Chiudo gli occhi ed immagino la scena, mentre Matilde continua a scoparmi con molto impeto e passione e, quando sono sul punto di raggiungere il piacere, si sfila di colpo da me e si mette il mio cazzo davanti alla bocca.
«Dai, porco, sborra in faccia a queste due troie, che vi siete chiavate insieme!»
Le schizzo in faccia tutto e, per un attimo, immagino la scena che lei mi ha appena descritta: avverto un lungo brivido di puro piacere. L’indomani, quando torna dal parco, la vedo allegra e sorridente; mi racconta che ha esposto le sue idee a Matteo, il quale, all’inizio appariva titubante, ma poi, quando ha capito esattamente quale sarebbe stato il vero scopo del gioco, si è detto entusiasta e che ne avrebbe parlato con Vanda. Un giorno dopo, al lavoro, Vanda mi chiama nel suo ufficio e mi chiede quali siano realmente le mie intenzioni: se son disposto a condividere mia figlia con Matteo. Io le rispondo ribaltando la domanda a lei: sarà disposta a condividere Matteo con mia figlia? Resta un attimo in silenzio, poi mi guarda fissandomi negli occhi.
«Devo riconoscere che la soluzione da te prospettata è la migliore che si possa desiderare, anche se credo sia il caso che io e te usciamo da soli una sera e lo stesso dovranno fare i ragazzi, per vedere se fra di noi esiste davvero una certa affinità, altrimenti non avrebbe nessun senso continuare.»
L’occasione si presenta circa tre giorni dopo, quando Matilde, tornando a sera a casa, mi dice che per due giorni dovrà sostituire una collega ammalata in una tratta intermedia e, poiché ne ha parlato con Matteo, anche lui prenderà due giorni di ferie che deciderà di passare con lei, quando, a fine volo, resterà ferma nella destinazione finale. La sera mentre facciamo l’amore, lei si sdraia su di me e, dopo aver goduto intensamente, rimane abbracciata nascondendo il viso sopra la mia spalla e, con un filo di voce, esprime le sue titubanze.
«Papà, vorrei che sia ben chiara una cosa: io ti amo, se accetto tutto questo, lo faccio solo per cercare di darti una serenità che altrimenti non avremmo. Matteo è un bravo ragazzo, in questi giorni l’ho visto spesso: è allegro, simpatico, cerca di far del suo meglio affinché la nostra idea possa realizzarsi. Non so cosa faremo questi due giorni che resteremo insieme, ma vorrei che fosse chiara una cosa: se tu e Vanda finite a letto insieme, lo voglio sapere.»
La stringo a me con forza e cerco di esser dolce e persuasivo nella risposta:
«Piccola mia, trascorreremo questi due giorni solo per verificare se fra di noi vi è una certa affinità, che ci possa permettere di vivere insieme, facendo in modo che il mondo esterno non interferisca nei nostri rapporti. Qualora tu o io, ci dovessimo ritrovare a far sesso con i nostri compagni, dobbiamo considerarlo come un approfondimento di questa ricerca.»
Ci addormentiamo abbracciati l’uno l’altro e, quando al mattino la vedo partire, sono preso dalla consapevolezza che forse le cose stanno cambiando. Vado al lavoro e vedo Vanda con un’aria triste, assorta, che cerca di mascherare e, quando glielo faccio notare, la rassereno dicendole che comunque vada, tutto servirà a unirci ancora di più. La sera la invito a cena, ma lei preferisce che sia io ad andare a casa sua, cosa che accetto volentieri. Alle otto mi presento puntuale alla sua porta e quando lei mi apre, resto decisamente sorpreso dalla sua bellezza. Indossa un abito nero che risalta le sue forme, sandali con il tacco alto che la portano ad inarcare il culo, evidenziandolo nella sua splendida forma. Ceniamo insieme ridendo e scherzando, fin quando riceviamo lo squillo del cellulare che ci informa che i ragazzi stanno passando insieme la loro serata, divertendosi al massimo. Questo ci rallegra al punto da far prendere una piega diversa anche alla nostra serata. Mentre prepara il caffè, noto su uno scaffale della libreria che ha una collezione di dischi in vinile ed un magnifico giradischi come non ne vedevo da anni. Ne parlo con lei e mi dice che va molto fiera della sua collezione, accende l’apparecchio e fa partire un brano di musica eseguita dal sax di Fausto Papetti. La dolce melodia ci invita a ballare, ci stringiamo, e sento il suo corpo aderire al mio, i suoi seni premere contro il mio petto. Senza che nessuno dei due dica una sola parola, le nostre bocche si uniscono in un bacio carico di passione. Sento la sua lingua premere sulla mia bocca, entrarvi dentro e iniziare una danza erotica con la mia, mentre le mie mani scendono dalle sue spalle e si vanno a fermare sulle sue splendide natiche, attirandola a me e, in un attimo, ho un’erezione quasi violenta, che non posso far a meno di premere sul suo monte di Venere: emette un gemito di piacere. Ci stacchiamo dal nostro bacio e, mano nella mano, mi porta in camera da letto, dove lentamente ci spogliamo vicendevolmente. Quando le tolgo il reggiseno, mi trovo davanti i suoi magnifici seni svettanti e sodi, con i capezzoli tesi che diventano subito preda della mia bocca. Lei mi abbraccia la schiena, mentre io son preso a succhiare quei capezzoli, poi mi trascina sul letto dove, giratasi si impossessa avidamente del mio cazzo: in un sol colpo se lo infila tutto in gola. Entrambi facciamo a gara nel donare più piacere possibile all’altro e, per quanto cerchi di resistere, dopo aver avuto il suo primo intenso orgasmo nella mia bocca, scarico tre fiotti di sborra nella sua, che lei beve continuando un lento gioco di masturbazione che ha come risultato il fatto che il mio cazzo rimanga teso è duro. La rigiro, mi distendo su di lei e le appoggio la cappella fra le pieghe della sua fica bollente: glielo spingo dentro con un colpo solo, facendola gemere di piacere.
«Sì! Prendimi, dammelo tutto!»
Glielo spingo dentro con vigore, fin quando le sbatto con forza la cappella nel fondo dell’utero: quella manovra le procura in dolce e intenso piacere, che la fa vibrare tutta poi comincio a pomparla con colpi precisi, alternati ad affondi secchi e duri, che la fanno sobbalzare e godere molto. La scopo per un bel po’, fin quando lei mi abbraccia e, con un colpo di reni, mi rigira, sale sopra di me, e si impala sul mio cazzo, che ora sente tutto dentro di lei. Sollevo le mani e afferro con forza i suoi seni, strizzandole i capezzoli e facendola gemere di ulteriore piacere. Dopo l’ennesimo orgasmo, lei si sdraia su di me sfinita e, con un filo di voce, mi prega di venire perché vuole sentire il mio piacere dentro di lei. La giro di lato, metto una sua gamba sopra di me e inizio a pomparla come un pazzo, con un ritmo velocissimo e con colpi tremendi, fin quando, con un urlo bestiale mi svuoto dentro di lei. Restiamo abbracciati per un po’ di tempo, senza che nessuno di noi due, pronunci una sola parola, poi lei si alza e va in bagno. Quando torna faccio per alzarmi e andarmene, ma lei mi blocca.
