"Stenditi," gli ordinai dolcemente, spingendolo per le spalle fino a farlo adagiare completamente supino sul materasso. "Allarga le gambe. Fatti guardare."
Lui obbedì con una docilità disarmante, le cosce magre che si aprivano per esporsi totalmente al mio sguardo e al mio controllo. Mi accucciai in mezzo alle sue ginocchia, i miei capelli che gli sfioravano la pelle del ventre, provocandogli una scia visibile di pelle d'oca.
Sapevo perfettamente che, avendo appena raggiunto il suo primo orgasmo in modo così rapido e travolgente, la sua anatomia non era affatto desensibilizzata. Al contrario, il suo glande era ora in uno stato di reattività estrema, un nervo scoperto pronto a esplodere al minimo stimolo sconsiderato.
Mi chinai lentamente su di lui. Invece di usare le mani, mi affidai solo al calore del mio respiro. Soffiai leggermente sulla corona scoperta del suo membro. Matteo sussultò con violenza, le mani che scattavano ad artigliare le lenzuola. "Oddio..." ansimò, il respiro che si spezzava in gola.
"Shh... fermo," sussurrai contro la sua pelle. "Faccio piano."
Tirai fuori la lingua e, con una delicatezza assoluta, tracciai una singola linea umida dal frenulo fino alla punta. Il contrasto tra l'aria della stanza e l'umidità torrida della mia bocca fu una scossa elettrica. Il suo bacino ebbe un sussulto involontario, sollevandosi dal materasso nel tentativo istintivo di arretrare, fuggendo da uno stimolo che era semplicemente troppo intenso da decodificare per il suo cervello. Ma allo stesso tempo, le sue ginocchia si strinsero impercettibilmente verso le mie spalle, tradendo il suo disperato bisogno di non farmelo smettere.
"È... è troppo forte," piagnucolò quasi, la voce rotta dall'imbarazzo e da un piacere così acuto da confinare con il bruciore. "Non riesco a resistere, faccio una figuraccia..."
"Non dici sciocchezze, non c'è nessuna figuraccia. Sei solo sensibilissimo ed è meraviglioso," lo rassicurai, alzando per un istante il viso per guardarlo negli occhi, offrendogli un sorriso carico di ammirazione e zero giudizio.
Tornai giù, ma cambiai strategia. Misi da parte ogni aggressività. Usai la bocca esclusivamente per contenere e controllare. Dischiusi le labbra e lo accolsi dentro di me, ma senza applicare alcuna suzione. Mi limitai a usare le pareti interne delle guance e la lingua morbida per avvolgerlo in un bozzolo di calore costante e bagnato.
Sentii i muscoli delle sue cosce tremare in modo incontrollabile contro i miei fianchi. Il suo respiro era un susseguirsi di rantoli spezzati, irregolari, mentre cercava disperatamente di reggere la mole di sensazioni che gli stavo riversando addosso. Quando lo sentivo irrigidirsi troppo, sul punto di cedere, mi fermavo. Lo tenevo semplicemente in bocca, immobile, lasciandolo respirare, alternando il contatto profondo a pause di puro calore statico.
Lentamente, capì che poteva fidarsi. Il panico lasciò il posto a un abbandono totale. Iniziò a spingere debolmente il bacino verso l'alto, cercando la mia gola, implorando di più.
Fu allora che alzai il ritmo. Le mie labbra iniziarono a scivolare su e giù lungo l'asta, mentre la lingua massaggiava la cappella con movimenti circolari e sapienti, creando una frizione scivolosa e ininterrotta. Era l'apoteosi dei sensi, una danza in cui lui era completamente in balia della mia esperienza.
"S-sì... cazzo... ti prego," ansimò lui, le dita che si intrecciavano disperatamente ai miei capelli, non per spingermi via, ma per tenermi incollata a lui.
Non riusciva più a gestire l'eccitazione. La sua voce divenne un gemito roco, gutturale, mentre la sua erezione si gonfiava fino a riempirmi completamente la bocca, pulsando contro la mia lingua. Il limite era vicinissimo, e questa volta non lo assecondai rallentando; aumentai la pressione, risucchiandolo con decisione.
Il secondo orgasmo lo investì con una violenza inaudita. Il suo corpo si inarcò come se avesse preso la scossa, un grido strozzato gli graffiò la gola e le sue cosce si serrarono convulsamente attorno al mio viso. Trattenni ogni singola goccia del suo piacere, cullando i suoi spasimi prolungati e disordinati, sentendolo sciogliersi e crollare sul materasso in una pozza di puro, esausto abbandono.
Accolsi ogni singola goccia del suo piacere senza la minima esitazione, assaporando il suo sapore acerbo e intenso fino in fondo. Feci scivolare le labbra e la lingua un'ultima volta su di lui, ripulendolo con cura e lentezza, prima di allontanarmi e risalire lungo il suo corpo madido di sudore.
Mi stesi sopra di lui, schiacciando i miei seni nudi contro il suo petto che ancora si alzava e abbassava a scatti. Cercai la sua bocca e lo baciai profondamente, mescolando i nostri respiri. Matteo era completamente in estasi, gli occhi semichiusi e le labbra dischiuse in un'espressione di pura beatitudine; il suo corpo era letteralmente devastato da quel secondo, violentissimo orgasmo, sprofondato in una soddisfazione profonda e totalizzante.
"Sei stato pazzesco," gli sussurrai a fior di labbra, accarezzandogli i capelli umidi sulla fronte. "Ma la notte è ancora lunghissima, tesoro mio, e ho bisogno che tu recuperi le forze."
Lui sorrise pigramente, accarezzandomi la schiena con un tocco debole ma incredibilmente affettuoso. "Credo di non avere più nemmeno la forza di parlare..." biascicò, la voce impastata e felice.
"Allora non parlare. Ascolta e basta," ridacchiai, passandogli un dito sul naso. "Che ne dici se recuperiamo quell'idea della pizza? Magari ci mettiamo anche due birre ghiacciate."
Ordinai la cena direttamente dal letto, completamente nuda e aggrovigliata a lui. Mentre parlavo al telefono con la pizzeria, fornendo l'indirizzo con la mia voce più ferma e ordinaria, Matteo sembrava essersi sciolto. La spontaneità di quel momento intimo annullò qualsiasi residuo di imbarazzo o di inutili complessità. Le sue mani presero a vagare sul mio corpo con una naturalezza che prima non aveva. Mi accarezzava i seni soppesandoli con cura, poi scivolava lungo i fianchi per stringermi i glutei, e infine sfiorava la mia intimità ancora bagnata, senza malizia aggressiva, ma con una curiosità e un'adorazione continue, senza tregua.
Era un tocco bellissimo, esplorativo. Io ci scherzavo su, coprendo il microfono del cellulare con la mano. "Fermo con quelle dita, o chiedo al pizzaiolo di portarci anche un estintore," gli sussurrai all'orecchio, mordicchiandogli il lobo per stuzzicarlo, facendolo ridere sommessamente contro il mio collo. Ci giocavo, spostando il bacino per assecondare le sue carezze e regalandogli piccoli brividi che lo tenevano sveglio e recettivo, preparando il terreno per il crescendo successivo.
Quando il citofono suonò, ci infilammo frettolosamente l'intimo. Ritirai i cartoni fumanti e ci accampammo in salotto, sul divano, illuminati solo dalla luce soffusa di una piantana. Mangiammo con le gambe intrecciate, io in mutande e reggiseno di pizzo e lui in boxer, chiacchierando del più e del meno. L'atmosfera era incredibilmente rilassata, quasi da vecchi amici, eppure l'aria intorno a noi continuava a essere satura di tensione erotica, con un'attrazione sottile che manteneva viva la connessione fisica.
Lui addentò l'ultimo pezzo di crosta, guardandomi con occhi che avevano perso quasi del tutto l'ingenuità impaurita di qualche ora prima, sostituiti da una luce affamata e consapevole.
Poggiai il cartone vuoto sul tavolino, presi un sorso di birra fresca per ripulirmi il palato e poi mi girai verso di lui. Gli presi la mano, portandomela al viso e facendogli scivolare il pollice sul mio labbro inferiore.
"Basta riposo, Matteo," mormorai, fissandolo con un'intensità che non ammetteva repliche, lasciando nell'aria una promessa carica di aspettative per assicurare che il mistero di ciò che sarebbe successo dopo lo tenesse incollato a me. "I preliminari sono finiti. Adesso voglio sentirti davvero.."
Com'è finora?
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