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Erotika
Vita coniugale · Cap. 5 — Vita coniugale. Quinta parte. Un maschio molto ambito.
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Vita coniugale. Quinta parte. Un maschio molto ambito.

Ora le situazioni si stanno delineando.

pennabianca
20 giorni fa · 4.230 parole · 19 min
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In preda al piacere mi invita a possederla, ma io le faccio cenno negativo con il capo. Mi avvicino di lato, le appoggio il cazzo in bocca, le metto una mano sulla fronte, limitandone l’introduzione.

«Succhiami solo la cappella, devi sentire il suo sapore.»

Si scatena. Le sue labbra imprigionano la mia cappella, mentre la sua lingua ruota velocemente dentro la bocca, procurandomi un autentico attimo di piacere. Ora ha messo quattro dita dentro, si sta masturbando furiosamente. Gode e urla di prenderla. Io le tolgo il cazzo dalla bocca e mi inginocchio fra le sue cosce, a pochi centimetri dalla sua fica, dove le dita sguazzano fradicie di umori. Mi guarda con occhi pieni di desiderio, trema e gode, contorcendosi dal piacere.

«Se vuoi, puoi segarmi.»

Stacca la destra dalla fica e la porta sul cazzo. La mano è piena dei suoi umori che lei spalma sul glande, poi lo impugna e mi sega velocemente.

«Scopami, ti prego! Sfondami! Hai un cazzo stupendo! Sfondami anche il culo!»

Mi sega, mentre io ignoro le sue suppliche. Sento che fra poco sborro e glielo dico. Il suo viso si illumina compiaciuto. Afferra il cazzo con entrambe le mani e lo sega con vigore. Abbassa le mani in modo che il primo getto la colpisce sul taglio della fica, poi lo stringe, mi attira verso di sé e mi lascia schizzare in faccia e sul seno.

Mi metto di lato, le permetto di succhiarlo, ma solo la cappella. Lo succhia con infinita dolcezza, poi, con la destra, accarezza la fica e si spalma dentro la sborra che cola. Si masturba e gode, mentre con l’altra mano raccoglie il seme sparso sul corpo e se lo spalma su viso, sulle labbra, leccandolo. Rimane immobile, ha goduto tanto. Mi avvicino al tavolo, anche lei si avvicina, le porgo la cintura.

«Se indossata, si ottiene un duplice scopo. Il primo è un atto di fedeltà e totale fiducia nei confronti di colui che ti chiede di indossarla. Il secondo è un puro atto di devozione e sottomissione, sempre nei confronti della persona che detiene la chiave. Portarla richiede un grande sacrificio: è leggera, ma necessita di cure adeguate, specie in estate. Ogni volta che dovrai darti ad un bisogno fisiologico, dovrai far una doccia per poterti lavar bene, altrimenti rischi delle infezioni; quindi anche questo è un ulteriore sacrificio. Io sarò assente per diciotto giorni: tu sei disposta a portarla per tanto tempo? Tieni presente che sarà un grande sacrificio, ma, se lo superi, la ricompensa andrà ben oltre il tuo secondo obbiettivo.»

«Padrone, permetti a questa schiava ignorante di esser degna delle tue attenzioni. Mettimi la cintura e i sacrifici saranno devozioni per te. La porterò tutto il tempo che tu lo riterrai necessario. Istruisci la tua schiava ignorante sul corretto uso che ne devo fare ed io eseguirò i tuoi ordini.»

L’indossa, io la chiudo dietro, dove al posto del lucchetto vi è una semplice chiusura con quattro numeri, per una combinazione che io digito due volte 69. Facile da ricordare e appropriata al caso.

«Questa notte puoi dormire con me nel mio letto.»

Le dico rendendola raggiante di felicità. Distesa su di me, lei mi chiede se può avere un piccolo chiarimento che le sarà utile per esser più devota a me.

«Padrone, istruisci la tua schiava ignorante. Tu mi hai detto che indossando la cintura non ho nessuna possibilità di aver rapporti intimo, di nessun tipo, ma non hai tenuto conto della bocca e delle mani. Allora vorrei chiederti, se almeno per questa sera, tu mi permetti di adorare con mani e bocca il tuo meraviglioso palo; da domani, nessun maschio susciterà il mio interesse. Ti supplico, lasciami adorarlo per desiderarlo ancor di più nei giorni che tu non ci sei. Il supplizio del ricordo sarà un atto di devozione che ti dedico per l’opportunità che ora ti chiedo.»

Resto piacevolmente stupito di come lei stia entrando nel ruolo di schiava, le concedo il privilegio e lei si inginocchia fra le mie gambe e incomincia l’adorazione. Mi lecca le palle, insaliva il cazzo, lo bacia, lo sega a due mani, lo succhia e poi ricomincia da capo. Lentamente il palo cresce ed io pure ne resto stupito, convinto di aver schizzato tutto il seme che avevo. Lei mi regala un bellissimo pompino, fatto di vero amore. Dopo circa venti minuti, mi sento pronto per un orgasmo o quello che ne verrà fuori. Le dico che sto per sborrare, lei si emoziona, mi succhia forte, poi, quando vengo, lo tiene dritto davanti al suo viso. Lascia che un lieve rivolo di liquido e crema bianca sgorghi lentamente dal prepuzio. Lo fa colare lungo l’asta, poi con la lingua, dal basso lecca tutto. Mi pulisce e lava così bene che alla fine è lucido, e pulito. All’alba mi sveglio che siamo già a metà mattina. Sono solo nel letto, la chiamo. Mi risponde di attendere un momento. Arriva con un vassoio con tutto l’occorrente per una colazione.

«Padrone, la tua umile schiava ha preparato una colazione abbondante per riprendere forze ed energie che hai dovuto sprecare per istruire la tua schiava ignorante.»

Le chiedo se ha provato ad espletare le sue funzioni fisiologiche, se la trova fastidiosa o pesante, se le provoca dolore o abrasioni. Mi assicura che non è affatto un fastidio, si è subito abituata a questa costrizione, poi mi racconta che ha fatto tutto. Certo, qualche difficoltà c’è nel sedersi sul water, ma nulla che non sia rimediabile. Ha poi constatato che è assolutamente necessario far una doccia, per garantir l’igiene, tutte cose che lei farà per farmi felice. Le ordino di rivestirsi e di andarsene. Mi fa un certo effetto vedere che, da sotto l’abito che indossava la sera prima, la cintura è, in qualche modo, visibile. Non ne fa un problema, anzi, mi dice che quasi la mostra con orgoglio, se io lo desidero. Arrivo con un volo rapido e tranquillo in Sardegna. Sono pronto per le meritate ferie, anche se ho l’impressione che saranno tutt’altro che rilassanti. Rita mi attende all’aeroporto. Bella come sempre. Indossa un vestito leggero corto e ampio, che mette in risalto le sue splendide curve. Noto con piacere gli sguardi di ammirazione che suscita al suo passaggio, mi butta le braccia al collo e mi bacia con passione.

«Amore, alla fine sei arrivato.»

Ci dirigiamo verso il nord e lei mi racconta che tutto scorre tranquillo ad eccezione di Cinzia, che è sempre più gelosa di Matteo. Le altre coppie hanno legato subito. Marina si sente a suo agio con gli altri, mentre Luisa è come una ragazzina alla sua prima serata di libertà. Gli racconto di Eva. Lei ascolta, poi mi guarda.

«Sei il suo idolo, il suo dio, ti ama come io stessa non potrei farlo. Sarà ad aspettarti al tuo ritorno. Hai fatto una nuova cagna per i tuoi desideri più perversi. Ti amo anche per questo. Promettimi che me la presti un poco, voglio sentir se lecca bene.»

Conclude la frase ridendo. Mentre viaggiamo scende la sera, le chiedo se ha fatto progressi con Cinzia.

«Con lei no, ma ho spremuto Marina, fino a minacciare di rivelare alla figlia che si fa sbattere da Matteo, alla fine ha ceduto. Il padre di Marina era un pervertito di prima categoria. Ha insegnato alla figlia ogni possibile perversione e tutto è filato liscio, fin quando il vecchio non ha messo gli occhi sulla nipote. La madre, che non era d’accordo, ha cercato di ostacolare la figlia in tutti i modi con il risultato di trovarsi davanti una ragazza che si sentiva tagliata fuori dall’amore del nonno, per volere della madre, mentre lui invece le dava da succhiare il cazzo ad ogni occasione. Ad un certo punto, Marina decide di risolvere la questione, facendosi trovare a letto con il padre. Per Cinzia è stato troppo. Ha odiato la madre, rea di averle tolto l’amore del nonno. Per questo, per alcuni anni, ha dedicato le sue attenzioni ad una studentessa che era dichiaratamente lesbica, mentre lei lo faceva per metter in ridicolo la sua famiglia. Da allora sono ai ferri corti. Credo che ora la cosa sia impossibile da sanare.»

Arriviamo e tutti mi salutano. Passano tre giorni di puro riposo. Matteo mi chiede se sono mi forma, vuole fare delle immersioni, accetto volentieri, anche Rita e Cinzia vogliono partecipare. Salutati gli altri, che già si pregustano una sana orgia, ora che noi abbiamo portato via l’unica a cui non interessava, ci dirigiamo verso una vicina isola, dove vogliamo esplorare delle caverne sottomarine. Preparati a dovere, ci immergiamo. Mentre per noi tre è una cosa che abbiamo fatto tante volte, per Cinzia è la prima volta, dopo aver conseguito il brevetto. Scendiamo lungo la parete e, a venti metri, c’è l’ingresso della grotta, entriamo ed accese le torce tutto diventa meraviglioso. Matteo ha noleggiato una macchina fotografica subacquea e comincia a scattar foto a tutti. Rita ed io ci prendiamo gusto e ci mettiamo in tante pose, alcune anche osé. Cinzia, stranamente, ci imita. Prendo la macchina in mano io e lascio a Matteo il compito di divertirsi con lei. Rita ci osserva divertita, pronta a scherzare con loro. Ad un tratto, dentro la caverna vi è una stalattite, dietro la quale Cinzia si nasconde con Matteo. Lui le apre la muta, gli abbassa anche la parte di sopra del costume, lei è con i seni nudi. Io mi sposto e scatto. Per un momento, credo che lo voglia picchiare, invece gli restituisce lo scherzo, slacciando la parte bassa della muta: non indossiamo pantaloni, ma solo il sopra e, afferrato il costume, lo tira giù. Io scatto. In primo piano vi è il magnifico cazzo di mio figlio. Ridiamo tutti per quanto si possa fare con un boccaglio in bocca. Poi è la mia volta ad essere denudato da Rita, che mi prende alle spalle. Matteo mi strappa la fotocamera e scatta. A questo punto tutti e tre ci avventiamo su Rita, che cerca di fuggire verso l’interno della grotta, la raggiungiamo, viene spogliata anche lei e fotografata da Cinzia. Diamo una rapida occhiata ai manometri e risaliamo. In superficie scoppiamo a ridere come matti. Risaliti e rimessa a posto l’attrezzatura, Matteo mi chiede se mi ricordo dove siamo andato a mangiare il pesce tre anni prima. Conduco il gommone davanti al piccolo ristorante e ci regaliamo una bella mangiata di pesce. Nel pomeriggio, ci dirigiamo verso un’isola distante. Attraversiamo un tratto di mare aperto e raggiunta l’isola, poco più di uno scoglio, con dei resti di un bunker. Ci immergiamo per vedere un vecchio relitto molto ben conservato. Quando risaliamo, abbiamo un’amara sorpresa. Nessuno di noi si era accorto che il gommone era ancorato ad uno scoglio che aveva un pezzo di ferro sommerso, risultato? Si è bucato. Il cellulare non ha campo e sta calando la notte. Tiriamo il gommone in secca, per salvare il motore e, raccolte le nostre cose, ci sistemiamo nel bunker. La serata è calda, la notte è piena di stelle, siamo calmi, i nostri amici erano informati dei luoghi delle nostre immersioni, quindi non vedendoci tornare daranno l’allarme. Invece loro, dopo aver scopato tutto il giorno, decidono di andare a cena insieme, quando tornano son convinti che anche noi siamo usciti e vanno a letto. Ben presto ci rendiamo conto che passeremo lì la notte. Il mare è piatto e calmo, i ragazzi ci invitano a fare il bagno di notte. Obbietto che se si bagnano i costumi dovremo averli così per tutta la notte.

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