Capitolo 1 - La troietta del paese
Jessica viene da un paesino di provincia dove non c’è nulla da fare. E quando il paese offre pochi stimoli, li troverà lei…
Liceo Scientifico 1
Ogni paesino di provincia ha la sua troietta. Io ero quella del mio.
Non era una grande rivelazione, in un paesino dove non c’è praticamente niente da fare si cresce molto presto.
Diedi il primo bacio a 11 anni e quando raggiunsi la pubertà ero praticamente la ragazza di tutti.
Un solo limite: non davo mai la figa.
Considerata la mia giovanissima età i ragazzi accettavano questa cosa, se fossi rimasta incinta sarebbe stato uno scandalo e nessuno era pronto a rischiare.
In compenso le dita me le avevano praticamente ficcate tutti, e quelli più grandi amavano leccarmela qualche volta.
Dopo la scuola ci si trovava tutti all’oratorio per bere una bibita o per guardare i ragazzi che giocavano a calcio, e spesso finiva che ci trovavamo dietro un muretto a fumare e bere Coca Cola corretta con alcolici portati lì da qualcuno più grande.
Io ero una delle pochissime ragazze, le altre erano più grandi e più disinibite, la davano senza problemi, ma la mia giovane età mi dava quella marcia in più per guadagnarmi il soprannome di CBCR.
Cresci Bene Che Ripasso.
Dopo le medie scelsi il liceo scientifico e iniziai a frequentarne uno in una città vicina, così dovevo prendere il pullman all’andata e al ritorno.
Il tragitto durava mezz’ora e con me c’erano gli altri maschietti del mio paese, un paio di altre ragazze e altri di piccoli villaggi vicini.
Le ragazze più grandi si piazzavano sempre sui sedili posteriori e il primo giorno di scuola scoprii che non solo si divertivano con i nostri ragazzi, ma anche con gli altri che il pullman prendeva su da altri villaggi durante il tragitto.
Come si sedevano i ragazzi iniziavano ad aprire le patte dei pantaloni per ricevere seghe e pompini mattutini, il tutto alle spalle dell’autista, ignaro di tutto.
Mi sedetti a poca distanza da loro e potevo sentire i gemiti e i sussurri di piacere:
“Sì cazzo, succhialo bene troia… così…svuotami le palle prima di scuola”
Infilai gli auricolari e feci finta di nulla, fingevo di farmi gli affari miei finché un ragazzo che conoscevo si sedette di fianco a me.
“Guarda Luana che troia, come lo sta succhiando bene quello… fammi una sega, non resisto”
Iniziammo a baciarci in quel modo disgustoso tipico degli adolescenti, con un sacco di lingua e bava che ci colava dal viso, mentre gli massaggiavo il pacco con la mano.
Poi si aprì la patta dei pantaloni con un sospiro di sollievo e iniziai a menarglielo con foga per farlo venire prima di arrivare in città.
Continuavo a baciarlo appassionatamente mentre la mia mano segava fino ad avere mano al polso.
Nel frattempo lui mugolava di piacere e il suo cazzo durissimo era un tormento per i miei ormoni adolescenziali.
Continuammo così finché non ci fece ombra un altro ragazzo che si era fatto avanti.
Aprii gli occhi e notai che stava filmando la mia sega col cellulare.
“Così giovane e così troia… dai continua con la sega, poi ne fai una anche a me…”
Avevo sentito parlare di revenge porn e sapevo che quel filmato in corso mi avrebbe potuto mettere in guai seri, ma non mi importava. Ero piccola, questo è vero, ma amavo il cazzo e ne volevo sempre di più.
Sentivo che il mio vicino stava per venire:
“Aah, sì… sborro… vieni qui che se no mi sporco i jeans”
Mi chinai velocemente su di lui, tempo due succhiate e mi venne in bocca.
Avevo già fatto qualche pompino, li avevo imparati quell’estate quando venne il luna park in paese. Uno dei ragazzi che gestivano le giostre mi portò dietro la fiera, nell’area delle roulotte, e mi insegnò a succhiare il cazzo e a ingoiare la sborra. Durante quel weekend si sparse la voce tra loro e in pochissimo sapevo spomparne anche due o tre, come un’adulta.
Il ragazzo che filmava prese il suo posto e me lo ficcò in mano, sempre col telefono puntato verso di me.
Volevo fargli vedere che non ero inferiore a Luana la troiona, così iniziai a succhiare pure lui fino a farlo venire nella mia bocca.
Ingoiai tutto senza sprecare una goccia, finché il pullman non terminò la corsa.
Ci incamminammo tutti verso la piazzola del parcheggio e mentre mi dirigevo a piedi verso la scuola il secondo ragazzo mi raggiunse:
“A che scuola vai troietta?”
“Scientifico X”
“Ottimo, è anche la mia scuola. Ci sarà da divertirsi. Come ti chiami?”
“Jessica”
“Jessica la troietta. Io sono Luca. Non ci sono molte femmine nell’istituto, sai? Dovrai soddisfare un bel po’ di cazzi… quando arriviamo ti mostro i nostri posti speciali”
Ero molto eccitata, avevo la fighetta bagnatissima. Sarebbero stati cinque anni memorabili e potevo diventare non solo la troietta del paese, ma di un’intera città.
Commenti (0)
Per favore accedi per lasciare un commento.
Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!
