Non sapevo quanto ancora potevo resistere.Forse un altro movimento. Forse mezzo. E avrei perso ogni freno.
Basta. Non ce la facevo più.
La presi per il polso, deciso, senza dirle una parola. I suoi occhi si illuminarono, come se aspettasse quel momento da ore.La trascinai con me, senza badare a chi ci guardava, verso gli spogliatoi in fondo alla piscina, quelli sempre semi deserti, con la luce gialla che filtrava a malapena dall’alto.
Appena entrati, chiusi la porta alle mie spalle con uno scatto secco.Io avevo in testa di parlarle. Di dirle che non potevamo continuare così.Ma lei… lei aveva capito tutt’altro.
Misa si voltò, il viso arrossato dall’adrenalina, il petto che le si alzava e abbassava nel costume incollato alla pelle.Mi guardò per qualche secondo. Poi, senza dire una parola, si avvicinò e si appoggiò alla parete umida degli spogliatoi.Con lentezza, si tolse il laccetto superiore del costume, lasciandolo scivolare sulle spalle. Il seno ancora coperto, ma appena.
“Cos’è, volevi parlarmi?”La sua voce era un sussurro carico di provocazione, con quel sorriso sbilenco che mi distruggeva.
Io rimasi in silenzio. La guardavo. Lei lo sentiva.Sentiva il mio respiro cambiare.
Fece un passo verso di me, con movimenti felini, e mi mise una mano sul petto.
“No, perché se mi hai chiusa qui dentro solo per parlare…”Fece una pausa.“…sei proprio uno stronzo.”
Mi sfiorò con le dita l’addome, fino all’elastico del costume, giocandoci con la punta delle unghie.Il silenzio era assordante. Il battito del cuore, quello no.
“Dimmelo, Leo.”Si avvicinò ancora di più, il fiato caldo sul mio collo. “Vuoi solo parlarmi?”
Io non risposi.
Le mie mani salirono da sole, le presero i fianchi.Stavo ancora lottando con me stesso. Ma era una battaglia già persa.
Non ci fu bisogno di parole. Misa si voltò, mi guardò negli occhi e si avvicinò con passo deciso. I suoi capelli gocciolanti le cadevano sulle spalle nude, il costume incollato alla pelle lasciava intravedere tutto, dalle curve tonde e provocanti del seno, al profilo perfetto dei fianchi, del fondoschiena, dei capezzoli che spingevano contro il tessuto sottile. Sembrava esplodere di desiderio.
Mi si avvicinò, posandosi di nuovo a cavalcioni su di me, stavolta con la pelle calda, viva, vicina. Il mio respiro si fece più pesante, e il mio costume non riusciva più a nascondere nulla.
«Sei ancora sicuro della tua decisione?» sussurrò, strusciandosi contro di me. Le nostre intimità, separate solo da due sottili costumi bagnati, si cercavano da sole, si trovavano da sole. Sentivo ogni suo movimento, ogni piccolo gemito che le usciva dalle labbra chiuse, come un veleno dolce.
«Misa…» provai a dire qualcosa, ma non c’era più lucidità. Il mio corpo stava decidendo per me.
Non ci pensai due volte. La mia bocca andò dove voleva, seguendo il desiderio senza filtri.
Le labbra si posarono sul suo collo, poi scesero, lente, fino al seno. Il costume era ancora umido e teso, ma sotto sentivo la pelle calda che mi chiamava. Lo abbassai appena, giusto quel tanto da liberarla, e le presi il capezzolo con la bocca, leccandolo con passione, mentre la lingua lo accarezzava e le labbra lo stringevano con dolcezza. Era turgido, bagnato, vivo sotto di me.
Lei chiuse gli occhi e sospirò piano, le mani tra i miei capelli, il corpo che si tendeva. Si stava lasciando andare. E io con lei.
La mia bocca passava da un seno all’altro, su quei capezzoli umidi, rigidi, che sembravano chiedermi di più. Le mordicchiai appena la pelle, poi la leccai, sempre più deciso, più affamato.
«Così…» sussurrò appena, la voce rotta dal piacere.
Poi si mosse con impeto. Mi spinse indietro, prendendo il controllo per un attimo. Mi guardò con quegli occhi pieni di fuoco e senza dire nulla abbassò il mio costume. La sua mano mi afferrò, decisa, avvolgendomi con un tocco che mi fece sussultare.
Iniziò a muoversi lentamente, con ritmo perfetto, provocante. Il suo sguardo era fisso sul mio, mentre saliva e scendeva con la mano, sfiorandomi in un modo che sapeva essere letale.
Poi, senza esitazioni, si abbassò.
Le sue labbra mi raggiunsero, calde, umide, decise. Iniziò a prendersi cura di me con la bocca, alternando la dolcezza a momenti più intensi. Ogni suo movimento era preciso, voluto, e il piacere cresceva vertiginosamente.
Le sue mani mi tenevano, il ritmo aumentava piano, e io la guardavo, perso in lei, in ogni singolo gesto che sembrava creato per farmi impazzire.
Non potevo resistere ancora a lungo.
Le accarezzavo i capelli con dolcezza, lasciando che le dita scorressero tra le ciocche umide mentre lei continuava, sempre più intensa, sempre più affamata. Ogni volta che risaliva con la bocca, trattenendosi appena, poi riscendeva ancora più a fondo, sentivo i muscoli tendersi, il respiro farsi corto, le gambe tremare.
«Cavolo…» sussurrai, a occhi chiusi, mentre la mia mano si stringeva tra i suoi capelli, non per guidarla, ma per aggrapparmi a qualcosa. Il piacere cresceva e non mi dava tregua, lei lo sapeva e non accennava a fermarsi.
Era perfetta, decisa, e sembrava conoscere ogni sfumatura del mio corpo.
Quando venni, il respiro mi si spezzò in gola. Lei lo sentì, lo accolse, e non si fermò subito. Continuò ancora un poco, più lenta, come a voler far durare tutto il possibile, poi si sollevò con un’espressione furba e soddisfatta.
«Eri così sicuro, eh?» mi disse con un ghigno provocante, passandosi una mano tra i capelli per sistemarli. «A giudicare da com’è andata, mi sa che eri tu quello che non resisteva.»
Si avvicinò ancora, sfiorandomi il petto con il seno, il viso a un soffio dal mio.
«Ora non vedo l’ora di scoparti davvero…» sussurrò, baciandomi il collo con malizia prima di staccarsi e aggiustarsi il costume lentamente, godendosi ogni mio sguardo su di lei.
Poi se ne andò.Così, come se nulla fosse. Un ultimo sguardo soddisfatto, il sorriso ancora sulle labbra e un ondeggiare del bacino che sapeva benissimo avrebbe continuato a tormentarmi anche dopo.
Io rimasi lì, per qualche secondo, ancora con il respiro pesante e la mente annebbiata. Il cuore batteva forte, non solo per ciò che era appena successo, ma per la consapevolezza che stavo scivolando dentro qualcosa di molto più complicato.
Mi rivestii in fretta, sistemando alla meglio i capelli, e uscii dallo spogliatoio con il desiderio urgente di tornare alla normalità. Ma la realtà mi diede subito un altro scossone.
Sara… non era più sulla sdraio.
Lo spazio vuoto, l’asciugamano abbandonato di lato, gli occhiali da sole non più lì. Guardai intorno, ma niente. Nessun segno di lei.Il cuore cominciò a martellare di nuovo, ma stavolta in modo diverso.
Che fosse tornata a casa?
Forse si era svegliata mentre io… mentre facevo quello che non avrei dovuto fare.Forse aveva visto.O forse no.
Ma non potevo aspettare, non potevo rischiare.Presi le mie cose di corsa e uscii dalla piscina, camminando a passo svelto sotto il sole che ora sembrava più pesante, più giudicante.
Dovevo parlarle.Subito.Avevo bisogno di vederle gli occhi.E capire.
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giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01
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