La mia cugina ubriaca

Capitolo 4 - Mia cugina è uno sborratoio

Mi tocca intervenire per salvare la situazione.

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«Che schifo che l’hanno lasciata, ‘sta stronza… Ha sborra dappertutto, come faccio a fottermela?»

Una voce maschile mi fa aprire gli occhi. La falce di luna è ancora nello stesso punto del cielo, devo essermi appisolata qualche secondo. Un’ombra è accanto a Lisa e la sta guardando con una smorfia di disgusto sul volto.

È Achille! Il cuore mi balza in gola! Afferro i pantaloncini e li sollevo.

Lui alza lo sguardo verso di me al suono del tessuto che si muove. «Chi cazzo c’è lì?»

Mi manca il fiato. Devo… devo rispondere? «Sono Manuela.»

«Ah, la cugina cozza di questa zoccola, giusto?» Lui mi cerca nel buio. Sogghigna. «Sei riuscita a farti fare una gang bang anche tu?»

Mi mordo le labbra. «No… io ero…»

Lisa si volta su un fianco, mette la testa su un braccio e inizia a russare. Le grosse tette sono macchiate di bianco, l’inguine depilato è messo anche peggio.

Achille scuote la testa.  «Da sobria se la tira come se ce l’avesse d’oro, la zoccola, ma appena sbevazza si la dà via come il pane..» Mette le mani in tasca. «Andrò a scoparmene un’altra.»

Un brivido mi corre lungo la schiena. Lui è così vicino, arrapato… io… «Aspetta, Achille!»

Lui volta la testa verso di me. «Che cazzo vuoi?»

Deglutisco, la mente è un subbuglio di idee oscurate dalla paura di un “no”.  «Io… pensavo che…»

«Muoviti, che mi sta diventando moscio! Non voglio perdermi il pensiero di quella troia nuda dalla mente prima di fotterne un’altra.»

Inspiro. «Sì… perché… perché non scopi me?»

Lui esplode in una risata. «Ma ti sei vista? Posso avere tutte quelle che voglio, e dovrei ridurmi a sbattermi te?»

Il cuore mi batte nelle orecchie. «È buio, Achille. Non mi vedresti. Mi metto accanto a mia cugina, tu scopi me e intanto le palpi le tette e il culo…» Davvero ho detto qualcosa di simile? Le budella mi si stanno sciogliendo. 

Achille resta con le mani in tasca e fissa Lisa. Si inginocchia accanto a lei, le mette una mano sulla spalla e la gira supina. Le braccia della ragazza si aprono e una gamba rimane chiusa al ginocchio, spalancandosi. Lui le artiglia le tette, gliele discosta, le muove su e giù.

Si alza in piedi. «Vaffanculo… Va bene.»

Il viso mi si scalda. «Da… davvero?

«Mettiti qui accanto,» Achille indica un punto a fianco a Lisa, sul plaid, «ma non devi dire una parola e…» la sua voce si fa più dura, «…che nessuno sappia che ti ho scopata, ok?»

Balzo in piedi. «Sì!»

«Allora abbassati i pantaloni e mettiti a terra.»

Lo faccio, i pantaloncini e gli slip mi finiscono alle caviglie, e mi sdraio accanto a Lisa. Lei respira con un vago russare. L’odore di sborra che emana è tanto forte da essere una sensazione fisica, quasi copre il fetore di alcool.

Achille è sopra di me, si abbassa i pantaloni e tira fuori il cazzo dagli slip. Sgrano gli occhi: nella poca luce proiettata dalla luna, è grosso come nelle foto. Sbuffa con il naso. «Che situazione di merda…» Si inginocchia tra le mie gambe.

Apro le cosce. «Cosa vuoi? La figa o il c—»

«Ho detto che devi stare zitta, troia! Non distrarmi o...» La punta della sua cappella sfiora le labbra della mia passera.

Mi metto una mano sulla bocca. Non voglio rischiare che cambi idea!

Achille appoggia il glande nella mia figa, lo fa scivolare fino all’imbocco della vagina e spinge. La cappella mi spalanca, entra con forza. Apro la bocca cercando di respirare ma il fiato mi si blocca in gola, come se il cazzo mi fermasse i polmoni. Arcuo la schiena, stringo il plaid tra le mani, è troppo grande per la mia figa… Nessun mio dildo è mai stato così grosso, mi ha riempita fino a questo punto. È come avere un braccio che si muove nella figa, è ancora bagnata per il ditalino di prima o la cosa potrebbe essere peggiore.

Lui si inclina in avanti e afferra le bocce di mia cugina, la sua bocca si apre in un ghigno di soddisfazione. «Cazzo, che tette grosse!» Dalle sue dita cola la sborra di Mario, stringe i seni artigliandoli, li separa, li muove su e giù.

Achille spinge il bacino indietro, il mio respiro ha un tremito, sto per vomitare. Le pareti della figa crollano quando lascia il vuot— Spinge, ho la cappella in gola, mi soffoca.

«Cazzo, sì, troia!» Muove indietro, affonda, il mio corpo si spinge avanti. Cazzo…

Lui si abbassa sul corpo di Lisa, cala la testa, il ciuffo ossigenato è una cometa argentea che cade sul petto della ragazza, si mette in bocca un capezzolo con un forte suono di risucchio. «Mhm! Mhmmmm!»

La testa mi gira, un’ondata di calore esce da mio corpo sottoforma di gocce di sudore. L’alcool – i pochi sorsi che ho ingoiato – sciaborda nel mio stomaco sotto i colpi di Achille. Smorzo un gemito che mi sta sfuggendo. Infilo una mano sotto la maglietta e mi palpo un seno: è duro al punto da dolermi, il capezzolo si muove contro il tessuto della maglietta che sembra una grattugia.

Delle dita mi toccano il collo, me lo stringono. Achille tiene in una mano la tetta di Lisa, nell’altra la mia gola. Sbatte contro il mio inguine, il suo cazzo grosso come un braccio mi devasta. Ringhia. «Sei la mia troia, vero che sei la mia troia?»

«Sì, sono la tua troia, amore mio,» sussurro a occhi chiusi. Sono la tua schiava sessuale, sono la tua sottomessa, fottimi ogni buco, distruggimi, voglio il tuo cazzo e le tue mani ovunque!

La mano libera mi afferra il clitoride incandescente, una scudisciata di dolore ardente mi taglia il costato e l’inguine. Mi lecco le dita con la lingua e le bagno e torno a menarmelo. È un piccolo cazzo eretto fuori dalla mia figa, è come toccare una ferita, ogni sfioro è piacere che mi sconquassa, mi arcua la schiena, mi stordisce fino alla confusione. Non posso smettere, sto superando le terre di piacere che conosco e mi getto verso lande sconosciute, in una nebbia nera di ignoto e straniamento, inciampo in un gemito, cado e rotolo in uno stordimento, mi manca il fiato, la mente è piena di un brusio silenzioso.

Il cazzo è il legno che attizza il fuoco della mia libido, una fiammata mi brucia, un grido si alza dalla mia gola.

«Godi, zoccola, godi!»

La schiena mi si solleva, la mano sulla gola mi tiene a terra, uno tsunami di piacere mi assale, risale il mio corpo, mi distrugge la mente, erompe dalla mia bocca.

Le ossa delle mie gambe si stanno per spezzare, i polmoni sono prossimi a esplodere, la mia coscienza si spegne.

Muoio.

Inspiro a fondo, l’odore acido dell’arrapamento mi soffoca, il sudore mi graffia le narici.

Achille pianta fino in fondo alla figa il suo maestoso cazzo e si blocca. «Lisa… cazzo-Lisa-sì!». Artiglia la tetta con tale forza che mia cugina geme, il fiato mi si mozza sotto la stretta delle sue dita. Lui si irrigidisce sopra di me, emette uno strillo e viene. Un litro di sborra bollente esplode nella mia passera, mi riempie. Mi soffoca.

Il ragazzo ansima, le gocce di sudore che colano sulla sua fronte brillano alla luce della luna. Apre la bocca e sospira. Mette le mani affianco al mio corpo, si dà una spinta e si alza in piedi. Il cazzo scivola fuori dal mio sesso, lasciandolo vuoto come un tappo di sughero che salta via dal collo di una bottiglia. Fiotti di sborra calda e collosa sboccano dalla figa bagnandomi il perineo.

Respiro a pieni polmoni, la testa che mi gira per l’orgasmo. Gocce di sborra mi piovono addosso dalla cappella. Stringo gli occhi sull’adone che mi ha appena fatto provare la sensazione migliore della mia esistenza. «Grazie, Achi—»

Lui solleva un dito davanti alle sue labbra. «Ti ho detto che devi stare zitta, zoccola!» Il dito lo punta contro di me. «E non permetterti di dire in giro che ti ho scopata.»

Lisa emette un gemito. «Fate silenzio… mi scoppia la testa…» Si gira su un fianco e mi mostra il culo.

Achille rimette nei pantaloni il suo cazzo. «Io non sono mai stato qui, siamo intesi.»

Annuisco, mi rendo conto che non può vedermi nel buio. «Sì, lo prometto.»

«Bene. Adesso me ne vado che non voglio rischiare che qualcuno mi becchi qui con due merde come voi.»

«Dici che verrà ancora qualcuno?»

Lui mi punta di nuovo il dito. «Ti ho detto…»

Sollevo le mani come a scusarmi.

Achille si gira e se ne va verso la baita.

Lancio un’occhiata a Lisa. Mi avvicino a lei, le infilo una mano sotto il corpo e l’altra la faccio passare sopra. Le stringo le tette. Un fremito crepita nella mia passera. Quanto sono morbide e piacevoli da palpare!

«Se avessi un cazzo, adesso ti scoperei anch’io, stronza…» La bacio sotto la nuca e avvicino la bocca al suo orecchio. «Ah, se eri troppo svenuta per rendertene conto, Achille, che tanto volevi scoparti questa notte, me lo sono trovata dentro io e non te…»

Sorrido e appoggio la testa al plaid, la stanchezza che inizia a farsi sentire. Lascio fluire il fiato fuori dalle labbra. Davvero potrebbe arrivare qualcuno? Volto il capo verso mia cugina. Qualcuno che vuole fotterla anche lui ma ha schifo della sborra che ha addosso? Qualcuno che potrebbe scoparmi mentre palpeggia Lisa, come ha appena fatto Achille?

Mi metto seduta, scalcio via scarpe, pantaloni e mutandine, e mi spingo con le mani fino alla testa di Lisa. Le do un paio di colpetti su una guancia. «Ehi, ci sei?»

«Mhm…» Lisa muove una mano senza nemmeno avvicinarsi a me. «Voglio dormire.»

«Svegliati, stronza.»

Lei geme di nuovo, si gira sulla pancia.

Perfetto. Mi metto con l’inguine contro la sua faccia e le sposto la testa perché la sua bocca sia contro la mia figa. «Leccamela, stronza. Se arriva qualche altro ragazzo a scoparti e ti trova troppo sporca, voglio essere io abbastanza pulita per farmi fottere di nuovo al posto tuo.»

Sì, correre dietro a mia cugina alla festa mi ha fatta davvero scopare, e sono certa che questo è solo l’inizio di una notte indimenticabile.

FINE


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