un ragazzo in un parco che parlava con una ragazza con un cane, andavano in un bar e ridevano. Poi salivano a casa di lei. Era un paese del nord Europa. Lei era mora, i capelli con la frangetta e era bella. Lui biondo quasi rosso, magro, non mi piaceva molto.  Si baciavano e iniziavano a spogliarsi. Lei rimaneva in slip, le sue tette erano più grandi delle mie, il suo corpo morbido.

Mi confrontavo.

Guardavo molto più lei che lui, anche lui in slip, il corpo spigoloso. 

Ricordo la sensazione di calore improvviso, una specie di tuffo al cuore, quando nelle pagine successive da quegli slip lei tirò fuori un pisello grosso, gonfio, pieno di vene, dritto e duro. C'erano foto in primo piano e ero affascinata da quell'anatomia. Ero come ipnotizzata. Un misto di schifo e di attrazione, avrei voluto distogliere lo sguardo ma non ci riuscivo.

Mi era capitato di vedere mio padre nudo. Ma ovviamente non era in erezione e per me l’anatomia maschile era quella. Un cosetto pendolante fra i peli.

Lei si mise in ginocchio davanti a lui e iniziò a leccare quel coso grosso. 

Alessia disse "mica male eh? " ma non sapevo cosa rispondere, perché: a cosa si riferiva? Restai in silenzio. 

"Ti piace?" mi chiese.

"Mi fa un po' schifo..." dissi. 

"eh schifo... la prima volta forse, poi ti abitui e ti piace..."

Provai a immaginare cosa si provasse a leccare il pisello di un uomo. Mi vene in mente, forse perché un po' come tipo gli somigliava, uno zio. Scacciai il pensiero.

Le foto continuavano. Ora era lui che allargava le gambe a lei e la leccava. Questo mi faceva ancora più schifo. Vederne il volto e la lingua immerso nella sua vagina aperta! io mi ero guardata, anche allo specchio, ma mai avevo visto l'anatomia femminile così da vicino. E poi io avevo una peluria leggera. Quella era un cespuglio!

Poi lui l'aveva messo dentro e si erano girati in varie posizioni sul divano, per terra, poggiati a un tavolino... lei poi lo aveva di nuovo preso in bocca e a un certo punto lei aveva il viso pieno di una crema bianca, mentre il pene era gonfio e rosso al massimo.

Sconvolgente. Mi ricordo perfettamente la sensazione di vedere lei che con la lingua raccoglieva delle gocce di seme e le gustava. La sua espressione almeno era quella di una che assaggiasse una cosa buona. 

Alessia: " quanta sborra..." Era la prima volta che sentivo quella parola. O meglio, l'avevo sentita ma non sapevo cosa fosse. Ora capivo. 

Dissi: "che sapore ha?"

Alessia fece la grande, esperta:" mmmm dipende... a volte è dolce, a volte amaro... dipende dagli uomini"

"Tu lo hai fatto?" chiesi.

"Beh ovvio. A loro piace. Mica puoi scopare con tutti..."

"Io non ho mai fatto niente..."

"si lo avevo capito... per questo ti sto facendo vedere queste cose... perché se esci con un ragazzo che figura ci fai? e mi fai fare pure a me... "

"non so se sarei capace... non so come si fa..."

"ma è facilissimo... cosa credi... guarda..." andò in cucina e tornò con un cetriolo... "vedi? lo prendi con la mano e poi giri intorno con la lingua... poi lo avvolgi con la bocca e succhi, ma continui a girare la lingua... così..." e mi faceva vedere.

"Prova tu"

Il cetriolo era tutto bagnato della sua saliva ma non mi andava di farle capire che un po' mi faceva schifo e quindi appoggiai la punta della lingua così bagnato com'era. Poi iniziai a succhiare. Ma mi sentivo un po' ridicola.

"No, così non va bene" disse lei "Bisogna essere più naturali. Allora facciamo che siamo in macchina, tiriamo giù i sedili, ci baciamo un po' e allora lui lo tira fuori e tu gli fai una sega"

Inutile dire che non sapevo nemmeno cosa fosse una sega.

Allora si è seduta sul divano mettendo il cetriolo nell'attaccatura delle cosce, strette nei jeans, in modo che stesse verso l'alto, come un cazzo dritto. Prese la mia mano e la fece chiudere a anello intorno al cetriolo.

"Ecco, fai così, vai su e giù, inizi piano poi quando vedi che è duro puoi anche fare più forte...capito?"

Ero turbata. Imparavo cose nuove. Sentivo un calore che mi veniva dalla patata.

Anche Alessia era rossa in volto e le brillavano gli occhi.  Mi impegnai in quel movimento.  Poi Alessia mi prese la nuca e mi spinse verso il cetriolo/cazzo. "

Se non lo fa lui, ma lo fanno sempre, puoi farlo da sola. Lecchi e succhi. Se lui ti spinge troppo e ti arriva in gola glielo dici."

Sentivo la mano di Alessia sulla mia nuca che mi spingeva e mi accarezzava mentre china su di lei baciavo e succhiavo quell'ortaggio. In realtà ero a pochi centimetri dal suo ventre e ne sentivo il calore sul viso.

"Questo si chiama bocchino, o pompino, è lo stesso. Ma ora mi è venuta una voglia... a te no? vorrei proprio un bel cazzo vero ... mmmhhh "

Continuammo a guardare le riviste. Le altre non erano fotoromanzi ma c'erano scene di sesso. Ero frastornata. Guardavo avidamente tutto. Non mi ero accorta che Alessia aveva slacciato i jeans e con la mano era entrata sotto e si stava toccando mentre guardava le immagini.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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