Lentamente cominciò a muoversi al ritmo delle mie dita, mentre la bocca le si socchiudeva e gli occhi sembravano perdersi.La guardavo, rapito: il modo in cui le onde le accarezzavano il corpo, il viso bagnato e rilassato, il collo teso, il seno che sfiorava il mio torace a ogni respiro. Era travolgente.
Quando si irrigidì, stringendo con una mano il bordo della piscina e con l’altra il mio fianco, mi sussurrò qualcosa che sembrava un ringraziamento, o un’imprecazione soffocata dal piacere.Mi appoggiò la fronte sulla spalla, ancora col fiato corto.«Dio… così non vale.»«Perché?»«Perché ora ti voglio ancora di più.»
Si staccò da me, nuotando piano verso la scaletta, ma si voltò e sorrise con la solita malizia.«Stanotte… voglio tutto.»
Facemmo giusto in tempo a ricomporci, qualche spruzzo d’acqua sul viso, una sistemata ai costumi, i battiti del cuore ancora scomposti, che la piscina iniziò a popolarsi. Voci, risate, schizzi. Un gruppo di ragazzini si tuffava a ripetizione, e poco dopo comparvero anche Giusy e Misa.
L’indifferenza si fece subito evidente: niente saluti, nemmeno uno sguardo vero. Come se il giorno prima non fosse esistito. Ma bastarono pochi minuti, appena si sdraiarono non lontano da noi, perché Misa iniziasse a giocare. Aveva un bikini color crema che sembrava disegnato apposta per far perdere la testa a chiunque. Si muoveva lenta, si sistemava il laccio del reggiseno, accavallava le gambe scoprendo la curva perfetta del fianco, il fondoschiena seminascosto, e lanciava occhiate rapide che mi trovavano sempre.
Sara dormiva, distesa accanto a me sul lettino, il respiro profondo e il viso rilassato. Il suo corpo ancora umido rifletteva la luce del sole come seta abbronzata. Io scrivevo con Giulia, che finalmente sembrava tornata presente e tenera. Le cose con lei stavano andando sorprendentemente bene. Mi raccontava dei suoi piani per l’estate, mi chiedeva del posto in cui ero, e non faceva mancare qualche frase dolce, qualche “mi manchi” sussurrato tra i messaggi.
Eppure… sentivo gli occhi di Misa su di me.
aveva deciso che quella guerra silenziosa non era ancora finita.Sdraiata sul lettino a non più di tre metri da me, si muoveva con una sicurezza studiata, come se ogni gesto del suo corpo fosse coreografato per attrarmi. Non diceva nulla, ma parlava con il suo corpo, con la pelle che sembrava fatta apposta per essere guardata.
Le spalline del bikini si abbassavano spesso, scivolavano giù dalle spalle, come per sbaglio. Le dita giocavano pigramente con l’elastico degli slip, tirandolo e lasciandolo ricadere, sfiorando l’inguine con naturalezza. Quando si stendeva sul fianco, il seno spingeva contro il tessuto sottile del reggiseno, appena contenuto, come se non vedesse l’ora di uscirne.
Io cercavo di restare lucido, di restare concentrato su Giulia, sui messaggi, sul rumore dell’acqua…Ma ogni volta che alzavo lo sguardo, lei era lì.A occhi chiusi, con un sorriso sulle labbra, il fianco arcuato, le gambe leggermente divaricate, lasciando intravedere la piega morbida del fondoschiena che il costume faticava a contenere. Poi, senza preavviso, si metteva a sedere, e mentre si sistemava i capelli con entrambe le mani, il busto si tendeva in avanti, scoprendo la linea perfetta della schiena e spingendo il seno in avanti, in un movimento che sembrava una carezza visiva.
Il sole rendeva la sua pelle ancora più dorata, lucida, come sudata. E quel maledetto profumo di cocco e sale che arrivava fino a me mi mandava fuori di testa.
A un certo punto, i nostri sguardi si incrociarono.Solo per un secondo, ma bastò. Lei socchiuse le labbra, le passò lentamente la lingua, poi abbassò lo sguardo verso il mio costume, e sorrise.Un sorriso complice. Sporco. E poi… tornò a stendersi come se nulla fosse, lasciandomi solo con un’erezione ostinatae un senso di colpa che saliva come la marea.
Sara dormiva, ignara, serena.Giulia scriveva:
"Amo quando sei silenzioso ma presente. Sei sempre con me, anche da lontano."
E io?Mi stavo sciogliendo.Tra quello che avrei voluto, quello che avevo promesso e… quello che non riuscivo a ignorare.
Non so dire se fu il sole a confondermi o quella curva del suo sorriso, ma appena la vidi avvicinarsi capii che non era finita.Misa venne verso di me con passo lento, il costume ancora bagnato che aderiva come una seconda pelle, e uno sguardo che già sapeva cosa voleva ottenere.
Sara dormiva sul lettino accanto, il viso coperto dal cappello di paglia, un braccio abbandonato sul ventre. Non si sarebbe svegliata facilmente, lo sapevo.
"Posso?", chiese Misa, ma non aspettò risposta.Si sedette a cavalcioni su di me, lentamente, con una disinvoltura che sapeva essere letale. Il mio petto nudo contro il suo costume bagnato, la pressione delle sue cosce sulle mie. I suoi capelli umidi mi sfioravano le spalle.Mi fissava dall’alto, i fianchi in leggera oscillazione, appena il necessario per farmi impazzire.
"Sei ancora sicuro della tua decisione?"La sua voce era un sussurro caldo, diretto all’orecchio.Una minaccia dolce, un invito proibito.
Sentivo ogni linea del suo corpo su di me, il seno che sfiorava il mio petto, la tensione nel suo bacino, e le sue dita che lentamente tracciavano cerchi invisibili sulle mie spalle.
"Perché io… non so quanto ancora posso far finta di niente…", sussurrò, muovendosi appena, premendo il bacino più forte contro di me.La stoffa bagnata del costume lasciava passare il calore, l’umidità, ogni centimetro del desiderio che stava trattenendo a stento.
Io la guardai, il cuore a mille, il corpo già pronto a cedere.“Non è il momento…", dissi, anche se la voce tremava. "O non è la persona?” , rispose lei, e inarcò leggermente la schiena, spingendosi contro la mia erezione, sorridendo come se avesse appena vinto una scommessa.
A pochi passi da noi, Sara continuava a dormire profondamente, ignara.E io… stavo per perdere completamente il controllo.
I suoi movimenti cambiarono.Non solo più seduta su di me: ora si muoveva. Lentamente. Con ritmo.
Iniziò a strusciarsi piano, con quella naturalezza disarmante che solo lei sapeva usare. Il costume, bagnato e sottile, non faceva nulla per nascondere il contatto. Anzi. Sembrava esaltarlo.Sentivo tutto.La linea morbida del suo sesso che scivolava contro di me, proprio lì. Le nostre intimità separate da pochi millimetri di tessuto, sottili come carta.
Mi si mozzava il respiro a ogni movimento.Misa si mordeva il labbro, ma non smetteva. Si chinava verso di me, il seno quasi premuto contro la mia bocca, e la sua voce, rauca, calda, mi sussurrava:
"Senti quanto sono bagnata… e non è per l'acqua."
Mi aggrappai ai bordi del lettino, le mani che tremavano. Stava giocando col fuoco, e io ero lì, pronto a bruciare.
"Misa… smettila…" dissi a denti stretti, ma non era una vera richiesta. Era una supplica disperata a me stesso di non cedere.
Lei si mosse ancora più piano, facendo pressione, con quella lentezza esasperante, mentre intorno a noi… il silenzio irreale di una piscina quasi vuota. Solo il rumore dell’acqua, lontano.
"Ti rendi conto che potrei venire così, strusciandomi su di te?"La sua voce era un’arma carica, il sorriso un bisturi.Io sussultai sotto di lei, la voglia di farla mia lì, contro ogni logica, ormai era diventata quasi un dolore.
E il peggio o il meglio, era che nessuno si accorgeva di niente. Nemmeno Sara, che ancora dormiva, immobile nel suo lettino.
