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Erotika
Sverginare l’amico di mio figlio · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 17 min di lettura

Quel pisello sensibile che sborra su una donna vera

Spogliato di ogni difesa, Matteo viene guidato alla scoperta dell'anatomia femminile e travolto da un piacere ipersensibile mai provato prima. Un viaggio viscerale tra umori, saliva e sottomissione totale.

MaestraDiVizi
4 mesi fa · 2.7k letture · 2

"Vengo... io... sto..." ansimò, disperato, incapace di formulare una frase intera.

"Fallo. Sfogati per me," gli ordinai, stringendolo appena di più.

Un attimo dopo, il suo corpo si tese come un arco e si liberò con un fremito violento, versando il suo calore denso tra le mie dita. Restai lì, inginocchiata, continuando ad accarezzarlo dolcemente, rallentando i movimenti per non fargli male, ma Matteo ebbe un piccolo scatto involontario e lasciò uscire una risata nervosa. “Troppo sensibile…” ansimò, ancora scosso dai brividi.

Gli lasciai il tempo di riprendere fiato, ma non avevo intenzione di far scendere la tensione. eravamo appena all’inizio.

Mi sollevai in ginocchio e, con un movimento fluido, mi misi a cavalcioni sulle sue cosce ancora tremanti. Mi stesi completamente sopra di lui, schiacciando il mio corpo morbido e nudo contro il suo petto sudato. Gli presi il viso tra le mani e lo baciai con foga, assaporando il suo fiato corto, per poi scivolare verso il basso. Presi i miei seni, ormai liberi dal reggiseno, e glieli offrii spingendoli contro la sua bocca.

“torna ad assaggiarmi," gli sussurrai, strofinando un capezzolo turgido contro le sue labbra dischiuse.

Lui non se lo fece ripetere. Aprì la bocca e prese ad accarezzarlo con la lingua, per poi iniziare a succhiare con una foga cieca e affamata. Com'era bello guardarlo, così vulnerabile ma così reattivo. Sotto la mia guida, il suo istinto prendeva il sopravvento: gli accarezzavo i capelli, dettando il ritmo, e lui rispondeva succhiando con una devozione che mi faceva inarcare la schiena per il piacere.

Ma era arrivato il momento di fare sul serio. Gli approcci si dovevano fare più diretti. Mi sollevai di nuovo, sedendomi sui suoi fianchi. Infilai i pollici nell'elastico delle mie mutandine di pizzo nero e, con una lentezza calcolata per far viaggiare la sua immaginazione e dargli abbastanza dettagli da farlo impazzire, le sfilai lungo le gambe, gettandole sul pavimento.

Esposi la mia intimità, completamente bagnata e lucida, proprio davanti ai suoi occhi.

Matteo smise di respirare. Il suo sguardo si incollò lì, sgranato, ipnotizzato. Non aveva mai visto una donna dal vivo, non in quel modo, non così vicina e così cruda. "Questa è una donna, Matteo," sussurrai, con una fierezza mista a lussuria, allargando leggermente le cosce per concedergli una visuale perfetta. "E ora ti faccio vedere come si tocca."

Presi la sua mano, calda e un po' tremante, ma prima di fargliela usare, portai le mie dita sulla mia intimità. "Guarda bene," gli spiegai, sfiorandomi con sensualità mentre lui osservava ogni mio singolo movimento con una concentrazione assoluta, quasi religiosa. "Questo qui sopra è il clitoride. È la parte più sensibile. Devi essere delicato all'inizio, fare dei cerchi lenti... e poi, qui giù, c'è l'entrata." Scivolai con un dito sulle mie stesse labbra, mostrandogli quanto fossi lubrificata. "Hai visto? Ora tocca a te."

Mi stesi sulla schiena, appoggiando la testa sui cuscini, e gli aprii le gambe, offrendomi completamente e aspettando che facesse la sua mossa.

Lui esitò un istante, poi allungò la mano. Il suo primo tocco fu incerto, quasi impaurito. Le sue dita sfiorarono le mie labbra bagnate, scivolando in modo un po' maldestro. Mancò il punto esatto, sfregando un po' troppo in alto. "Più giù, tesoro," mormorai, prendendogli il polso per spostargli la mano nel punto giusto.

"S-scusa," balbettò subito lui, mortificato, ritraendosi appena, spaventato di aver sbagliato. "Ti ho fatto male?"

"No, amore, non scusarti mai," lo rassicurai, tirandolo verso di me per dargli un bacio profondo e incoraggiante. "Sei perfetto. Solo... fai esattamente come ti ho fatto vedere."

Lui riprovò. Questa volta trovò la piccola perla turgida del mio clitoride. Iniziò a stuzzicarla, facendo dei piccoli movimenti circolari. Era impacciato, a volte premeva troppo poco, a volte si fermava perdendo il ritmo, ma il suo impegno era totale. Godevo immensamente non solo per il contatto fisico, ma per la sua attenzione, per quella sua disperata voglia di imparare e di compiacermi.

"Mmh... così, sì," ansimai, correggendo leggermente l'angolazione delle sue dita. "Un po' più fermo... ecco, bravissimo."

Dopo qualche minuto di esplorazione, in cui i miei gemiti si facevano più lunghi e profondi e i suoi movimenti acquistavano un po' più di scioltezza, decisi di fargli fare il passo successivo. "Ora," sussurrai, guardandolo negli occhi con il respiro affannoso, "voglio che mi riempi. Un dito, poi due."

Lui deglutì, annuendo. Bagnò le dita con i miei stessi umori e, guidato dalla mia mano, premette contro l'ingresso. Un dito entrò, scivolando nel bagnato, poi si fece spazio il secondo. Mi inarcai, accogliendo la sua mano dentro il mio calore.

"Cazzo... sei strettissima... e caldissima," mormorò lui, sconvolto dalla sensazione della mia carne che lo avvolgeva e si stringeva attorno alle sue dita.

"Ora piega le dita verso l'alto, verso la mia pancia," gli spiegai, ansimando, "come se volessi farmi cenno di venire verso di te... e muovile dentro e fuori, seguendo il ritmo del mio bacino."

Lui obbedì. Il movimento iniziale fu meccanico, ma presto iniziò a migliorare pian  piano . Iniziò a stantuffare dolcemente con quelle due dita, massaggiando la parete interna mentre la base del suo pollice, spinta dal movimento, continuava a sfiorare e stimolare il clitoride. Chiusi gli occhi, stringendo forte le lenzuola. Il piacere mi stava letteralmente travolgendo. Sentire la sua mano acerba ma volenterosa esplorarmi con quella devozione assoluta era un'esperienza inebriante.

"Sei bravissimo, Matteo..." gemetti, sollevandomi appena per tirarlo per la nuca e baciarlo di nuovo, mescolando i nostri respiri affannosi mentre lui, fiero del suo successo e incoraggiato in modo primordiale dai miei suoni di piacere, aumentava l'intensità e la sicurezza dei suoi movimenti.

Il movimento delle sue dita all'interno del mio corpo si era fatto via via più ritmico e sicuro, perdendo quell'iniziale rigidità dettata dal panico. Sentire la sua concentrazione assoluta, il modo in cui il suo respiro si spezzava ogni volta che io emettevo un gemito più profondo, era inebriante. il suono umido della mia intimità che accoglieva i suoi affondi acerbi riempiva il silenzio della stanza in modo inequivocabile.

"Bravo... cazzo, sei bravissimo," gli sussurrai a fior di labbra, afferrandogli i polsi non per fermarlo, ma per fargli capire che stava facendo esattamente la cosa giusta. "Senti quanto sono bagnata per te? È tutto merito tuo. Hai un tocco bellissimo, Matteo... naturale."

Lui arrossì fino alla radice dei capelli, ma il suo petto si gonfiò di un orgoglio tangibile. I complimenti, per un ragazzo alla sua prima vera esperienza, erano carburante puro. Vederlo acquistare sicurezza, veder sbocciare la sua virilità sotto le mie istruzioni, era un piacere che andava ben oltre quello puramente fisico. La spontaneità dei suoi movimenti, per quanto ancora un po' goffi, vinceva di gran lunga su qualsiasi complessità o tecnica studiata.

Quando capii che la sua mano stava iniziando a stancarsi per la tensione, gli presi delicatamente il polso, fermandolo con dolcezza. Sfilai le sue dita bagnate da dentro di me e me le portai alle labbra, baciandone le punte, assaporando il mio stesso sapore mescolato al suo profumo.

"Direi che come prima lezione pratica sei stato da dieci e lode," mormorai, sorridendogli in modo malizioso e complice. Mi tirai su sui gomiti, abbassando lo sguardo verso il suo bacino. Dopo la potente liberazione di poco prima, il suo sesso era ancora semi-eretto, intorpidito ma già attraversato da fremiti di nuova vitalità. "E dimmi... il tuo pisellino si è ripreso? Perché scommetto che sei curioso di scoprire come si sentono queste labbra da un'altra parte."

Matteo sgranò gli occhi, deglutendo rumorosamente. Il solo pensiero di quello che gli stavo proponendo fu sufficiente a fargli contrarre di scatto l'addome.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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