«Andiamo via da qui. Non resisto più: si soffoca.»
Usciamo e torniamo nel salone. Lì, ci imbattiamo davanti ad un'orgia colossale: tutti fottono con tutti, scopano, succhiano, sborrano, inculano ed altro, in ogni anfratto. Troviamo un tavolo in fondo e ci sediamo, noi tre soli, su delle poltroncine. Carlo riesce a trovare una bottiglia di spumante ancora chiusa, io gli faccio saltare il tappo e brindiamo. Improvvisamente la nostra attenzione viene catturata da una ragazza davanti a noi: è Flavia, la mia collega single. Nonostante indossi anche lei una minuscola maschera color oro, notiamo un piccolo tatuaggio appena sopra la scapola destra, una FB all’interno di un sole e, mentre alza una gamba per farsi leccare da una donna, si vede distintamente anche l’altro tatoo, sulla caviglia sinistra: uno scorpione nero, con sul dorso inciso una FB. È senza dubbio lei e ce lo confermano anche i capelli, di uno scuro come i suoi e le tette di una quarta abbondante. Ci rendiamo conto che non ci ha riconosciuti; è intenta a farsi leccare da una giovane ragazza. Carlo le offre da bere, io invece chiedo a Matilde di convincerla a seguirci in un nuovo gioco. Flavia, viste le chiare intenzioni di Matilde, la prende per mano e ci conduce dietro un separé, poi si inginocchia e comincia a succhiare Matilde fra le cosce. La cosa è molto intrigante, Matilde sta cominciando a godere e si dà da fare per restituirle il piacere, ma io ho un'idea diversa. Mi apro i pantaloni e le mostro il cazzo in tiro. Lei si stacca dalla fica, mi prende il palo in mano e lo succhia con evidente piacere; Matilde, intanto, ha ripreso a leccarla. Flavia, eccitata, si distende e mi implora, trascinandomi su di lei:
«Ti voglio! Scopami!»
Lentamente le entro dentro. Lei si contorce, mentre sento le pareti dilatarsi e il mio cazzo scivolare fino in fondo, dove lo spingo con un poderoso colpo secco. Immediatamente ha un orgasmo. Trema, scossa dal piacere. Limo lentamente la figa, sfilandomi piano ed affondando di colpo: ad ogni affondo è un grido di piacere. Improvvisamente sento altre mani su di me che mi fanno distendere; è Matilde che vuole anche la sua parte. Flavia le lascia succhiare un po' il mio cazzo, poi si riprende il palo, ma lo fa girandosi e questo mi mette in corpo un desiderio covato da tempo. Matilde intuisce e si abbassa a leccarle il culo; permetto che mi succhi ancora il cazzo, poi la prendo da dietro ed entro tutto dentro, con un colpo secco.
«aaahhhhiiiiii… piano… mi spacchi!»
Non le do retta, ma guardo Matilde, che sorride compiaciuta. Pompo il culo di Flavia, mentre ho lo sguardo fisso su Matilde, che ora mi accarezza il petto e mi bacia. Tengo la troia per i fianchi e le sfondo il culo, incurante del dolore/piacere che possa provare: sono eccito dal solo sguardo estasiato di Matilde. Poi, sfinita, Flavia si accascia in avanti, facendo uscire il mio cazzo che le lascia il culo aperto e Carlo le sborra in faccia. Matilde ci prende per un braccio e ci trascina via.
«Andiamocene a casa, sono stanca, ma soddisfatta.»
Guido io, fino a casa, Carlo è stanco e, appena dentro, si addormenta sul divano. Matilde lo copre, poi mi prende per mano e, entrati in camera, ci spogliamo e mi trascina sotto la doccia.
«Adesso, qui, con calma, voglio godere il primo orgasmo del nuovo anno con te.»
Ci laviamo, poi lei si abbassa e lo succhia mentre l’acqua scalda i nostri corpi. Quando lo sente ben duro, si solleva, appoggia una gamba sul piccolo sedile interno e mi attira dentro di sé.
«Ti amo, ma non fraintendere; adoro Carlo, è quanto di meglio una donna possa desiderare, ma, quando tu mi entri dentro, mi fai impazzire. Sei diventato la mia droga, il mio momento di assoluto piacere, mi sconvolgi quando mi fai tua. Mi son rimproverata spesso; io sono vecchia e tu sei giovane, non posso né devo considerarti mio. A volte vorrei che tu mi trattassi più da troia, che mi umiliassi, mi facessi far cose che non vorrei, per avere una scusa per non desiderarti troppo. Adesso, però, scopami forte, fammi male, spaccami, ma fammelo sentire tutto! Da domani sarò tutto quello che vorrai, ma ora, ti prego, fammi sentire il vero toro che sei, che mi sfonda tutta.»
Appoggiata al muro, la sbatto con furia selvaggia. Gode, urla e m’incita a fare ancor più forte. Ha alcuni orgasmi che la fanno fremere tutta. Poi si calma, se lo sfila e si gira.
«Adesso completa l’opera: inculami fortissimo. Spaccami e fammi male. Poi, quando sarai pronto a sborrare, voglio qualche schizzo anche in bocca.»
Senza un attimo di esitazione, le infilo il palo durissimo nel culo. La sbatto come una furia scatenata. Gode e continua a gridare di sfondarle ancora di più il culo. Sento il piacere arrivare, le schizzo un getto dentro poi lei, in un attimo, si gira, si inginocchia, le appoggio la cappella sulle labbra e le regalo l’ultimo schizzo. Si rialza, mi abbraccia forte e mi bacia in bocca. Questa volta è un bacio tremendamente carico di passione. Sento ancora il sapore del mio seme nella sua bocca, ma la cosa non mi disturba e lei si stringe a me con forza.
«Ti amo. Sei un vero toro, voglio esser la tua vacca, rendimi tale, ti prego; lo sarò per te, ma scopami sempre, così forte.»
Quando usciamo fuori, è quasi l’alba. Lei prepara del caffè, delle fette biscottate e facciamo colazione. Allo spuntare del primo raggio di sole, lei è seduta sulle mie ginocchia e mi bacia con tantissima dolcezza.
Il giorno dopo andiamo al lavoro e ci raccontiamo del capodanno. Cinzia dice che ha passato la serata con i parenti del futuro marito, si sposeranno in primavera. Flavia, si siede lentamente: saranno i postumi dell'inculata? Con noi rimane sul vago, ma, alla pausa caffè, racconta tutto a Cinzia e noi, che siamo a pochi metri, ce la ridiamo sotto i baffi. Ciò che viene in risalto nel suo racconto e che l’ha lasciata perplessa, è che il tipo che le ha rotto il culo, quasi vergine dal momento che lo usa raramente, senza alcun riguardo, aveva una certa somiglianza con me. Ebbene quel tipo l’ha sfondata così brutalmente, che questa mattina le brucia ancora.
Le cose riprendono il loro regolare corso.
Com'è finora?
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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