Vai al contenuto
Erotika
Ipnotizzata · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 3 28 min di lettura

La vicina ipnotizzata: undici minuti proibiti

Esasperato dalla collega e dalla sua arrogante vicina, Andrea scopre un misterioso potere. Il primo esperimento su Martina gli rivela quanto possa essere pericoloso superare certi limiti

ale🍻
11 ore fa · 55 letture · 2

Una consapevolezza pesante e inebriante mi colpisce allo stomaco. Non l'ho solo fatta addormentare. L'ho spenta. Ho creato una bolla di tempo sospeso in cui lei non ha alcun fottuto controllo. Sono solo io, con lei, nel cuore della notte. E quando si sveglierà, non ricorderà assolutamente nulla di questo lasso di tempo. Sento il respiro farsi più corto, il sangue che accelera nelle vene pompando calore in tutto il corpo. Il fastidio e l'irritazione di poco prima sono spariti, inghiottiti da un senso di potere assoluto, vertiginoso. La guardo, addormentata e inconsapevole nella sua incoscienza, e mi rendo conto che, per quanto io possa esserne spaventato, questa è la sensazione più eccitante che abbia mai provato in vita mia.

Il cronometro sul mio telefono segna quasi nove minuti. Il mondo si è ristretto a questo balcone, a questo silenzio improvviso, a lei. Martina. Immersa in un sonno innaturale che io ho causato. Il panico iniziale si è trasformato in qualcosa di diverso. Qualcosa di più scuro, più vellutato e pericoloso. È il gusto proibito del controllo, l'ebbrezza di avere tra le mani una versione vulnerabile e docile della persona più arrogante e imprevedibile che io conosca. La logica urla che sia sbagliato, che la smetta subito, che la richiami e speri di rimediare. Ma un altro istinto, più antico e potente, mi tiene incollato al posto, le pupille dilatate nel buio della notte, il cuore che batte un ritmo selvaggio contro le costole.

Con un movimento lento, quasi irriverente, varco la soglia del mio balcone. Il metallo freddo della ringhiera mi sfiora i fianchi mentre supero il confine invisibile tra i nostri mondi. Il mio respiro si ferma. Sono nel suo spazio. In piedi accanto alla sedia su cui è sprofondata, la sua altezza mi mette gli occhi alla base del collo. Da qui posso vedere il filo dei capelli scuri sfuggito dallo chignon, aderire alla pelle umida della nuca. Il profumo della sua pelle mescolato al residuo tabaccato è un'assurdità afrodisiaca. Per un attimo penso che dovrei fermarmi. Che questa storia è già andata abbastanza oltre e che, quando Martina si sveglierà, sarà meglio far finta che non sia mai successo nulla.

Poi mi viene in mente il modo in cui mi ha parlato pochi minuti prima.

È una giustificazione del cazzo. Lo so benissimo.

Eppure, per qualche motivo, continuo a cercarne altre.

Faccio il passo definitivo. Mi inginocchio sull'acciaio freddo del balcone, la faccia a livello del suo petto. La penombra mi offre l'illusione di una privacy totale. La mia mano tremante si alza, sospesa nell'aria a pochi centimetri dal suo corpo. L'aria è pesante, carica di elettricità. Poi, con la delicatezza di un farfalla, le mie dita sfiorano il tessuto sottile della sua canottiera, proprio sul fianco, dove inizia il morbido ripiano del seno. La pelle sotto è incredibilmente calda. La reazione del mio corpo è immediata, violenta. Un'ondata di calore mi percorre la schiena, l'inguine mi pulsa, si indurisce fino a diventare doloroso.

La sensazione della sua pelle, viva e calda sotto i miei polpastrelli, è una droga. Il terrore di svegliarla si scontra con l'urgenza irrefrenabile di andare oltre. Il mio dito scorre lungo la stoffa, verso il centro, fino a trovare il contorno morbido del seno. Non lo sto solo sfiorando. Lo sto rivendicando. La mia mano si posa, coprendo tutta la curva. È un peso perfetto, che riempie il palmo della mia mano. La sento reagire nel sonno, un sussulto involontario, un gemito sommesso che le sfugge dalle labbra. La mia erezione si irrigidisce ancora, preme contro i pantaloncini con una fame che mi spoglia di ogni rimorso.

Non riesco a fermarmi. L'impulso è troppo forte. Le dita si chiudono sul tessuto, lo tirano delicatamente verso l'alto. La stoffa scivola, impigliandosi un attimo sul capezzolo prima di superarlo e rivelarlo all'aria umida della notte. E lo vedo. È più bello di quanto potessi immaginare. Un seno pieno, morbido, con un'areola grande e scura, che si contorce in un capezzolo turgido e duro nel freddo relativo della notte. La mia bocca si inumidisce. Con l'altra mano, faccio scivolare via la canottiera anche dall'altra parte. Ora sono lì, davanti a me. Due seni perfetti, offerti. Nudi. Indifesi.

La testa mi gira. La mia bocca si china, le labbra si aprono. Non le bacio. Le assaggio. Il primo contatto è un fulmine a ciel sereno. La mia lingua passa lentamente sull'areola, sentendola diventare ruvida sotto il tatto. Il sapore della sua pelle è leggermente salato, pulito. Il capezzolo mi preme contro la lingua, e io lo accolgo, succhiandolo con delicatezza prima di aumentare la pressione. Un sospiro più profondo le esce dai polmoni. Il suo corpo si inarca leggermente verso la mia bocca, un'offerta involontaria che mi manda in tilt. La mia mano libera si stringe sull'altro seno, il pollice e l'indice che lo serrano con più forza, pizzicando il capezzolo tra le dita, strizzandolo, sentendolo indurirsi ulteriormente sotto la mia presa.

«Mmmh...»

Il suono, anche se debole, mi ferma per un istante. Alzo lo sguardo. Il suo viso è ancora immobile, le labbra socchiuse. Sta sognando. O forse il suo corpo risponde solo all'istinto. In quel momento, non me ne frega più nulla. Sono animale. La mia bocca si abbandona di nuovo su di lei, con una fame più vorace. Lecco, succhio, mordo appena il capezzolo turgido, mentre la mia mano tortura l'altro, stringendo, palpando, sentendo il peso e la consistenza di quella carne viva. Il calore che mi travolge è insostenibile. Il mio cazzo preme con violenza contro il tessuto dei pantaloncini, un dolore dolce che mi costringe a fare qualcosa.

Non mi spoglio. Non ho il tempo, né la pazienza. Con un gesto rapido, infilo una mano sotto l'elastico dei miei pantaloncini. La pelle del mio membro è rovente, liscia e tesa. La stringo, emettendo un gemito soffocato contro la pelle di Martina. Il piacere è istantaneo, un'esplosione che mi scuote dalle fondamenta. La sensazione della mia mano su di me, il mio respiro pesante, la pelle di lei nella mia altra mano, il suo odore, il suo sapore in bocca... tutto si fonde in un'unica, indistinguibile orgia di sensi.

La mia mano accelera. La bocca continua a tormentare il suo seno, con movimenti sempre più bramosi, quasi disperati. Il mio corpo si irrigidisce, ogni muscolo teso al limite. Guardo il suo petto ansimare, il suo seno che si muove al ritmo del suo respiro, macchiato dalla mia saliva, i capezzoli rossi e indolenziti per i morsi e le strette. È un'immagine che mi si stampa nella retina, un'icona erotica che mi porterò dietro per sempre. Il piacere si accumula, una diga che sta per cedere. Il ritmo della mia mano diventa forsennato, i colpi veloci e secchi, il fiato corto che le soffio sul seno.

Il piacere è un fiume in piena che trascina via tutto. La mia mano è un'elica sulla mia pelle, un turbine che accelera verso il punto di non ritorno. E il punto arriva. È un'apocalisse bianca e calda che mi divampa nell'inguine, un sisma che mi scuote dalle fondamenta. Gemo, un suono roco e straziato, seppellendo il viso contro il morbido calore del seno di Martina. Il mio corpo si contrae in uno spasmo violento, mentre l'orgasmo mi travolge con la forza di un'onda. Mi sento esplodere, schizzare in rivoli caldi che mi inondano il palmo, un calore appiccicoso che è vita e resa contemporaneamente. Resto così, per un'eternità che dura forse dieci secondi, il naso premuto contro la sua pelle, l'odore del suo corpo che si mescola al mio, la mia mano che cola e trema. La realtà svanisce, e rimane solo l'eco pulsante del piacere.

Poi, lentamente, il mondo torna a fare capolino dai bordi della mia coscienza. Il ronzio di un'ape lontana. Il rumore del traffico in fondo alla strada. E una sensazione diversa. Un movimento. Microscopico, ma inequivocabile.

La mano di Martina.

La sua mano destra, quella che era immobile e abbandonata sulla sedia, si è appena mossa. Un leggero tremito delle dita, un brivido che ha attraversato il palmo della sua mano.

Mi blocco. Il cuore, che stava appena iniziando a rallentare, riparte a mille colpi al secondo. Alzo lentamente la testa dal suo petto, l'aria che mi entra nei polmoni è un pugno nello stomaco. La fissi. Le sue palpebre non si muovono. Il suo respiro è ancora profondo e regolare. Ma io l'ho visto. L'ho sentito.

Un brivido gelato mi percorre la schiena. La fantasia erotica si sgretola, sostituita da un panico freddo e tagliente. La guardo come se fosse una bomba a orologeria pronta a esplodere. Le mie mani si muovono, ora agili e terrorizzate, per rimettere a posto le cose. Con un gesto goffo e precipitoso, abbasso l'orlo della sua canottiera, coprendo i suoi seni. Le dita mi tremano così tanto che fatico ad agganciarlo. La sua pelle è ancora umida per la mia saliva. ha addosso il mio odore, il mio calore, la mia vergogna. E lei sta per svegliarsi.

Senza pensarci, faccio l'unica cosa che mi viene in mente. Mi alzo in piedi e faccio un balzo all'indietro, superando di nuovo la ringhiera divisoria e atterrando pesantemente sul mio balcone. La prima cosa a cui penso non è se Martina stia bene.

È se ricorderà.

Me ne accorgo soltanto dopo qualche secondo, e la cosa dovrebbe spaventarmi più di quanto faccia.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista