Vai al contenuto
Erotika
Ipnotizzata · Cap. 3
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 3 di 3 35 min di lettura

La direttrice ipnotizzata: il peccato che non ricorda

Con le telecamere pronte a incastrarlo, Andrea scopre come riscrivere i ricordi e oltrepassa un nuovo limite con Federica. Ma la sua vittoria rischia di crollare quando Sara comincia a fare domande.

ale🍻
13 ore fa · 30 letture · 2

E invece il suono le muore sulle labbra prima ancora di nascere.

Lo sguardo severo di Federica si svuota di colpo, perdendo qualsiasi fuoco. Le sue palpebre battono una volta, pesanti come piombo, e si chiudono. Il suo busto cede improvvisamente in avanti, senza più alcun tono muscolare, e il viso scivola dritto verso lo spigolo della tastiera.

Scatto d'istinto, piegandomi su di lei e infilando le braccia sotto le sue spalle prima che possa sbattere la faccia sul tavolo. Nel bloccarla, il peso morbido e caldo del suo busto si schiaccia contro i miei avambracci: le mie mani finiscono inevitabilmente per stringerle i fianchi e la parte laterale del seno, sentendo la consistenza piena e ferma della carne cedere sotto la camicetta stropicciata, mentre il suo viso si appoggia inerme contro il mio petto. Un respiro profondo, lento e calmo le esce dalle labbra socchiuse, riscaldandomi la maglietta.

Resto immobile per qualche secondo, col cuore che mi martella fin dentro le orecchie, tenendola stretta contro di me. Ha funzionato. Anche su di lei.

Con delicatezza, la accompagno in avanti, facendole appoggiare le braccia incrociate sul piano della scrivania e adagiando la sua guancia sopra le mani, come se si fosse semplicemente assopita per la stanchezza. Nel chinarsi, la scollatura della camicetta bianca si apre ancora di più, offrendomi la vista diretta del solco profondo tra i suoi seni, stretti nel pizzo nero del reggiseno che si alza e si abbassa al ritmo lento del suo respiro.

Mi costringo a staccare gli occhi da quella visione e mi allungo sul mouse. Il programma delle telecamere è aperto davanti a me, già autenticato. Con le dita ancora scosse da un tremore nervoso, seleziono la fascia oraria tra le sette e mezza e le otto e un quarto del mattino, individuo i file registrati dalla telecamera del corridoio e avvio la procedura di rimozione dall'archivio locale, confermando la cancellazione definitiva.

Tiro un sospiro di sollievo così profondo da farmi quasi girare la testa. Mentre la finestra si chiude, però, nell'angolo in basso a destra del monitor compare per un paio di secondi una piccola notifica grigia: Sincronizzazione archivio remoto: completata.

Aggrotto la fronte, fissando quella scritta prima che svanisca. Che diavolo significa? C'è un backup esterno? Una copia sul server centrale? Non ne ho idea, e in questo momento non ho né il tempo né le competenze per mettermi a frugare nelle impostazioni di rete. La registrazione sul computer di Federica non c'è più, e tanto mi basta per convincermi di aver disinnescato la bomba.

Chiudo il programma, tornando al desktop vuoto, e sposto di nuovo lo sguardo su Federica.

Nel silenzio dell'ufficio, rotto soltanto dal ronzio costante della ventola del computer, la osservo. La donna che da mesi mi dà ordini senza nemmeno guardarmi in faccia, quella che stamattina mi ha messo all'angolo facendomi sentire un verme, adesso è completamente alla mia mercé. Potrei sbottonarle del tutto quella camicetta, potrei far scorrere le mani lungo quelle curve mature e toniche che nasconde sotto i vestiti da lavoro, e lei non ne saprebbe mai nulla.

Ma mentre allungo lentamente le dita per scostarle una ciocca di capelli castani dal collo scoperto, sfiorandole la pelle liscia e bollente con i polpastrelli, mi rendo conto che stasera non mi basta rubarle qualche minuto di incoscienza. Non voglio solo salvarmi. Voglio entrare nella sua testa e riscrivere quello che è successo.

Mi chino su di lei, appoggiando una mano sullo schienale della sua sedia e l'altra sul bordo della scrivania, chiudendola nello spazio del mio corpo. Avvicino le labbra al suo orecchio scoperto, così vicino che il mio respiro le muove i piccoli peli biondi sulla pelle del lobo e l'odore dolce e intenso del suo collo mi riempie i polmoni, mandandomi una fitta di calore dritta all'inguine.

Ripenso alle parole di Mnemosyne_0: niente ordini diretti, solo un racconto preciso, vissuto al passato.

Chiudo gli occhi per un istante, cercando di nuovo quel filo nero che ci tiene legati. E non appena inizio a sussurrare, sento accadere qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso: nella mia mente quel cavo spesso e pesante sembra sfilacciarsi, dividendosi in decine di fili sottilissimi e vibranti che scivolano dentro di lei, pronti a intrecciarsi con i suoi pensieri.

«Federica...» mormoro con una voce bassissima, lenta, quasi una carezza contro il suo orecchio. «Poco fa hai guardato le registrazioni delle telecamere.»

Faccio una pausa, lasciando che le parole affondino nel silenzio. Il suo respiro resta profondo, regolare.

«Eri seduta proprio qui, davanti a questo computer. Hai controllato quello che è successo stamattina.» Osservo il suo profilo immobile, le ciglia scure posate sulle guance, le labbra morbide leggermente aperte. «Nelle immagini hai visto Nicole fumare dove non avrebbe dovuto, nel corridoio del personale. È stato questo a farti arrabbiare.»

Nella mia testa, quei fili invisibili sembrano tendersi, vibrando a ogni dettaglio che aggiungo, cucendo insieme i pezzi della scena.

«Hai pensato che fosse un comportamento irresponsabile» continuo a sussurrare, sfiorandole appena la mascella con il fiato caldo. «E hai deciso da sola che, quando sarà in condizioni di tornare al lavoro, dovrà occuparsi di un turno di chiusura al posto tuo.»

Deglutisco, sentendo il battito cardiaco accelerare per l'ebbrezza di quello che sto facendo. Non mi sto solo tirando fuori dai guai: mi sto preparando il terreno per avere Nicole di nuovo qui dentro, da sola, a serrande abbassate.

«Poi ne hai parlato con me» proseguo, tenendo il tono fermo e avvolgente. «Mi hai detto che avresti modificato i turni e che, appena tornata a casa stasera, mi avresti mandato una fotografia del foglio aggiornato sul telefono.»

Lascio passare ancora qualche secondo, ascoltando il ronzio del computer mescolarsi ai nostri respiri.

«È tutto successo poco fa. Te lo ricordi.»

Quando pronuncio l'ultima sillaba, avverto come un piccolo scatto mentale, la sensazione netta che l'intreccio si sia chiuso.

Rimango lì, piegato su di lei, con il viso a un centimetro dal suo collo profumato e gli occhi che cadono di nuovo dentro lo scollo aperto della sua camicetta, dove i seni pieni premono contro il pizzo del reggiseno. Una tentazione improvvisa e prepotente mi attraversa lo stomaco: basterebbe continuare a parlare. Potrei sussurrarle qualcos'altro. Potrei dirle che mi trova irresistibile, che ogni volta che mi guarda lavorare sente il desiderio bruciarle sotto la pelle, che non vede l'ora di restare sola con me in questo ufficio.

Le mie labbra si schiudono già contro il suo orecchio, la mano che scivola quasi a sfiorarle la spalla. Ma a un passo dal farlo, l'avvertimento letto sul forum mi rimbomba in testa come un campanello d'allarme: Non puoi creare un sentimento. Non confondere un ricordo con la realtà.

Se forzassi la mano adesso con qualcosa di astratto, rischierei di mandare in frantumi tutto il castello di carte che ho appena costruito e di farla svegliare piena di sospetti.

Eppure... vedere quella bocca sempre così autoritaria, che mi sgrida, che dà ordini, finalmente in silenzio, alla mia mercé e non in grado di obiettare... quell'immagine mi fa un effetto che non avrei mai potuto immaginare. È un'attrazione fisica, magnetica, che supera la paura e la ragione. Il potere è una droga, e io me ne sono appena iniettato una dose massiccia direttamente nelle vene.

Con un movimento lento, quasi reverenziale, afferro lo schienale della sua sedia da ufficio e la giro verso di me. La sedia scivola silenziosa sul pavimento di linoleum. Ora Federica mi è di fronte, completamente inerme, la testa reclinata all'indietro e appoggiata allo schienale, la gola scoperta e vulnerabile sotto il profilo tagliente della mascella. Quel bottone in più della camicetta che si era aperto prima ora è come un invito. La scollatura si allarga, disegnando una curva perfetta che mi mostra la pelle bianca e vellutata dei suoi seni, stretta e sollevata dal pizzo nero del reggiseno. Le sue labbra sono leggermente socchiuse, morbide, pronte.

Non azzardo un comando, non ne ho bisogno. Il mio stesso corpo si muove per me. Il mio cazzo si è già indurito in un istante, un peso caldo e pulsante che preme contro il tessuto dei miei jeans, una presenza così feroce e insistente da non poter più essere ignorata. La mano mi trema leggermente mentre sbotto la cerniera. Non c'è spazio per l'incertezza, solo per un'urgenza bruciante che mi devasta.

Libero il mio cazzo, duro come il marmo, e il membro oscilla nell'aria fredda dell'ufficio, la cappella tumida e violacea che batte al ritmo del mio cuore.

Abbassandomi leggermente, mi posiziono tra le sue ginocchia divaricate. La prendo per i capelli, sentendo tra le dita la consistenza morbida della sua chioma castana. La sua testa è proprio all'altezza giusta. premo la punta bagnata e infuocata contro le labbra morbide e non reattive di Federica. Per un istante, resto fermo a sfiorarla, godendo della vista, del proibito, del silenzio. Poi, con un gesto che non è più mio ,ma è pura volontà di potere, premo e lo faccio scivolare dentro.

La sua bocca è un caldo bagnato e morbido accoglimento. Non c'è alcuna resistenza, solo un abbandono totale. La lingua inerme è premuta contro il palato, le guance morbide avvolgono la mia asta mentre me la ficco dentro fino in fondo.

Un suono basso, gutturale, sale dalla mia gola, un gemito che è pura, bruciante soddisfazione. La mia mano si stringe nella sua chioma castana, non per ferire, ma per affermare un controllo che mi elettrizza. L'altra mano scende e le afferra il mento, pollice e indice che premono le gengive, aprendole ancora di più la bocca. Inizio a muovermi, un movimento lento e profondo, prima solo con il bacino, sentendo la punta del mio cazzo scorrere contro il palato molle di Federica, poi guidando anche la sua testa con la mano nei capelli.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista