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Erotika
Scopami, ma non innamorarti · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 21 min di lettura

Sara ha voglia di scopare

L’imbarazzo e l’eccitazione si mischiano e quando tutto viene a galla, succede qualcosa di strano.

Asiadu01
1 anno fa · 707 letture · 3

«Sì, ma… cazzo, Sar… siamo amici da una vita.»

«Appunto!» ribatté lei, con un sorriso storto. «Se non puoi farlo con una persona con cui c’è fiducia, con chi lo fai? Con una che conosci da tre ore e poi sparisce? Almeno così niente gelosie, niente casini, niente cose strane.»

Rimasi lì, ancora indeciso se fosse la proposta più assurda o più tentatrice che mi avessero mai fatto.

«Se vuoi puoi pensarci. O riderci sopra. O mandarmi a fanculo. Ci sta tutto.» disse poi, stringendosi nelle spalle.

Il problema era che in testa mia non ridevo affatto. E nemmeno mi veniva da mandarla a fanculo. E forse era questo il guaio.

«Sarò onesto, Sar…» sospirai, guardandola negli occhi. «Non mi sembra una buona idea. Ci tengo troppo a te come amica per anche solo rischiare di rovinare tutto.»

Lei rimase in silenzio un attimo, poi fece un mezzo sorriso, alzando le mani. «Ehi, giusto così. C’hai ragione, Leo. Era una cazzata, lo sapevo. Vabbè, cancelliamo tutto. Non è mai successo.» Disse con il tono leggero di chi maschera un po’ di imbarazzo dietro una battuta.

Fece una smorfia, si alzò dal letto e aggiunse, mentre si avviava verso la porta della sua stanza: «Hai vinto pure stavolta, femminuccia.» E sparì dietro la porta, lasciando dietro di sé solo un silenzio strano.Io rimasi a fissare il vuoto, e sì… in realtà lo stavo facendo anche per Giulia. Perché se qualcosa stava davvero cambiando, non potevo permettermi di rovinare tutto con una cazzata.

Il pomeriggio scivolò via tra una pennichella e qualche partita a carte con le altre famiglie. Poi, più verso le cinque, decidemmo di andare in piscina. Il sole iniziava a scendere piano, ma faceva ancora caldo e quell’acqua limpida e azzurra sembrava la soluzione a tutto.

Eravamo spaparanzati su due ciambelle gonfiabili al centro della piscina, io e Sara, gambe a mollo e occhi chiusi. Un silenzio piacevole, di quelli che conosci da anni.

«Dio, che paradiso.» borbottai.

«Ti ci vedo bene a far nulla per ore.» rise lei, lanciandomi uno schizzo d’acqua.

Stavo per ribattere quando all’improvviso, da un lato della piscina, sentii un tonfo secco e una figura tuffarsi nell’acqua limpida. Aprii gli occhi e vidi Misa riemergere poco distante, scuotendo la testa per far scivolare via i capelli bagnati.

Aveva il top del costume che le si incollava perfettamente addosso e i suoi occhi scuri si fissarono subito sui miei. Quel sorriso pigro e appena accennato, come se sapesse di potermi far perdere il filo in mezzo secondo.

«Guarda chi c’è…» disse avvicinandosi a noi a nuoto, sfiorandomi il braccio sott’acqua senza che Sara se ne accorgesse.

«Ciao bellezza.» risposi con un sorriso storto.

«Che fate, ve la prendete comoda eh?» si appoggiò al bordo della mia ciambella, il suo seno praticamente mezzo fuori dall’acqua a pochi centimetri da me.

«Ci godiamo la pace.» risposi.

«Troppo noiosa. Serve un po’ di movimento.» fece, e senza avvisare mi afferrò da sotto, ribaltandomi nella piscina con un tuffo. Uscendo dall’acqua tossivo e ridevo, mentre lei rideva sguaiatamente.

Sara gridò: «Ma sei scema?! Mi hai rovesciato il pirla!»

Misa rise ancora di più. «Dai, lo sai che ti voglio bene, Leo.»

Mi avvicinai a lei e le spruzzai acqua in faccia. «Te la farò pagare.»

«Uh, minaccioso. Mi piace.» sussurrò a bassa voce, vicino al mio orecchio, abbastanza da farmi venire i brividi.

Il resto del pomeriggio fu un casino di spruzzi, lotte in acqua, risate. Ci sfidammo a chi stava più tempo sott’acqua, ci arrampicammo sulle spalle per le lotte, io con Sara, Misa con Giusy. Ovviamente vinsero loro. Più tardi, sdraiati sotto agli ombrelloni, chiacchierammo un po’ di tutto, di esami, viaggi, serate folli e assurdità varie.

Le frecciatine tra me e Misa continuarono, nascoste tra una battuta e l’altra, lontane dalle orecchie di Sara.

«Sai che ho una stanza tutta mia, vero?» sussurrò lei, passandosi la lingua sulle labbra mentre beveva dalla bottiglietta, gli occhi incollati ai miei.

Io scossi la testa, ridendo, e replicai a bassa voce: «Sei un casino, Misa.»

«Il più bello che potresti farti.» ribatté con un occhiolino.

Ma nella mia testa… c’era ancora Giulia. Sempre.E quel pensiero non mi mollava.

Giulia sì…Perché intanto il telefono, tra un tuffo e una chiacchiera sotto l’ombrellone, aveva vibrato soltanto due volte. Due messaggi, tutto il giorno. Niente di davvero caldo, niente che facesse pensare a quel riavvicinamento della sera prima. E quella sensazione nello stomaco, quella fastidiosa miscela di aspettativa e delusione, stava di nuovo tornando a farsi sentire.

Verso l’ora dell’aperitivo, Sara si alzò, disse di voler andare a farsi una doccia e poi di risalire alle casette. Ma la verità, lo capii dal modo in cui mi guardò e dal mezzo sorrisetto, è che mi stava lasciando campo libero.

«Io salgo, mi scoccia lasciarti qua con lei…» disse avvicinandosi all’orecchio, riferendosi a Misa, «…ma magari ti fa bene. Vedi tu.»

Non feci nemmeno in tempo a risponderle, che era già andata.

Misa si avvicinò subito, approfittando del vuoto.Si sedette accanto a me sul lettino, ancora in costume, la pelle salata e umida, i capelli legati male.

«Alla fine siamo rimasti solo noi due…» mormorò, passandosi una mano sulla gamba, con quel modo studiato di fare sembrare ogni suo gesto casuale.

Sorrisi appena. «Eh già.»

Ci fu un silenzio. Di quelli elettrici, che sembrano caricarsi di qualcosa.Lei si sporse, il viso vicino al mio, il profumo di salsedine e crema solare. Gli occhi nei miei.

«Te lo dico…» disse sottovoce. «Io non ho voglia di giochi oggi.»

Poi sfiorò il mio polpaccio con il piede, facendolo sembrare un contatto involontario, e aggiunse: «Lo sento che tra noi c’è chimica… E anche tu lo sai.»

La guardai.Era bella. Porca miseria se lo era. E quel suo sguardo deciso, quella sicurezza di chi sapeva che bastava pochissimo a farmi crollare.

Mi avvicinai leggermente. Bastava davvero un secondo. Un attimo.Ma nella testa, di nuovo… Giulia. E il pensiero di Sara. E la promessa fatta a me stesso.

Feci un lungo respiro e abbassai lo sguardo.

«Misa… lasciamo stare.» dissi piano.

Lei sbatté le palpebre, sorpresa. «Cosa?»

«Non credo sia il momento. Non… Non ora, ok?»

Ci fissammo per qualche secondo. Poi lei si ricompose in fretta, mascherando la delusione con un sorriso forzato.

«Va bene. Nessun problema. È che, sai… non capita spesso di trovare uno che dice no.»Fece una risatina leggera, si alzò dal lettino, scrollandosi i granelli di sabbia di dosso.

«Comunque… se cambi idea… sai dove trovarmi.»

Si allontanò con passo lento, lasciandomi lì, col cuore che batteva ancora forte e il telefono che restava in tasca… sempre con quei due, miseri, messaggi.

Tornai alla casetta con quel senso di vuoto addosso. Il sole ormai scendeva dietro le colline, e l’aria si faceva più fresca, ma dentro di me ribolliva tutto.

Silenzio.Religioso.Neanche una voce, nessuna risata delle nostre mamme, niente. Sara dormiva, appisolata come un angelo stanco dopo il mare. Feci una doccia veloce, sperando che l’acqua gelida mi spegnesse quel misto di rabbia, delusione e frustrazione che mi stringeva la gola.

Ma non funzionò.

Mi sdraiai un po’ sul letto, scorrendo distrattamente Instagram, fino a quando la vidi.Una storia di Martina, l’amica di Giulia. C’era lei, con il costume nero che conoscevo fin troppo bene, distesa su un lettino accanto a tre ragazzi. Tre.E ridevano.E brindavano.E Giulia aveva detto che sarebbe rimasta a casa a studiare.

Mi partì un pugno contro il cuscino. Avrei voluto spaccare tutto.Mi sentii come un idiota. A rifiutare Misa per rispetto di una persona che nemmeno aveva il coraggio di essere sincera con me. E con Sara non potevo nemmeno parlarne, perché a lei avevo fatto credere che fosse tutto finito.

A cena fui muto. Nessuno disse niente, ma i miei nervi tesi si sentivano nell’aria.Tornammo alle casette, e io mi buttai sul letto, a fissare il soffitto, con quella rabbia che cresceva, fino a che mi resi conto che non stavo più pensando.Agivo.

Mi alzai di scatto.Aprii piano la porta della stanza di Sara.Era stesa sul letto, le cuffiette nelle orecchie, un cellulare tra le mani, persa nei TikTok.

Appena mi vide lì sulla soglia, si sfilò un auricolare.

«Che c’è?» chiese con quel suo tono sornione.

Senza dire nulla mi avvicinai, mi misi su di lei, sorreggendomi con le braccia. La guardai negli occhi. Un lungo secondo.

«Accetto.» sussurrai, la voce bassa e ferma.

Lei sbatté le ciglia, sorpresa, poi sollevò un sopracciglio.«Accetti… cosa?»

Sorrisi appena, ma senza allegria.«La tua proposta. Quella di oggi pomeriggio. Distrazione. Niente baci, niente cuori infranti, solo due amici che si tolgono un po’ di voglia.»

Lei rimase in silenzio un attimo, il respiro leggermente accelerato. Poi sorrise.Quel sorriso che faceva sempre quando otteneva ciò che voleva.

«Beh… finalmente,» disse piano. «Ci hai messo meno di quanto pensassi.»

Mi sporsi appena di più su di lei.«Hai ancora voglia?»

«Non sono mai stata così pronta.»

Poi rise sottovoce, e aggiunse:«Sarà divertente, Leo. Ma ricordati le regole.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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