Forse aveva ragione lei.
Forse il mio problema era che la desideravo davvero.
Ero rimasto affascinato dal suo lato più spontaneo e dolce al centro giochi, da quella parte di lei che sembrava quasi genuina, vera. Ma poi, vederla sotto quella luce completamente diversa… mi irritava, mi confondeva.
Eppure mi eccitava.
L’idea di lei, della sua sicurezza, della sua sfrontatezza, del modo in cui mi aveva provocato, mi aveva fatto sentire un nodo allo stomaco. Non riuscivo a togliermi dalla testa il suono della sua voce, il modo in cui mi aveva guardato, come se sapesse esattamente cosa stavo provando.
Mi buttai sul letto, passando una mano tra i capelli ricci e scompigliandoli ancora di più.
Che dovevo fare?
Lasciare perdere? Trattarla come avevo deciso di fare prima, ignorarla e non farmi più coinvolgere?
Oppure…
Mi morsicai l’interno della guancia, mentre l’idea si insinuava sempre più forte nella mia mente.
Oppure potevo cedere.
Potevo chiamarla.
E vedere cosa sarebbe successo.
Mi passai una mano sulla nuca, incerto, evitando il suo sguardo per qualche secondo. Poi, quasi senza pensarci troppo, mormorai:
“Hai ragione su di me…”
Tresy alzò un sopracciglio, incuriosita, mentre si appoggiava di nuovo al lavandino.
“Ah sì? Su cosa?”
Deglutii, sentendo il cuore accelerare nel petto. “Voglio anche io quello che hanno gli altri.”
Per un attimo ci fu silenzio. Poi lei scoppiò a ridere, una risata bassa, divertita, quasi soddisfatta.
“Non avevo mai avuto dubbi,” disse, mordendosi il labbro inferiore mentre mi guardava con occhi pieni di malizia.
Fece un passo avanti, riducendo ancora di più la distanza tra noi, fino a quando il suo corpo sfiorò il mio. Sentii il suo profumo mescolarsi all’odore leggero di fumo della sigaretta appena spenta. Era una miscela travolgente, un contrasto che la rappresentava alla perfezione.
La sua mano scivolò lungo il mio torace, leggera come una carezza, e poi giù, più in basso, fino a fermarsi all’altezza della cintura dei miei pantaloni. Sentii il mio respiro farsi più pesante mentre le sue dita, con movimenti lenti e sicuri, iniziarono a premere attraverso il tessuto, massaggiandomi con una calma quasi crudele.
“Allora ti accontento,” sussurrò, inclinando la testa di lato mentre il suo tocco si faceva più insistente.
Era un gioco, e lo sapevo. Un gioco in cui lei aveva il controllo assoluto, e io, per la prima volta, mi sentivo disposto a lasciarle le redini.
Tresy si inginocchiò lentamente davanti a me, i suoi movimenti fluidi e sicuri come se avesse il pieno controllo della situazione. I suoi lunghi capelli castani scivolarono sulle spalle mentre mi guardava con un sorriso carico di malizia.
Le sue dita scivolarono lungo la mia cintura, slacciandola con una lentezza esasperante, quasi volesse assaporare ogni secondo. Abbassò i miei pantaloni insieme all’intimo, liberandomi dal tessuto che mi stringeva, ed io trattenni il respiro quando sentii il suo fiato caldo sfiorarmi la pelle.
Il suo sguardo si abbassò su di me, scrutandomi con un misto di curiosità e divertimento. Un leggero sorriso le increspò le labbra mentre la sua mano si chiudeva attorno a me con una delicatezza quasi crudele.
“Interessante,” sussurrò, il tono della sua voce basso e vellutato.
Tresy mantenne il contatto visivo con me mentre le sue dita iniziarono a scorrere con lentezza lungo la mia pelle, quasi a voler esplorare ogni centimetro, ogni reazione. Il suo tocco era caldo, sicuro, esperto, eppure sembrava giocare con il momento, assaporando la mia crescente tensione.
Con movimenti misurati, la sua mano si strinse leggermente, avvolgendomi con una presa delicata ma decisa, e poi iniziò a muoversi con un ritmo studiato. Il contrasto tra la sua pelle morbida e la mia sensibilità mi fece trattenere il fiato, mentre un’ondata di piacere si irradiava dal punto in cui mi toccava.
Il suo polso si muoveva con naturalezza, alternando movimenti lenti e profondi a brevi pause provocatorie, come se volesse tenermi sospeso sul filo dell’attesa. Il suo sguardo non mi lasciava, quei grandi occhi verdi si illuminavano di una malizia giocosa, osservando ogni mia minima reazione.
“Ti piace, eh?” sussurrò con un sorriso divertito, inclinando leggermente la testa. Il suo respiro caldo sfiorava la mia pelle, rendendo il momento ancora più intenso.
Io non risposi, ma il mio corpo parlava per me. Il battito accelerato, il respiro affannato, le mani contratte ai lati del corpo. Lei sembrava apprezzare il potere che aveva su di me, la sicurezza con cui mi faceva perdere il controllo.
I suoi movimenti si fecero più fluidi, seguendo il mio respiro, aumentando l’intensità con la stessa naturalezza con cui mi aveva trascinato fin lì. Ogni suo gesto era calcolato per amplificare il piacere, per portarmi sempre più vicino a un punto di non ritorno.
“Vedi?” mormorò, abbassando lo sguardo mentre continuava il suo gioco ipnotico. “Ti stai lasciando andare… finalmente.”
E aveva ragione. Con il suo tocco, il suo respiro, il suo sguardo sicuro e provocante, mi stava trascinando in un vortice da cui non volevo più uscire.
Tresy non aveva fretta. Continuava a guardarmi dal basso con quel sorriso carico di malizia, come se si stesse godendo ogni secondo di quella mia tensione. Le sue labbra morbide si posarono su di me con delicatezza all’inizio, quasi come un assaggio, prima di avvolgermi con un calore che mi fece trattenere il fiato.
La sua bocca si muoveva con una lentezza studiata, creando una dolce pressione che mi mandò un brivido lungo la schiena. Il suo tocco era caldo, umido, coinvolgente, e la sensazione era così intensa che per un attimo tutto il resto svanì. La sua lingua si muoveva con naturalezza, accompagnando ogni gesto con piccoli movimenti fluidi, aumentando il mio piacere in modo graduale, misurato.
Si muoveva con esperienza, con una sicurezza quasi ipnotica, alternando ritmi e intensità, quasi sapesse esattamente cosa fare per farmi perdere il controllo. Il suono appena percettibile della sua bocca che lavorava su di me si mescolava al mio respiro irregolare, mentre il suo sguardo rimaneva su di me, attento, curioso di ogni mia reazione.
Ogni volta che rallentava, lasciava un lieve vuoto che rendeva tutto ancora più esasperante, per poi ricominciare con un’intensità più profonda, più avvolgente, portandomi a una sensazione di estasi che mi faceva tremare le gambe.
Si stava godendo il momento, come se fosse un gioco solo suo, un potere che sapeva di avere e che esercitava con assoluta padronanza. E io, travolto da quel vortice di piacere, non potevo fare altro che abbandonarmi completamente a lei.
Il respiro mi si fece spezzato, il corpo teso mentre sentivo l’ondata di piacere travolgermi senza possibilità di controllo. Il calore del momento mi annebbiò la mente, lasciandomi in balia delle sensazioni che si riversavano su di me. Tresy rimase immobile per qualche istante, poi si scostò con una naturalezza quasi disarmante, come se nulla la toccasse davvero.
Si pulì con assoluta calma, tirando fuori le salviette dal suo zaino senza fretta, e mentre lo faceva mi guardò con un sorriso divertito. «Eh, sì… te l’avevo detto che alla fine avresti ceduto.»
Io non riuscivo ancora a rispondere. Il battito del cuore era ancora troppo accelerato, la mente troppo confusa per formulare un pensiero chiaro. C’era qualcosa di incredibilmente disarmante nel suo atteggiamento: nessun imbarazzo, nessun turbamento, solo quella solita sicurezza sfacciata che mi aveva sempre lasciato spiazzato.
Tresy si rimise in piedi, si stiracchiò appena, poi mi guardò con quel suo sguardo sornione. Allungò la mano con il palmo aperto, inclinando la testa di lato.
«Allora, bello mio, passiamo alle cose serie.» Fece un sorriso malizioso. «Sono venti euro.»
La sua voce tagliò l’aria come una lama, riportandomi bruscamente alla realtà. Per un attimo, il mio sguardo vacillò su di lei, come se non riuscissi a credere a quello che stava succedendo. Tresy notò la mia espressione e ridacchiò, divertita dalla mia reazione.
«Dai, non fare quella faccia!» esclamò con leggerezza. «Pensavi fosse un regalino? Suvvia.»
Non risposi. Sentivo un groviglio di emozioni contrastanti agitarsi dentro di me, ma la mia mano si mosse quasi automaticamente, tirando fuori i soldi e porgendoglieli. Lei li prese senza la minima esitazione, poi si avvicinò un’ultima volta, riducendo lo spazio tra noi con quel suo solito sorriso provocante.
«Comunque…» mormorò piano, le labbra appena incurvate, «mi sa che ci rivedremo presto.»
E senza aggiungere altro, si voltò e se ne andò con la stessa sicurezza con cui era venuta, lasciandomi lì, ancora confuso, ancora intrappolato in qualcosa che non sapevo spiegare. Ma soprattutto, lasciandomi con la consapevolezza che, nonostante tutto, forse non sarei stato in grado di dirle di no la prossima volta.
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Salve, io sono Astronomo e sono un aspirante scrittore, nonché amante dei racconti spicy (anche se al momento sto ancora migliorando). spero che i miei racconti possano piacere.
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