Il supermercato sembrava una distesa infinita di corsie noiose e carrelli traboccanti. Le nostre mamme, entusiaste come se dovessero cucinare per un esercito, discutevano animatamente su marche di tonno e offerte di detersivi. Io e Sara, invece, trascinavamo i piedi dietro di loro come due adolescenti puniti.
Camminavamo affiancati, senza parlare troppo. Ogni tanto le nostre braccia si sfioravano per caso. Ogni tanto no.
Ad un certo punto, mentre le mamme si perdevano nel reparto surgelati, mi piegai verso di lei, il tono basso, l’occhio mezzo divertito, mezzo serio.
«Io vado a cercare dei preservativi. Torno subito.»
Sara si fermò di colpo, spalancando appena gli occhi.Poi arrossì, cercando invano di nascondere quel sorriso che le stava salendo sulle labbra.
«Ma sei scemo?!» sussurrò, col tono di chi vorrebbe sembrare indignata ma in realtà è lusingata.
«No, solo previdente,» dissi alzando un sopracciglio.
Lei fece una risatina nervosa e si voltò dall’altra parte, come se cercasse di nascondere l’imbarazzo… ma anche quell’eccitazione che si stava facendo spazio sotto la pelle.
«Muoviti allora. E non scegliere quelli aromatizzati alla fragola, eh. Mi fido poco.»
«Nessuna fragola. Solo classici. Tipo noi.»
Ci guardammo un secondo, consapevoli di quello che stava per succedere. Poi, mi allontanai verso il reparto farmacia, con il cuore che correva quasi quanto i miei passi.
La missione era compiuta.
Mentre le mamme discutevano ancora su chi avesse dimenticato il basilico, io e Sara ci scambiammo un’occhiata complice. Le feci scivolare in mano il pacchetto appena acquistato. Lei lo prese, lo nascose velocemente e sussurrò con un sorriso tirato:«Hai anche seguito il mio consiglio, vero?»«Più o meno,» risposi.«Come più o meno?!»«Ne ho preso anche uno… al cioccolato. Per scienza.»
Lei scoppiò a ridere, scuotendo la testa:«Sei un idiota.»
Il rientro fu rapido, tra buste da svuotare e madri da distrarre. Feci la mia parte in fretta, ma con la testa altrove. E quando finalmente, finalmente, la porta della nostra casetta si richiuse dietro di noi, non aspettai nemmeno un secondo.
La poggiai al muro, con una certa foga, come se ogni centimetro del suo corpo mi fosse mancato per ore. Le mani scivolarono sui fianchi, poi si spostarono senza troppa esitazione sulle sue cosce nude.
«Aspettavi questo momento, eh?» disse lei, con il fiato già corto.
«Da quando mi hai detto di non innamorarmi.»
Le nostre bocche si cercarono con impazienza. Le sue mani mi tiravano verso di sé, le dita che mi stringevano il collo della maglietta. La lingua, il fiato, il profumo della sua pelle… Tutto stava salendo come una marea.
poi mi fermò.
«Che ne dici se… ce lo meritiamo un bagno in piscina?»La voce di Sara fu morbida, quasi distratta, mentre finiva di sistemarsi i capelli in una coda alta.Io sospirai e finsi di pensarci, ma in realtà avevo già accettato.«Va bene, dai. Facciamo i bravi turisti. Almeno per un’oretta.»
Ci guardammo con quel mezzo sorriso che ormai era nostro, e iniziammo a spogliarci per metterci il costume. Lei sganciò lentamente i pantaloncini della tuta, lasciandoli cadere sul pavimento con un gesto studiato, mentre io la osservavo senza vergogna.
«Non fissarmi così, Leo.»«Non è colpa mia se ti stai spogliando come in un videoclip R&B del 2005.»«Mmm… allora dovrei fare anche la mossa col bacino?»
Rise, girandosi di spalle e inarcando leggermente la schiena mentre infilava il pezzo di sotto. La pelle le brillava sotto la luce tenue che filtrava dalle persiane chiuse. Io ero ancora in boxer, il costume in mano, e a quel punto mi guardò.
«Ok, ora tocca a te.»
Mi sfilai la maglietta con lentezza teatrale.«Ti avviso, potrei non avere lo stesso impatto visivo.»Lei rise, poi mi puntò un dito contro.«Ah no, scusa, stai proprio bene. Hai pure messo su un po’ di spalle.»
«Ti eccito?»«Un pochino sì. Ma non dirlo a nessuno, rovineremmo tutto.»«Segreto nostro. Come la missione cioccolato.»
Ci lanciammo uno sguardo pieno di complicità, poi infilammo i costumi, il suo, intero ma sgambatissimo, il mio, corto e aderente. Ci guardammo un attimo allo specchio, come se fosse la divisa da battaglia.
«Andiamo?»«Andiamo. Prima che mi dimentichi perché siamo scesi.»
Scendemmo in piscina. La quiete era irreale: qualche anziano sui lettini lontani, il rumore dell’acqua e del vento tra i pini. Nessuna traccia delle nostre mamme, che erano al mare, e nessuna voce a disturbare quella tregua.
Ci tuffammo quasi in silenzio, e l’acqua ci accolse tiepida, avvolgente.
«Dove sono tutti?» chiese lei, allungandosi a rana.«Probabilmente a digerire. Noi, invece, siamo gente con priorità diverse.»«Tipo chiacchierare e sfiorarsi sott'acqua senza darlo a vedere?»
Le andai sotto, come a volerle fare uno scherzo, e la tirai giù per le caviglie. Un piccolo urletto, poi una risata soffocata dall’acqua. Riemersi e la vidi con le labbra arrossate dal cloro, i capelli tutti indietro.
«Sei proprio carina, lo sai?»«Attento Leo… certe cose non si dicono.»«Le penserò e basta, allora.»«Meglio. Anche se… a me piacciono i complimenti sussurrati all’orecchio.»«Se continui così, finiamo nella doccia invece che in piscina.»
Si mordicchiò il labbro e poi si lasciò galleggiare con un sospiro.«Sai che c’è? Per ora godiamocela così. Stare bene insieme. Senza dover sempre fare qualcosa.»
Annuii. E fu vero: lì, in quell’acqua immobile e azzurra, eravamo leggeri. Non più solo amici, non ancora altro.
L’acqua era tiepida e il sole cominciava a piegarsi verso il tardo pomeriggio, dorando la pelle e sfumando ogni cosa in un alone caldo e vibrante. Eravamo soli, o almeno così sembrava. Nessuna voce, nessuno schizzo, solo il rumore sommesso del nostro respiro e lo sciabordio dell’acqua attorno a noi.
Sara galleggiava con grazia contro il bordo della piscina, le braccia distese, il corpo parzialmente immerso ma così visibile nei suoi dettagli più provocanti. Il suo costume aderiva perfettamente: il seno teso sotto il tessuto bagnato sembrava quasi pulsare, e il fondoschiena, curvo e sodo, si muoveva appena a ogni suo respiro, emergendo lievemente quando si stiracchiava contro la parete.
Mi guardò con uno sguardo pigro e accennò un sorriso.«Ei…» sussurrò.«Mh?»«Non c’è proprio nessuno.»Mi avvicinai, curioso.«E quindi?»Si voltò leggermente, il viso bagnato e luminoso, lo sguardo dritto nei miei occhi.«Facciamo un po’ i pazzi…»Sollevò il fianco verso di me, provocante. «Metti una mano nel mio costume. Fammi sentire. Ora.»
Il cuore cominciò a battermi forte, mentre l’acqua diventava quasi un sipario tra noi. Non dissi niente, ma mi mossi verso di lei. Posai una mano sulla sua coscia, liscia e calda, risalendo lentamente.Sara chiuse gli occhi, inspirando piano.«Vai…» mi sussurrò.Scivolai sotto l’elastico del costume. La sua pelle lì sotto era di seta e calda, la sentivo fremere. Lei si piegò leggermente in avanti, esponendo il fondoschiena che si sollevava appena sopra la superficie. Il contrasto tra l’acqua fresca e il calore del suo corpo mi faceva impazzire.
Con l’altra mano le accarezzai il fianco, poi il ventre, poi lentamente risalii verso il seno, sfiorandolo appena. Il tessuto bagnato lo rendeva ancora più eccitante da toccare. Lei si lasciò andare a un piccolo gemito, controllato, mordendosi il labbro.«Oh Leo…»Si voltò verso di me, incollando i seni al mio petto, le sue mani si strinsero alle mie spalle.«Non fermarti… è troppo bello così.»
