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Erotika
Vita coniugale · Cap. 5 — Vita coniugale. Quinta parte. Un maschio molto ambito.
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Vita coniugale. Quinta parte. Un maschio molto ambito.

Ora le situazioni si stanno delineando.

pennabianca
20 giorni fa · 4.230 parole · 19 min
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La sera dopo, alla cena, Eva siede vicino a me: tiratissima, da urlo. Indossa un tubino nero elasticizzato, così sottile tipo una seconda pelle, che non le permette di indossare alcun intimo; si vedono persino le areole dei capezzoli. Scarpe, modello Casadei Open Shoe, con un tacco da quindici e plateau da cinque, le slanciano ancor di più le gambe, leggermente abbronzate, fino a raggiungere il meraviglioso culo a mandolino. Mani con unghie laccate rosso fuoco, lucidalabbra ed un filo di trucco, completano l’opera. Tutti le sbavano addosso. Ne resto affascinato, mentre le donne, ovviamente, ci vanno giù pesanti con i commenti, ma essendo la nipote dell’Amministratore Delegato, si guardano bene dall’esprimere apertamente il loro disappunto. Augusto riesce a mala pena a nascondere la violenta erezione che la vista di Eva gli provoca. Per tutta la cena è un susseguirsi di risate, battute e aneddoti. Eva spesso struscia la mano sulla mia coscia, io lascio fare. Durante la cena mi sussurra, avvicinandosi al mio orecchio, con un voluto doppio senso.

«Flavia mi ha detto che ieri pomeriggio ti è venuta a trovare: a saperlo, sarei venuta con lei. Mi ha detto che sei stato bravissimo a metterla suo agio.»

Gli ribatto usando lo stesso doppio senso. Lei mi guarda senza capire se scherzo o meno.

«Ma forse voleva esser sicura di riuscirci da sola a venire.»

Terminati i discorsi, lentamente tutti iniziano ad andarsene. Flavia si stringe a me per appoggiarsi, mentre Eva la sorregge dall’altro lato. Mi sembra eccessivo che in due debbano sostenerla, ma immagino abbia in mente qualcosa e, quindi, l’assecondo. Chiede a me ed Eva di accompagnarla a casa, cosa che facciamo. Lì giunti, lei mi chiede di riaccompagnare la nipote, allora intuisco lo scopo. L’ha fatto perché noi due restassimo soli, ma accompagnando lei, nessuno poteva sospettare alcunché. Rimasti soli, lei mi chiede se ho voglia di bere qualcosa. La guardo e, senza rispondere, la porto a casa mia. Lei, per un attimo, resta stupita. Sale in silenzio con me in ascensore. Appena dentro casa, mi guarda senza sapere cosa aspettarsi da me. Le chiedo cosa vuole da bere, mi risponde che le andrebbe un whisky con ghiaccio. Mentre lo preparo, si guarda intorno, nota la foto dei miei figli.

«Questo ragazzo si chiama Matteo e, se non sbaglio, è fidanzato con una ragazza di nome Cinzia. L’ho conosciuta durante i primi anni di università. Ricordo che, all’epoca, era MOLTO fidanzata con una ragazza, che doveva esser tedesca oppure olandese. Erano inseparabili, ostentavano il loro amore davanti a tutti. Poi tutto è finito per la tremenda gelosia di Cinzia. Se Matteo vuol vivere in pace, deve dimenticarsi di tutte le altre donne.»

«Oppure bisogna insegnare a Cinzia la condivisione.»

Lei prende il bicchiere, ne assapora un sorso.

«Tu, invece, non sei gelosa? E perché hai fatto di tutto per entrare a far parte del mio team? Mi risulta che ti sei inginocchiata anche davanti ad Augusto.»

«No, non sono gelosa. Succhiare il cazzo a mio padre, non è poi stato così brutto, anzi, è esploso quasi subito. Porco com’è, gli sarà sembrato un regalo immenso ricevere un bocchino da sua figlia, considerando che da anni ne scopa la madre.»

L’affermazione mi lascia stupito, ero convinto che lei non fosse al corrente.

«La verità la conosco da anni. Inoltre da tempo loro si divertono anche con la complicità di Stefano. Prima litigavano frequentemente, poi lei gli ha permesso di installare una telecamera in camera da letto. Lui osserva Augusto e mamma quando scopano, si masturba tantissimo, poi, quando l’altro se ne va, se lei è contenta, gli fa leccare tutti i buchi e, qualche volta, si fa pure scopare da lui, che ovviamente schizza subito. Gli ho detto che l’eiaculazione precoce si può curare, ma a lui piace così. Se son voluta entrare nel tuo team, la colpa è solo tua.»

L’affermazione mi coglie di sorpresa.

«Tu non ti puoi ricordare: quindici anni fa una ragazzina con un braccio rotto che la nonna, molto amica dell’allora primario, portò una sera a farsi curare da te. Quella domenica eravamo andati a sciare. Loro avevano litigato tutto il giorno, io ero caduta la sera prima di tornare. Solo mia nonna si rese conto della gravità della cosa. Flavia rimase nello studio con il primario, mentre tu, in due ore mi hai cambiato la vita. Dolce, calmo, premuroso, mi hai affascinato tanto. Ho ricevuto più attenzioni in quelle due ore, che in tutti gli anni precedenti. Mamma e Stefano litigavano sempre, spesso mi parcheggiavano dalla nonna per litigare meglio. Quando mi hai riconsegnato a lei, nell’andare via, lei ti ha definito un bel torello, bravo e con molto fascino. Decisi, quella sera, che tu saresti stato il mio maestro. Per raggiungere questo obbiettivo, dovevo far due cose: esser la migliore nello studio e curare il mio corpo per affascinarti e farti innamorare di me. Mi son laureata con centodieci e questo obbiettivo l’ho raggiunto. Ho fatto di tutto per esser assegnata al tuo team e per ottenere questo è bastato inginocchiarsi davanti ad Augusto. Quello che invece ho fallito, è stato esserti indispensabile. Ho sbagliato tutto. Credevo che con il mio fascino sarei riuscita a farti diventare mio e di avere tutto quello che volevo, semplicemente scambiandolo con del sesso. Altro errore gigantesco! Quel rifiuto, nel corridoio, mi ha fatto rimettere i piedi per terra. Ho capito che tu eri di un’altra pasta e che io avevo sbagliato tutto con te. Mi son data allora due nuovi obbiettivi. Diventare un ottimo medico, imparando tutto da te che sei il migliore, per poi diventare la tua amante. Dopo l’errore, ho messo tutta la mia concentrazione nel lavoro. Dopo il primo momento, ho notato che tu ti sei accorto del mio cambiamento. Mi chiedevi il mio parere con molti pazienti, anche dopo aver ascoltato quello degli altri medici. Questo mi fa pensare che sono sulla buona strada per raggiungere il mio obbiettivo. Quello che invece credo di star realizzando un fallimento, è diventare la tua amante.»

La guardo in silenzio, sfoggia la sua bellezza e ne è consapevole, anche se ora mi sembra delusa.

«Cosa intendi per voler diventare la mia amante? Cosa vuoi? Scopare? O che altro?»

«Voglio esser la tua troia. La tua vacca, puttana o quello che vorrai. La tua devota schiava che, fuori dal lavoro, ti permette di realizzare ogni tua più perversa fantasia, gioco o qualunque altra cosa tu abbia in mente. Sono disposta a tutto, per realizzare questo. Mi puoi chiedere qualunque cosa, prova o altro: sono disponibile sempre per accontentarti.»

La guardo compiaciuto. Sono riuscito a portarla dove volevo io.

«Ti sei resa conto di quello che hai detto? Potrei prenderti in parola e metterti alla prova.»

Mi ribatte convinta.

«Puoi farlo anche subito: sono pronta.»

Mi avvicino, la guardo dritto negli occhi.

«Spogliati, ma lasciati le scarpe: ti rendono ancor più troia.»

«Le ho pagate 400 euro: se fanno questo effetto, direi che ho fatto un buon affare.»

Lei esegue: nuda è ancor più bella. Assomiglia a Carol Alt, da giovane.

«Girati lentamente, avvicinati e piegati a novanta.»

Lei si muove lentamente, con movimenti volutamente sensuali, si gira, mi mostra il meraviglioso culo e poi si piega. Mi avvicino e le accarezzo il seno, tondo, sodo, con i capezzoli già duri, lei freme. Risalgo e percorro lentamente la schiena. Scivolo lungo il solco delle natiche.

«Sei vergine nel culo?»

Le chiedo con voce calma.

«Sì, sono vergine.»

Risponde con voce eccitata. Continuo a scendere ed arrivo allo spacco della fica, fradicia, sta colando, le infilo un dito dentro, lei trema dal piacere. Le intimo di restare così, ferma, vado in camera mia e dall’armadio ritorno con una grossa scatola. Mi è venuta una perversa idea per metterla alla prova. Apro la scatola e ne estraggo un oggetto antico, ma dalla fattura moderna. Una cintura di castità realizzata in lega leggera, ma molto resistente: lei la guarda incredula.

«Siediti sulla poltrona, apri le cosce e masturbati. Voglio vedere che godi.»

Le chiedo con voce calma. Si distende sulla poltrona. Le cosce oscenamente aperte, la sua fica quasi tutta depilata ad eccezione di una striscia, che termina con un triangolino. Bellissima e troia. Infila due dita dentro e comincia a godere. Mi spoglio lentamente, lei mi osserva, quando le mostro il cazzo duro, si masturba con rinnovato vigore.

«Scopami, ti prego! Ti voglio! Guarda come godo: sono un lago, dai, mettimelo dentro! Sfondami tutta! Fica…culo, spaccami…e…inondami del tuo seme. Dai…non resisto! Godo!»

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