Liceo Scientifico

Capitolo 5 - Una visita inaspettata - ESTATE

Jessica si gode le meritatissime vacanze estive, ma non senza imprevisti…

BX
Betta X

5 ore fa

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Scuola finita. Promossa con la media del 9.

Mi aspettavano tre mesi di divertimento.

Durante l’estate i miei ritmi si invertono: di giorno dormo perché fa troppo caldo per qualsiasi cosa, ma la notte sono un grillo.

Dopo cena, con la scusa di uscire a prendere aria fresca, ci trovavamo con i ragazzi dietro l’oratorio a bere, fumare e “fare conoscenza”.

C’era chi portava l’altoparlante per ascoltare la musica, chi le bibite e chi gli alcolici con cui allungarle. Dopo due bicchieri cominciavano le danze.

C’era chi si limitava a limonare duro, chi si faceva toccare e le ragazze più grandi si appartavano dietro una siepe per fare altro. I loro gemiti si univano alla musica dance di sottofondo e ci mandavano ancora più ai matti.

Io mi facevo ravanare sotto i vestitini o le gonne, portati rigorosamente senza mutande, mentre sbocchinavo chiunque mi capitasse a tiro. Tornavo a casa ubriaca di rum e sborra, ma sempre prima delle undici. Entravo in casa senza far rumore e mi lavavo, per poi dedicarmi a sessioni di sexting con i miei compagni di liceo.

Qualcuno era già in ferie, altri ancora in città o nei paesini limitrofi, ma grazie ai nostri cellulari e a molta fantasia potevamo fare qualsiasi cosa.

Ci si scambiavano foto, video e messaggi sempre più osceni, fino alle sei del mattino. Poi mi sdraiavo sul letto e mi addormentavo.

Faceva caldissimo, quell’estate. Era troppo caldo anche per un pigiama, perciò dormivo sempre tutta nuda, fatta eccezione per le mutande, che ormai portavo solo a casa.

Ci metto sempre un po’ a svegliarmi, soprattutto quando sono in hangover. Resto per un po’ in dormiveglia, sonnecchio un altro po’ prima di svegliarmi.

Un pomeriggio sono ancora in questo stato di semincoscienza, sdraiata a pancia sotto, quando sento la porta della mia stanza aprirsi pianissimo.

Fingo di dormire ma cerco di sentire chi possa essere.

La porta si chiude ma sento ancora la presenza nella stanza. Non fa rumore, ma sento di non essere sola.

La presenza si siede sul mio letto e posso sentire i suoi occhi sul mio corpo nudo.

Sento un gemito flebile e una mano sul polpaccio, che mi massaggia piano.

Continuo a tenere gli occhi chiusi e a far finta di dormire quando sento una zip che si abbassa e la mano andare sempre più su, stavolta all’altezza della coscia, e la afferra con forza. Io fingo di essere praticamente in coma, voglio capire dove vuole arrivare.

La mano sale e si posa su un mio gluteo. Sento chiaramente il suono di una mano che si mena il cazzo.

Qualcuno si sta segando su di me! Ignoro chi possa essere… e se fosse mio padre? Mio fratello? O uno sconosciuto entrato in casa magari per rubare qualcosa, e ora è deciso a fare altro?

Il segaiolo misterioso inizia a gemere debolmente ma non riconosco ancora la voce.

La mano intanto è giunta in mezzo alle mie gambe e passa un indice fra le mie cosce, sulla mia patatina, l’unica parte del mio corpo ancora coperta. Se mi bagno ora sono fottuta.

Il dito continua a strusciare lungo le mie piccole labbra, sfiora il clitoride, poi risale e si ferma in prossimità del mio buco del culo. Poi riscende verso il clitoride.

Sento che sto iniziando a bagnarmi, chiunque sia mi sta eccitando ma voglio godermi la scena.

La mano si stacca da me, ma sento la presenza sempre più vicina. Mi chiude le gambe e si mette a cavalcioni su di me.

Sento qualcosa di caldo e duro posarsi sul mio osso sacro. La punta è morbida e si struscia contro l’elastico delle mutandine. Poi indietreggia e la punta inizia a stuzzicarmi il culetto, per poi riaprirmi le gambe di pochi millimetri e strusciarsi sulla fighetta ancora foderata.

Sono sempre più fradicia e spero che non se ne accorga…

La presenza inizia a strusciare il cazzo su di me finché non sento l’elastico delle mutande alzarsi. Sono ancora coperta, ma il cazzo si è messo fra una chiappa e la mutanda, e inizia a strofinarsi sulla mia pelle. Sento la punta bagnarsi leggermente di precoito, spalmarsi sulla pelle del gluteo.

Inizio a sentire l’odore del cazzo e mi bagno. La presenza lo nota perché mi scosta le mutandine da un lato e inizia a passare la punta fra le mie piccole labbra, su e giù, per impregnarla dei miei umori.

Mi stringe le chiappe col cazzo in mezzo e inizia a strofinarsi, simulando una scopata, ma senza mettermelo dentro. È un cazzo bello grosso. Lo reinfila sotto le mutande e ricomincia a strofinarsi contro il mio culetto.  Non posso più fingere, devo capire chi è.

Fingo di svegliarmi e sbianco: è Cristian, mio fratello.

Lui sobbalza e si paralizza per qualche secondo:

“Jessica scusami, n-n-non è come pensi…”

“Ah no? E cos’è allora?”

“S-s-scusami, non so cosa mi sia preso… f-f-forse il caldo… f-f-forse perché sono uscito c-c-con Giulia ieri sera e volevo farci cose, ma lei aveva le m-m-mes…m-m-m…”

“Le mestruazioni intendi?”

S-s-sì, e s-s-sono finito in bianco… sono un pirla… scusami, non so davvero dove ho la testa… ti prego non dirlo a nessuno, altrimenti papà mi leva la macchina e sono fottuto… sono fottuto senza macchina…”

“Cris, piantala. Non lo dirò a nessuno, soprattutto a mamma e papà. Sapevo che eri un porco come tutti i maschi di questo paesino di merda che di sicuro si scopano le sorelle e le cugine, anzi mi sorprende che tu non ci abbia mai provato prima!”

Cristian si calma e tira su col naso:

“Mi perdoni allora?”

Decido di rigirare la cosa a favore di entrambi. Mi metto a quattro zampe e lo guardo intensamente negli occhi:

“Cris, sei perdonato, anzi ora continui da dove ti sei fermato. Ma a una condizione, anzi due.”

“Quali?”

Inizio a prendergli l’ uccello in mano e segarlo lentamente:

“Che questo weekend mi porti alle giostre del paese e che mi fai fare tutto quello che voglio senza rompere i coglioni.”

“Uh, v-va bene…aah”

Prendo la cappella in bocca e la succhio come un chupa chupa, facendolo uscire con un pop:

“Ma non rompi sul serio se poi voglio fare qualcosa da sola”

“Aaaah, sì Jessica, tutto quello che vuoi… starò zitto e non rompo i-aaaaaah sììì!”

Inizio a segarlo e succhiarlo con veemenza, guardandolo negli occhi come facevo con Alex quando mi aprì il culo nella sua macchina.

“Oh sì, così… succhiamelo… ma dove hai imparato a fare le pompe così?”

“Ti piace?”

“Cazzo sì, neanche Giulia è così brava…”

Sapere di essere più brava di una diciottenne mi fa bagnare ulteriormente.

Mi sdraio sul letto e mi sfilo le mutande, apro bene le gambe e mi tengo aperta la figa con le dita.

Cris è davanti a me che si sega come un dannato, inizio a sgrillettarmi davanti a lui e mi lecco le dita bagnate di figa. Mentre si sega con una mano, l’altra mi infila un dito dentro e inizia a spingere.

“Come sei bagnata… non me ne frega un cazzo se sei mia sorella, me lo fai diventare di marmo… quanti te l’hanno scopata?”

“Finora nessuno. Solo dita e lingua”

“Una troia come te ancora vergine? Non ci credo ma neanche…”

“Il culo però no”

“Cazzo Jessi non dirmi così che ti sborro sui muri!”

Mi struscia il cazzo sulla passerina per bagnarlo mentre continua a segarsi. L’altra mano ha iniziato a pastrugnarmi una tetta.

“Succhiamelo ancora Jessi, sei troppo brava, non resisto…”

Si mette a cavalcioni su di me e mi schiaffeggia col suo cazzo. Prendo la punta in bocca mentre gli massaggio le palle da sotto. Mio fratello ha uno dei cazzi più grossi che abbia mai visto.

Gli lascio scoparmi la bocca e poi si sposta verso le mie tette, che stanno crescendo:

“Fammi una spagnola… queste tette sono perfette per le spagnole”

Mi stringo le tette intorno al suo uccellone e me le scopa. Gli sputo sul cazzo per farlo scivolare meglio.

“Sì Jessi, sì, quanto sei troia… la mia sorellina troia… se penso a tutti i cazzi che avrai visto… dio come godo, sto per sborrare… aaaaah!”

Mai vista tanta sborra uscire da un cazzo solo. Mi copre le tette e un po’ mi finisce anche sul viso.

Lo lascio godersi la vista della sua sorellina quindicenne ricoperta di sborra calda, la sua sborra.

Ne prende un po’ con la mano e me la ficca in bocca per farmela assaggiare. Poi raccoglie il resto e mi dà uno schiaffo con la mano tutta sporca, per poi spalmarmela su tutta la faccia.

“Troia, zoccola, sei una grandissima zoccola… quanto mi piace… ma ora vai a lavarti, che fra poco tornano mamma e papà.”

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