Quando toccò a me cambiarmi, la dinamica si ribaltò, ma solo a metà. Anna si girò di scatto, voltandomi le spalle con un pudore assoluto. Sofia, invece, rimase esattamente dov'era, fingendo di guardare lo schermo del telefono, ma sbirciando palesemente oltre il bordo.
«Sof,» la richiamai, con i pantaloni slacciati. «Che c'è?» «Girata.» Lei alzò gli occhi dallo schermo, squadrandomi con un sorrisetto. «Giò, ti ho visto in situazioni peggiori. E più da vicino.» «Sofia!» squillò Anna, mezza scandalizzata, ma ridendo. A quel punto, Sofia scoppiò a ridere per davvero. Fu una risata vera, spontanea, ma breve. Per un solo, meraviglioso secondo, il tono tornò leggero. Eravamo solo tre ventenni in vacanza al mare.
Poi, l'acqua lavò via tutto il resto. Il bagno non fu carico di tensione sessuale, fu puramente liberatorio. Anna entrò in acqua e, improvvisamente, si sciolse. L'ansia le scivolò di dosso insieme al sudore. Si immerse, si bagnò i capelli biondi, rise tirandomi degli schizzi d'acqua. Sembrava incredibilmente viva. La guardai, con l'acqua alla vita, e pensai a quanto Marco le avesse sempre tolto quella leggerezza, costringendola a pesare ogni respiro.
Sofia, che nuotava poco distante, mi vide mentre la guardavo. Ma, per una volta, non mi attaccò. Il camerino l'aveva già ferita e riaccesa abbastanza, e ora si limitava a osservare i danni.
«Non lo facevo da un sacco,» disse Anna, passandosi le mani sul viso bagnato. «Una cosa così, senza pensarci.» «Ti fa bene,» le risposi, sorridendo. «Sì,» intervenne Sofia, galleggiando a qualche metro di distanza, lo sguardo indecifrabile. «A qualcuno qui servirebbe più mare e meno processi.» Anna sorrise, annuendo. Io rimasi in silenzio, non sapendo se Sofia stesse parlando di Marco, o se stesse parlando di me. Forse, di entrambi.
Tornammo alla villa carichi: buste della spesa pesanti, costumi bagnati sotto i vestiti, scontrini accartocciati, la tensione inespressa del camerino, e quel maledetto kit erotico ancora nascosto tra i pomodori. Anna era visibilmente più libera. Sofia era decisamente più pericolosa. E io ero sempre più incastrato.
Appena varcammo la soglia del cancello, Marco ci venne incontro. Incrociò le braccia muscolose sul petto. «Dove siete stati tutto questo tempo?»
Anna rispose prima che potessimo farlo noi, la voce stranamente ferma. «Al mare.» Marco sgranò gli occhi. «Al mare?» «Sì.» «Dovevate fare la spesa.»
Sofia alzò le buste di plastica, sfidandolo. «Infatti. Abbiamo comprato anche i costumi. Efficienza meridionale, Marco.» Lui ignorò Sof e guardò solo Anna. «Costumi?» «Sì,» rispose lei, sostenendo lo sguardo. Lui fece un respiro profondo, sfoderando il suo tono peggiore. «Potevi avvisarmi.» Mi aspettai che Anna chiedesse scusa, che si piegasse come faceva sempre. Invece, si sistemò la borsa sulla spalla. «È stato improvvisato.» Fu un piccolo passo avanti. Una micro-vittoria che mi fece sorridere dentro.
In salotto, Maria aveva finalmente finito di fare l'inventario della spesa grossa. Batté le mani, richiamando tutti all'ordine per il momento più atteso. «Bene, prima che qualcuno inizi a dormire nei corridoi come in gita scolastica: camere.» Maria prese il suo blocco note mentale e iniziò ad assegnare i destini. «Io e Giulio, matrimoniale grande. Anna e Marco, matrimoniale piccola in fondo al corridoio. Sofia e Ross, doppia. Ilenia e Antonella, doppia. Viola, dependance nel patio.»
Si fermò, guardandomi con un sorriso sadico. «Giovanni sul divano. Così almeno una tragedia resta in zona comune.»
Sofia, che si stava tamponando i capelli umidi con un asciugamano, annuì. «Perfetto. Punto informazioni, pronto soccorso emotivo e centro smistamento disastri.» Marco aggrottò la fronte, confuso. «Che significa?» «Che dorme in salotto, Marco,» sbuffò Sof. «Non era un test psicoattitudinale.»
Guardai il gigantesco divano letto al centro dell'open space. Capii subito il mio destino. Anna sarebbe passata di lì per andare in cucina. Sofia sarebbe passata di lì di notte. Maria sarebbe passata di lì per controllarmi. Chiunque avrebbe potuto beccare chiunque. Il divano non era un letto, era un maledetto palcoscenico.
Mentre gli altri iniziavano a smistare le borse, il citofono suonò. Un trillo acuto che squarciò l'aria. Maria sorrise, gli occhi che brillavano. Sofia si bloccò, capendo immediatamente. «No.» «Sì,» cinguettò Maria, premendo il pulsante apricancello.
Flavia entrò fisicamente nella villa per la prima volta. E lo fece come un uragano. Occhiali da sole enormi, borsa da viaggio gigantesca, energia rumorosa e zero, assoluta vergogna. «Madonna, che facce,» esordì, buttando la valigia sul pavimento di cotto. «Sembra che abbiate già rovinato la vacanza senza di me.»
Si tolse gli occhiali e si guardò intorno. Il suo sguardo cadde subito sulle buste del minimarket appoggiate sul tavolo della cucina. «Avete comprato da mangiare? Sto morendo di fame dal casello.»
Prima che il mio cervello potesse elaborare il pericolo, prima che potessi muovere un singolo muscolo per fermarla, Flavia infilò le mani nel sacchetto. «Vediamo che schifezze avete pr—» Si fermò. La sua mano uscì dalla plastica. E con essa, tirò fuori una scatola di preservativi, un tubetto di lubrificante e, per non farsi mancare nulla, il Kit Passione Travelcon benda in raso e polsini leopardati in bella vista.
Il silenzio che calò nel salotto fu assoluto, totale, tombale.
Flavia guardò la scatola. Poi guardò il lubrificante. Poi guardò il gruppo, uno per uno, con la bocca mezza aperta. Infine, sorrise. «Ah.» Una pausa teatrale perfetta. «Quindi da mangiare no, però vedo che l’organizzazione spirituale c’è tutta.»
Antonella scoppiò a ridere piegandosi in due. Marco si irrigidì all'istante, girando la testa di scatto verso Anna. Anna divenne rossa come un peperone, arretrando di un passo.
Poi, Sofia fece la sua mossa. Si avvicinò a Flavia e le strappò la scatola dalle mani con un gesto secco. «È mio.» Fu una bomba a orologeria fatta esplodere nel salotto. Sofia si era appena presa pubblicamente la colpa per proteggere me e Anna dallo psicopatico, ma così facendo, si era esposta al fuoco nemico.
Marco si fece avanti, il petto in fuori, il collo rosso. «E perché era nella busta di loro tre?» Sofia lo guardò come se fosse un ritardato. «Perché le buste non hanno la fedina penale, Marco. Le cose si mischiano.»
Maria sorrideva, godendosi lo spettacolo. Viola si divertiva palesemente dal suo angolo. Ross guardava Sofia, con gli occhi socchiusi, capendo perfettamente che c'era sotto molto altro. Io non parlavo. Non respiravo nemmeno.
Flavia lasciò perdere Marco e spostò lo sguardo esattamente su di me. Mi puntò un dito contro. «Tu sei quello colpevole, vero?» Ilenia, senza alzare gli occhi dal suo zaino, commentò da dietro le mie spalle: «Ha talento.»
Flavia era in villa da esattamente trentasei secondi. Aveva già trovato il kit erotico, messo Marco in allarme rosso, fatto piangere Antonella dalle risate, incuriosito Viola e costretto Sofia a salvarmi il culo davanti a tutti. Guardai Anna, ancora rossa in viso e totalmente confusa. Guardai Sofia, con la scatola della vergogna stretta in mano e gli occhi pieni di veleno rivolti verso di me. Guardai Maria, che sorrideva soddisfatta, come se la giornata avesse finalmente trovato il suo ritmo perverso.
La divisione delle camere non era ancora finita. Ma la villa aveva già deciso esattamente dove metterci: tutti nello stesso inferno, solo con letti diversi.
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