La nuora porcella. Vol. I

Capitolo 10 - Qualità nascoste!

Coraggio, amica mia, guarda che splendida sorpresa c'è da scoprire!

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pennabianca

1 ora fa

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«Amore mio, spero vivamente che, con il tempo, diventi saggio come lui e ti prometto che non avrò nulla in contrario se tu, ogni tanto, sentirai il bisogno di stare fra le sue braccia. Posso esser geloso del mondo intero, ma non di lui che, con il suo aiuto, ha trasformato il nostro rapporto in qualcosa di unico, speciale, e aggiungo che vorrei chiederti di diventar mia moglie!»
Simona lo guarda con occhi pieni di gioia, poi si gira verso di me, che gli sorrido ed annuisco, ed allora lo bacia ed abbraccia e gli risponde che sarà orgogliosa di diventar quanto prima sua moglie! Si rivestono e se ne vanno felici ed io mi sento soddisfatto di come sono andate le cose. Mi faccio una doccia e torno al mio lavoro. Il resto della settimana sono molto preso dal lavoro che ci impegna particolarmente, perché la strada che dobbiamo realizzare interessa un punto particolarmente impervio e la popolazione del piccolo paese, che ne usufruirà, è stata martoriata dal terremoto e, quindi, tutti i nostri sforzi sono tesi a soddisfare questa loro esigenza di vita. Quasi ogni mattina, ho sentito mia figlia e, in una di queste volte, sottovoce mi ha sussurrato che gli manco. Le ho detto di non scherzare e lei mi ha detto semplicemente che con Marco la vita è stupenda, il sesso è molto appagante, ma, anche stare solo semplicemente stretta fra le mie braccia non ha prezzo.
Il giovedì mattina mi fa una richiesta un po' particolare.

«Papà, mi servirebbe una cortesia: dovresti passare dalla signora Stefania. Hai presente quella signora alta, dai capelli grigi a caschetto, che ha provveduto a tutti gli addobbi floreali? Ieri sera, mentre stavamo cenando io e Marco, ci siamo resi conto che è l'unica persona che non abbiamo ancora pagato. Abbiamo fatto il bonifico a tutti, ma ci siamo accorti che non lo abbiamo fatto a lei, perché non siamo in possesso del suo IBAN. Abbiamo anche provato a chiamarla, ma non ci ha mai risposto, quindi ti sarei grato se trovi un attimo di tempo per passar da lei e farti dare le coordinate bancarie giuste, affinché possiamo provvedere a farle il bonifico a saldo del suo lavoro.»
La assicuro che provvederò immediatamente, in quanto, proprio quella mattina dovrò recarmi in giro per la città per delle commissioni necessarie al mio lavoro e, quindi, non mi sarà difficile passare anche dalla fioraia. Svolgo rapidamente le mie commissioni e, quando raggiungo il negozio, ho una gradevole sorpresa: dentro ci trovo anche Marina!
«Buongiorno Marina e buongiorno signora Stefania; son passato perché mia figlia mi ha detto che, controllando le varie spese del loro matrimonio, si è accorta di non aver provveduto a saldare il suo conto.»
Le due donne si danno una simpatica occhiata, poi è Marina che mi svela l'arcano.
«Accidenti, quanto è cocciuto mio figlio! Gli ho ribadito più volte che agli addobbi floreali avrei provveduto io come regalo, ma non c'è modo di farglielo capire, perché lui insiste nel dire che questo potrebbe offenderti, in quanto anche tu avresti potuto far loro un simile regalo.»
La guardo e mi rendo conto che, mentre parla, ha ripetutamente incrociato gli occhi di Stefania che, indugiavano di continuo su di me. Osservo questa bella signora che, anche se indossa semplicemente dei jeans ed una t-shirt, è munita di un bel corpo snello, con un seno non troppo grosso, forse, al massimo, di una terza misura, fianchi stretti ed un bel culetto a mandolino, che sicuramente culmina al termine di cosce ben sode e tornite. Anche lei, come Marina, sembra non voler essere appariscente, anche se son convinto che, con un abbigliamento un po' più provocante, entrambe farebbero la loro porca figura!

«Cara Marina, se non vogliamo far un torto ai nostri ragazzi, l'unica soluzione sarebbe quella di divider la spesa tra me e te, così sarà un regalo congiunto e non avranno nulla da ridire!»
Stefania sorride sorniona e, guardando Marina, concorda con me sulla opzione di dividere a metà.
«Devo ammettere, amica mia, che hai proprio ragione; questo distinto signore è un bell'uomo dallo spirito e dalla battuta subito pronta. Credo ti convenga accettare, anche perché son convinta che ora che ha scoperto le tue intenzioni, sicuramente non ti permetterà di portarle a termine.»
Marina alza le braccia e allora Stefania chiude la porta del negozio; ci invita a seguirla nel retrobottega, dove c'è un piccolo ufficio e, seduta alla scrivania, prende un elenco di tutto ciò che è stato utilizzato come addobbo floreale, ma io taglio corto.
«Stefania, io di lei mi fido! Non è necessario che lei mi elenchi tutto ciò che è servito per addobbare sia la chiesa che il ristorante, perché ritengo sia stato fatto un ottimo lavoro e, quindi, per quanto mi riguarda, mi deve solo dire quanto devo.»
Anche Marina ribadisce lo stesso concetto e, a questo punto, lei divide l'intera somma a metà, che ciascuno di noi paga. Anche in questo caso Stefania continua a stuzzicarmi.
«Lo sa che lei è davvero un bell'elemento! Sono poche le persone che hanno una classe come lei, che sanno apprezzare un buon lavoro e, soprattutto, non si mettono a mercanteggiare sul prezzo. Mia cara amica, il tuo consuocero è veramente un gran signore!»
Marina mi guarda e, giocando un po' sul doppio senso, le risponde:
«Cara amica mia, hai perfettamente ragione! Oltre che esser un uomo di classe, è un bel maschio, che possiede delle virtù nascoste che, come vedi, quando emergono rendono molto piacevole la sua compagnia!»
Le due donne si scambiano un'occhiata di intesa ed io non posso non ribadire.
«Quando sono in presenza di due belle donne, esser galante ed educato mi sembra il minimo indispensabile; quanto alle virtù nascoste credo che anche voi due ne abbiate molte che invogliano a scoprirle. È molto che siete amiche?»

Stefania guarda Marina, poi, sorridendo, risponde:
«Marina, vuoi risponder tu o lo faccio io?»
Lei sorride ed invita l'amica a proseguire nel suo discorso.
«Paolo, permetti che ti dia del tu. Devi sapere che la nostra amicizia risale a tanto tempo fa, quando si era alle scuole superiori. Un giorno, nel corridoio, ci siamo azzuffate, prese a schiaffi e tirarci i capelli, come due pazze scatenate. Non guardarmi con quell'aria stupita: stavamo litigando per un ragazzo che faceva di tutto per prenderci entrambe in giro. Diceva di amare lei, però corteggiava me. Naturalmente quando stava con me, per indispettirmi, diceva che lei gli concedeva sempre qualcosa di più ed io, per non esser da meno, mi mostravo disposta a non negargli nulla. Un giorno, stufa di averla come rivale, l'ho affrontata nel corridoio della scuola e l'ho presa a schiaffi davanti a tutti. Lei naturalmente ha reagito e due bidelli hanno dovuto faticare molto, per far smettere la nostra zuffa. Siamo finite davanti alla preside, una tipetta non troppo alta, ma dal carattere forte e duro come la roccia. Ha voluto sapere per qual motivo ci eravamo azzuffate e, quando ha scoperto che litigavamo per un ragazzo, ci ha messo in riga tutt'e due! Ci ha fatto capire quanto eravamo stupide a litigare per lui, che giocava a metterci l'una contro l'altra, per poter tranquillamente entrare tra le nostre cosce e fare i suoi porci comodi. In quel momento abbiamo aperto gli occhi e, il giorno dopo, nel cortile della scuola, davanti a tutte le altre ragazze della scuola, lo abbiamo svergognato e mandato al diavolo, dicendogli che era solo un povero stupido se sperava di poterci mettere l'una contro l'altra per ottenere il suo sporco comodo! Così è nata la nostra amicizia!»
Guardo Marina che annuisce ed aggiunge che la loro amicizia si è rinsaldata al punto da far da testimoni ai rispettivi matrimoni; allo stato Stefania è priva del marito perché defunto, ma lei ed Antonio sono stati i testimoni di Stefania, quando si sposò. Le osservo entrambe e noto, dai loro sguardi, che la loro complicità è davvero forte, così decido di giocare un po' con loro.
«Visto e considerato che abbiamo raggiunto una perfetta intesa sul piano economico, mi piacerebbe offrire ad entrambe un buon caffè!»
Stefania guarda Marina, che annuisce e subito ci invita a seguirla oltre una porta. Facciamo un breve corridoio e entriamo in un piccolo appartamento, posto proprio nel retro del negozio.

«Su, accomodatevi, mentre preparo il caffè.»
Mentre lei si allontana per preparare la profumata bevanda, Marina mi si avvicina e mi dice che, tutto sommato, sarebbe bello cenare insieme per far il punto su come si è svolto questo matrimonio. Mentre ci offre il caffè, è proprio Stefania che ci invita entrambi.
«Perché non venite qui domani sera, entrambi, visto e considerato che mio figlio, con la sua fidanzata, parte domani mattina per il weekend, che passerà con i suoi amici in barca, fino a domenica e, se non sbaglio, Antonio il venerdì va a giocare a bocce, quindi, mia cara amica, direi che è la serata giusta per una cenetta tra amici, senza dar troppo nell'occhio.»
Il suo tono di voce molto allusivo e quel suo “senza dar troppo nell'occhio“, mi intriga molto e, nello stesso tempo, vedo Marina che già si lecca le labbra, così, dopo aver sorseggiato il caffè, ripone la tazzina, prende la sua amica e la conduce davanti a me.
«Paolo, come avrai capito, la mia amica è molto interessata a scoprire quali sono certe tue doti nascoste, che io ho imparato a conoscere bene, quindi, per farle capire che, invitandoti a cena, potrebbe far una delle sue scelte più importanti della sua vita, vorrei che tu, adesso, per un attimo, le dessi una bella dimostrazione di quanto sia esponenziale una di queste tue virtù nascoste.»
Entrambe mi guardano ed io ho intuito Il loro gioco, così, senza dir nulla, slaccio la cintura dei miei pantaloni e subito Marina fa abbassare Stefania davanti a me.
«Coraggio, amica mia, guarda che splendida sorpresa c'è da scoprire.»
Stefania infila la mano dentro e quando impugna il mio membro, vedo i suoi occhi straniti e, poi, quando lo tira fuori, rimane quasi a bocca aperta.
«Accidenti, che magnifico gioiello! Non stavi dicendo bugie, quando mi avevi detto che era ben messo! Caspita, questo è proprio un bel cazzone!»
Senza nessuna esitazione, apre la bocca e comincia a lavorarne la punta con la lingua. Scorre con la bocca lungo tutto l'asta e intanto Marina ha provveduto ad abbassare pantaloni e slip fino alle caviglie, così lei si trova davanti anche le mie grosse palle, che subito ricevono le attenzioni da parte sua. Me le accarezza, le lecca e le succhia, per poi tornare a leccare l'asta, fino alla punta. Lo bagna per bene, poi spalanca la bocca e, senza nessuna esitazione, se lo infila giù tutto, fin in gola. Schiaccia volutamente il suo viso contro il mio corpo per prenderne in bocca il più possibile e sento Marina che la incita a farmi godere.
«Brava, Stefy, fa sentire al nostro amico che gran bocchinara sei! Ammetto che, fra noi due, tu, in questo gioco, hai una marcia in più!»
Mentre parla è vicino a me ed io le metto una mano dietro la nuca e la tiro verso di me, cosicché le nostre bocche si uniscono in un bacio molto appassionato e focoso. Limoniamo, mentre Stefania continua a succhiarmi l'uccello in maniera incredibile e poi, quando Marina si stacca da me, la spingo in basso e, un attimo dopo, mi ritrovo con due bocche di troie scatenate, che mi lavorano il cazzo in maniera superba. Vorrei prolungare il più possibile il piacere che sto provando, ma purtroppo ho ancora delle esigenze cui provvedere, per cui le invito a completare l'opera.
«Sentir le vostre bocche sul mio uccello, mi fa impazzire, ma, purtroppo non ho molto tempo, quindi, se volete la mia crema, dovete sbrigarvi, altrimenti è preferibile lasciar il gioco in sospeso, per riprenderlo domani sera.»
È Stefania che guarda Marina e poi mi risponde decisa.
«Mai! Non ho mai lasciato una pompa a metà e non sarà con te che inizierò! Rilassati pure e regalaci una bella sborrata ricca ed abbondante! Dai, bel maschione, facci sentire il sapore della tua crema.»
Me lo succhia in maniera superba e, poco dopo, la informo che son pronto a riempirle la bocca.
«Brava, continua così! Ancora un attimo e poi ti inondo la bocca!»

 

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