Il mattino mi sveglio prima di lei. Doccia, caffè e via, al lavoro. All’ora di pranzo, un sms di Silvia mi chiede se possiamo fare una pausa pranzo insieme, deve andare in banca e sarà dalle mie parti. Le rispondo che ho solo tempo per un tramezzino, lei accetta e, dopo dieci minuti, siamo assieme ad un tavolo del bar.
«Mi sento tutta rotta. Ho messo mezza confezione di crema sul culetto e ancora mi brucia un po', ma è stato così bello che lo rifarei anche qui, adesso.»
La guardo, rido e le chiedo che cosa ha in mente per risolvere il problema con Rita.
«Ci sto lavorando. Questa mattina l’ho chiamata; con la scusa del lavoro, le ho chiesto se potevamo parlare dei nostri dissapori. Mi ha risposto che ci avrebbe pensato. Direi che, come inizio, possa andar bene.»
La guardo stupito, non mi aspettavo un’azione così repentina, segno che la piccola desidera compiacermi quanto prima. Restiamo solo pochi altri minuti insieme, poi mi bacia e scappa. La sera a casa vedo Rita silenziosa e molto distratta. Appena cenato, la faccio sedere sul divano e le chiedo cosa la impensierisce così tanto.
«Oggi mi ha chiamato Silvia. Generalmente è Flavia, il suo capo, che mi chiama e la cosa mi ha stupito. Dopo aver parlato delle cose di lavoro, mi ha chiesto un incontro per cercare di porre rimedio ai nostri dissapori. Devo dire che fra quello che tu hai detto ieri sera ed oggi, direi che di tempo ne è passato ben poco: decisamente mi ha preso in contropiede, non sapevo cosa dirle. Da un lato ero curiosa di capire dove vuol arrivare e dall’altro mi ha fatto piacere sentirla: ora, però, non so cosa fare.”
«Perché non le offri una tregua. Invitala a cena da noi, una di queste sere, la mia presenza obbligherà entrambe a giocare pulito.»
Ci riflette un momento, mi butta le braccia al collo, mi bacia, e poi, senza esitare un attimo, prende il telefono e la chiama, fissando per il sabato il giorno del chiarimento. Quando si siede di nuovo vicino a me, è una donna diversa, si è tolta un bel pensiero e ora, dal suo sguardo, noto che ha voglia di parlare di altre cose, molto più eccitanti. Decidiamo di andare nel letto per esser più comodi. Distesa accanto a me, chiede di Silvia, le racconto tutto, ho il cazzo duro. Poi, tocca a lei parlare.
«Son arrivata a casa sua: era tutto perfettamente pronto, cena deliziosa, vino giusto, poi, dopo, ha messo una musica di sottofondo ed abbiamo cominciato a ballare; a quel punto è come impazzito, non ha saputo resistere ed ha cominciato a spogliarmi in fretta. Mi ha disteso sul divano, ma io ho preteso la camera. Mi ha preso in braccio e mi ha disteso sul letto. In un attimo era nudo, voleva scoparmi subito, ho dovuto faticare non poco per frenare la sua irruenza. L’ho costretto a leccarmi, anche se ero già più che bagnata, poi non ha resistito e mi ha infilato di colpo. Ben dotato, mi son sentita riempire tutta, fino in fondo. Mi pompava con forza.»
“Che bella porcella che sei! Senti come ti sfondo! Ti spacco tutta! No, cazzo, sborro…”
«Come era prevedibile è esploso, quasi subito. Per un momento ho creduto che la cosa finisse lì, invece ha continuato a scoparmi con il cazzo ancora duro. Mi ha fatto godere diverse volte, cambiando spesso posizione, fin quando son riuscita a metterlo sotto e lì mi son proprio divertita.»
«…Ora ti godo io! Dai …bel torello… Dai, fammi godere, altrimenti niente culo!»
«Dopo l’ennesimo orgasmo, mi ha rigirato e mi è entrato dietro, come un toro impazzito. Devo dire che mi ha limato il culo a dovere, facendomi godere diverse volte. Quando è stato sul punto di sborrare di nuovo, l’ha tolto da dietro e me lo ha piantato in gola.
“Succhiami… voglio sborrare nella tua bocca, cosa che avrei voluto fare oggi!”
«Un fiume in piena. Mi ha schizzato una quantità enorme di sborra in gola, ed ho faticato ad ingoiarla tutta. Quando si è calmato, abbiamo parlato un poco; conosce Silvia, gli piace, ma ora che abbiamo scopato, non so se sia stato uno sbaglio andarci a letto.»
La guardo perplesso, ci rifletto, mentre lei, parlando ha proseguito a segare lentamente il mio cazzo, che si è indurito notevolmente. La trascino su di me e lei, già bagnata, s’infila il palo dentro, ondeggiando come piace a lei.
«Niente da fare! Solo tu mi sai far godere da morire. Luca mi ha scopato bene, inculato meglio, ma con te è vero amore, non sesso. Dai, amore, fammi godere.»
Incomincia a muoversi a suo piacimento. Gode con più calma, con tempi più lunghi e intensi, l’orgasmo la sconvolge. Poi vengo assieme a lei e le riverso dentro anche il mio piacere. Sfinita, si accascia sul mio petto.
«Dimmi: quanto ti ha fatto godere tua figlia ieri sera? Sicuramente più di me. Lei è giovane, il suo culetto vergine poi deve esser stato sublime sfondarlo.»
Noto ancora una vena di gelosia nelle sue parole.
«Con lei è stato bello, non lo nego, ma io sono abituato al piacere che provo nel sentirti godere, come hai fatto ora su di me. Impazzisco quando il tuo corpo freme sul mio. Per quanto riguarda Luca credo che dovremmo sapere se fosse veramente interessato a Silvia, in quel caso, potremmo creare qualche occasione per coinvolgerlo fra noi.»
Si stacca da me e mi guarda stupita.
«Credi che lei accetti di dividere lui con me?»
«Certo! Tu non mi hai diviso con lei? E poi, se glielo chiedo io, accetterà di sicuro, a patto che sabato tu e lei facciate pace.»
Il giorno successivo sento Silvia, riusciamo a prendere un caffè insieme.
«Papà, sono tesa, non ho idea di come andrà a finire domani sera. Che consiglio mi dai nel vestirmi? Devo esser sexy o sobria, tutta grinta o sottomessa, ti prego aiutami.»
«Direi che un abbigliamento sobrio, ma elegante, può esser un buon inizio, poi cerca di esser te stessa. Ho una domanda da farti, ma non chiedermi spiegazioni, se mai, quelle, dovrai chiederle a Rita. Che rapporto hai con un ragazzo che lavora in banca di nome Luca?»
Mi guarda stupita, cerca di capire ma non ha elementi a sufficienza.
«Luca è più di un buon amico, ci frequentiamo da un po’ di tempo, credo che nutre un certo interesse per me, ma non sa di te. In ogni caso, con lui ho un buon rapporto.»
«Domani sera ne parliamo.»
La lascio piena di dubbi. La sera dopo arriva puntuale alle otto. Quando le apro la porta, la vedo tesa. Indossa dei pantaloni e camicetta bianca trasparenti, che evidenziano l’intimo sempre bianco che indossa sotto. Rita l’osserva e, per un momento, restano in silenzio, l’una davanti all’altra.
«Ti trovo bene, accomodati, che ceniamo.»
Rita l’invita a sedersi, anche se sembra che non hanno molti argomenti su cui discutere. Credo sia mio compito aprire una qualsivoglia conversazione che possa coinvolgerle entrambe.
«Ti ringrazio per aver accettato. Io e Rita siamo convinti che fra persone della stessa famiglia i dissapori vadano diradati quanto più possibile. Semmai in maniera semplice e pacata, magari ammettendo anche qualche lieve colpa. Ovviamente fra voi le cose hanno preso una piega un po' difficile da appianare, ma, se ci proviamo e, soprattutto, se lo vogliamo, credo che possiamo trovare un’intesa che soddisfi noi tutti.»
Si osservano, mangiano restando quasi in silenzio; è ovvio che nessuna vuole offrire all’altra lo spunto per una discussione, quindi continuo io e decido di esser provocante.
«Tua madre mi ha chiesto se mi son divertito l’altra sera da te. Tu che dici? Sono stato all’altezza della situazione?»
La domanda, com’era ovvio, le lascia tutte e due a bocca aperta. Silvia, dopo aver ripreso fiato, risponde a Rita guardandola negli occhi. Per un momento mi aspetto un vulcano che esplode, invece la risposta stupisce un poco anche me.

