«Sì, bravo! Sei arrivato! Non vedevo l’ora! Dai che ci aspetta un taxi e poi una cenetta a casa mia.»
Nel taxi, ascolto la descrizione della nuova casa, rapito dalla sua gioia e dall’entusiasmo generato dalla mia presenza. Giunti a casa sua, scopro che vive al quarto piano di un bellissimo complesso moderno: un mini appartamento dove quasi tutto è mini, il bagno, la cucina, il salotto, solo la camera è il locale più grande ed ha anche una terrazza, che può, sì, ospitare due persone a cena, ma anche quella è mini.
«Ho preso pietanze già pronte. Ti concedo cinque minuti per una doccia, mentre preparo per la cena, poi si mangia. Puoi anche metterti il pigiama, tanto poi si va a nanna, perché questa sera non mi va di uscire.»
Entro in camera da letto, mi spoglio e preparo sul letto un paio di calzoncini corti ed una maglia: il caldo è quasi arrivato, poi m’infilo sotto la doccia. Quando ne esco e torno in camera, me la trovo lì, nuda, quasi di spalle, con addosso solo un micro tanga, tutto infilato fra le chiappe.
«Oddio! Scusa! Non credevo fossi in camera!»
Farfuglio, mentre la guardo con un certo imbarazzo.
«No! Scusa tu! Credevo fossi ancora sotto la doccia; mi son messa comoda anch’io per la cena.»
È quanto mi risponde, mentre indossa una t-shirt, che non vedevo da almeno cinque anni.
«Te la ricordi? La comperasti a Bangkok per il tuo compleanno. La indossavi sempre la sera, in casa e, spesso, anche per dormire. Quando son venuta via, l’ho presa per averti sempre con me, nel mio letto, specie in periodi come questo, in cui mi sento sola.»
Mi prende un groppo alla gola. Lei esce ed io mi chiedo: cosa sto facendo lì? Son venuto a trovare mia figlia, per fare cosa? Sento dentro di me uno strano senso d’inquietudine, che qualunque padre non dovrebbe mai provare nei riguardi di sua figlia, ma, nonostante tutto, mi vesto e insieme ceniamo, seduti nell’esiguo spazio del balcone. Lasagne e carne arrosto, ben riscaldate dal micro onde, fragole con panna e tutto annaffiato da una fresca bottiglia di un frizzantino, che viene ingurgitato senza che ce ne rendiamo conto. Durante la cena, lei mi racconta che ha avuto una storia con un secondo pilota, Diego: era molto dolce, viveva con lei nell’altra casa, amava molto stringerla a sé e, sessualmente parlando, pur non essendo molto dotato, era un’amante molto dolce, paziente, e attento a che lei godesse molto. Le ha insegnato a godere del rapporto anale, tecnica che lei non conosceva. È stato lui a sverginarle il culo, con tantissima pazienza ed una idonea preparazione, tanto che, quando è entrato in lei, non ha sentito alcun dolore, ma, da qual momento in poi, solo piacere. Poi, due settimane fa, una collega le aveva chiesto di scambiarsi il volo di ritorno, così lei è arrivata in mattinata, prima del previsto, a casa, ed ha trovato Diego che scopava con un signore di mezza età sul tappeto del salotto. Lei non ha detto nulla, se n'è andata in camera sua e, poco dopo, ha sentito l’altro uscire. Lui le ha spiegato che avevano una relazione stabile fin da prima di mettersi con lei, ma, per volontà dell’altro, era tutto finito a causa della sua gelosia, ma ora si erano rimessi insieme e lui se ne tornava a vivere di nuovo con lui. Guardo e ascolto mia figlia mentre racconta: immagino la scena che lei descrive con tanta semplicità e, nel mentre, una leggera brezza le fa aderire la t-shirt al corpo, mettendo in mostra la punta dei capezzoli. Avverto una forte erezione, che non riesco a dominare. Sistemiamo la tavola e sorseggiamo un buon caffè.
«Sono stanca, oggi mi son levata alle tre ed ero a Gran Canaria, ora vorrei andare a nanna.»
Mi dice, guardandomi diritto negli occhi, con un sorriso malizioso, mentre io, con un certo imbarazzo, cerco di nascondere la mia erezione. Distesi sul letto, di una piazza e mezza, sento il suo corpo aderire al mio, che sono girato di spalle. La sua mano mi cinge il fianco e sento la sua guancia, appoggiarsi alla spalla.
«Grazie di esser qui. Ero certa che avrebbe fatto piacere anche a te star con me. Con la mamma non era così: lei non aveva occhi che per Luca. Sai, li ho sentiti giorni fa ed erano tutti e due molto allegri e felici. Ti manca la mamma? Perché è finita tra di voi? Le hai fatto o dato qualche dispiacere?»
In poche parole le espongo il mio punto di vista; lei si stringe ancor di più a me.
«Dai, non ci pensare, in fondo siete stati bene insieme ed ora voglio pensarci io a te: vedrai che, in questi giorni, a star con me, sarà come rigenerarti.»
Sento il calore del suo giovane corpo, cerco di pensare ad altro, ma non ci riesco. Lei prende rapidamente sonno, poi, lentamente, il suo corpo si distende supino e posso ammirala in tutto la sua bellezza. La maglietta si è tirata un po' su e lascia ben poco all’immaginazione: nella penombra della camera, le sue forme mi appaiono dolci e sensuali. Ho di nuovo una potente erezione, allora scivolo piano dal letto e vado in bagno, mi abbasso i pantaloncini e mi ritrovo in mano un cazzo duro come il ferro. La voglia di sborrare prende il sopravvento e mi sego quasi con rabbia. Sborro dopo poco: due, tre, quattro fiotti si scaricano nel water, mentre soffoco un gemito, mordendomi le labbra. Quando mi volto la vedo lì, appoggiata allo stipite, con le braccia conserte sul seno. Resto di sasso, vorrei sprofondare, ma lei, con un sorriso sardonico, si avvicina
«Che peccato e quanto spreco di crema prelibata!»
Si inginocchia davanti a me, infilando il mio cazzo, ancora turgido, tutto in bocca con estrema facilità. Resto immobile e basito, mentre lei lecca e succhia ogni residuo, così da far di nuovo montare la mia erezione. Lei si rialza e, tirandomi per il cazzo con la mano, mi trascina di nuovo in camera, facendomi spogliare e distendere sul letto.
«Credevo ti fosse chiaro che ti volevo. Mi stupisce che, in tutto questo tempo, tu non ti sia accorto di quanto desideravo il tuo corpo, eppure ho fatto di tutto per fartelo capire; ora ti voglio, lasciami fare e poi scopami.»
Com'è finora?
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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