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Erotika
Scopami, ma non innamorarti · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 13 min di lettura

Introduzione

Due amici che dovranno stare nella stessa casetta per tutta la vacanza, cosa potrebbe succedere?

Asiadu01
1 anno fa · 820 letture · 5

Ci conosciamo da sempre.Letteralmente. Da quando avevamo i pannolini, le nostre madri erano migliori amiche e noi due, per forza di cose, inseparabili. Cresciuti insieme tra compleanni di gruppo, feste di paese e interminabili cene familiari dove gli adulti ridevano a voce alta e noi ci nascondevamo sotto il tavolo a raccontarci segreti che nessuno avrebbe mai dovuto sapere.

Siamo sempre stati l'uno nella vita dell'altra. Elementari, medie, superiori… prime cotte, primi casini, primi sbagli. Se c’era una cosa certa, era che io e Sara c'eravamo, e il resto cambiava. Anche quando i gruppi si sono sfaldati, anche quando le compagnie si sono mischiate, anche quando abbiamo iniziato a frequentare persone diverse, noi due siamo rimasti.

E ogni anno, da che ho memoria, le nostre famiglie organizzano insieme una vacanza.Stessa spiaggia, stessa casa presa in affitto, stesse abitudini: cena in veranda, partite a carte, mamme che cucinano insieme e noi che facciamo finta di essere troppo grandi per queste cose, ma alla fine non manchiamo mai.

Quest’anno non fa eccezione. Vent’anni suonati, e siamo di nuovo qui, carichi come ragazzini, in quella casa a due passi dal mare dove il pavimento scricchiola e l’odore di salsedine si infila nelle lenzuola.

Sara, poi… Sara è sempre stata bellissima, ma quest'estate ha qualcosa di diverso.Forse è il sole che le ha baciato la pelle rendendola ambrata e luminosa, forse quei ricci selvaggi che sembrano esplodere di vita sotto il sole del pomeriggio.Ha un corpo morbido, pieno, con curve che non puoi fare a meno di seguire con lo sguardo. Il seno pieno incorniciato da quei vestitini leggeri che lascia intravedere la pelle vellutata, le spalle rotonde, le mani affusolate, i polsi pieni di bracciali che tintinnano quando ride. E poi quei suoi occhi, azzurri e profondi, capaci di leggerti dentro come se sapesse esattamente cosa stai pensando.

È il tipo di ragazza che ti fa girare la testa, e il fatto che la conosca da sempre rende tutto più pericoloso.C’è una confidenza tra noi che pochi possono capire. Ci basta uno sguardo per intenderci, una battuta per ricordare una sera di cinque anni prima, un tocco per scatenare il passato.

E così, anche quest’anno, siamo partiti per un’altra vacanza.Stesse abitudini, stesse tradizioni. Ma con una differenza: questa volta, nessuno dei due è più un ragazzino. E il modo in cui i suoi occhi si sono soffermati sui miei la prima sera, mentre le nostre madri ridevano in veranda, mi ha fatto capire che qualcosa stava per cambiare.

Quest'anno era diverso.Lo sentivo nell’aria appena siamo arrivati.Niente hotel, niente mega casa condivisa con altre famiglie: stavolta le nostre madri avevano scelto un residence tranquillo, casette indipendenti, ognuna con il suo terrazzino, piscina al centro e il mare a due passi. L’idea, a detta loro, era “totale relax”, niente sbattimenti. E a noi, in fondo, andava bene così.

Le nostre casette erano una accanto all’altra. Porte che sbattevano, risate che attraversavano le pareti, stessa colazione in veranda. Io e Sara, come sempre, in sintonia.Solo che quest’anno, con l’università in città diverse e qualche storia andata male di mezzo, ci eravamo persi un po’ per strada. Ci sentivamo, certo, ma di meno. E quella vacanza era l’occasione perfetta per ritrovarsi.

Il primo mattino, appena disfatte le valigie, ci siamo ritrovati a bordo piscina.Io con gli occhiali da sole calati sul naso e un caffè freddo in mano, lei già spaparanzata sul lettino con un costume nero che, cazzo, non ricordavo avesse mai messo prima.

«Allora, dottore, raccontami tutto. Mi devi aggiornare su ogni schifo che hai combinato in questi mesi.» fece lei, lanciandomi uno sguardo da sopra gli occhiali da sole, un mezzo sorriso sulle labbra lucide.

Sospirai, buttando la testa all’indietro.«Niente di entusiasmante, credimi. Ho mollato Giulia, ho dato due esami di merda e sono ufficialmente in crisi esistenziale.»

Lei scoppiò a ridere, quel tipo di risata che mi mancava da mesi.«Ah bene. Sei sempre il solito dramma vivente. E Giulia? Ma quindi è finita finita?»

«Sì. Finita da un pezzo. Troppo pesante, troppa ansia. Alla fine ho capito che mi stavo forzando a starci.»Mi voltai verso di lei, appoggiandomi sul fianco. «E tu? Avevo sentito che avevi mollato quel fenomeno.»

Fece una smorfia.«Un mese fa. È stato più facile del previsto. Troppa testa di cazzo. Sai quelli che pensano di poterti dire cosa fare, cosa mettere, con chi uscire?»

«Ma davvero? Ti ha mai detto qualcosa per come ti vesti?»

«Sì, tipo che i miei top erano troppo scollati e che ridevo troppo con gli altri ragazzi.»Alzò le spalle. «Due settimane ed ero già sul punto di tirargli un bicchiere in faccia.»

Scoppiai a ridere.«Classica te.»

Lei si sistemò meglio il costume sul seno, incrociando le gambe con quella naturalezza che solo chi ti conosce da sempre può permettersi.«Comunque è finita e meglio così. Adesso sono ufficialmente single, libera e pronta a far casino.»

Alzai il bicchiere verso di lei.«A noi. Due disastri ambulanti di nuovo insieme.»

«A noi.» disse, brindando col suo succo alla pesca.Poi rimase un attimo in silenzio, guardando il sole riflettersi sull’acqua.«Sai che mi mancava stare così? Senza pensare a niente, a parlare di stronzate, a prenderti in giro.»

«Anche a me.» ammisi.«Cioè… non è che l’ho detto in giro, eh. Fa troppo film sentimentale. Però sì.»

Lei rise di nuovo, scivolò giù dal lettino e si tuffò in piscina con un gesto veloce, schizzandomi d’acqua addosso.«Dai, scendi. Facciamo a gara a chi arriva prima dall’altra parte.»

«Sei sempre stata scarsa, Sara.»

«Sì, ma io so distrarti.»E mi lanciò un’occhiata che, per un attimo, non era più solo quella di un’amica.

Fu un attimo.Ma abbastanza per farmi capire che quell’estate sarebbe stata tutto, tranne che tranquilla.

Quando risalimmo dalla piscina, ancora grondanti d’acqua e col cloro che ci seccava la pelle, trovammo le nostre madri sedute nel giardinetto di una delle due casette, con un bicchiere di vino in mano e quell’aria da cospiratrici che conoscevamo fin troppo bene.

Appena ci videro, cominciarono a ridacchiare tra loro.

«Eccoli lì, i nostri ragazzi!» disse mia madre, dando una gomitata a quella di Sara.«Stavamo giusto parlando di voi.»

Sara si sedette sul muretto e si strinse nelle spalle. «Oddio, che avete combinato?»

«Ma niente di che.» fece sua madre, fingendo innocenza. «Solo che pensavamo… magari voi due non avete tutta questa voglia di stare a dormire con due vecchie mamme accanto, no?»

Io le guardai, alzando un sopracciglio. «Perché? Che volete fare, scappare con due animatori del villaggio?»

Risero tutte e due.

«Magari!» disse mia madre, alzando il bicchiere. «No, il fatto è che in ogni casetta ci sono due belle stanze matrimoniali, bagno grande, aria condizionata… pensavamo che magari voi due vi prendevate una casetta e noi due un’altra.»

Sara fece una smorfia, guardando me.«Eh, perché invece cambierebbe qualcosa?»

Sua madre rise di nuovo. «Ma no! È per comodità. E poi, scusate, vi ricordate tutte le notti passate a guardare film horror, giocare a carte, raccontarvi segreti fino alle tre del mattino? Quelle cose lì. Mica vorrete spezzare la tradizione, adesso che siete cresciuti?»

«È una tradizione centenaria!» aggiunse mia madre con aria solenne, indicandoci con il dito.

Sara sospirò, guardandomi con un sorriso accennato.«Vabbè, a sto punto… tanto non cambia niente.»

«Esatto.» confermai, facendo spallucce. «Anzi, ci evitiamo pure di sentirvi russare.»

«A chi ti riferisci, bello mio?» ribatté mia madre ridendo.«Io russo leggero. È tua zia Gianna che sembra un trattore.»

Le risate andarono avanti per qualche minuto, poi Sara si alzò, si passò una mano tra i capelli ancora bagnati e mi fece un cenno con la testa.

«Andiamo a sistemare le nostre robe allora, coinquilino.»

«Coinquilina.» la corressi, dandole una pacca sulla spalla mentre ci avviavamo verso la casetta accanto.E in quel momento, per un attimo, mi venne da pensare che forse sì… quell’estate sarebbe stata diversa davvero.

Arrivammo nella casetta e con la solita calma da vacanza iniziammo a sistemare le nostre cose. Io presi possesso della stanza a sinistra, Sara di quella a destra.«Se trovi un ragno » urlai dal mio letto mentre infilavo il caricatore nel muro « io non entro a cacciarlo, eh.»

«Certo, figurati.» rispose lei ridendo. «Al massimo lo faccio dormire con te.»

Prima di andare avanti…

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