Il piacere di mia sorella maggiore

Capitolo 2 - La fuga insieme

Marco e sua sorella Lucia continuano la loro relazione incestuosa clandestina ma quella sera qualcosa cambia

I
Iabiab

4 ore fa

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marco continuava a vedere sua sorella Lucia di nascosto erano amanti incestuosi,la cosa andava avanti da mesi ormai e suo marito non sospettava nulla,si vedevano consumando ripetuti rapporti sessuali in macchina appartati anche in pieno giorno,andare in un hotel era rischioso dai documenti avrebbero potuto risalire al fatto che erano fratello e sorella. Si vedevano tutti i giorni mentre suo marito era a lavoro.

Quel mercoledì pomeriggio Lucia si preparo per uscire con suo fratello marco come ormai faceva da mesi e guardandosi allo specchio non vedeva i suoi 53anni si sentiva giovane e attiva come non mai.usci di casa e si diresse con la sua utilitaria al parcheggio dove si trovava con suo fratello marco. Lucia scese dalla sua Lancia Y e si chinò verso lo specchietto, sistemandosi una ciocca grigia dietro l’orecchio. Il cuore le batteva già in gola: sapeva cosa stava per fare, e non le importava.

Dall’altro lato del parcheggio, l’auto di Marco era in attesa. La raggiunse con passi brevi, salì dal lato passeggero, e lui partì subito senza una parola.

«Quella donna ti guardava,» disse lei all’improvviso, voltandosi di scatto. «Ti ho visto. Ma tu sei solo mio.» Gli strinse il braccio, con le dita che affondavano nella stoffa dei pantaloni, fino a sentire la carne sotto.

«Calmati, Lucia» le rispose lui con voce bassa, senza staccare gli occhi dalla strada. La prese per mano, la premette sulla sua coscia rigida e la tenne lì.

Fuori i palazzi sparirono, e l’auto lasciò l’asfalto per entrare in una strada sterrata in piena campagna.

L’auto sobbalzò sulla strada sterrata, poi Marco la fermò di colpo in una radura isolata, tra macchie di rovi e filari secchi. Spense il motore e il silenzio piombò dentro. Lucia si slacciò la camicetta con dita tremanti, senza smettere di guardarlo, mordendosi appena il labbro. «Non voglio aspettare,» mormorò, ma lui stava già scendendo e apriva la portiera posteriore.

Si spostarono sui sedili posteriori, , i respiri già affannati nello spazio ridotto. Lucia sentì la strada sterrata sotto le ruote, l’auto ferma, il mondo fuori che non esisteva. Marco la trasse a sé e le abbassò il reggiseno, afferrandole i seni cadenti con entrambe le mani. Le afferrò, le strinse forte, le dita che sprofondavano nella carne morbida e le sollevava, spremendola senza dolcezza, finché un gemito basso salì dalla gola di lei.

«Sei solo mio?» le disse, annuendo. «Dimmi che sei mia.» «Tua. Solo tua» rispose Lucia, e intanto gli aprì i pantaloni, tirò giù la cerniera, e liberò il sesso eretto, caldo e duro contro le sue dita. Da guardò, gli occhi febbrili, la bocca che le si asciugava. Lo accarezzò con colpi lenti e decisi, sentendolo pulsare nel palmo, fino a che Marco le sollevò la gonna e le abbassò le mutandine lungo le cosce. Le si fermaron sulle ginocchia, bagnate, e poi Lucia si sedette a cavalcioni su di lui, premendui il bacino contro l’inguine, strizzando i pugni sulle sue spalle. Il glande le sfiorò le grandivlabbra gonfie e bagnate e Lucía trattenne il respiro.

Lucia lo prese dentro con un colpo di reni, e Marco la penetrò con una spinta violenta fino in fondo. Lei urlò, la voce rotta, le unghie conficcate nelle spalle di lui. Lui la martellò subito, senza tregua, il bacino che sbatteva contro il suo con un suono bagnato e brutale, i fianchi che colpivano l’interno delle cosce, la carne che schiaffeggiava la carne nello spazio ristretto dei sedili posteriori. Ogni colpo le strappava un gemito acuto, le labbra aperte, gli occhi che luccicavano di febbre. Marco le afferrò un seno e se lo portò alla bocca, succhiando forte, tirando con i denti, la carne cadente che si tendeva sotto la sua lingua. E poi ancora, più giù, sull’areola, fino a lasciarle un livido scuro, violaceo, che fiorì caldo sulla pelle segnata. Lei strillò, le man braccia strette al collo di lui, le gambe avvinghiate ai suoi fianchi, i talloni che premevano sulla schiena possente. «Ti amo, Marco, sei solo mio, solo mio» ansimò, la voce spezzata dalle spinte. Lui grugnì e accelerò, le mani che la sollevavano e la riabbassavano sul suo cazzo duro. Il sedile sotto di loro scricchiolò, schiacciato, bagnato dei suoi fluidi. «Ancora, ancora...» Lei venne con una scossa che la piegò in avanti, la vagina che si serrò a ondate attorno a lui. Marco la strinse per i fianchi e spinse in fondo, con furore, svuotandosi dentro di lei. Il seme caldo la riempì e colò lungo le cosce, sulle cosce, sulla pelle accaldata. Lucia gli sussurrò all'orecchio, roca: «Ti amo. Sei solo mio».

Le dita di Lucia gli accarezzarono il viso madido mentre il seme di lui colava lento dalle sue cosce sui sedili posteriori. I lividi sui seni le pulsavano caldi, marchi del loro amore proibito. Cercò lo specchietto dell'auto e nel riflesso non vide più la moglie di Davide, ma la donna che amava suo fratello. «Sei mio, Marco» ripeté calma, ferma.

Il respiro di Marco le si rovesciò sul collo, lento, pesante, mentre le sue dita scorrevano ancora bagnate sulla sua schiena. Lucia sentì il suo cuore battere contro il petto di lui, due ritmi che piano si fondevano in uno solo. Rimase avvinghiata a lui, il corpo tremante di un tremore che non finiva, i talloni ancora piantati nella sua carne.

«Ti amo fratellino mio"

Marco la guardò, gli occhi neri e lucidi, e le accarezzò il livido sul seno con il pollice, delicato. «E Davide?»

Lucia scosse la testa, stringendogli i fianchi. «Davide è il mio passato. Tu sei il mio futuro, anche se devo aspettarti mesi interi.»

Il sedile scricchiolò mentre lui si ritrasse, il cazzo ormai molle che le sfiorò la coscia, e lei sentì un ultimo filo di seme colarle sulla pelle. Si riabbassò la gonna senza dignità, e sorrise. Aria di casa, ma il profumo di lui restava incollato a lei come una promessa.

«ora dobbiamo andare» disse, e la sua voce aveva già la pace di chi ha deciso.

Marco non rispose subito. Le prese il viso tra le mani callose e ancora umide di sudore, i pollici che le scavavano le guance con una dolcezza che le spezzò il respiro. Gli occhi neri di lui la fissavano da dentro, vicinissimi, lucidi come non li aveva mai visti. «Lucia,» disse, e la voce roca le vibrò contro le labbra. «Scappa con me. Adesso. Lascia Davide, lascia la casa, lascia tutto. Io ti aspetto fuori adesso'

La proposta le esplose nel petto come un colpo d'aria, il cuore che prese a battere all'impazzata contro i lividi. Il seme di lui le colava ancora dalle cosce, eppure in quel momento non contò più nulla della vergogna, né del peccato, né della paura. Lucia gli afferrò i polsi e gli baciò i palmi, uno dopo l'altro, premendovi le labbra come per bere la promessa. Nella bocca le restò il sapore salato di lui.

«Sì,» sussurrò contro la sua pelle. «Sì, Marco. Ti seguo ovunque. Ovunque tu mi porti, sono tua. Da ora. Per sempre.»

Lui la attirò a sé stringendola ai fianchi, e un gemito roco le sfuggì dalla gola quando le dita di Marco le scavarono la carne tenera. Le morso il e labbro inferiore, piano prima, poi così profondo che Lucia gemette, il dolore mischiato alla voglia che già le tornava. Le lingue si cercarono in un bacio umido e disperato, le bocche aperte, i respiri che si rubavano l'un l'altra.

Il bacio finì quando la fame d'aria li separò. Lucia appoggiò la fronte alla sua, i capelli incollati alle tempie, il corpo che tremava ancora di una lunga onda. Marco le passò il pollice sulla guancia, lì dove una lacrima le era scesa senza che se ne fosse accorta, e gliela asciugò senza dire nulla.

Fuori, la notte si era fatta densa. Un cane abbaiò lontano, poi silenzio. Lucia chiuse gli occhi e sentì, per la prima volta, la quiete di chi ha smesso di decidere da sola.

«Dammi dieci minuti,» disse, la voce che le usciva ferma da un posto che non conosceva. «Prendo solo quello che mi serve.»

Lui le lasciò andare la mano, e quello spazio di un secondo le parve un piccolo addio. Poi Marco sorrise, un vero sorriso che le piegò le rughe ai lati degli occhi, e lei capì che non doveva guardarsi indietro.lucia si fiondo a casa prese una valigia mise dentro ciò che serviva e lasciò tutto lì anche la macchina, marco la aspettava fuori lei usci carico la valigia in macchina e insieme partirono per una meta a destinazione da definirsi mentre in autostrada marco prese la testa di sua sorella e la spinse giù, lucia aveva capito e iniziò un pompino il piu bel pompino che marco avesse mai ricevuto.

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