Una vergine col Diavolo in corpo

Giovanna Esse
2 hours ago
Una vergine col Diavolo in corpo

Tratto sa: Una Vergine al Sabba, di Giovanna Esse

Giovanna la strega incontra il sesso del Diavolo per la prima volta. E' stata conservata vergine per il suo signore affinché il suo sangue fosse propiziatorio per l'avvento del Sabba, che si sarebbe consumato il giorno successivo, con la partecipazione degli adoratori della grande Dea madre.

Ancora in piedi cominciarono a carezzarmi e a baciarmi, mi stringevano e prendevano confidenza col mio corpo. Senza che nessuno me lo ordinasse, volli regalare soddisfazione al mio ospite e così mi abbassai sul letto con la testa e spalancai a dovere le labbra per riuscire a prenderglielo in bocca.

Ancora una volta lui apprezzò e mi accarezzò i capelli, sfiorandomi l’orecchio con le dita. Le ragazze non perdevano tempo e a turno mi slinguavano la fighetta con una maestria mai provata. Poi, come seguendo un rituale, si fecero ai mie lati e fecero in modo che io salissi sul letto, mi fecero preparare accovacciata, salendo sul bacino di quello strano essere dall’ enorme fallo.

Mi morsi il labbro immaginando di perdere la verginità proprio con un coso così grosso, di certo sarei stata male … proprio era deciso che dovessi soffrire!

Mi presero per le ascelle e mi poggiarono sul glande enorme a forma di fungo. Io mi poggiavo sulle dita dei piedi e con le mani mi sostenevo sul petto possente di lui. Le nostre due sorprendenti ancelle, mi tenevano in alto e senza sforzo, così anche per me iniziò una danza sul cazzo del “signore”.

Aiutata dai movimenti rotatori e sussultori che mi imprimevano, danzavo sulla cappella, come se fossi poggiata sulla testa di un perno di carne. Il grosso bastone mi seguiva docile, catturato dalle grandi labbra, il glande rosso e liscio era talmente spropositato, e inserito nelle mie grandi labbra, veniva risucchiato a ventosa, dalla mancanza di aria tra le nostre due superfici carnose: sembrava fatto su misura per la mia vagina vogliosa.

- Domani notte – disse il “signore”, arrapato e pronto a farmi del tutto – ci sarà una grande festa, il Sabba e ripeteremo per il pubblico questa operazione … ma stanotte il piacere sarà solo nostro, va bene? 
A me la voce uscì tremante, avevo troppa voglia per dire di no
– Siiii – dissi languida – fatemi per favore, mio signore, sfondatemi … adesso! 
Tutte le contorsioni e tutti gli aiuti delle giovani, il continuo lubrificare della mia vagina arrapata, non sarebbero mai riusciti a vincere, senza spaccarlo, la resistenza del mio imene virginale. 
Il mio velo di carne se ne stava lì, imperturbabile, come una trafila di acciaio, come un mastino, di guardia … solo con la forza e il dolore poteva essere vinto.
Come un tuffatore che si decide a superare una prova terribile, ma necessaria, guardai negli occhi le mie collaboratrici erotiche e feci segno di si con la testa. Poi chiusi gli occhi e serrai il labbro inferiore tra i denti. 
Satana capì e si inarcò, rendendo la sua arma più offensiva che mai; contemporaneamente, le due ragazze mi calarono di peso sul cazzo che sembrava di pietra.

Il dolore lancinante mi attraversò la schiena e arrivò tremendo fino al mio cervello … ma io non gridai. Ce l’ avevo tutto dentro e mi aveva sfondata, espugnata … come un ariete. Era scivolato prepotentemente in vagina, senza curarsi dell’ ostacolo e spaccandomi la carne delicata.

Dalla figa dolorante scivolò giù un rivoletto di sangue vivo, e dai mie occhi scesero alcune lacrime. Entrambi i miei liquidi, intrisi di goduria, vennero leccati dalle donne che mi aiutavano. Non me la sentivo ancora di pompare sul grosso pene, ma il piacere di averlo tutto dentro, superò rapidamente ogni ritrosia.

Dopo alcuni minuti di adattamento, lentamente cominciai a chiavare, cavalcando su e giù, stringendo il petto del mio cavaliere superdotato, che riceveva con soddisfazione lo sfregamento cadenzato dei miei genitali sui suoi. Per farlo godere di piacere ancora più intenso la ragazza col bastone mi tradì. Sali sul letto e si posizionò alle mie spalle. Io mi rassegnai e volli provare quell’ennesimo piacere proibito, forse l’ ultima frontiera del godimento sensuale. Mi chinai in avanti verso il “signore” che mi teneva sospesa per i seni, circondandoli completamente con le sue grosse mani, ed offrii il sedere all’ efebo dal lungo pisello.
Lei – Lui ne approfittò rapidamente. Il mio culetto era bagnato dagli umori della vagina e dal sangue perduto con la deflorazione, si fece strada con poca resistenza, allargando facilmente il mio sfintere, arrendevole e voglioso. Il cazzo di lei non era spesso, però era lungo, e poiché lo infilava decisamente, tutto nel mio culo, mi “pungeva” quasi alla fine del mio budello anale, facendomi sussultare ad ogni infilatura.
Non mi fermai, accettai i due cazzi con spirito di sacrificio e tanta, ma tanta goduria: ero alle stelle, non sentivo più dolore, non sentivo più nulla, solo il piacere di sentirmi riempita come un otre. Ero gonfia di cazzi, che non contenti, mi scopavano dentro incessantemente. 
Senza un lamento, ma tirandomi per i fianchi, il “signore” sborrò nel profondo della mia fica, sentii i fiotti precisamente mentre si infilzavano nell’utero e nella pancia … non lo potrò mai dimenticare. Mai una sborrata l’ avrei più identificata così perfettamente, goccia per goccia: perché quel seme era gelido come il ghiaccio ed io lo sentivo perfettamente dentro.

Il signore mugolava, forse e al contrario, lui apprezzava il mio calore vaginale, in quell’ amplesso unico e irripetibile. Anche la ragazza venne poco dopo nel mio culo, abbracciando i miei seni e spingendomi con i suoi dietro la schiena.
Non so perché fui felice di darle tanto piacere, come se le volessi bene.
Il cazzone di Satana, nonostante fosse venuto da alcuni minuti, non si ritirava dalla mia fregna, allora decisi di pensare anche a me, finalmente, spinsi fuori dall’ano pieno il cazzo di lei, e mi voltai su me stessa, senza far uscire il grosso perno dell’ uomo sotto di me. Mi poggiai sulle mie ginocchia e misi le mani sulle sue, le ragazze, spossate si misero sul letto, ai fianchi del “signore”,
Sapevo che tutti e tre, alle mie spalle si godevano lo spettacolo del mio culetto ancora aperto che perdeva sperma lentamente, infatti lo sentivo colare, caldo e vitale. E vedevano anche la radice del cazzone di lui, che si perdeva nella mia figa, che se lo “lavorava” fasciante come un guanto.

Feci del mio meglio per essere sensuale e lasciva e per dare piacere con lo spettacolo esuberante delle mie intimità … offerte ai loro sguardi eccitati.
Ero lì, impalata come una polena, nuda e bellissima, installata sul puntale di una nave del passato. Rimasi ferma, immobile, col grosso cazzo piantato fino alla radice, un leggerissimo bruciore mi ricordava di essere stata una “vergine” fino a pochi minuti prima. In quegli ultimi giorni avevo imparato a fare tutto: pompini, seghe, inculate; io avevo fatto l’amore lesbico, avevo leccato la figa di mia madre e della mia ava … ma avercelo in grembo, sentirsi un cazzo di quell’ entità tutto nella figa, era un’altra cosa.
Seduta a cosce aperte sul Diavolo in persona, mi feci un lungo ditalino, mentre le ragazze, comprensive, mi carezzavano le natiche e la schiena.

E così lentamente, formando un monumento osceno e depravato, finalmente me ne venni anch’ io.

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