Capitolo 2 - Leccate di culo reciproche
La voglia di bucarla lo prese come una smania, così una sera recuperò 5 o 6 aghi dalle siringhe di casa e...
2 ore fa
Elena non aveva idea dell’abisso sul quale si stava affacciando…
Suo figlio, quel “pilota” maldestro a cui aveva affidato la sua esistenza era un giovane disturbato ormai. La troppa solitudine, la vita ritirata, le sue frustrazioni cercavano vendetta nel piacere che poteva trarre dal corpo di sua madre, ancora bella e piacente, ancora guardata e desiderata dagli uomini e di conseguenza si sentiva finalmente importante per la sua insana conquista.
D’altro canto, quello che voleva, quello che le aveva fatto fare, quello a cui l’aveva costretta era contro natura; la sua educazione tradizionale e la sua morale bigotta e chiusa lo facevano sentire solo in parte colpevole, nella sua mente preferiva addossare ogni suo difetto di relazionarsi con gli altri proprio alla mamma. E aveva in questo buon gioco, infatti Elena, di carattere remissivo per natura, probabilmente non aveva mai saputo precisamente di avere una tendenza alla sottomissione e alla disposizione verso il masochismo… e come si sa, questo tipo di depravazioni, se non trova un freno, non può che spingersi oltre, come una droga inebriante e pericolosa che chiede di dare e di avere sempre di più.
Il primo amplesso fu veloce, sconvolgente, quasi mal compreso, soprattutto Elena era così confusa che a stento provò un piacere puramente meccanico nel farsi scivolare in bocca il pene del suo figliolo e del cazzo che le spaccò il culetto rimase solo il dolore, anche perché erano anni che non lo prendeva dietro e, inoltre, anche con l’ex marito, il padre di Gregory, avevano praticato raramente l’anale… dopo i primi mesi, l’amore scemò anche tra i fumi dell’alcool, così tornava la sera stanco, prima o dopo cena se la chiavava in fretta, carico di desiderio di sfogarsi e disperedere lo sperma in un buco caldo e accogliente.
Invece poi, la cosa tra lei e suo figlio le divenne più reale, capì che lui giocava con lei, un gioco per adulti, un gioco che non aveva regole ma solo sperimentazione, forse anche di sogni masturbatori e proibiti. Nella madre, invece, ora che aveva ceduto, si intravvedeva la donna che per vari anni aveva soppresso, iniziò a godere di quel che le faceva Gregory, spesso non subito ma dopo, felice e solitaria, quando lui dormiva si masturbava e raggiungeva l’orgasmo godendo di quanto era riuscita ad essere porca. Dopo il piacere, purtroppo, tornava lucida e, da piccola donna di media cultura iniziava a rimuginare sul peccato commesso, sui sensi di colpa e sul fatto che non avrebbe mai avuto il coraggio di confessarsi col prete della loro chiesa, che la conosceva da bambina.
Il figlio poi si dimostrò sempre più ingordo e fantasioso, trasportandola in mondi perversi ma particolari, prima di potersi eccitare e godere di quelle “novità” fuori dai suoi schemi le ci voleva un po’ di tempo, ogni volta. Infatti il primo impatto con le richieste o gli ordini di Gregory era sempre piuttosto increscioso e sorprendente.
A parte le chiavate, in tutte le posizioni più strane e in ogni angolo della casa, Gregory la pisciava addosso, in parte anche in bocca e pretendeva che ne bevesse il più possibile.
C’era una poltrona singola, alla quale la legava prona, mutande abbassate e sedere nudo all’aria. La prima volta che Elena si sentì leccare il culo, e le piacque da impazzire, il figlio adorava quella pratica e aveva una lingua guizzante e lunga che le spennellava le grandi labbra e lo sfintere, poi penetrava profonda nell’ano, nella figa, le succhiava golosamente il clitoride… quell’esercizio, spinto fino all’estremo la portava a un orgasmo potente e profondo, finché lei, con sua sorpresa incredibile, si sentì prima strana, poi come svenire… e solo confusamente si rese conto di spruzzare liquido dalle figa, inondando Gregory, felice e arrapato.
Ormai Elena si era lasciata andare del tutto: ubbidiva, soffriva ma godeva e si lasciava comandare senza più volontà.
Poi capì che Gregory le faceva certe cose anche perché le aveva sognate o, chissà, qualche volta praticate con una puttana o una trans, infatti volle a sua volta che lei gli leccasse il culo, le fece capire che voleva qualcosa dentro e l’attrasse a sé. I grossi seni avevano i capezzoli puntuti e spessi, soprattutto ora ch’era eccitata, e lui li volle dentro l’ano, un po’ la tirava e un po’ rinculava finché i suoi seni e il suo culo sembravano una cosa sola. E ancora baci e leccate, e poi giù a risucchiarsi in bocca lo scroto gonfio e molle, le palle in bocca calde e piene…
In altre occasioni la martoriava: pretese che mentre guardava la TV, si stendesse a terra come uno zerbino, nuda a fare da appoggio ai suoi piedi, neanche troppo puliti, e poi glieli mise in bocca.
- Succhia e lecca, mamma troia… ti voglio far inserire dei piercing nei capzzoli e uno nella figa, mamma troia. E poi ti faccio tatuare qualche porcata sulla schiena, qualcosa che faccia capire che sei schiava e che lo prendi in culo.
I Piercing probabilmente potevano aspettare, ma la voglia di bucarla lo prese come una smania, così una sera recuperò 5 o 6 aghi dalle siringhe di casa, la mise a pecora, e le tappezzò il culo generoso con gli aghi, fino alla radice. Elena ebbe paura e pensava che le punture l’avrebbero disturbata, e invece si trovò ad eccitarsi mentre aspettava il prossimo ago nella carne delle natiche. Ma il male venne invece dopo, perché Gregory la penetrò e la inculò selvaggiamente, schiantando la sua epa flaccida con tutta la forza sulle chiappe ancora trafitte. Un dolore sordo accompagnava ogni botta, le spine le si muovevano dentro, avanti e indietro, dilaniando i muscoli. Infatti spossata e senza forze, quando ebbe il permesso di ritirarsi in bagno, col culo pieno di sperma di suo figlio, aveva ancora gli aghi in culo e li dovette estrarre pian piano, ino alla volta, perché erano piegati. Le natiche presentavano adesso una serie di ematomi bluastri e il dolore era così interno che non aveva mai sofferto così…
per fortuna nessuna piaga s’infettò, ma il dolore pruriginoso le rima per giorni.
Adesso che aveva il culo malridotto, Gregory non si arrese e pretese le perversioni dalla sua bocca e dalla sua lingua. La soffocava col cazzo, glielo metteva in gola intinto nel te, sporco di cioccolati o di burro d’arachide e lei doveva pulire e pulire tutto, per non parlare di quando andava al cesso e poi le metteva il culo in faccia pretendendo un’accura ripulita con la lingua.
In quelle occasioni Elena subiva ma solo fino a quando era costretta a vomitare in un catino, per il disgusto e il fetore.
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