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Erotika
Dal 2D alla Realtà: Fottuta Senza Pietà · Cap. 1
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Capitolo 1 di 3 24 min di lettura

lo stupro della otaku sfigata

la reazione di Matt, il protagonista, alla collezione di fumetti di Rosy che lo ritraggono come protagonista

Alessia
6 mesi fa · 1.3k letture · 7

Quando il prof ha letto le coppie per il progetto finale di quinta, ho dovuto serrare la mascella per non sbattere la testa sul banco.

Rosy. Davvero? Tra tutte le ragazze della classe, doveva capitarmi proprio lei. L'otaku sfigata, la tipa troppo strana persino per i nerd del nostro anno, quella che passa le ricreazioni a scarabocchiare chissà quali paranoie sul tablet, rintanata nell'ultima fila con le cuffie perennemente nelle orecchie. Fino a un paio di mesi fa, se mi avessero chiesto di descriverla, avrei saputo dire solo: "quella con le felpe informi di tre taglie più grandi". Un fantasma. Niente di che.

Poi, però, qualcosa è cambiato. È entrata nella squadra di pallavolo della scuola, ha compiuto sedici anni e quelle fottute felpe oversize sono sparite, sostituite da top attillati e leggings che non lasciano nulla all'immaginazione. Ha tirato fuori un potenziale che nessuno aveva previsto.

Il vero problema? La trovo fottutamente eccitante. E la cosa mi fa incazzare a morte, perché continua a essere la ragazza più stramba dell'istituto.

Mentre si avvicina al mio banco per mettersi d'accordo, mi ritrovo a fissarla sfacciatamente, diviso tra il fastidio e un calore improvviso che mi si irradia nello stomaco. Ha una bellezza molto delicata, ma allo stesso tempo estremamente magnetica. È il tipo di fisicità che ti colpisce non per ostentazione, ma per un'armonia e una sensualità così cruda e naturale da irritare.

Il suo viso è morbido, leggermente ovale, con lineamenti così dolci da ricordare quasi quelli di una bambola. La pelle è chiara, liscia e uniforme, con una luminosità naturale che mi fa venire una voglia irrazionale – e stupidissima – di passarci sopra il pollice per vedere se è davvero così liscia come sembra. Gli zigomi sono appena accennati ma eleganti, creando una struttura raffinata senza risultare minimamente spigolosi.

Ma sono gli occhi a fregarmi. Grandi, rotondi e fottutamente espressivi. Mentre mi guarda, visibilmente a disagio all'idea di dovermi parlare, il suo sguardo mescola un'innocenza disarmante a una curiosità che mi fa impazzire. Sotto quelle ciglia lunghe e leggere, le iridi chiare – un nocciola luminoso che tende al verde – brillano in un modo che rende il suo viso non solo dolce, ma profondamente, inconsapevolmente seducente. È uno sguardo timido, quasi sfuggente. Mi fa venire voglia di afferrarle il mento solo per costringerla a guardarmi, per cancellare quell'aria da cerbiatto spaventato.

Le sopracciglia sono sottili, naturali e leggermente arcuate. E poi ci sono le labbra. Cristo, le labbra. Piene ma non eccessive, con il labbro inferiore leggermente più carnoso del superiore. Hanno una forma morbida e sensuale. Anche adesso, mentre aspetta che io dica qualcosa, le tiene leggermente socchiuse. Le danno un'aria pensierosa o forse timidamente provocante, un dettaglio che stride in modo assurdo con la sua aura da disadattata.

I capelli castano scuro, lisci e morbidissimi, le arrivano più o meno alle spalle. Le ciocche cadono in modo naturale intorno al viso, incorniciandole i lineamenti in un taglio medio che le dona un aspetto giovane e spontaneo. Un disordine affascinante in cui, contro ogni mia logica, vorrei infilare le mani.

Oggi indossa una maglia aderente per l'allenamento pomeridiano. Il collo è sottile e slanciato, collegato a spalle piccole e delicatamente femminili. La parte superiore del suo corpo ha una struttura minuta, ma di un'armonia perfetta. È snella, longilinea. Il busto è ben proporzionato e il tessuto teso della maglia asseconda un seno di dimensioni naturali che segue la linea del torace in modo morbido.

La vita stretta e ben definita crea una curva elegante che scende verso i fianchi, rivelando un addome piatto e tonico con una linea centrale molto delicata. I fianchi sono morbidi ma non larghi, proporzionati alla vita, incorniciati da gambe lunghe e slanciate che le donano un'eleganza innaturale per una che se ne sta sempre per i fatti suoi. Le sue braccia sono sottili, le mani piccole con dita affusolate che ora stringono nervosamente il bordo del suo stupido quaderno degli schizzi.

La sua sensualità non è aggressiva. È strisciante. È una bellezza che ti cattura lentamente, fatta di linee morbide e di un equilibrio letale tra innocenza e fascino, ed è esattamente questo a infastidirmi così tanto. Come fa una così strana a essere così dannatamente desiderabile?

«Allora,» mormora lei, la voce un po' incerta, passandosi la lingua sul labbro inferiore e distogliendo subito lo sguardo. «Per il progetto...»

Emetto un sospiro pesante, appoggiandomi allo schienale della sedia. «Sì,» rispondo, la voce più dura di quanto vorrei, la gola improvvisamente secca. «Il progetto. Sarà una lunga settimana. Siediti e vediamo di sbrigarci.»

Rosy si siede di fronte a me, stringendo il suo fottuto quaderno degli schizzi al petto come se fosse uno scudo termico.

«C-cioè...» esordisce, sistemandosi gli occhiali invisibili che non porta, un tic nervoso che le ho visto fare mille volte quando è in ansia. «Ho pensato che per la ricerca potremmo usare il metodo di studio a blocchi. L'ho visto in un anime slice-of-life la settimana scorsa e pare che aumenti la produttività del duecento percento... s-se a te va bene, ovviamente. Altrimenti ho già impostato un server Discord privato solo per noi due, con i canali divisi per argomenti, così possiamo scambiarci i file senza...»

Giuro, mi voglio già sparare.

La fisso, le palpebre a mezz'asta. È insopportabile. Parla a raffica, mangiandosi le parole, con quel tono acuto da ragazzina esaltata. Eppure, mentre blatera di server e percentuali inutili, non riesco a smettere di guardare come le sue labbra piene si muovono, umide e socchiuse. C'è una minuscola goccia di sudore che le scivola lungo il collo sottile, sparendo proprio lì, nella scollatura della maglia aderente, dove il seno si alza e si abbassa per il respiro affannoso. Ingoio a vuoto, odiandomi per il modo in cui il mio corpo sta reagendo a una sfigata simile.

«Senti,» la interrompo, la voce più roca del dovuto, passandomi una mano tra i capelli. «Non me ne frega un cazzo del server Discord e dei tuoi anime. Dobbiamo solo finire questa roba in fretta. Vediamoci oggi pomeriggio e iniziamo la prima parte. Facciamo da te.»

Lei sgrana gli occhi. Quelle iridi nocciola sembrano sul punto di esplodere di panico. «D-da me? O-oggi pomeriggio? Ma... la mia stanza è un po'... disordinata. Ci sono i miei gunpla da montare e le light novel in giro, e poi non ho avvisato mia madre che...»

«Oggi pomeriggio, Rosy. Non farla tanto lunga. Manda la posizione.»

«O-okay,» squittisce lei, abbassando di scatto lo sguardo, le guance che le vanno improvvisamente a fuoco.

Si alza e si allontana a passi svelti verso il suo banco, quasi inciampando nei suoi stessi piedi. Scuoto la testa, esasperato, affondando il viso tra le mani. Ma perché diavolo non potevano mettermi con Elena?

Sposto lo sguardo dall'altra parte dell'aula. Elena è appoggiata mollemente alla cattedra, piegata in avanti a ridere con le sue amiche. Indossa un paio di jeans stretti da far male, un tessuto che sembra dipinto a fascio su un culone tondo, sfacciato e perfetto, fatto apposta per essere afferrato e riempito di lividi. Il top bianco che ha addosso è uno scherzo per la decenza: la stoffa sottile è tesa al massimo e si intravedono chiaramente i contorni rigidi e appuntiti dei capezzoli, resi ancora più sporgenti da quei fottuti piercing che so per certo che ha.

Che puttanone, penso, sentendo un calore familiare e grezzo concentrarsi tutto in mezzo alle gambe, prepotente e viscerale. Quanto vorrei scoparmi quel culo. La sbatterei contro quella cattedra senza troppi complimenti. Zero chiacchiere, zero ansie, zero anime di merda. Solo sesso sporco, sudore e spinte violente.

E invece no. Invece oggi pomeriggio mi tocca andare a rinchiudermi nella tana di una nerd sfigata che morirà vergine, sperando solo di non impazzire prima di aver finito l'indice del progetto.

Alle tre in punto suono al campanello di casa sua. L'obiettivo è semplice: iniziare la prima parte, finire e togliermi dalle palle il prima possibile.

Quando mi apre, mi fa strada lungo il corridoio borbottando qualcosa a testa bassa. Appena varco la soglia della sua stanza, vengo investito da un'ondata di pura follia otaku. Le pareti sono letteralmente tappezzate di poster di anime dai colori fluo, mensole piegate sotto il peso di manga e action figure inscatolate in modo maniacale. È esattamente il tipo di rifugio alienante che mi aspettavo da lei.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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