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Erotika
Vita coniugale · Cap. 3 — Vita coniugale. Terza parte
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Vita coniugale. Terza parte

Anche tra madre e figlio l'intesa è buona.

pennabianca
20 giorni fa · 4.238 parole · 19 min
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Volutamente, noi maschi ci facciamo precedere dalle dame che avanzano davanti a noi; nessuno dice nulla, ma ciascuno osserva il culo dell’altra. Alta come Rita, l'altra indossa una gonna corta, gambe lunghe e affusolate, bionda, capelli lunghi che le arrivano alle spalle: nell’insieme, è una bella donna. Lui invece è un po' più alto di me, fisico asciutto, leggermente brizzolato. All’uscita facciamo passar le donne, poi ognuno va per la sua strada. A casa mia moglie, mi scopa con rinnovata libidine, al pensiero della tensione erotica provocataci da quanto avevamo visto, ma a nessuno di noi due è venuto in mente di cercar di avere un contatto con loro: abbiamo vissuto il classico attimo fuggente e via.

Nei giorni seguenti il lavoro assorbe molto del nostro tempo. Ho una nuova tirocinante. Augusto, l’Amministratore della clinica, me l’ha presentata, dicendomi che Eva, questo è il suo nome, è una persona molto brava e a cui tiene molto. Considerando che per lui, una che gli fa un bocchino è brava, per esser molto brava deve esserci finita a letto. Invece scopro che la ragazza è la sua unica nipote, figlia di sua sorella. Da quel momento la ragazza diventa la mia ombra. Molto bella, sfoggia il suo fascino con me, che la ignoro, mentre tutti le sbavano dietro; non si mostra molto attenta e concentrata sul lavoro e la cosa non mi fa piacere. Inoltre noto che spesso, quando non la guardo, è lei che mi osserva in silenzio. Il martedì sera viene a trovarci Silvia, che ha invitato, la sera prima, Matteo a cena, nella sua nuova casa, dove hanno finito per andarci a letto insieme a Luca, con reciproco piacere di ciascuno. Per compilare la lista degli invitati è tutto un togliere e mettere, poi, alla fine, dopo aver limato in maniera soddisfacente, Rita le chiede della serata con il fratello, dal momento che lui non ha fatto parola di quanto avvenuto fra loro.

«Devo dire che ho un fratello veramente fantastico, intelligente e, soprattutto, disponibile. Subito in piena sintonia con Luca, si son addirittura alleati, quando, dopo cena, seduti sul divano non hanno esitato a spogliarmi e, fattami eccitare, mi hanno portato di peso sul letto, dove mi hanno devastato ogni buco. Mamma, tuo figlio, è un grande porco e, assieme a Luca, diventano due veri sadici. Ti rendi conto che mi hanno preso in doppia e, quando, con Luca nel culo, Matteo ha desiderato entrarmi davanti, mi hanno letteralmente sventrato. Mi hanno farcito ogni buco di sborra, facendomi godere in maniera sconvolgente; comunque lo rifarei anche adesso.»

Dopo questo, le chiedo cosa ne pensano i genitori di Luca. Lei, solo allora, si rende conto che ancora non li conosciamo. Sono persone fantastiche che stravedono per il loro unico figlio.

Anche lei li ha conosciuti da poco e l’hanno trovata molto adatta al ruolo di moglie. Si son mostrati entusiasti del prossimo matrimonio ed hanno dato al figlio carta bianca. Lei mi chiede se, appena possibile, li può invitare qui per farceli conoscere e, insieme, definire gli ultimi dettagli. Il resto della settimana ci vede impegnati con il lavoro: Silvia ci chiede se per noi va bene invitare i genitori di Luca per sabato venturo. Accettiamo con entusiasmo. Quel sabato, in tarda mattinata, ricevo una chiamata dalla clinica: è Eva, ha ricoverato sua nonna Flavia, di sessant'anni, che è scivolata nel bagno e si sospetta una frattura del bacino. Ho provveduto a riunire il mio team, persone che operano con me e di cui io ho la massima fiducia, mi reco in clinica e trovo tutto pronto per operare. La cosa si rivela più difficile del previsto; la signora, una donna molto forte e dal fisico ben curato, ha riportato la frattura di un pezze d'osso del bacino e, rimetterlo a posto, richiede tutta la mia esperienza, ma, alla fine, l'esito finale è perfetto. Alle sei della sera, mentre la signora è in camera, attorniata dai parenti, fra cui il figlio Augusto, eseguo un rapido giro degli altri pazienti ricoverati e da me operati nei giorni passati. Mi ritrovo insolitamente Eva al mio fianco, la quale vede, osserva e mi asseconda nel dialogo con la gente, poi, quando siamo alla fine del giro, mi prende in disparte e mi fissa dritto negli occhi.

«Grazie per esser intervenuto: non avrei affidato la vita di mia nonna nelle mani di nessun altro. Adoro quella donna perché mi ha cresciuto lei e fra noi c’è un’intesa unica.»

Mi guarda, è a pochi centimetri dal mio viso, le sue labbra sono vicinissime invitanti. Per un attimo vorrei baciarla, ma poi non lo faccio.

«Tua nonna è una donna molto forte fisicamente e dal carattere deciso, vedrai che si rimetterà presto.»

Detto questo mi giro e non la bacio. Noto che ha un gesto di disappunto, sicuramente è delusa, si morde il labbro, credo che ci avesse sperato; effettivamente voglio averla, ma deve esser lei a far il primo passo, non io.

Mi reco in camera della signora dove trovo tutti, li prego di uscire un momento per parlare un po’ con lei. Le spiego tutto quello che le ho fatto, della convalescenza e lei mi ascolta molto attentamente. Fisicamente ha un bel corpo, snello, lineamenti molto curati, seno un po' cadente; da giovane quel seno doveva esser almeno una quarta. Mi prende le mani e mi guarda sorridendo.

«Giovanotto, Eva dice che lei ha le mani d’oro; sono certa che abbia fatto un buon lavoro, per cui seguirò tutto quello che lei mi consiglia. Ma mi dica una cosa: per operarmi mi ha denudato tutta, sotto?»

Annuisco, perché inevitabile e mi ricordo di aver notato un piccolo cespuglio di rari peli sul monte di venere.

«Allora lei è quello che mi ha visto nuda sotto, negli ultimi vent’anni: spero che sarà riservato; come mi trova? Sono ridotta proprio male?»

Mi chiede sorridendo.

«Se lei non fosse una mia paziente, le farei una corte spietata per entrare nel suo letto; non è affatto cadente, anzi mi son un po' eccitato.»

Le rispondo avvicinandomi al suo viso.

«Appena mi sarò ristabilita, ne riparleremo.»

Risponde ridendo, divertita.

Eva entra e si porta dietro tutti gli altri. Me ne vado, ma, nel corridoio, incontro Augusto. Mi chiede della madre. Lo rassicuro, mi ringrazia e mi chiede come procede il tirocinio della nipote. Gli rispondo che non è il massimo: poco attenta e scrupolosa. Lui mi guarda cercando di capire se vi sia anche dell’altro, ma io me ne vado, senza dir nulla. Torno a casa che son passate le sette. Rita sta uscendo dalla doccia, io sono nudo e l’abbraccio baciandola sul collo; mi chiede del lavoro, le rispondo che non ci son problemi. La stringo a me, le suggerisco una cosetta rapida fra noi, lei si scioglie e mi dice che non ne abbiamo il tempo. Alle venti, puntualissimi, arrivano i nostri ospiti. Silvia va loro incontro e, quando ci troviamo davanti i genitori di Luca, Rita ed io ci diamo una rapida occhiata, che non sfugge a nostra figlia. Davanti a noi c’è la coppia del teatro. Carlo e Luisa ci tendono la mano senza batter ciglio, cosa che facciamo anche noi. Per tutta la sera è un continuo parlare del matrimonio e di tutto ciò che comporta un tale progetto. Matteo, Silvia e Luca ci lasciano, hanno ricevuto un sms da parte di alcuni amici, che li vogliono con loro per festeggiare l’imminente matrimonio. Io e Carlo ci ritroviamo soli, mentre Luisa e Rita preparano il caffè. Lui si complimenta per la splendida vista che si gode dal terrazzo di casa ed io gli confermo che, quando si ha la possibilità di godere di una bella vista, bisogna sempre approfittarne. Lui ride, ha capito il doppio senso. Sono il primo a far domande.

«Lo fate spesso quel gioco?»

«No, era la prima volta. Abbiamo tante fantasie, ma quella è stata, in assoluto, la prima volta che ne realizzavamo una, anzi, ci è venuta spontanea al momento. E voi?»

Gli rispondo che noi, quando capita l’occasione, amiamo divertirci senza troppi scrupoli. Si compiace con noi per la disinvoltura dimostrata, Luisa era tesa come una corda di violino. Gli faccio scherzosamente notare che lui l’ha suonato proprio bene quel violino.

Ridiamo di gusto e così ci trovano le donne al ritorno, al punto da chiedercene il motivo. Spiego loro che stavamo ricordando lo spettacolo al teatro. Rita guarda Luisa, le prende le mani e la porta dentro.

«Mia cara, se vuoi metter in pratica quello che mi hai detto prima, perché aspettare e sprecare una bella serata? Son sicura che loro non si tireranno indietro.»

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