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Nel Vagone Bollente
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Racconto16 min di lettura

Nel Vagone Bollente

Una routine spezzata da un incontro nella metropolitana, un incontro periodico che brucerà la routine e renderà tutto bollente.

Astronomo
1 anno fa · 771 letture · 2

Ogni giorno timbro il cartellino ed esco da lavoro alle diciotto in punto, fumo una sigaretta mentre cammino verso la metro e poi entro in stazione e lì, per lo più mi annoio, aspetto il treno sperando di essere a casa il prima possibile.

Questa è la mia noiosa routine quando esco dal lavoro, ma un giorno l’ho vista stravolgersi.

Come ogni giorno seguo la mia stupida routine, mi siedo nel treno e mi metto a scarabocchiare sul mio quadernino, mi aiuta a far passare il tempo. Poi alzo lo sguardo e la vedo, di fronte a me c’è seduta una dea.

Non so perché, ma sembra che la luce della metro sia fatta apposta per lei. È come se il resto del vagone sbiadisse, e rimanesse solo la sua immagine.

Ha i capelli scuri, morbidi, che le cadono sulle spalle in modo disordinato ma perfetto. Il viso è pieno di lentiggini, piccole, ovunque; sulle guance, sul naso, anche un po’ sulla fronte e sono la prima cosa che mi colpisce. Poi noto gli occhiali tondi, che le danno un’aria particolare, come se fosse una di quelle persone che vivono nel proprio mondo e non si accorgono di quanto attirino l’attenzione.

Indossa una camicetta bianca a righe azzurre, leggera, un po’ sbottonata. La stoffa si muove piano con il respiro, lasciando intravedere la curva del seno che non è grande, ma pieno, sodo, con quella naturalezza che non ha bisogno di esagerare per farsi notare. È una cosa piccola, ma mi blocca lo sguardo. Ogni tanto lei si aggiusta la camicetta, senza pensarci, e in quel gesto c’è qualcosa di incredibilmente umano, quasi intimo.

La gonna marrone le arriva a metà coscia e da lì in giù la pelle è nuda, liscia, illuminata dai neon tremolanti. Le gambe sono affusolate, le ginocchia unite, e più in basso i piedi poggiano leggeri, con un piccolo tacco che le lascia la caviglia scoperta. È un dettaglio minuscolo, ma riesce comunque ad attirarmi, come se ogni parte di lei avesse un suo modo di farsi notare senza cercarlo davvero.

Sta lì, assorta nel telefono, forse ignara del fatto che qualcuno la sta guardando come si guarda una visione. E io, seduto di fronte, mi sento quasi ridicolo, ma non riesco a smettere.

C’è qualcosa in lei che mi colpisce al punto da farmi dimenticare tutto il resto.

Non è solo bellezza, è presenza.

Mi perdo a fissarla e a un tratto lei alza lo sguardo, che poco prima era perso nel telefono, mi guarda e sorride, io distolgo lo sguardo, ma cavolo quanto è bella.

Sceso dalla metro mi maledico, non la rivedrò mai più e ho passato tutto il tempo a guardarla, dovevo parlarle. Questo penso per tutto il tempo, ma il destino a volte è strano.

Il giorno dopo arrivato in stazione, la vedo aspettare il treno, il modo di vestire è sempre lo stesso e come il giorno prima mi incanta. Mi butto tra la gente solo per potermi assicurare il posto davanti a lei. Questa diventa la mia nuova routine.

Ogni giorno corro solo per vederla, è diventata la protagonista degli scarabocchi sul mio quadernino e anche dei miei sogni più intimi, ma purtroppo è ancora solo un sogno lontano.

Il nostro rapporto resta lo stesso all’incirca per due settimane, io la guardo come un maniaco e lei mi sorride, niente di più, finché un giorno, perso nel disegnarla, mi distraggo e finisco per uscire di corsa dal treno, non mi ero reso conto di essere arrivato e nella fretta il quadernino che avevo rapidamente messo nella tasca della giacca scivola e io non me ne accorgo.

Quando me ne rendo conto mi dispero, su quel quaderno c’erano appunti di lavoro, idee e mille cose importanti, come potevo averlo perso!

Speravo davvero di averlo perso a casa, ma chiaramente non è così, il giorno dopo andando al lavoro esamino attentamente tutta la strada che faccio da casa alla metro, nella speranza di averlo perso lì e di trovarlo per terra, ma non succede, oramai ho perso le speranza.

Vivo la mia giornata con amarezza e nel viaggio del ritorno, dopo aver fatto la mia solita corsa per sedermi di fronte a lei, non so cosa fare per passare il tempo, ma, a un certo punto lei si alza e viene verso di me.

Cosa cavolo sta succedendo?

“scusami, ieri hai lasciato questo sul sedile.” mi dice porgendomi il mio quadernino, cavolo aveva una voce dolcissima, sembra così gentile.

“cavolo grazie!” le dico prendendolo con un ritrovato entusiasmo. “mi hai davvero salvato! Questo quaderno è pieno di cose importanti.”

“l’ho notato sai!” dice sorridendo e tornando al suo posto come nulla fosse.

Lo ha aperto. Inizialmente non ci penso troppo, poi noto la sua scollatura, questa volta c’è un bottone sbottonato in più, l’intimo di pizzo nero che indossa è chiaramente visibile, in quel momento realizzo!

Il mio quaderno era pieno di suoi disegni, in quasi tutti il suo seno è totalmente scoperto e in molti è totalmente nuda in pose, beh molto provocanti.

Arrossisco immediatamente, probabilmente aveva letto la mia nota vicino all’ultimo disegno, avevo scritto “pagherei oro solo per poter vedere un bottone in meno” e lei mi aveva assecondato e ora è difronte a me, Il cuore mi salta un battito, Per un istante non capisco se sto sognando

Questo pensiero ha infestato la mia testa per tutta la sera. Mi sono dato un piacere così intenso la notte solo a pensare a quel seno leggermente scoperto ed è proprio in questo frangente che ho avuto un’idea. Non poteva essere stata una coincidenza, Devo osare di più. Il pensiero mi brucia dentro, più forte del desiderio stesso.

Passo la notte in bianco, la disegno con una delle sue classiche camicie, ma sotto nessun reggiseno, il disegno volutamente esagerato con la camicia abbastanza aperta da mostrare i suoi capezzoli e come nota ci scrivo “forse dovrebbero respirare di più”.

Più si avvicinava l’ora di dargli questo foglio, più il dubbio e il timore di una denuncia riecheggia nella mia testa. Quando finalmente la vedo come ogni giorno, noto che sbottona il bottone della camicia non appena mi vede arrivare, mi sembra sempre più chiaro, è il momento di rischiare.

Faccio tutto il viaggio come al solito e prima di uscire, di sfuggita le porgo questo bigliettino, senza dire nulla, uscendo dalla metro in silenzio e con il cuore che palpita.

La fantasia inizia a volare, nelle 24 ore successive, mi tirerà uno schiaffo o vedrò quel seno che tanto desidero? L’attesa è snervante e quando finalmente esco dal lavoro il sangue ribolle, la mia virilità cresce stretta contro il pantalone e io cammino facendo finta di nulla.

Come al solito lei è già lì, aspetta il treno, ma indossa una giacca, non riesco a vedere se indossa o meno il reggiseno. Aspetto pazientemente di entrare e mettermi di fronte a lei, eccitato come non mai.

Quando finalmente quel momento arriva, la delusione si accende nei miei occhi a vedere la giacca chiusa, a quanto pare era semplicemente tutto nella mia testa, penso mettendo il muso sul quadernino, ma dopo poco noto un movimento con la coda dell’occhio, si sta sbottonando la giacca e subito dopo si stiracchia ed è lì che lo vedo, non indossa nulla sotto, stiracchiandosi il seno era ben visibile, mi sentivo come se ci fossimo solo io e lei in quel treno.

Prima di andare avanti…

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