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Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 2
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Capitolo 2 di 2 34 min di lettura

Una scopata non basta

Carmela prova a riscoprire il piacere con un uomo del passato, ma la serata le lascia più domande che risposte. Intanto Franci e Giulia rischiano di far esplodere un altro segreto proprio nel cuore della notte.

Alessia
10 ore fa · 78 letture · 3

«Praticamente in questa casa tutti hanno una vita e io sono l'unica trattata come una bambina,» si lamenta, incrociando le braccia sotto il petto. Rido piano, appoggiandomi al frigorifero. «Magari perché ti comporti come una bambina.» Lei afferra uno strofinaccio dal bancone e me lo lancia dritto in faccia. «Sei uno stronzo.» Lo prendo al volo, ritrovando per un istante la nostra solita, pericolosa complicità. Poi però guardo l'ora. «Adesso rimetti quel telefono dove l'hai preso e fila a dormire.» Giulia abbassa lo sguardo sullo schermo ancora acceso tra le sue mani. «Aspetta, fammi leggere solo l'ultimo messaggio che gli ha mandato...» Mi avvicino con due passi rapidi e le sfilo il cellulare dalle dita, posandolo sul piano di marmo dietro di me. «Basta, Giulia. Finisce qui.»

È la decisione giusta, ma arriva decisamente troppo tardi per spegnere l'adrenalina della serata. Giulia rimane seduta sul bancone. Mi guarda dal basso verso l'alto, dondolando i talloni contro le ante del mobile. «Quindi mia madre si dà agli appuntamenti galanti, Erika dorme felice e contenta nel suo lettino e io sono l'unica scema di questa casa?» «Sei tu che hai voluto leggere il telefono,» le ricordo, restando in piedi davanti a lei, forse un po' troppo vicino. Lei inclina la testa,scrutandomi nella penombra. «Comunque non è giusto.» «Cosa?» «Che tutti si divertano tranne me.»

Scuoto la testa, sentendo il sangue iniziare a pulsare più forte nelle vene. «Giulia, sono quasi l'una. Non cominciare.» Sul suo viso compare quel lento, inconfondibile sorriso provocatorio che conosco a memoria. Senza dire una parola, allunga le gambe e mi aggancia i fianchi con i talloni, tirandomi in avanti fino a farmi incastrare tra le sue cosce aperte sul bordo del bancone.

«Solo cinque minuti,» sussurra, e prima che io possa replicare, la sua mano scivola dritta in mezzo alle mie gambe.Trattengo il fiato. Le sue dita piccole e calde iniziano a massaggiarmi attraverso il cotone leggero della tuta. Nonostante sia venuto con sua sorella meno di un'ora fa, il brivido del proibito — unito forse alle immagini che ho appena visto su quel maledetto telefono — fa effetto istantaneamente. Il mio cazzo si gonfia e si indurisce a vista d'occhio, tendendo la stoffa grigia del pigiama in modo quasi osceno, disegnando una forma netta e pulsante sotto il suo palmo.

«Visto che non avevi sonno?» mormora lei con voce roca, mordendosi il labbro mentre continua a stringermi e ad accarezzarmi da sopra i pantaloni. Con un gesto rapido, Giulia afferra l'elastico della mia tuta e dei boxer e tira tutto giù fino a metà coscia. Il mio cazzo scatta fuori, duro come il marmo, pesante e con la punta già lucida. Nel buio della cucina,il contrasto quando lei si sporge in avanti dal bancone è impressionante: messo vicino al suo viso minuto, sembra quasi grande quanto la sua faccia.

Giulia mi guarda dal basso, gli occhi scuri dilatati, poi schiude le labbra e mi prende in bocca. Mi sfugge un gemito sordo,e devo aggrapparmi con una mano al bordo di marmo dell'isola per non perdere l'equilibrio. Non ha la tecnica fluida e calcolata di una donna navigata; lo fa in modo quasi goffo, inesperto, ma con una voracità che mi fa impazzire. La sua bocca è piccola, stretta, e fa una fatica tremenda ad accogliere la mia larghezza. Le sue labbra si tendono al massimo attorno all'asta, facendomi sembrare ancora più enorme mentre cerca di spingersi più a fondo.

Quando inizia a muovere la testa avanti e indietro, sento il contatto freddo e metallico della macchinetta ai denti sfiorarmi la pelle sensibile. Lei cerca di stare attentissima a coprire i denti con le labbra, ma quel lieve attrito metallico, unito al calore bollente della sua bocca, mi manda scariche elettriche dritte alla spina dorsale. La saliva le cola lungo il mento,bagrandomi fino alla base. Giulia succhia con forza, le guance che si scavano, muovendo la lingua in modo disordinato ma frenetico attorno alla cappella e lungo la vena inferiore. Nel silenzio assoluto della cucina si sentono solo i rumori umidi e sfacciati della sua bocca, il suo respiro affannoso dal naso e i piccoli gemiti soffocati che le vibrano in gola ogni volta che provo a spingere il bacino un centimetro più dentro.

Le infilo una mano tra i capelli, stringendo le dita mentre lei alza lo sguardo su di me, con gli occhi lucidi per lo sforzo e le labbra arrossate e gonfie, completamente piene di me. Il piacere sale violento, bruciante, facendomi piegare la testa all'indietro con un respiro spezzato.

Craac.

Un suono secco, inconfondibile. Il legno di un gradino delle scale che cede sotto un peso. Mi ghiaccio all'istante. Ogni muscolo del mio corpo diventa di pietra. «Giulia,» sibilo a denti stretti, tirandole leggermente i capelli per fermarla. Lei si stacca appena, con le labbra bagnate e il fiato corto. «Che c'è?» «Zitta.»

Un secondo scricchiolio, più vicino. Il fruscio leggero di una vestaglia contro il muro. Qualcuno sta scendendo al piano terra. Gli occhi di Giulia si spalancano nel buio. Il panico le cancella ogni traccia di eccitazione dal volto. «Cazzo.Mamma,» sussurra, pulendosi frettolosamente la bocca con il dorso della mano.

Parte una sequenza frenetica, degna della peggiore commedia degli equivoci, ma con il cuore che ci batte a duecento all'ora. Giulia salta giù dal bancone a piedi nudi, senza fare il minimo rumore. Vorrebbe scappare in soggiorno, ma l'ingresso della cucina è esattamente di fronte alla rampa delle scale: se mette il naso fuori adesso, si scontrerà frontalmente con sua madre. Mi guarda terrorizzata, cercando una via di fuga. Le indico con un gesto disperato della mano la porticina a soffietto del piccolo ripostiglio delle scope, proprio nell'angolo in fondo alla cucina.

Giulia non se lo fa ripetere: si fionda là dentro come un'ombra, tirandosi dietro l'anta e lasciandola socchiusa di un solo millimetro per non fare scattare la serratura. Io rimango piantato in mezzo alla cucina, completamente solo. Con le mani che tremano, tiro su di scatto i boxer e i pantaloni della tuta. Ma c'è un problema gigantesco: il tessuto grigio è leggerissimo e il mio cazzo, fino a tre secondi fa nella gola di Giulia, è ancora in piena, furiosa erezione. Non c'è verso di nasconderlo. E come se non bastasse, voltandomi verso il lavandino per fingere una parvenza di normalità, realizzo con orrore che il telefono di Carmela è rimasto esattamente lì dove l'avevo posato io: al centro dell'isola, lontano dal caricabatterie.

Click. La luce del corridoio si accende, proiettando un rettangolo luminoso sul pavimento della cucina. Carmela compare sulla soglia. Indossa una vestaglia scura chiusa fino al collo, i capelli sciolti sulle spalle. Quando mi vede, si blocca di colpo.

«Francesco?» Mi giro un po' troppo velocemente, quasi inciampando nei miei stessi piedi. «Carmela!» Lei sbatte le palpebre, confusa. «Che ci fai ancora sveglio a quest'ora?» «Io... avevo sete. Sono sceso a bere un goccio d'acqua,» sparo a raffica, con la voce di un'ottava più alta del normale.

Gli occhi scuri di Carmela scivolano lungo il bancone. Si posano sui due bicchieri rimasti in giro e, subito dopo, sul suo telefono spostato al centro del marmo. Alza lentamente lo sguardo su di me. «Da solo?» Percepisco immediatamente quanto sia patetica e debole la mia spiegazione. Sento il sudore freddo sulla schiena, sapendo che a due metri da noi,chiusa tra l'aspirapolvere e i detersivi, Giulia sta trattenendo il respiro.

Carmela fa un passo dentro la cucina, avvicinandosi a me. Io provo disperatamente ad assumere una postura rilassata,incrociando le braccia, poi sciogliendole, tirando nervosamente verso il basso l'orlo della maglietta e sistemandomi la fascia elastica dei pantaloni. Ma è del tutto inutile. Carmela mi guarda, perplessa, per chiedermi spiegazioni. Poi,inevitabilmente, seguendo il movimento goffo delle mie mani, il suo sguardo cade verso il basso.

Si ferma. Sotto il cotone sottile della tuta grigia, la mia erezione è palese, dura, spudoratamente visibile, puntata in avanti senza alcuna possibilità di equivoco. Carmela rimane immobile a un metro da me. Le parole le muoiono sulle labbra, gli occhi fissi su quel dettaglio impossibile da ignorare, mentre nel silenzio irreale della cucina nessuno dei due ha il coraggio di fiatare.

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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