Sverginare l’amico di mio figlio

Capitolo 3 - Quel pisello sensibile che sborra su una donna vera

Spogliato di ogni difesa, Matteo viene guidato alla scoperta dell'anatomia femminile e travolto da un piacere ipersensibile mai provato prima. Un viaggio viscerale tra umori, saliva e sottomissione totale.

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Quando i suoi jeans caddero finalmente sul pavimento, l'immagine davanti ai miei occhi fu una scarica di pura eccitazione.
Matteo era seduto sul bordo del mio letto, le spalle curve in avanti e le mani appoggiate nervosamente sulle cosce. Era totalmente nudo, esposto e indifeso. L'euforia animale e sfacciata di pochi minuti prima al telefono sembrava essersi spenta di colpo, sotterrata dall'insicurezza schiacciante di chi si ritrova senza difese, per la primissima volta, davanti a una donna matura. Ma per me, quella vulnerabilità era inebriante.

Il mio sguardo scese inevitabilmente tra le sue gambe. Il suo sesso, duro e pulsante per l'eccitazione, era ancora teneramente incappucciato. C’era qualcosa di quasi disarmante in quella visione: non inesperienza nel desiderio, ma inesperienza nel lasciarsi davvero vedere, toccare, scoprire da qualcuno.

Senza dire una parola, mi avvicinai con lentezza calcolata e mi inginocchiai sul tappeto, posizionandomi esattamente in mezzo alle sue gambe tremanti. Alzai lo sguardo verso il suo viso imporporato, regalandogli un sorriso dolce e malizioso, prima di allungare le mani verso di lui.

Il suo respiro si bloccò di netto nel momento esatto in cui i miei polpastrelli sfiorarono la sua pelle. Fu un tocco leggero, esperto, che non chiedeva ma prendeva. Sentii il calore febbricitante del suo corpo scontrarsi con le mie mani fresche. Iniziai ad accarezzarlo partendo dalla base, avvolgendo l'intera lunghezza con una presa misurata, ferma ma delicatissima. Volevo che si abituasse a me. Sotto i miei movimenti lenti e avvolgenti, sentii i muscoli tesi delle sue cosce rilassarsi impercettibilmente; il panico nei suoi occhi lasciò spazio a una lussuria annebbiata.

Poi, feci scivolare i pollici verso l'alto, agganciando dolcemente i lembi di pelle del prepuzio per iniziare a scappucciarlo.

Non appena la punta del glande iniziò a emergere, scoprendosi all'aria fresca della stanza e allo sfregamento delle mie dita, il corpo di Matteo si irrigidì come una corda di violino pronta a spezzarsi. Le sue mani scattarono di lato, aggrappandosi disperatamente alle lenzuola. Emise un sibilo acuto a denti stretti, scuotendo la testa e ritraendo d'istinto il bacino.

"F-ferma... cazzo, aspetta..." ansimò, gli occhi sgranati, in bilico tra il piacere estremo e una paura viscerale.

Mi fermai all'istante, mantenendo le mani immobili dove si trovavano per non fargli perdere il calore. Lo guardai attentamente. Era chiaro: quella parte di lui era abituata a stare sempre coperta, al sicuro nella sua guaina. Sentire improvvisamente l'aria, il tocco nudo e diretto era un sovraccarico sensoriale totale. Un misto di ipersensibilità quasi dolorosa e un leggero, inaspettato bruciore. La pelle sembrava tendersi troppo in fretta, costringendo il suo corpo a reagire d’istinto. Un’esperienza che non aveva mai imparato davvero a gestire. E io dovevo rispettare quella fragilità.

"Shhh... guardami, Matteo," mormorai, incatenando il suo sguardo impaurito, usando una voce bassa, calda e profondamente rassicurante. "Respira piano. Va tutto benissimo."

"È... è troppo," farfugliò, il petto glabro che si alzava e abbassava a scatti per l'iperventilazione. "Fa una strana impressione... quasi male. Io non sono abituato, scusa, sono un disastro..."

"Non sei un disastro, sei stupendo," lo corressi con dolcezza infinita, accarezzandogli l'interno coscia con la mano libera per distrarlo e calmarlo, mentre l'altra manteneva la presa salda alla base del suo membro. "È del tutto normale, tesoro. È la prima volta che lo scopri davvero, che qualcuno lo tocca in questo modo, vero? È sensibilissimo. Senti come una scossa, quasi un piccolo bruciore per l'aria."

Lui annuì freneticamente, deglutendo a vuoto. "Sì... esattamente così. Sento tutto troppo forte. Ho paura di... di schizzare subito."

"Non succederà, perché ci sono io qui a guidarti. Non ti faccio male," lo tranquillizzai, sfoderando di nuovo quel tono che mescolava l'autorità rassicurante alla lussuria più spudorata. "Facciamo piano. Ti devi solo abituare. Rilassa le gambe e lascia che la tua pelle impari a conoscere le mie mani."

Ripresi il movimento, ma questa volta rallentai fino a renderlo estenuante. Un millimetro alla volta. Tirai indietro la pelle dolcemente, assecondando i suoi respiri, liberando la corona del glande lucido e intatto con una pazienza infinita. Matteo buttò la testa all'indietro, il collo teso allo spasimo, ansimando pesantemente mentre il suo corpo, sotto le mie cure esperte, smetteva finalmente di lottare e iniziava ad assorbire quella nuova, devastante sensazione.

Guardarlo così, letteralmente in balia delle mie mani, mi provocava un'eccitazione profonda, viscerale. Sentire la sua vulnerabilità, Sapere che si stava affidando completamente a me mi faceva impazzire. Ero la sua iniziazione, e intendevo renderla indimenticabile.

Sapevo benissimo che in questa fase dovevo muovermi con estrema cautela. Evitai qualsiasi movimento troppo veloce o aggressivo. Il suo glande, appena scoperto dalla sua guaina per la prima volta in modo così intimo, era di una sensibilità estrema, quasi intollerabile; ogni sfregamento diretto a secco avrebbe pesato tantissimo, rischiando di rovinare la magia.

Portai l'indice e il medio alle labbra, inumidendoli abbondantemente con la mia saliva. Quando tornai a sfiorargli la punta, il contrasto tra il fresco dell'aria e il calore umido delle mie dita lo fece sussultare.

"Bravissimo," sussurrai, spalmando la saliva lungo l'asta e sotto la corona. Ora la pelle finalmente scorreva fluida, liscia, senza tirare. La sensazione del suo membro che scivolava nel mio palmo era perfetta.

Le sue cosce scattarono in uno spasmo involontario. Non c'erano gemiti teatrali o rumori esagerati; il suo respiro era la vera colonna sonora: trattenuto, spezzato, completamente irregolare. Ogni volta che i miei polpastrelli sfioravano il frenulo, il suo bacino si contraeva d'istinto, come attraversato da una scossa elettrica impossibile da arginare.

"Non trattenerti, Matteo," gli mormorai, alzando gli occhi per godermi la sua espressione stravolta. "È bellissimo sentirti così reattivo. Lasciati andare... sei nelle mie mani adesso, non devi pensare a nulla."

Sentivo che la sua mente desiderava disperatamente continuare, bramava quel piacere, ma il suo corpo era in completo "overload". Provava troppo, tutto insieme. Per questo, presi io il controllo assoluto del ritmo.

Alternavo carezze lente, complete e avvolgenti a piccole pause strategiche in cui allentavo la presa, lasciando semplicemente "respirare" la pelle accaldata, dando al suo sistema nervoso un secondo per ricalibrarsi.

"S-scusa... non so cosa mi succede," balbettò, chiudendo gli occhi. Era palesemente confuso, perso in quel mare di sensazioni nuove, e si vergognava da morire di quanto fosse ipersensibile ai miei tocchi.

"Tranquillo, tesoro mio, è tutto perfetto," lo rassicurai, la voce carica di lussuria e tenerezza maternale, chinandomi ad accarezzargli l'addome contratto con la mano libera. "Il tuo corpo sta solo scoprendo quanto può godere. Sei bravissimo."

Man mano che i minuti passavano e la lubrificazione aumentava, sentii la sua anatomia arrendersi a me. Il prepuzio, prima teso e riluttante, divenne sempre meno rigido. La tensione difensiva cedette il passo all'abbandono. Quel contatto diretto sul glande che all'inizio gli era sembrato quasi doloroso per l'ipersensibilità, si trasformò progressivamente in un piacere puro, denso, totalizzante.

Ogni volta che il mio movimento si faceva un po' più deciso, un tremore inarrestabile gli scuoteva le gambe. Capivo dal modo in cui tremava che era vicino al limite. Io godevo nel sentirlo fremere, assorbendo la sua energia acerba.

Abbassai il viso per un istante, sostituendo le dita con la punta della lingua per inumidirlo ancora di più, rubandogli un sospiro strozzato, per poi riprendere a masturbarlo con una pressione più ferma e costante.

"Ti piace farti toccare così, vero?" lo stuzzicai, accelerando appena.

"S-sì... cazzo, sì..." soffiò lui, la testa buttata all'indietro.

Il suo respiro divenne un rantolo sordo. Aveva perso ogni controllo, ogni freno inibitore. Non mi fermai più. Aumentai il ritmo, mantenendo la presa scivolosa e perfetta, accompagnandolo dolcemente oltre il limite. Matteo inarcò la schiena, stringendo le lenzuola nei pugni fino a farsi sbiancare le nocche, il ventre contratto in uno spasmo duro.

"Vengo... io... sto..." ansimò, disperato, incapace di formulare una frase intera.

"Fallo. Sfogati per me," gli ordinai, stringendolo appena di più.

Un attimo dopo, il suo corpo si tese come un arco e si liberò con un fremito violento, versando il suo calore denso tra le mie dita. Restai lì, inginocchiata, continuando ad accarezzarlo dolcemente, rallentando i movimenti per non fargli male, ma Matteo ebbe un piccolo scatto involontario e lasciò uscire una risata nervosa. “Troppo sensibile…” ansimò, ancora scosso dai brividi.

Gli lasciai il tempo di riprendere fiato, ma non avevo intenzione di far scendere la tensione. eravamo appena all’inizio.

Mi sollevai in ginocchio e, con un movimento fluido, mi misi a cavalcioni sulle sue cosce ancora tremanti. Mi stesi completamente sopra di lui, schiacciando il mio corpo morbido e nudo contro il suo petto sudato. Gli presi il viso tra le mani e lo baciai con foga, assaporando il suo fiato corto, per poi scivolare verso il basso. Presi i miei seni, ormai liberi dal reggiseno, e glieli offrii spingendoli contro la sua bocca.

“torna ad assaggiarmi," gli sussurrai, strofinando un capezzolo turgido contro le sue labbra dischiuse.

Lui non se lo fece ripetere. Aprì la bocca e prese ad accarezzarlo con la lingua, per poi iniziare a succhiare con una foga cieca e affamata. Com'era bello guardarlo, così vulnerabile ma così reattivo. Sotto la mia guida, il suo istinto prendeva il sopravvento: gli accarezzavo i capelli, dettando il ritmo, e lui rispondeva succhiando con una devozione che mi faceva inarcare la schiena per il piacere.

Ma era arrivato il momento di fare sul serio. Gli approcci si dovevano fare più diretti. Mi sollevai di nuovo, sedendomi sui suoi fianchi. Infilai i pollici nell'elastico delle mie mutandine di pizzo nero e, con una lentezza calcolata per far viaggiare la sua immaginazione e dargli abbastanza dettagli da farlo impazzire, le sfilai lungo le gambe, gettandole sul pavimento.

Esposi la mia intimità, completamente bagnata e lucida, proprio davanti ai suoi occhi.

Matteo smise di respirare. Il suo sguardo si incollò lì, sgranato, ipnotizzato. Non aveva mai visto una donna dal vivo, non in quel modo, non così vicina e così cruda. "Questa è una donna, Matteo," sussurrai, con una fierezza mista a lussuria, allargando leggermente le cosce per concedergli una visuale perfetta. "E ora ti faccio vedere come si tocca."

Presi la sua mano, calda e un po' tremante, ma prima di fargliela usare, portai le mie dita sulla mia intimità. "Guarda bene," gli spiegai, sfiorandomi con sensualità mentre lui osservava ogni mio singolo movimento con una concentrazione assoluta, quasi religiosa. "Questo qui sopra è il clitoride. È la parte più sensibile. Devi essere delicato all'inizio, fare dei cerchi lenti... e poi, qui giù, c'è l'entrata." Scivolai con un dito sulle mie stesse labbra, mostrandogli quanto fossi lubrificata. "Hai visto? Ora tocca a te."

Mi stesi sulla schiena, appoggiando la testa sui cuscini, e gli aprii le gambe, offrendomi completamente e aspettando che facesse la sua mossa.

Lui esitò un istante, poi allungò la mano. Il suo primo tocco fu incerto, quasi impaurito. Le sue dita sfiorarono le mie labbra bagnate, scivolando in modo un po' maldestro. Mancò il punto esatto, sfregando un po' troppo in alto. "Più giù, tesoro," mormorai, prendendogli il polso per spostargli la mano nel punto giusto.

"S-scusa," balbettò subito lui, mortificato, ritraendosi appena, spaventato di aver sbagliato. "Ti ho fatto male?"

"No, amore, non scusarti mai," lo rassicurai, tirandolo verso di me per dargli un bacio profondo e incoraggiante. "Sei perfetto. Solo... fai esattamente come ti ho fatto vedere."

Lui riprovò. Questa volta trovò la piccola perla turgida del mio clitoride. Iniziò a stuzzicarla, facendo dei piccoli movimenti circolari. Era impacciato, a volte premeva troppo poco, a volte si fermava perdendo il ritmo, ma il suo impegno era totale. Godevo immensamente non solo per il contatto fisico, ma per la sua attenzione, per quella sua disperata voglia di imparare e di compiacermi.

"Mmh... così, sì," ansimai, correggendo leggermente l'angolazione delle sue dita. "Un po' più fermo... ecco, bravissimo."

Dopo qualche minuto di esplorazione, in cui i miei gemiti si facevano più lunghi e profondi e i suoi movimenti acquistavano un po' più di scioltezza, decisi di fargli fare il passo successivo. "Ora," sussurrai, guardandolo negli occhi con il respiro affannoso, "voglio che mi riempi. Un dito, poi due."

Lui deglutì, annuendo. Bagnò le dita con i miei stessi umori e, guidato dalla mia mano, premette contro l'ingresso. Un dito entrò, scivolando nel bagnato, poi si fece spazio il secondo. Mi inarcai, accogliendo la sua mano dentro il mio calore.

"Cazzo... sei strettissima... e caldissima," mormorò lui, sconvolto dalla sensazione della mia carne che lo avvolgeva e si stringeva attorno alle sue dita.

"Ora piega le dita verso l'alto, verso la mia pancia," gli spiegai, ansimando, "come se volessi farmi cenno di venire verso di te... e muovile dentro e fuori, seguendo il ritmo del mio bacino."

Lui obbedì. Il movimento iniziale fu meccanico, ma presto iniziò a migliorare pian  piano . Iniziò a stantuffare dolcemente con quelle due dita, massaggiando la parete interna mentre la base del suo pollice, spinta dal movimento, continuava a sfiorare e stimolare il clitoride. Chiusi gli occhi, stringendo forte le lenzuola. Il piacere mi stava letteralmente travolgendo. Sentire la sua mano acerba ma volenterosa esplorarmi con quella devozione assoluta era un'esperienza inebriante.

"Sei bravissimo, Matteo..." gemetti, sollevandomi appena per tirarlo per la nuca e baciarlo di nuovo, mescolando i nostri respiri affannosi mentre lui, fiero del suo successo e incoraggiato in modo primordiale dai miei suoni di piacere, aumentava l'intensità e la sicurezza dei suoi movimenti.

Il movimento delle sue dita all'interno del mio corpo si era fatto via via più ritmico e sicuro, perdendo quell'iniziale rigidità dettata dal panico. Sentire la sua concentrazione assoluta, il modo in cui il suo respiro si spezzava ogni volta che io emettevo un gemito più profondo, era inebriante. il suono umido della mia intimità che accoglieva i suoi affondi acerbi riempiva il silenzio della stanza in modo inequivocabile.

"Bravo... cazzo, sei bravissimo," gli sussurrai a fior di labbra, afferrandogli i polsi non per fermarlo, ma per fargli capire che stava facendo esattamente la cosa giusta. "Senti quanto sono bagnata per te? È tutto merito tuo. Hai un tocco bellissimo, Matteo... naturale."

Lui arrossì fino alla radice dei capelli, ma il suo petto si gonfiò di un orgoglio tangibile. I complimenti, per un ragazzo alla sua prima vera esperienza, erano carburante puro. Vederlo acquistare sicurezza, veder sbocciare la sua virilità sotto le mie istruzioni, era un piacere che andava ben oltre quello puramente fisico. La spontaneità dei suoi movimenti, per quanto ancora un po' goffi, vinceva di gran lunga su qualsiasi complessità o tecnica studiata.

Quando capii che la sua mano stava iniziando a stancarsi per la tensione, gli presi delicatamente il polso, fermandolo con dolcezza. Sfilai le sue dita bagnate da dentro di me e me le portai alle labbra, baciandone le punte, assaporando il mio stesso sapore mescolato al suo profumo.

"Direi che come prima lezione pratica sei stato da dieci e lode," mormorai, sorridendogli in modo malizioso e complice. Mi tirai su sui gomiti, abbassando lo sguardo verso il suo bacino. Dopo la potente liberazione di poco prima, il suo sesso era ancora semi-eretto, intorpidito ma già attraversato da fremiti di nuova vitalità. "E dimmi... il tuo pisellino si è ripreso? Perché scommetto che sei curioso di scoprire come si sentono queste labbra da un'altra parte."

Matteo sgranò gli occhi, deglutendo rumorosamente. Il solo pensiero di quello che gli stavo proponendo fu sufficiente a fargli contrarre di scatto l'addome.

"Stenditi," gli ordinai dolcemente, spingendolo per le spalle fino a farlo adagiare completamente supino sul materasso. "Allarga le gambe. Fatti guardare."

Lui obbedì con una docilità disarmante, le cosce magre che si aprivano per esporsi totalmente al mio sguardo e al mio controllo. Mi accucciai in mezzo alle sue ginocchia, i miei capelli che gli sfioravano la pelle del ventre, provocandogli una scia visibile di pelle d'oca.

Sapevo perfettamente che, avendo appena raggiunto il suo primo orgasmo in modo così rapido e travolgente, la sua anatomia non era affatto desensibilizzata. Al contrario, il suo glande era ora in uno stato di reattività estrema, un nervo scoperto pronto a esplodere al minimo stimolo sconsiderato.

Mi chinai lentamente su di lui. Invece di usare le mani, mi affidai solo al calore del mio respiro. Soffiai leggermente sulla corona scoperta del suo membro. Matteo sussultò con violenza, le mani che scattavano ad artigliare le lenzuola. "Oddio..." ansimò, il respiro che si spezzava in gola.

"Shh... fermo," sussurrai contro la sua pelle. "Faccio piano."

Tirai fuori la lingua e, con una delicatezza assoluta, tracciai una singola linea umida dal frenulo fino alla punta. Il contrasto tra l'aria della stanza e l'umidità torrida della mia bocca fu una scossa elettrica. Il suo bacino ebbe un sussulto involontario, sollevandosi dal materasso nel tentativo istintivo di arretrare, fuggendo da uno stimolo che era semplicemente troppo intenso da decodificare per il suo cervello. Ma allo stesso tempo, le sue ginocchia si strinsero impercettibilmente verso le mie spalle, tradendo il suo disperato bisogno di non farmelo smettere.

"È... è troppo forte," piagnucolò quasi, la voce rotta dall'imbarazzo e da un piacere così acuto da confinare con il bruciore. "Non riesco a resistere, faccio una figuraccia..."

"Non dici sciocchezze, non c'è nessuna figuraccia. Sei solo sensibilissimo ed è meraviglioso," lo rassicurai, alzando per un istante il viso per guardarlo negli occhi, offrendogli un sorriso carico di ammirazione e zero giudizio.

Tornai giù, ma cambiai strategia. Misi da parte ogni aggressività. Usai la bocca esclusivamente per contenere e controllare. Dischiusi le labbra e lo accolsi dentro di me, ma senza applicare alcuna suzione. Mi limitai a usare le pareti interne delle guance e la lingua morbida per avvolgerlo in un bozzolo di calore costante e bagnato.

Sentii i muscoli delle sue cosce tremare in modo incontrollabile contro i miei fianchi. Il suo respiro era un susseguirsi di rantoli spezzati, irregolari, mentre cercava disperatamente di reggere la mole di sensazioni che gli stavo riversando addosso. Quando lo sentivo irrigidirsi troppo, sul punto di cedere, mi fermavo. Lo tenevo semplicemente in bocca, immobile, lasciandolo respirare, alternando il contatto profondo a pause di puro calore statico.

Lentamente, capì che poteva fidarsi. Il panico lasciò il posto a un abbandono totale. Iniziò a spingere debolmente il bacino verso l'alto, cercando la mia gola, implorando di più.

Fu allora che alzai il ritmo. Le mie labbra iniziarono a scivolare su e giù lungo l'asta, mentre la lingua massaggiava la cappella con movimenti circolari e sapienti, creando una frizione scivolosa e ininterrotta. Era l'apoteosi dei sensi, una danza in cui lui era completamente in balia della mia esperienza.

"S-sì... cazzo... ti prego," ansimò lui, le dita che si intrecciavano disperatamente ai miei capelli, non per spingermi via, ma per tenermi incollata a lui.

Non riusciva più a gestire l'eccitazione. La sua voce divenne un gemito roco, gutturale, mentre la sua erezione si gonfiava fino a riempirmi completamente la bocca, pulsando contro la mia lingua. Il limite era vicinissimo, e questa volta non lo assecondai rallentando; aumentai la pressione, risucchiandolo con decisione.

Il secondo orgasmo lo investì con una violenza inaudita. Il suo corpo si inarcò come se avesse preso la scossa, un grido strozzato gli graffiò la gola e le sue cosce si serrarono convulsamente attorno al mio viso. Trattenni ogni singola goccia del suo piacere, cullando i suoi spasimi prolungati e disordinati, sentendolo sciogliersi e crollare sul materasso in una pozza di puro, esausto abbandono.

Accolsi ogni singola goccia del suo piacere senza la minima esitazione, assaporando il suo sapore acerbo e intenso fino in fondo. Feci scivolare le labbra e la lingua un'ultima volta su di lui, ripulendolo con cura e lentezza, prima di allontanarmi e risalire lungo il suo corpo madido di sudore.

Mi stesi sopra di lui, schiacciando i miei seni nudi contro il suo petto che ancora si alzava e abbassava a scatti. Cercai la sua bocca e lo baciai profondamente, mescolando i nostri respiri. Matteo era completamente in estasi, gli occhi semichiusi e le labbra dischiuse in un'espressione di pura beatitudine; il suo corpo era letteralmente devastato da quel secondo, violentissimo orgasmo, sprofondato in una soddisfazione profonda e totalizzante.

"Sei stato pazzesco," gli sussurrai a fior di labbra, accarezzandogli i capelli umidi sulla fronte. "Ma la notte è ancora lunghissima, tesoro mio, e ho bisogno che tu recuperi le forze."

Lui sorrise pigramente, accarezzandomi la schiena con un tocco debole ma incredibilmente affettuoso. "Credo di non avere più nemmeno la forza di parlare..." biascicò, la voce impastata e felice.

"Allora non parlare. Ascolta e basta," ridacchiai, passandogli un dito sul naso. "Che ne dici se recuperiamo quell'idea della pizza? Magari ci mettiamo anche due birre ghiacciate."

Ordinai la cena direttamente dal letto, completamente nuda e aggrovigliata a lui. Mentre parlavo al telefono con la pizzeria, fornendo l'indirizzo con la mia voce più ferma e ordinaria, Matteo sembrava essersi sciolto. La spontaneità di quel momento intimo annullò qualsiasi residuo di imbarazzo o di inutili complessità. Le sue mani presero a vagare sul mio corpo con una naturalezza che prima non aveva. Mi accarezzava i seni soppesandoli con cura, poi scivolava lungo i fianchi per stringermi i glutei, e infine sfiorava la mia intimità ancora bagnata, senza malizia aggressiva, ma con una curiosità e un'adorazione continue, senza tregua.

Era un tocco bellissimo, esplorativo. Io ci scherzavo su, coprendo il microfono del cellulare con la mano. "Fermo con quelle dita, o chiedo al pizzaiolo di portarci anche un estintore," gli sussurrai all'orecchio, mordicchiandogli il lobo per stuzzicarlo, facendolo ridere sommessamente contro il mio collo. Ci giocavo, spostando il bacino per assecondare le sue carezze e regalandogli piccoli brividi che lo tenevano sveglio e recettivo, preparando il terreno per il crescendo successivo.

Quando il citofono suonò, ci infilammo frettolosamente l'intimo. Ritirai i cartoni fumanti e ci accampammo in salotto, sul divano, illuminati solo dalla luce soffusa di una piantana. Mangiammo con le gambe intrecciate, io in mutande e reggiseno di pizzo e lui in boxer, chiacchierando del più e del meno. L'atmosfera era incredibilmente rilassata, quasi da vecchi amici, eppure l'aria intorno a noi continuava a essere satura di tensione erotica, con un'attrazione sottile che manteneva viva la connessione fisica.

Lui addentò l'ultimo pezzo di crosta, guardandomi con occhi che avevano perso quasi del tutto l'ingenuità impaurita di qualche ora prima, sostituiti da una luce affamata e consapevole.

Poggiai il cartone vuoto sul tavolino, presi un sorso di birra fresca per ripulirmi il palato e poi mi girai verso di lui. Gli presi la mano, portandomela al viso e facendogli scivolare il pollice sul mio labbro inferiore.

"Basta riposo, Matteo," mormorai, fissandolo con un'intensità che non ammetteva repliche, lasciando nell'aria una promessa carica di aspettative per assicurare che il mistero di ciò che sarebbe successo dopo lo tenesse incollato a me. "I preliminari sono finiti. Adesso voglio sentirti davvero.."

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