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Sverginare l’amico di mio figlio · Cap. 4
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Capitolo 4 di 411 min di lettura

Ho sverginato l’amico di mio figlio

Matteo doveva soltanto assaggiare la sua prima donna. Sul divano, però, l’allievo prende il sopravvento e trasforma una lezione proibita in una notte insaziabile.

MaestraDiVizi
2 mesi fa · 3.5k letture · 1

I cartoni della pizza, ormai mezzi vuoti, giacevano abbandonati sul tavolino del salotto, ma l'attenzione di entrambi era lontanissima dal cibo. Eravamo seduti l'uno accanto all'altra sul divano, la luce soffusa della piantana che proiettava ombre calde sui nostri corpi seminudi.

L'aria era densa, satura di un'attesa febbricitante. Senza dire una parola, allungai la mano e la posai sul suo grembo. Attraverso il cotone leggero dei suoi boxer, sentii immediatamente la risposta del suo corpo: un calore rovente e una durezza inflessibile. Iniziai a massaggiarlo con lentezza, stringendo il suo cazzo turgido, per poi far scivolare le dita più in basso, soppesando e accarezzando le sue palle attraverso la stoffa. Sentivo la vena pulsare sotto il mio palmo, viva e disperata.

"Senti come batte..." gli sussurrai a un orecchio, la voce impastata di lussuria. "Sta per succedere, Matteo. Tra poco questa barriera non ci sarà più. Diventeremo un tutt'uno. Entrerai dentro di me."

Lui deglutì a vuoto, il pomo d'Adamo che andava su e giù. Non stava più nella pelle. Il suo respiro era diventato un rantolo corto e il suo bacino, d'istinto, spingeva in modo quasi impercettibile contro la mia mano, cercando sollievo. Era dominato dalla fretta viscerale della giovinezza.

"Sei impaziente, vero, tesoro?" lo stuzzicai, sorridendo contro la sua mascella, allentando la presa giusto per farlo impazzire un po' di più. "La prima volta non si scorda mai... ma non per questo dobbiamo correre."

Prima che potesse ribattere, mi avventai sulla sua bocca. Lo baciai con una prepotenza affamata. Lui rispose subito, ma la sua inesperienza era palpabile: le sue labbra erano un po' rigide, i nostri denti si scontrarono per una frazione di secondo perché non sapeva bene come inclinare il viso. Fu adorabile e al tempo stesso fottutamente eccitante. Presi il controllo totale. Gli ficcai la lingua in gola, succhiandogli il labbro inferiore, divorandogli la bocca e il viso con baci umidi e passionali. Me lo stavo letteralmente mangiando. E mentre lo tenevo prigioniero in quel bacio che gli toglieva il fiato, infilai le mani nell'elastico dei suoi boxer e glieli tirai giù in un colpo solo, liberando definitivamente il suo sesso.

L'eccitazione mi scorreva nelle vene come fuoco. Mi staccai dalle sue labbra rosse e gonfie e, con un movimento fluido e fiero, mi tolsi il reggiseno e le mutandine, gettandoli chissà dove. Mostrarmi così, prendere ciò che volevo con la consapevolezza di una donna matura davanti a un ragazzo che pendeva dalle mie labbra, era un elisir di potere assoluto.

Scavalcai le sue gambe e mi sedetti a cavalcioni su di lui. Le sue cosce magre e muscolose scomparvero sotto le mie curve morbide. "Sicuro di reggermi, piccolino?" scherzai, piegandomi in avanti per fargli sfiorare i miei seni nudi col petto. "Spero di non schiacciarti..."

"S-sei bellissima..." riuscì solo a sussurrare lui, gli occhi spalancati e persi nel mio décolleté, completamente soggiogato.

Afferrai il suo cazzo tra le mani. Era di marmo, umido sulla punta, fremente. Matteo, accecato dall'istinto, inarcò subito i fianchi verso l'alto, cercando di penetrarmi. Ma, non avendo alcuna esperienza pratica, la sua fu una spinta cieca e goffa; la cappella sbatté contro la mia coscia interna, mancando completamente il bersaglio. Si bloccò, mortificato, il viso in fiamme.

"Ehi, ehi... piano," mormorai, trattenendo un sorriso intenerito. "Fidati di me. Ti guido io."

Con la mano sinistra mi appoggiai al suo petto, mentre con la destra avvolsi saldamente la sua asta. La posizionai esattamente all'ingresso della mia intimità, già fradicia e pronta ad accoglierlo. Strofinai leggermente la corona lucida del suo glande contro le mie labbra bagnate, spalmando i miei umori su di lui per facilitare l'ingresso.

Lo guardai dritto negli occhi e, lentamente, iniziai ad abbassarmi.

Il momento dell'inserimento fu un sovraccarico sensoriale totale. Per Matteo fu quasi uno shock fisico. Non appena la sua punta varcò la soglia, scivolando dentro la mia stretta, il suo corpo si tese come una corda di violino. Il contrasto tra la mia pelle morbida e accogliente e la tensione spasmodica dei suoi muscoli era elettrizzante. Mentre lo inghiottivo millimetro dopo millimetro, lui sgranò gli occhi. Il calore torrido delle mie pareti interne, che lo avvolgevano e lo stringevano in una morsa umida e perfetta, lo investì in pieno.

"Cazzo... Dio mio..." ansimò, la voce rotta, la testa che scattava all'indietro contro lo schienale del divano. "Sei caldissima... stringi tantissimo..."

Ero entrata solo a metà e lui stava già tremando. Le sue mani, non sapendo come gestire quell'uragano di sensazioni sconosciute, vagavano a mezz'aria, indecise se toccarmi i fianchi, il seno o aggrapparsi ai cuscini.

Lasciai andare il suo membro, ormai saldamente ancorato dentro di me, e gli afferrai i polsi. Glieli portai giù, piantando le sue mani grandi esattamente sui miei fianchi morbidi. "Tienimi forte, Matteo. Stringimi qui," gli ordinai, con un tono che non ammetteva repliche ma che trasudava lussuria. Le sue dita si serrarono immediatamente sulla mia carne, trovando un'ancora di salvezza in quel mare in tempesta.

Poi, ripresi la mia discesa, affondando fino alla base. Eravamo uniti. Incrociati in modo perfetto.

Volevo che sentisse tutto, che capisse cosa significava davvero fare l'amore con una donna, e per farlo dovevo mantenere un controllo del ritmo assoluto. Per evitare che spingesse subito come un forsennato o che venisse dopo tre secondi netti, schiacciato dalla troppa stimolazione, iniziai a sollevarmi e ad abbassarmi con una lentezza estenuante.

Su. E giù. Sfregando il mio clitoride contro il suo addome a ogni movimento, lasciando che la mia carne bagnata massaggiasse ogni singolo millimetro della sua asta.

Era una tortura dolce e implacabile. Guardavo il suo viso stravolto, le labbra dischiuse in una muta supplica, il respiro spezzato che usciva dai suoi polmoni in brevi rantoli disperati. Ogni volta che mi sollevavo, quasi sfiorando l'uscita, lui stringeva i miei fianchi d'istinto, terrorizzato di perdermi; e ogni volta che sprofondavo di nuovo su di lui, riempiendomi completamente, i suoi occhi si chiudevano in un'estasi pura e incontrollabile. L'amplesso era appena iniziato, e lui era già totalmente e irrimediabilmente mio.

Il ritmo, all'inizio lento ed estenuante, iniziò a non bastare più a nessuno dei due. Lentamente, inesorabilmente, cominciai ad aumentare la cadenza delle mie spinte.

Sentirlo scivolare dentro di me era una sensazione che rasentava la perfezione: la sua asta, dura e implacabile, riempiva ogni spazio, allargandomi con una pienezza che mi faceva formicolare la spina dorsale. Ad ogni mia discesa, la frizione contro le pareti interne diventava più audace, più elettrica.

Ero totalmente inebriata dalla mia stessa sfacciataggine. Mi stavo divertendo da morire. Mi piegai in avanti, accorciando la distanza tra noi, e assecondando la gravità gli sbattei letteralmente i seni nudi contro il viso. Matteo aprì la bocca d'istinto, catturando un capezzolo e succhiandolo con una foga cieca, mentre io continuavo a cavalcarlo senza pietà.

Mi lasciai andare. La stanza si riempì dei miei gemiti, rumorosi, profondi, totalmente privi di filtri. Volevo eccitarlo ancora di più, volevo spingerlo oltre il limite della sua stessa sanità mentale. "Ti piace, Matteo? Ti piace come ti prende la mamma del tuo amico?" ansimai, strusciandomi contro di lui con malizia pura, affondando fino alla base. "Guardami. Guarda quanto cazzo mi fai godere."

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