«Figa se te la tiri, neanche ce l’avessi d’oro…»
«Potresti essere un po’ più…» la ragazza fa una smorfia come se ci stesse pensando, «…gentile ed educato.»
Lui appoggia le mani sul tavolo e si sporge su Lisa, sovrastandola. «Sei solo una zoccola come tutte le altre, ma ti comporti come se fossi una cazzo di principessa della Disney.» Si solleva. «Adesso vado a trovarne una che fa meno la rompicoglioni e si fa fottere, ma questa notte, quando non ci vede nessuno, se ti incontro, ti spalmo contro un muro e ti scopo fino a lasciarti a terra svenuta.» Si afferra di nuovo il pacco e lo sbatte su e giù. Un forte odore di eccitazione si solleva nell’aria.
Mi passo una mano sui capelli, la mia voce è un pigolio. Il buco del culo mi si serra come se stessi per farmela addosso. «Beh, se vuoi scopare qual—»
Achille si volta e si allontana verso un gruppo di ragazze dall’altra parte della terrazza. «Ehi, Claudia, bella fregna! Lo vuoi vedere un palo della luce?»
Le quattro ragazze si girano verso di lui e sghignazzano, portandosi le mani alle bocche. Forse una di quelle non è disposta a corrergli dietro in una stanza da letto. O anche in un gabinetto per farsi scopare da lui.
Lisa lo osserva fino a quando non ha messo un braccio sulle spalle di una delle ragazze e non si è diretto verso la porta del ristorante. Mia cugina si volta verso di me e manda giù un altro sorso di birra. Non sembra dispiaciuta di farsi sfuggire Achille.
«Scu… scusa, Lisa, ma non ti piace…» e indico il ragazzo con un cenno del capo.
Lei appoggia la bottiglia sul tavolo, producendo un suono sordo. Si passa una mano sulla bocca. «Oh, certo che mi piace.» La lingua le compare per un lampo tra le labbra. «Mi fa bagnare tutte le volte che lo vedo, ma voglio fargliela sudare, la mia figa, non come fa Claudia.»
Mi sporgo in avanti sulla sedia. «Beh, ma se lui viene a chiederti di…»
Lei si appoggia allo schienale. «Non devi darla via così, come se niente fosse, Manu. Devi capire questa cosa.» Stringe le braccia sotto il grosso seno. I geni migliori sono nel suo ramo della famiglia… «I ragazzi non devono vederti come una facile, ma devi apparire ai loro occhi come una che vuole essere trattata come una persona che merita rispetto. Non devono considerarti una che la dà via come se niente fosse.»
La metti facile, tu: hai la fila…
Mi mordo le labbra. «Ma allora, non hai intenzione di scoparti Achille?»
Lei ride. «Certo che voglio portarmelo a letto, e prima di domani mattina.» Sorride, gli occhi le brillano, e questa volta non solo per l’alcool. «Entro l’alba lo voglio dentro di me che mi riempie di sborra. Ah!» Prende dalla tasca il telefono e ci traffica un attimo. Me lo tende. «Hai presente le foto che diceva?»
Prendo il Galaxy di mia cugina, sullo schermo compare una serie di album di Google Foto: “A”, “Ch”, “E.N.”, “F1”, “F2”, ognuno con la miniatura bianca.
Lisa si appoggia con un gomito sul tavolo e mette la mano davanti alla bocca. La voce si abbassa. «Apri la prima, quella che si chiama “A”.»
Lo faccio. Lo schermo del telefono si riempie di miniature di un cazzo in erezione. È quello di Achille! Sono le foto che manda a Lisa… e che lei salva per masturbarsi contemplandole. L’immagine di mia cugina, nuda - i grossi seni e la pancia piatta, il culo sodo e le gambe aperte, due dita che strimpellano il clitoride, lei che chiude gli occhi e stringe i denti per l’orgasmo – che tiene in mano il telefono con la foto di Achille mi riempie la mente. Il fiato mi si fa veloce e breve.
Apro un’immagine: è un grosso e lungo cazzo dritto, visto dall’alto, con una voluminosa cappella rosa. La mano che lo stringe non ne tiene nemmeno la metà… Deglutisco, il fiato mi si mozza, un forte prurito scaturisce dalle mie cosce. Fermo il pollice a pochi millimetri dall’icona “condividi” per spedirne una copia sul mio telefono…
Lisa allunga la mano per riprendere il Galaxy. Io fisso l’immagine per stamparmela nella memoria. Cosa darei per una nerchia simile che mi scopa fino a farmi perdere la voce…
Restituisco – controvoglia – il telefono. Un pensiero mi attraversa la mente. «Gli altri album… anche quelli sono foto di…»
Mia cugina annuisce. «Tu non salvi le foto dei cazzi che ti mandano? Almeno i più belli, intendo.»
Trattengo una smorfia di dolore: i miei album sono pieni di cagnolini glitterati dei buongiornissimi che mi manda la zia Erminia. «Potresti avere chiunque, qui attorno…»
Lisa solleva le spalle. «Non mi interessano, non sono al mio livello.» Lascia vagare lo sguardo sulla piccola folla attorno a noi, diciottenni e qualche ripetente che deve fare gli esami di maturità tra nove giorni. «Sono tutti delle mezzeseghe, nessuno che valga la pena.» Indica con un cenno del capo Mario che sta parlando con Gina, la quale gli sorride come se avesse di fronte Chris Hemsworth. «Quello è solo un montato, che si crede chissà chi… Antonio, che ci prova tutta la sera a farsi vedere perché è il figlio dei proprietari del bar, è un altro coglione che non vale il tempo di salutarlo.»
Giuseppe esce dalla porta con una nuova bottiglia piena di liquido trasparente in una mano e dei bicchieri nell’altra.
«Ma ecco il mio vero amico.» Lisa si mette seduta meglio, sorridendo al ragazzo. Mette bene in vista il seno, che Giuseppe contempla per tutto il tragitto fino al tavolo e appoggia la bottiglia e la pila di bicchieri sul tavolo.
«Questo ti piacerà, Lisa. Grappa Vecchia Cantina di Caregan.» Il ragazzo svita il tappo e prende un bicchiere dalla pila. Ne versa una dose tale da riempirlo per metà. «Gusto di pere.»
La ragazza ride e solleva le tette con le mani. «L’hai scelto in onore di queste, eh?»
Giuseppe sogghigna e le pone il bicchiere davanti. «Dai, assaggia.»
Lisa prende il bicchiere e lo svuota in un sorso. Strizza gli occhi e prende una boccata d’aria. «Cazzo, è forte!»
Lui legge l’etichetta su cui compare il disegno di un ramo con delle pere e dietro un alambicco su una carta seppiata come se fosse stato stampato con una macchina a pressa invece di una stampante laser industriale. «49.5% vol. Sì, non è male.»
Mia cugina riempie per metà il bicchiere. «Però è davvero buono…»
Faccio una smorfia. «Forse è meglio se ci vai un po’ calma…»
Lisa si ferma con il bicchiere a qualche centimetro dalle labbra. Mi fulmina con lo sguardo. «Ho già due genitori che mi rompono i coglioni, Manu: non ne ho bisogno di un terzo.»
Giuseppe mi scaglia un’occhiataccia. «Ben detto.»
Lisa inclina la testa all’indietro e manda giù.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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