Il piacere di mia sorella maggiore

Capitolo 1 - Un piacere proibito

Lucia e suo marito Davide decidono di affidare la ristrutturazione del garage al fratello di lucia ma ben presto marco non si limiterà solo a ristrutturare il garage

I
Iabiab

7 ore fa

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Lucia e una donna di 53 anni sposata con Davide da 25anni,lei e una bella donna alta 1.60 bionda occhi verdi una terza misura di seno cadente e voluminoso e molto timida e riservata e non da confidenza facilmente, suo marito invece e un ragioniere goffo e curvo sempre in ufficio o in studio a casa a lavorare tra documenti e conteggi,purtroppo da 15 anni Davide soffre di una grave disfunzione erettile e quindi per loro il sesso da 15 anni non esiste più, lucia inizialmente era costretta a soddisfare le sue pulsioni masturbandosi di tanto in tanto dentro la vasca da bagno, ma da un anno dopo essere entrata in menopausa anche per lei il desiderio sembrava assopito, almeno così credeva.

Tutto iniziò quando decisero di affidare la ristrutturazione e l ampliamento del garage al fratello di lucia. Marco era un uomo di 45anni un operaio tuttofare single per scelta e soprattutto attraente. Un giorno faceva molto caldo e marco stava lavorando in garage a torso nudo,e sua sorella Lucia arrivò con una bottiglia di acqua fresca, lei vedendolo a torso nudo lo fissò per un attimo con gli occhi sbarrati poi arrossi e si imbarazzo tantissimo, e quando rientro in casa iniziò ad avere avere delle pulsioni che credeva sopite,si stava bagnando mentre lei cercava di ripetere a se stessa che era sbagliato, era suo fratello e non poteva guardarlo come un uomo.

Lucia cominciò quasi senza accorgersene. Suo fratello Marco era in casa da due settimane per rifare il garage e lei aveva smesso di girare in tuta. Al mattino si infilava una vestaglietta corta, di quelle che si chiudono con un nodo e si aprono da sole, e sotto niente reggiseno, così il seno cadente si muoveva libero e pesante ogni volta che si chinava. Le maglie erano scollate, di cotone morbido, e quando gli porgeva il caffè si sporgeva quel tanto che bastava perché Marco vedesse il solco, la pelle segnata dal tempo, i capezzoli scuri che puntavano in basso. Ai piedi portava le ciabatte coi tacchi alti, anche in casa, anche la mattina, perché il rumore la annunciasse prima del corpo.

Marco la guardava come non l'aveva mai guardata: da operaio, con lo sguardo lento di chi misura una parete prima di romperla. Lei non diceva niente pur accorgendosi che suo fratello non era indifferente a cose lei si vestiva e si muoveva, non lo incoraggiava, ma non si ritraeva quando le sfiorava il fianco per passare, quando le ordinava di spostarsi con una voce troppo bassa per essere solo fraterna.

A tavola il marito parlava del computer, di scartoffie, della stagnazione del mercato, e non alzo mai la testa. Marco, seduto di fronte a Lucia, si accese. Sotto il tavolo il suo piede le trovò la caviglia, poi salì al polpaccio, insistente, mentre continuava a mangiare come se nulla fosse. Lucia sentì il sangue montare al collo; accavallo le gambe per raccogliere il contatto e la punta della sua ciabatta col tacco scuro finì contro la gamba di Marco, che teneva il piede fermo sul bordo della sedia di lei. Strofinò il tacco sulla stoffa dei jeans, su e giù, con un movimento che non sapeva di avere. Il marito chiese del vino. «C'è ancora?» Lucia si alzò troppo in fretta e tornò con la bottiglia e il cuore che martellava.

Il venerdì pomeriggio il marito era chiuso in studio, la schiena curva sul computer e le cuffie alle orecchie. Lucia puliva il bagno: strofinava la ceramica con un panno acido, in ginocchio, con una vestaglietta che le scopriva le gambe e, quando si piegava in avanti, le svuotava il seno contro il tessuto. Sentì i passi di Marco salire dal garage, pesanti sulle scale. La porta era socchiusa. Lui entrò senza chiedere, chiuse il battente alle spalle e le passò una mano sulla nuca.

Lucia si alzò sudata, già rossa. "Marco, no..." mormorò, con voce piccola. "Ti prego... noi siamo fratello e sorella... non può esserci nulla tra di noi..." Lui la guarda negli occhi, con un silenzio che le fece tremare le ginocchia. Poi, senza nemmeno scostarla, le tirò giù la scollatura con un gesto solo: le tette le balzarono fuori, cadenti e calde, con i capezzoli tesi. Marco si chinò e le prese in bocca, una e poi l'altra, leccandole come se fossero un frutto maturo. Lucia emette un gemito strozzato, le mani aperte contro il lavandino, incapace di spingerlo via. "Che fai... che fai..." ripeteva, ma le gambe non la tengono più.

Marco le prese il viso tra le mani. "Adesso stai zitta e lascia fare a me." La fece sdraiare sul pavimento freddo del bagno, con le piastrelle che le marcavano il sedere, la vestaglialetta arrotolata fin sulla pancia. Le allargò le gambe e le sfilò le mutandine già bagnate, gettandole dietro. Lei continuava a mormorare "ti prego", ma quando lui si sfilò i pantaloni e le si mise sopra, Lucia gli avvolse le braccia al collo.

"Guardami," disse Marco. E lei guardò.

La penetrò senza delicatezza, con una spinta che le strappo un urlo basso e rauco. Il suo cazzo le ripienò la passera bagnata, caldo e duro, e cominciò a muoversi con un ritmo violento, un colpo dopo l'altro, facendola sboccare contro il pavimento,le ciabatte scalciare sulle piastrelle, l'eco dei coglioni di marco che sbattevano sul culo di sua sorella. Leccandole le tette, le morse il collo, le forti mani sul culo per tenerla ferma. Lucia avvinghiò le cosce sensuali alla sua schiena, stringendolo come se fosse l'ultimo uomo rimasto al mondo, alzò i tacchi e li incrociò dietro i reni. Ogni spinta la riempiva fino in fondo, il cazzo del fratello urtava un punto profondo, là dove il corpo finisce e comincia qualcos'altro . Lei gemeva sottovoce ormai libera, e il fratello le spinse dentro all'ultimo, tutto, fino all'utero, con la violenza di chi prende ciò che da giorni gli spetta.

Il ritmo di Marco divenne più rapido, più brutale, e Lucia non voleva altro. Sentì il suo respiro spezzarsi sulla sua pelle, le mani di lui che si piantavano nel pavimento ai lati della sua testa per spingere più dentro. "Senti," le sussurrò con la voce rotta, "senti quanto ti voglio." E Lucia sentì, ogni centimetro, ogni pulsazione, il corpo del fratello che tremava sul suo come una corda tesa.

Marco emise un gemito strozzato, i reni contratti e si riversò dentro di lei con un'ondata calda e profonda che le tolse il respiro. Restò così ancora un momento, sopra di lei, il fiato pesante contro la sua guancia, il corpo pesante che piano piano si rilassava. Poi si ritirò, si sedette sul bordo della vasca da bagno e si passò una mano sulla fronte sudata. La vestaglia di Lucia era un groviglio inutile attorno al suo ventre.

Lei non si alzò subito. Rimasero lì, a guardarsi, senza dire una parola il silenzio rotto solo dal respiro che tornava piano. Lucia si tirò su, si rassettò con calma, si passò le dita tra i capelli e gli sorrise, con una lentezza che era già una promessa. "Marco ti fermi a cena?," disse. Marco annuì, gli occhi che non la lasciavano. Il pulviscolo della sera ballava nella luce della finestra, e lui la guardò raccogliere le mutandine dal pavimento.

Lucia raggiunse la camera da letto con le mutandine ancora strette in mano, la vestaglia appena richiusa, il cuore che non aveva smesso di martellarle nel petto. Credeva di avere una tregua, un respiro, il tempo di ricomporsi prima che l'aria di casa tornasse a essere respirabile. Ma i passi dietro di lei, pesanti e familiari, le tolsero quell'illusione prima ancora che varcasse la soglia.

La porta si richiuse con un tonfo morbido. La mano di Marco la afferrò per il fianco, la spinse in avanti finché il corpo di lei si schiacciò contro il muro accanto alla porta. Il respiro le si mozzò in un suono strozzato. Lui le prese i polsi, glieli portò sopra la testa, una sola mano a bloccarli contro la parete. Il caldo del suo corpo si premette contro la schiena di Lucia.

"Non ho finito con te," le sussurrò all'orecchio, la voce roca, il fiato bollente sulla pelle.

Lucia tremò da capo a piedi. Spaventata, eccitatata, con il corpo che aveva già cedimenti la pancia che si stringeva in una voglia che la metteva in ginocchio. Sentì la mano libera di Marco scorrere lungo il fianco e sollevarne la vestaglia. Le sue dita forti le trovarono la coscia, risalirono fino alternare il pizzo ancora umido delle mutandine che era rimasta senza. Il ginocchio di lui le si incastrò tra le gambe, le allargò le cosce con quella stessa decisione brutale del bagno.

Lei premette la fronte contro la parete, le mani di Marco ancora chiuse sui polsi, il corpo che rispondeva da solo a quella pressione. Un gemito le sfuggì, basso, quasi vergognoso. Lui la sentì e rise sottovoce, un suono che le vibrò contro la nuca come una promessa.

"Così," disse, "esattamente così."

Le sue dita risalirono lungo la coscia, lente, fino a incontrare il punto che già la bruciava. Lucia trattenne il respiro, le ginocchia che minacciavano di cedere. Marco la tenne in piedi solo con la forza del suo corpo premuto contro il suo, il ginocchio che le divideva le gambe, il calore che la avvolgeva da ogni lato.

"Chiedimelo," le ordinò, la voce un filo roco. "Chiedimelo come si deve."

Lucia chiuse gli occhi. La vergogna e il desiderio si mescolavano in un nodo che le stringeva la gola, ma il corpo aveva già scelto. Girò leggermente il viso verso di lui, il respiro corto.

"Ti prego, Marco. Non fermarti."

Lui le lasciò i polsi, la prese per i fianchi e la voltò verso di sé. La guardò dritta negli occhi, il buio di quelli di lei che scintillavavano Poi la sollevò, la schiena di lei di nuovo contro il muro, e la prese come se non esistesse altro al mondo oltre quella stanza, oltre quel momento che entrambi sapevano non sarebbe durato molto tanta era la voglia, marco la penetrò nuovamente controilmuro sbattendola come una puttana mentre lei lo stringeva forte con le braccia al collo mentre lui la teneva alzata contro il muro e spingeva dentro quella mazza di carne dura con una violenza e un impeto inimmaginabile, lucia sentì l orgasmo salire dalla punta dei piedi fino ai capelli scuotendola i suoi occhioni verdi sbarrati con le pupille dilatate quasi a essere in trans mentre suo fratello con un ultimo affondo le riversò dentro il suo nettare ancora una volta.rimasero contro il muro svuotati e inermi con il cazzo di Marco completamente rilassato che scivolò fuori dalla figa di sua sorella completamente farcita che sgocciolava sul pavimento.

Marco disse. "Dobbiamo ricomporci per la cena ora"

Lucia annui.

La cena era finita da poco,Davide scese dallo studio e mangio di fretta e saluto marco poi ritorno di corsa nello studio dicendo a lucia di non aspettarlo per andare a dormire perché avrebbe fatto tardi.Marco saluto e si diresse verso la porta di uscita la apri e la richiuse senza uscire nascondendosi nel buio del salotto. I piatti impilati accanto al lavello, il marito chiuso nello studio con il solito fascicolo di documenti. Lucia attraversò il corridoio in ciabatte, il tacco che scandiva ogni passo sul parquet, ancora inebetita per quello che era successo con suo fratello, voleva andare in doccia ma non voleva togliersi di dosso il profumo di suo fratello marco e quindi si diresse in camera e chiuse la porta della camera alle proprie spalle. Il buio della stanza le parve improvvisamente più profondo del solito, rotto solo dalla luce fioca della lampada sul comò.

Marco la seguì senza rumore, ma quando lei sentì il peso del suo corpo dietro di sé era già lì, le mani di lui contro la porta da entrambi i lati della sua vita, il piazzamento completo. La spinse contro il legno e si accostò al suo orecchio, alito caldo e voz rauca. Lucia per poco non urlò e sottovoce disse " marco ma sei matto che fai ancora qui",

«Non posso più aspettare. Ti ho guardato muoverti in cucina, guarda..» Le sue parole erano un morso contro il padiglione. «Ora. Ti voglio ora.»

Lei sentì il cazzo di Marco indurito premere contro il fondoschiena. E invece di sciogliersi, di cedere come aveva fatto fino a quel momento, Lucia si voltò. Lo spinse indietro quel tanto che bastava a conservare spazio, gli occhi adesso nel buio trovavano i suoi. Le mani scendettero lungo la cintura, slacciarono il bottone dei jeans, abbassarono la cerniera. Marco lascio uscire un sospiro roco quando lei infilò la mano e lo prese, duro e pulsante, le dita che si chiudevano attorno alla carne calda.

«Non dirmi di aspettare,» — disse lei, la voce bassa. — «Non ce n'è più bisogno.»

Si sollevò leggermente sulle ciabatte, il seno pesante che sollevava il vestito.

Lei lo guidò verso il letto senza fretta, le dita ancora strette attorno a lui, il pollice che tracciava un arco lento sulla punta. Marco la lasciò fare, il respiro che gli si faceva corto a ogni passo. Quando il bordo del materasso toccò le sue ginocchia, lo spinse dolcemente a sedere e si chinò sopra di lui, il vestito che scivolava in avanti scoprendo la curva dei seni.

«Stavolta decido io,» mormorò Lucia, la voce appena un filo.

Marco alzò le mani, le prese per i fianchi e la tirò a sé, facendola inginocchiare sul letto ai lati delle sue gambe. Lei lo guardò, il viso di lui segnato dalla penombra, gli occhi che brillavano come i suoi E sorrise, un sorriso lento che conosceva solo lei.

«Allora sei pronta» chiese lui, la voce roca.

«si» rispose lei, chinandosi a baciarlo. «Solo che questa volta non sara solo sesso sara fare l amore ti amo marco fratellino mio.»

Lo baciò a lungo, con calma, come se il tempo si fosse fermato oltre quella porta. Quando si staccò, appoggiò la fronte alla sua e sussurrò: «adesso sei mio solo mio.»

Lucia si posiziono sopra di lui e si impalocompletamente sul cazzo di Marco iniziando a muoversi e a ondeggiare dolcemente mentre marco palpeggiava e succhiava le sue candide tette cadenti arrivando a succhiare e a mordere i capezzoli,lucia si muoveva e ansimava sotto voce sopra all enorme palo di carne di suo fratello con una passione e un affetto che traboccavano dai suoi occhioni verdi sbarrati e lucidi, ogni tanto si chinava e baciava marco con le lingue che si attorcigliavano tra loro sembrando che anche loro facessero l amore,il tutto senza mai smettere di muoversi con il cazzo di suo fratello che inizio a pulsare riversando dentro di lei il suo seme dentro di lei mentre Lucia si lasciò andare ad un orgasmo che la fece tremare ,tremava le tette cadenti scuotevano urlando sottovoce per non farsi sentire dal marito chiuso nello suo studio.dopo alcuni istanti marco si alzo si ricompose e disse "adesso devo andare" poi la baciò e le disse un tenero "sei mia" e lei rispose orgogliosa "solo tua.......ti amo" marco sorrise e lentamente uscì dalla stanza .lucia era ancora inebriata e sentiva di essersi completamente innamorata come una ragazzina innamorata del suo stesso sangue di suo fratello marco. E mentre la notte scendeva sulla città, Lucia chiuse gli occhi e si lasciò andare, certa che al mattino avrebbe ancora avuto il coraggio di affrontare questa nuova fase della sua vita ,anche se dentro di lei aveva mille paure.Ma per ora, solo per ora, il presente le bastava.

Commenti (1)

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LU
Luigi
6 ore fa

Buongiorno complimenti sono nuovo e un appassionato del genere incesto, volevo farti i complimenti i tuoi libri sono davvero qualcosa di unico scritti veramente bene ,senza contare delle belle foto che metti in copertina. Mi piacerebbe chiederti se realmente hai avuto esperienze di incesto con tua sorella,e se le foto della donna che metti in copertina sono realmente foto sue, è bellissima la classica donna matura che tutti vorremmo avere in casa. Grazie se mi risponderai.