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Erotika
La figlia che non ti aspetti · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 10 min di lettura

La figlia che non ti aspetti.  Prima parte

Una scoperta d’amore!  Mia figlia mi desidera da sempre!

pennabianca
20 giorni fa · 1.6k letture · 3

Mi chiamo Mario, ho quarantacinque anni e, fino a sei mesi fa, ero sposato con Carla, mia coetanea. Dal nostro matrimonio sono nati due figli, Luca che oggi ha ventiquattro anni e Matilde che ne ha ventidue. Luca, geometra, si è trasferito in una grande città dove lavora per un grosso gruppo che ristruttura aree dismesse, mentre Matilde, due anni fa è stata assunta da una compagnia aerea e fa la hostess, sempre in giro per il mondo. Ha trovato casa e vive nelle vicinanze dell’aeroporto così da avere una più libertà di movimento quando non lavora. Dopo la partenza dei ragazzi, la nostra vita coniugale è cambiata radicalmente. Per noi due è stato come se, d’improvviso, il non dover più accudire i ragazzi abbia rappresentato il traguardo della nostra unione, come se il nostro vivere assieme non avesse più senso. Abbiamo continuato a vivere sotto lo stesso tetto come due persone legate dalla sola abitudine: lei, addirittura, adducendo come motivo di maggior comodità, è andata a dormire nella camera lasciata libera da Luca e questo, ovviamente, ha dato, se mai ce ne fosse stato bisogno, il colpo di grazia alla nostra sessualità. Già da diverso tempo era scomparsa ogni semplice forma d’affetto, ma ora, di rapporti sessuali, neanche a parlarne. Eravamo diventate due persone che si aiutano l'un l'altra in caso di bisogno, ma, per il resto, due perfetti estranei. Venticinque anni di matrimonio, più tre da fidanzati, erano svaniti nel nulla. La nostra era stata un'esistenza sempre di corsa, sia per il lavoro, io impiegato di banca, oggi vice direttore, lei prima impiegata, oggi direttrice di un ufficio postale. Sempre a correre fra scuola, dopo scuola, palestre, piscina e tutte quelle attività che si pongono in essere per coniugare insieme lavoro e figli. Poi, d'un tratto, ci siam trovati soli, due estranei con tanto tempo libero, ma senza aver modo d’impiegarlo insieme: una tragedia! Sessualmente parlando, la nostra vita era stata come tante altre: all’inizio bella, scopavamo come ricci, in ogni occasione e con reciproco ardore. Lei, una donna calda e molto sensuale, dal bel corpo giunonico, ma non grasso, quarta di seno, bel culo abbondantemente sfondato ed abile succhiatrice. Una donna piacevole che, quando si mette "in tiro” fa la sua porca figura. Io, di statura media, né grasso né magro, anche se non pratico sport, capelli cortissimi, quasi a zero perché li perdo e, sessualmente parlando, un bel porco. Lei mi ha sempre soddisfatto nella ricerca del piacere, senza mai negarmi nulla: bocca, culo e fica, sempre a disposizione. Poi, man mano, la fretta, i problemi, la carriera, il mio lavoro, il suo, i figli e chi più ne ha più ne metta, ti fanno passare venticinque anni e ti ritrovi a chiederti quando è stato che hai fatto con lei l’ultima scopata? Scopri che risale a quasi due anni prima, quando, dopo una settimana che Luca se n'era andato, ti sei ritrovato solo in casa con lei e ci hai provato. La vogliamo dire tutta? Lei supina, a cosce aperte, quasi immobile, che si lascia montare passivamente, mentre ti domandi se una bambola di gomma non fosse stata più divertente. Cosi poi, lasci perdere, non la cerchi più e non le chiedi nemmeno la reale motivazione. Non te ne frega nulla e quando non resisti più, paghi, una puttana e dai sfogo, almeno con rinnovato gusto, alla tua voglia. Che lei faccia lo stesso? Non te ne importa più di tanto. Poi, sei mesi fa, mi dice che vuole separarsi, ha ricevuto un nuovo incarico e si trasferisce nella città dove vive Luca, ma tu nemmeno ci fai caso, ti ritrovi una sera dentro una casa enorme, nel più assordante silenzio che mai le tue orecchie abbiano dovuto sopportare. Passano i giorni, le settimane e la tua vita scorre nella monotonia più assoluta. Una sera ti chiama tua figlia. Generalmente lo fa almeno una volta a settimana, dopo la separazione, mentre tuo figlio lo senti, solo se lo chiami tu e ti dice che vuole parlare con te, che ti sente troppo triste. Per anni sei stato sempre in conflitto con lei, specie da piccola, quando a te sembrava fosse una bambina dai capricci facili. Quando è cresciuta, ti sei reso conto che le volevi un bene dell’anima per due motivi: uno perché era solare, dolcissima, specie con te e tu avevi paura che qualche bastardo ne approfittasse, ma l’altro motivo era evidente; l’adoravi perché, a vederla donna, era come ritrovarti sua madre da giovane fra le braccia, bella, dolce, sensuale! Una copia esatta di quella donna che tu hai amato e che ora nemmeno ti degna di uno sguardo. Sei stato felice dei risultati da lei conseguiti, la sua tenacia ha sempre ricevuto la tua ammirazione. A scuola, sempre la migliore e poi il lavoro, che lei ha desiderato e voluto ad ogni costo e, quando se n'è andata, sei stato felice, ma anche tanto triste: ora la tua piccolina aveva spiccato il volo e per te, alla fine, era giusto così, ne eri orgoglioso. Per un momento resti in silenzio, la lasci parlare, poi cerchi di consolarla, tu sai cosa prova e, in fine, lei ti fa una proposta che ti va di accettare.


«Papà, che ne dici di venirmi a trovare? Tre giorni, io e te, tanto per farti ritrovare un po’ di serenità. Ti sento troppo triste e solo. Ho affittato una nuova casa e tu non l’hai nemmeno vista: sono già sei mesi che non ti vedo. Mi manca tanto la tua compagnia, i tuoi abbracci, il tuo sostegno che non mi è mai mancato: quando ne avevo bisogno, nei momenti più duri, tu c’eri sempre. Dai, papà, organizzo tutto io, dimmi di sì.»


Accetti e, due sere dopo, ti richiama.


«Tutto, organizzato! Giovedì lavoro di mattina e sono a casa alle 12.00, poi avremo tre giorni tutti per noi; quindi tu prendi un treno e vieni da me. Tre giorni, io e te da soli!»


Te lo comunica con una voce piena di entusiasmo. La senti felice, entusiasta della sua iniziativa, che ci tiene proprio tanto ad averti con lei e, a tua volta, non vedi l’ora di esser lì, al suo fianco.


«Allora deciso: giovedì, appena finito di lavorare, prendi il treno e vieni qui da me.»


Come d'accordo, il giovedì successivo prendo il treno e, due ore dopo, la trovo ad attendermi alla stazione. Quando scendo dal treno, lei mi butta le braccia al collo e si stringe a me, quasi fossi il suo fidanzato. Sento il suo corpo aderire al mio, i suoi seni premere contro il torace e mi dà un bacio sulle labbra: per un attimo la cosa mi suscita un lieve turbamento, son sempre un uomo e lei è bellissima. Alta, fisico slanciato, seconda di seno, occhi chiari come i miei e capelli rosso fuoco come la madre, bocca e labbra ben delineate, cosce lunghe e snelle, culetto tondo e ben sodo, fasciato e stretto dentro jeans che sembrano cuciti addosso. Poi mi ricopre il viso con una serie di baci, che destano la curiosità di tutti.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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