Sospirai, trattenendo un gemito. Le sue dita si muovevano con sicurezza, lente ma sempre più decise, sfiorandomi con quel misto di grazia e malizia che la rendeva inarrivabile. Ogni suo movimento sembrava studiato per spingermi al limite.
«Respira, piccolo mio…» mormorò, con un sorriso tenero e crudele insieme. «Non vorrai svenire sul seno che ti piace tanto, eh?»
Mi strappò una risata strozzata, soffocata dal piacere che saliva e mi prendeva tutto. Mi strinsi a lei, nascondendo il viso nel suo collo, cercando di non perdere il controllo. Ma lei non rallentava. Anzi.
Con una mano lo guidava, con l’altra ancora mi stringeva. Ogni respiro era una corsa, un’onda che non si fermava. Il suo corpo sotto il mio, il calore del suo seno contro la mia pelle, e quella mano, viva, presente, decisa, che non dava tregua.
Era troppo. Troppo bello. Troppo intenso.
E in mezzo a quella foga, sentivo anche il suo cuore. Accelerato. Vivo. Coinvolto, forse più di quanto volesse ammettere.
Il respiro mi si era fatto corto. Ogni tocco di Tresy era un richiamo, una sfida. Le sue dita erano scese con naturalezza sotto il bordo dei miei pantaloni, guidate da una sicurezza che mi faceva tremare.
Non ci fu spazio per il controllo. Sentii il corpo tendersi, il respiro mozzarsi. Le sue dita si muovevano lente ma decise, e ogni volta che la sua mano sfiorava quel punto di me ormai completamente vulnerabile, sentivo che stavo per perdere il fiato.
Lei mi guardava con un mezzo sorriso, il capo inclinato appena, i capelli sciolti che le cadevano sulle spalle nude. Il seno era ancora lì, generoso e morbido, e io non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso.
Poi accadde.
Un’ondata di calore mi travolse, come se il corpo si liberasse da tutta la tensione accumulata. Un sospiro profondo mi sfuggì dalle labbra, le dita affondate nei cuscini, e il piacere si riversò sulla sua mano. Lei non si scostò. Anzi, sembrò quasi aspettarlo.
Mi guardò mentre si staccava piano, le dita sporche. Poi, con uno sguardo malizioso e sereno insieme, le portò alle labbra, assaporandole con lentezza.
“Mh… non male,” sussurrò, con un mezzo sorriso. “Sapevo che avevi qualcosa di buono da offrire.”
Io ero ancora lì, il petto che si sollevava a scatti, lo sguardo appannato. E lei, come se nulla fosse, si piegò su di me, sfiorandomi il viso con la punta del naso.
Dopo tutto, Tresy non disse più nulla. Mi prese per mano con una dolcezza che non mi aspettavo e mi accompagnò in camera. Camminava davanti a me, i fianchi ancora nudi, morbidi e decisi. Sembrava una visione tra il sacro e il profano.
Mi sistemò tra le lenzuola senza chiedere permesso, come se fosse casa sua. Poi si sedette accanto a me, mi sfiorò il volto e mi chiese piano: «Torna qualcuno stanotte?»
Scossi la testa. «No. Sono solo.»
Lei fece un piccolo sorriso, quasi intenerito. «Bravo… allora adesso chiudi gli occhi. Dormi. Domattina mi trovi qui.»
«Promesso?» mormorai, già mezzo addormentato.
«Promesso.»
Sentii le lenzuola scivolare quando si sdraiò al mio fianco. Il suo corpo caldo si allungò contro il mio. Un bacio sul collo. Un braccio che mi avvolgeva piano. E poi il silenzio.
Mi addormentai col cuore che batteva ancora forte, ma con una pace addosso che non provavo da tempo.
Non so quanto dormii.
Ma a un certo punto mi svegliò una sensazione precisa, calda e inconfondibile.
Aprii gli occhi a fatica, ancora stordito dal sonno. La stanza era immersa nella penombra dell’alba, e il primo pensiero che mi attraversò la mente fu che stessi sognando.
Poi la sentii. Le sue labbra.
Il suo respiro caldo, il suo movimento lento e deciso mentre mi prendeva in bocca, con una naturalezza disarmante, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Un gemito mi sfuggì dalle labbra, involontario. Mi sollevai appena, il cuore in gola, mentre la guardavo da sopra le lenzuola.
Tresy era accovacciata tra le pieghe del letto, i capelli sciolti che le cadevano davanti al viso, le mani appoggiate ai miei fianchi mentre la sua bocca si muoveva su di me, lenta, profonda, esperta.
«Ah, guarda un po’ chi si è svegliato…» sussurrò con un sorriso malizioso, senza smettere.
Il calore, la lingua, la pressione perfetta… tutto mi travolse in un attimo. Era dolce, ma anche sfrontata. Un buongiorno sussurrato a fior di pelle.
Mi passai una mano sul volto, ancora incredulo. Lei alzò appena gli occhi, mordendosi il labbro inferiore.
«Te l’avevo detto che stamattina ero qui. E a quanto pare, anche molto sveglia.»
Poi tornò giù su di me, più decisa. E io mi lasciai andare, il corpo teso, la mente in un turbine tra estasi e resa.
Sentii un brivido salirmi lungo la schiena, il respiro accelerarsi. Lei se ne accorse, ovviamente. Ridacchiò, divertita, e mi guardò di nuovo da sotto in su.
«Ti piace essere svegliato così, eh?» disse piano, continuando a giocare, dosando ogni gesto con sapienza.
Le sue labbra si muovevano ancora, calde e morbide, creando un contrasto perfetto tra la dolcezza e l’intensità del gesto. La saliva disegnava piccoli riflessi lucidi tra i movimenti, amplificando ogni sensazione. Era lenta, decisa, e il suo sguardo non mi lasciava scampo.
Chiusi gli occhi un attimo, lasciandomi andare a quella tensione crescente che mi bruciava dentro. Non era solo fisico. C’era qualcosa di più, qualcosa che mi faceva tremare il petto.
Quando sentì che mi stavo avvicinando al limite, aumentò appena il ritmo. Non c’erano parole in quel momento, solo respiri affannosi, piccoli suoni umidi, e la consapevolezza che con lei ogni gesto poteva diventare un ricordo indelebile.
Poi, tutto accadde.
la mia passione calda che gocciolava sul viso di tresy e questo sembrava eccitarla ancora di più. sì pulii sorridendo con la mano che poi leccò.
I suoi occhi brillavano nel chiaroscuro della stanza, ancora leggermente velati dal sonno. Tresy mi fissava da sopra, le labbra lucide, ancora dischiuse da quello “scherzetto” che mi aveva lasciato senza fiato.
«Non potevo resistere…» sussurrò, con un tono a metà tra il divertito e il tenero. «Sembravi così calmo, così… innocente. E invece guarda com’eri, appena ho iniziato…» Mi accarezzò il fianco con le dita, leggere come piume, e sentii i brividi scorrere lungo la schiena.
Io cercavo ancora di riprendere fiato, il cuore che batteva forte. Le sue guance erano leggermente arrossate, ma il sorriso era ancora lì, provocante e affettuoso allo stesso tempo.
Poi fece un gesto lento, studiato. Si tolse con calma i pantaloni del pigiama, rimanendo completamente nuda, e salì a cavalcioni su di me. La sua pelle era calda, morbida. Le nostre intimità si sfiorarono appena, un tocco umido e delicato che bastò a risvegliare ogni mia fibra.
Si chinò su di me, i capelli che mi sfioravano il viso, e mi prese la mano, guidandola tra le sue cosce con dolcezza e una leggera pressione.
«Lo senti?» sussurrò contro la mia bocca. «Lo vedi cosa mi fai?»
Le nostre fronti si sfiorarono. Il respiro si mescolava, pesante. Sentivo tutto di lei, il suo calore, il suo odore, il modo in cui il suo corpo cercava il mio senza più nasconderlo.
Poi, mentre guidava la mia mano, lo fece anche con la mia intimità: lo afferrò con sicurezza, aiutandomi a metterlo dento e bsussurrando piano:
«Alla fine… hai vinto tu. Forse—»
Ma non finì la frase.
Un suono metallico riempì la stanza. Il cellulare di Tresy vibrò sul comodino.
lei si alzò di scatto per andare e vedere.
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Salve, io sono Astronomo e sono un aspirante scrittore, nonché amante dei racconti spicy (anche se al momento sto ancora migliorando). spero che i miei racconti possano piacere.
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