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Il perizoma rosso abbassato: Dita bagnate e sesso crudo contro il muro · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 16 min di lettura

Pompini bagnati, fumo e figa rasata: Una notte di sesso sporco in mansarda

Con Vittoria fuori città, una finta serata tra amici si trasforma in una convivenza clandestina ad alto tasso di lussuria, dove i paletti morali vengono spazzati via.

SborrateClandestine
4 mesi fa · 911 letture · 1

Pensavo davvero che con l'ultima notte passata sui sedili posteriori della mia auto avremmo chiuso la questione. Una parentesi sporca, uno sfogo bestiale e via. E invece, a quanto pare, l'istinto è una belva difficile da abbattere: in questo periodo penso a lei un fottio, decisamente molto più di quanto dovrei.

Per darvi un minimo di contesto, sarò breve: sotto sessione d'esami, Vittoria si trasferisce praticamente da me. È una dinamica che abbiamo inaugurato l'estate scorsa. Passavamo le giornate intere in mansarda a studiare, tra appunti e ansia, e la sera ci rilassavamo usando e abusando della piscinetta idromassaggio fuori in terrazzo. Vivevamo una tranquillità assoluta. Quest'anno, già dalla sessione invernale, la cosa si è intensificata. Da quando sua madre ha un compagno e sua sorella si è trasferita, Vittoria si sente parecchio sola in quella casa. Così, approfittando del fatto che io inizio la sessione prima e vivo più vicino all'università, dai primi di maggio si è piazzata da me. È una convivenza che mi fa stra piacere; staccare la testa dai libri e averla intorno è come ossigeno puro per me.

Ma, inevitabilmente, averla in giro 24 ore su 24 risulta limitante per altri versi.

Arriviamo a questo fine settimana. Sabato 23 maggio. Vitto aveva preso i biglietti per salire al nord a trovare sua sorella, lasciandomi campo libero a casa per preparare un esame tostissimo fissato per il 27. Condizioni ideali per studiare in isolamento, no? E invece, venerdì pomeriggio, il mio cervello va in corto circuito. Mi torna in mente Flavia.

Non so perché, ma l'idea che fosse a giro mi ronzava in testa. Mi sono detto: "Mo la seguo su Instagram, vediamo se mi scrive". Dovevo togliermela dalla testa o affrontarla di nuovo, una via di mezzo non c'era. Non sapendo nemmeno il suo cognome, sono dovuto andare a spulciare tra i seguiti del mio amico, quello che ce l'aveva presentata, finché non ho beccato la sua faccia.

Apro il profilo e... cazzo. Se l'obiettivo era calmarmi, ho fatto un errore madornale. Il suo feed era una sfilata di pose provocanti e sfacciataggine. Una valanga di foto da troietta pura, con quegli outfit street che le calzano addosso in modo illegale: pantaloni cargo a vita bassissima, top minuscoli che lasciavano scoperto l'addome piatto, labbra gonfie di gloss in primo piano e sguardi di una malizia indescrivibile. Vederla così non faceva altro che peggiorare le cose.

Così, decido di giocare. La seguo. E per non lasciare dubbi sulle mie intenzioni, le piazzo tatticamente un paio di like alle foto più zozze che trovo. Non volevo scriverle per primo, non volevo darle questa soddisfazione. Vediamo se abbocca.

Passa appena una mezz'ora e il telefono vibra. Notifica in direct.

Flavia: Ma guarda un po' chi resuscita. Ti è scappato il dito sul cuore, fidanzato modello?

Sorrido allo schermo. Il solito cinismo pungente.

Io: Ho il pollice pesante. E il tuo profilo è un pugno in un occhio, volevo solo darti un po' di supporto morale.

Flavia: Ah, certo. Supporto morale a delle foto in perizoma di due estati fa. Sei proprio un filantropo, Giorgio.

Iniziamo a punzecchiarci. Botta e risposta, una schermaglia veloce fatta di finti convenevoli e battutine acide. È proprio spulciando una sua storia in evidenza, tra una frecciatina e l'altra, che realizzo un dettaglio non da poco. Scopro la sua età.

deve compiere 17 anni… è una 2009 cazzo.

Sticazzi. Non glieli avrei mai dati. Quel modo che aveva di muoversi, quella disinvoltura sfacciata a farsi sbattere in un vicolo o a prendermi in bocca nel parcheggio, mi avevano fatto pensare ne avesse almeno ventuno. Ma la cosa, ovviamente, non fa altro che accendere un'ulteriore, perversa curiosità nel mio cervello.

Io: quindi sei minorenne, eh? ci passiamo 5 anni, non posso offrirti neanche da bere sarebbe illegale.

Flavia: ah perché volevi offrirmi da bere? che c’è la vita da fidanzato ti sta annoiando di nuovo?

Colpita e affondata. Sapeva benissimo dove mirare per far crollare il teatrino.

Io: Parecchio. E per giunta studiare mi ha già rotto abbondantemente il cazzo.

Flavia: Poverino. Dovresti trovare un modo per sfogarti. Fare un giro in spiaggia, per esempio.

Io: La spiaggia è sopravvalutata, odio la sensazione della sabbia sulla pelle e poi stasera ho voglia di stare comodo e disteso.

Flavia: Mh. Quindi mi stai velatamente invitando sul tuo divano? Non mi sembrava fossi il tipo da coccole romantiche.

Io: io non ho detto niente eh, però se vuoi ci facciamo una birra e una pizza e magari se ti fermi a dormire “guardiamo” .un film

Flavia: Se mi vieni a prendere, perché no.

Il patto era sigillato.

Per organizzarmi il campo, scendo al piano di sotto e avviso mia madre con la faccia più innocente e scocciata che riesco a fare. Le dico che, visto lo stress per l'esame, quella sera sarebbero venuti un paio di amici per una partita a D&D dell'ultimo minuto. Una nerdissima nottata di gioco di ruolo. Le specifico che ci saremmo barricati in mansarda a fare casino con dadi e pizze.

La scusa perfetta, anche perché logisticamente il posto è a prova di bomba: la mansarda e il terrazzo godono di un'indipendenza totale. Vi si accede solamente tramite una rampa di scale del condominio e una porta pesante che, chi sale, chiude sempre a chiave dall'interno.

Nessuna intrusione, privacy assoluta. E un'intera nottata a disposizione per scoprire se i gemiti di Flavia risuonavano bene anche tra quattro mura.

Così, chiuso il computer e i libri, la andai a prendere verso le 22:30. Da dove vivo io a dove vive lei ci vuole una buona mezz'ora di macchina, il che significava dover coprire il viaggio chiusi nell'abitacolo.

Appena ha aperto lo sportello e si è lasciata cadere sul sedile del passeggero, l'aria fredda della notte si è mescolata al suo solito profumo dolciastro. Con la coda dell'occhio ho registrato il suo outfit, ed era semplicemente illegale. Indossava dei pantaloni cargo talmente a vita bassa da sfidare la gravità, lasciando completamente esposto l'addome piatto e un piercing all'ombelico, abbinati a un top che definire "maglietta" sarebbe stato un insulto all'industria tessile: praticamente due strisce di stoffa incrociate che le comprimevano a stento le tettine, coperte a malapena da un giubbotto oversize.

«Ciao, autista,» ha esordito sfacciata.

Mentre guidavo verso casa, abbiamo iniziato a parlare del più e del meno, di fumo, di canne, di serate distrutte. A un certo punto, la curiosità ha preso il sopravvento.

«Senti, ma fammi capire una cosa,» le ho chiesto, svoltando a un incrocio. «I tuoi ti lasciano andare a dormire a casa di un ragazzo così facilmente alla tua età? Nessuna domanda?»

Lei è scoppiata a ridere, una risata cristallina e sfrontata. «Ma secondo te sono andata da mia madre a dirle 'Ehi mamma, vado a farmi una nottata a casa di un ragazzo fidanzato'? Giorgio, per i miei genitori io stasera sono sul divano letto della mia adorata amica Martina. Domani mattina le porteremo pure le paste a colazione.»

La sfacciataggine di questa ragazza mi lasciava senza parole e, allo stesso tempo, mi accendeva il sangue.

Lungo la strada ci siamo fermati a prendere un paio di pizze e delle birre ghiacciate. Arrivati a casa mia, ci siamo infilati direttamente su, in mansarda. È il mio rifugio, indipendente dal resto dell'appartamento. Abbiamo piazzato i cartoni della pizza sul tavolino davanti al grande divano a L e ci siamo buttati giù.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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