Passo tutto il tempo a guardarla, mentre chiaramente si muoveva apposta in modo provocante per mostrarmi sempre di più il seno. Lo spettacolo nella mia testa dura troppo poco, la mia fermata sembra arrivare fin troppo velocemente e nell’esatto momento in cui mi alzo e le passo avanti mi afferra il braccio.
“ieri hai dimenticato questo” dice porgendomi il foglio di ieri ben piegato. Un sorriso malizioso si accende sul suo volto mentre lo dice e poi mi lascia andare.
Io la ringrazio, rosso come un pomodoro ed eccitato, non vedevo di andare a casa a darmi piacere su tutto quello che avevo visto oggi.
Corsi letteralmente a casa e quando posai il foglio sulla scrivania, notai qualcosa all’interno, lo aprii e vidi una polaroid girata, con scritto “uno spunto per i tuoi disegni.”
La giro di scatto e quando la vedo resto a bocca aperta, questa polaroid la ritrae davanti allo specchio, una mano tiene la fotocamera mentre con l’altra mette un dito tra i denti, facendo un'espressione incredibilmente sexy, ma non è la portata principale, quella è il seno nudo esposto senza censure, i capezzoli visivamente duri che mi fanno venire una voglia di succhiarli e un sottile intimo di pizzo a coprire la sua intimità.
I bottoni del mio pantalone insieme al mio cuore scoppiano, immediatamente mi trovo a darmi piacere su quella foto e cavolo se è eccitante. Prima avevo tanti dubbi, ma ora è chiaro, lei mi vuole ed è arrivato il momento di fare la prima mossa.
Il giorno dopo va tutto come sempre, ma questa volta, mi siedo accanto a lei. Sono pronto a rompere questa maledetta routine, lei indossa i soliti vestiti, sento il suo buon profumo che non fa altro che eccitarmi ancor di più. Lei non perde tempo, si gira verso di me e mi guarda.
“è uno strano posto per fare conoscenze non credi?” mi dice con tono fermo e seducente.
Io le poggio una mano sulla coscia, senza scrupolo. “è vero. Ma l’importante è averti conosciuta” le dico cercando di sembrare affascinante e seducente.
Lei abbassa lo sguardo sulla mia mano con un'espressione sorpresa. “sei molto diretto vedo. Cosa ti fa pensare che io sia interessata a conoscerti?” la sua voce è bassa, quasi un sussurro, mentre osserva gli altri passeggeri per assicurarsi che nessuno ci stia guardando.
“diciamo che ho avuto questa impressione.”
Alza un sopracciglio e un sorriso ironico le spunta sul volto, mentre la sua mano si sposta vicino alla mia. “e come ti avrei dato questa impressione?” dice con un finto tono ingenuo.
Io mi avvicino con la bocca al suo orecchio. “credo che la foto di ieri fosse un bel indizio” le sussurro mentre le accarezzo la coscia salendo sempre più su.
Sorride, un sorriso divertito e carico di malizia, la sua gamba si muove verso la mia. “io non ricordo nessuna foto” abbassa la voce, mentre con lo sguardo mi studia con curiosità. “qui sei tu quello che mi guarda sempre, non io.”
“quindi se non ti interesso, immagino ti dia fastidio se faccio così” dico spostando lentamente la mia mano sotto la sua gonna, iniziando a sfiorare la sua intimità attraverso quel sottile intimo che sentivo.
Trattiene il respiro per un istante, le sue pupille si dilatano leggermente. Guarda la mia mano sotto la gonna e poi mi fissa negli occhi. “io non ho mai detto che non mi interessa...” la sua voce è appena udibile, mentre il suo corpo si irrigidisce per il momento di tensione.
Non risponde, inizio a darle piacere lentamente, mi muovo piano cercando di non far vedere a occhi esterni cosa succede sotto la gonna.
Lei sussulta al mio tocco, le sue labbra si schiudono in un respiro trattenuto. guarda rapidamente intorno a noi per assicurarsi che nessuno stia guardando. “sei audace...ma non dovremmo farlo qui.” nonostante le parole, non si allontana. Il suo corpo la tradisce con un leggero tremito, è eccitata da morire.
Io mi muovo ancora più intensamente, facendo finta di non sentirla e guardando la sua espressione in estasi.
Stringe le cosce attorno alla mia mano, per poi allargarle di nuovo e farmi spazio. Un lieve gemito le sfugge dalle labbra, mentre cerca di mantenere un’espressione normale. “dio...sei impazzito cazzo?”
Sposto leggermente le sue mutandine, non curante delle sue parole, ma solo del suo corpo e la penetro con due dita, iniziando a muovermi dolcemente dentro di lei.
Sussulta violentemente, questa volta un vero gemito le sfugge dalla bocca, il suo corpo reagisce istintivamente al mio tocco e finora, sembra che nessuno ci stia guardando. “no fermo... potrebbero vederci...” ma nonostante le sue parole, il suo corpo si inarca leggermente verso di me, tradendo il desiderio che sta provando.
Io vado avanti senza sosta, iniziando a muovermi in modo sempre più deciso e intenso, nel mentre mi guardo attorno cercando di sembrare normale.
Lei trema visibilmente, il respiro diventa irregolare mentre lotta per mantenere la compostezza. Le sue guance si arrossano e gli occhi sono lucidi di piacere. “ti prego continua…sto per venire...” dice per poi mordersi inferiore per trattenere i gemiti.
Faccio ciò che chiede, mi muovo sempre più intensamente che posso, cercando di non farmi notare troppo. Ad un tratto lei si irrigidisce, le sue dita affondano nella mia gamba mentre raggiunge l’orgasmo. I suoi occhi si chiudono e il suo corpo trema incontrollabilmente, “Mmm...oh...dio!” dice riuscendo a mantenere un minimo di controllo, mentre respira affannosamente cercando di riprendersi, con le mutandine umide e le gambe ancora tremanti.
“allora ti è piaciuto? E comunque piacere, Ale” le dico mentre lentamente tiro fuori la mano dalla sua gonna, eccitato da tutto questo rischio.
Mi guarda con occhi ancora annebbiati dal piacere, il respiro ancora pesante. “è stato incredibile...ma folle!” si sistema velocemente, lanciando occhiare nervose intorno per assicurarsi che nessuno abbia notato tutto quello che è appena successo. “e comunque piacere mio, Giulia”
“bene giulia e ora cosa si fa?” le chiedo eccitato e desideroso di farla mia.
Guarda fuori cercando di capire in che stazione stiamo per fermarci, totalmente disorientata. Mi guardo con un mix di desiderio e preoccupazione poi. “non possiamo continuare qui, scendiamo alla prossima fermata, conosco un posto” la sua voce è bassa, calcolatrice, come se stesse pianificando qualcosa.
Scendiamo insieme dalla metro e io la seguo, scende rapidamente le scale della metropolitana, guardandosi indietro per assicurarsi che nessuno ci segua.
Usciamo dalla stazione e Giulia cammina con passo sicuro ma veloce, imboccando una strada laterale che porta a un edificio commerciale. Mi guida verso un’entrata secondaria. “c’è un bagno dei disabili che nessuno usa mai.” dice sbloccando la porta con una chiave che estrae dalla borsa, rivelando un corridoio buio e silenzioso.
“come fai ad avere le chiavi di questo posto?” le chiedo curioso e leggermente intimorito.
Non risponde, mi fa entrare rapidamente e poi mi trascina in questo bagno, dove c’è un’unica cabina molto spaziosa. “tu non preoccuparti e fai piano” poi si avvicina a me, poggiando la borsa sul lavandino e guardandomi con desiderio.
