Capitolo 1 - Al servizio del "sant'uomo"
Ero un giovane novizio, anche orgoglioso di essere un bel ragazzo intelligente e puro... queste mie virtù mi valsero il periodo sconvolgente che passai, in nome di Dio, da solo con un vero violentatore di ragazzini.
6 ore fa
Attraversai il chiostro con passi rapidi sotto gli occhi curiosi degli altri novizi. Non capitava spesso che l’abate chiamasse uno di noi per un colloquio privato.
Il priore Matteo mi scortò lungo i corridoi e su per le scale del monastero fino allo studio dell’abate Gregorio.
«Entra. Ti sta aspettando» disse dopo aver bussato contro la spessa porta in legno.
«È permesso?» chiesi, facendo sbucare la testa oltre la soglia.
«Oh, Lorenzo» esclamò l’abate Gregorio, quando mi vide. «Vieni, vieni. Vorrei presentarti una persona.»
Entrai e il priore svanì nell’oscurità del corridoio, chiudendo la porta alle mie spalle.
«Lorenzo, ti presento padre Anselmo» disse l’abate, indicando il prete in piedi voltato verso la finestra. «Onorato fratello, questo è il novizio di cui ti avevo accennato. Lorenzo è con noi da neppure un anno, ma si sta dimostrando una delle nostre migliori promesse.»
Padre Anselmo si girò lentamente, posando due freddi occhi su di me. Avrà avuto quarant’anni, forse cinquanta. Con i sacerdoti era sempre complicato capirlo.
Il prete mi squadrò per un lungo istante con uno sguardo inespressivo.
«Padre Anselmo è appena giunto da Roma in visita nel nostro umile monastero» spiegò a un certo punto l’abate Gregorio, visibilmente a disagio per quel silenzio.
«Umile, ma non per questo sconosciuto» commentò all’improvviso il sacerdote. «La vostra lunga tradizione di eremitaggio è tenuta in grande considerazione nella Città Eterna.»
«Il nostro venerabile ospite è, infatti, qui per svolgere un ritiro spirituale nel nostro piccolo eremo fra i boschi» precisò l’abate. «Padre Anselmo prevedeva di trascorrere in solitudine i prossimi mesi, ma gli ho spiegato che la vita tra i monti può essere impegnativa e gli ho suggerito di farsi almeno accompagnare da un novizio che si prenda a carico delle incombenze quotidiane.»
«A Roma non mi tiro indietro di fronte a nessuna fatica, ma il fratello abate è particolarmente insistente» si giustificò padre Anselmo con un raro sorriso.
«Ho pensato che potrebbe essere un’occasione per te» proseguì l’abate, rivolgendosi a me, «di apprendere direttamente da uno dei più grandi maestri spirituali del nostro tempo. Naturalmente, se sei d’accordo.»
«Certo, vi sono davvero grato per quest’opportunità. Sarà un onore poter assistere il nostro ospite» esclamai.
Era difficile non nascondere l’entusiasmo di scoprire che l’abate ponesse così tanta fiducia in me. Ero entrato in monastero solo lo scorso anno, poco più che ventenne.
La mia famiglia nutriva già grandi speranze di vedermi abate e adesso potevo raccontargli dei miei progressi con orgoglio.
«Sono felice della tua disponibilità e apprezzo la tua passione» aggiunse padre Anselmo, «ma ci tengo a precisare che desidero passare il mio ritiro, nel limite del possibile, in silenzio e in meditazione.»
«Sarete un modello per me. Vi assicuro che non vi sobillerò di domande.»
«Perfetto. Grazie mille, Lorenzo. Ti chiedo di andare già a prepararti. Padre Anselmo desidera partire il prima possibile. Il priore ti darà tutte le necessarie istruzioni.»
Il priore Matteo mi attendeva ancora nel corridoio e mi condusse agli alloggi dei novizi a organizzare il mio bagaglio.
«Padre Anselmo passa la maggior parte del tempo in silenzio. Questo significa che devi anticipare e intuire i suoi bisogni senza che lui te lo chieda. Il tuo compito è occuparti di tutto quello che può distrarlo dalla sua attività spirituale.»
«Sì, priore» mormorai.
«Devi sentirti onorato del privilegio che l’abate ha deciso di concederti. Padre Anselmo non è un semplice prete. A Roma è già ritenuto un santo.»
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