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Erotika
Scopami, ma non innamorarti · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 21 min di lettura

Sara ha voglia di scopare

L’imbarazzo e l’eccitazione si mischiano e quando tutto viene a galla, succede qualcosa di strano.

Asiadu01
1 anno fa · 707 letture · 3

Appena lo dissi, vidi il colore salirle sulle guance.«Nooo, sei uno stronzo!»Mi mollò un pugno secco sul braccio.

«Ahi!» risi, portando la mano sulla spalla.«Te l’ho detto di non incazzarti! Non volevo!»

«Ma porca… Leo!»Si coprì la faccia con le mani un secondo, poi scoppiò a ridere.

«Ma che cazzo… e tu stavi lì a guardare come un maniaco?»

«Oh, un secondo! Poi ho fatto rumore apposta!» mi difesi, ridendo anch’io.«Volevo solo farti smettere senza… senza metterti in imbarazzo!»

«Beh, troppo tardi per quello.»Mi lanciò un cuscino addosso.

«E comunque,» aggiunse, afferrando di nuovo la birra, «sei una merda. Me lo dovevi dire subito.»

«Stavo cercando il momento giusto…»

«Ecco, il momento giusto sarebbe stato: ‘Sara, scusa, ti ho beccata col deodorante nel fi—’»

«Ohhh basta! Dai!»Scoppiammo a ridere tutti e due.

Lei si sventolò con la mano davanti al viso, ancora paonazza.«Giuro che ti ammazzo mentre dormi stanotte.»

«Lo sapevo che non avrei dovuto dirtelo…» feci finta di alzarmi.

«No, ora siediti qua, pervertito.»Mi strattonò di nuovo vicino.«Facciamo finta che non sia mai successo.»

Le sorrisi.«Deal.»

Facemmo un brindisi con le bottiglie ormai vuote.«Alle cose che non sono mai successe.»

«E a quelli che hanno il deodorante spray.»

Scoppiammo a ridere di nuovo.Tutto tornato come prima… o quasi.

Restammo un attimo in silenzio, poi Sara buttò la testa all’indietro sullo schienale del divano sgangherato e fissò il soffitto con un sospiro lungo.

«Sai che mi manca proprio tanto farmi scopare?»

Quasi mi strozzai con l’ultimo sorso di birra.

«Cazzo, Sar… avvisa.»Scoppiai a ridere mentre lei continuava a guardare il soffitto con un mezzo sorriso.

«No davvero, Leo. Sono mesi che non faccio sesso. Già il mio ex aveva smesso di toccarmi… e da quando ci siamo mollati solo depressione ed esami di merda. Mi sento… spenta, capito? Ho proprio bisogno di godere. Di sentirmi viva.»

La guardai. Era la prima volta che la sentivo dirlo così, senza freni. Mi fece quasi tenerezza.

«E tu? Com’è messa la tua astinenza?»

Mi strinsi nelle spalle e feci una smorfia.

«Eh… pure io. Giulia…» esitai un secondo. «Giulia non mi toccava più da un pezzo, figurati. E anche se… beh,da quando è finita non è andata meglio, ormai è così. E sinceramente manca anche a me.»

Sara si girò verso di me, sedendosi meglio e incrociando le gambe sul divano.

«Eh, ce la siamo presa proprio bene 'sta vacanza allora. Due casi umani in astinenza disperata.»

Sorrisi.«Beh dai… magari qui si svolta.»

Lei scosse la testa ridendo piano.«O magari finisce che ci toccherà farlo tra di noi per pietà reciproca.»

Risi anch’io, ma in quell’attimo ci fu uno strano silenzio carico, che nessuno dei due si prese la briga di commentare.

Poi lei tornò a sorridere.«Dai, vado a buttarmi nel letto prima di sparare altre cazzate. Se domani vedo un altro campo da beach volley ti trascino.»

«Affare fatto.»

Ci alzammo insieme. Lei prese le bottiglie vuote, poi si girò un’ultima volta verso di me.

«Oh… comunque grazie. Perché nonostante tutto, con te posso sempre parlare di ste cose senza che sembri strano.»

Le feci un mezzo sorriso.«Ma figurati. Sai che tra noi è sempre tutto easy.»

Lei annuì, poi si avviò verso la camera.«Notte, Leo.»

«Notte, Sar.»

E quando la porta si chiuse dietro di lei, rimasi un attimo a fissare il soffitto anch’io. Con quel pensiero in testa che, forse, stavolta non era stato poi così easy.

Il sole picchiava già forte quando io e Sara ci ritrovammo davanti al vialetto delle casette, entrambi con l’asciugamano in spalla e ancora un po’ assonnati.

«Andiamo a prenderci la nostra abbronzatura da disoccupati?» disse lei stropicciandosi gli occhi dietro agli occhiali da sole.

«Almeno questa è gratis.» Le feci l’occhiolino e ci incamminammo verso la spiaggia.

Quando arrivammo, Giusy e Misa erano già lì, sdraiate sotto un ombrellone, le gambe distese e gli occhiali scuri sugli occhi.

«Guarda chi si è degnato!» esclamò Giusy, sollevandosi sui gomiti.

Misa sollevò solo lo sguardo da dietro le lenti scure e accennò un sorriso di quelli che ti restano addosso.

«Pensavamo foste morti in quella topaia.»

«Non ci liberate così facilmente di noi.» rispose Sara, mollando l’asciugamano e piantandosi accanto a loro.

Dopo un po’ ci spostammo al bar sulla spiaggia per prendere un caffè e finimmo a giocare a carte su uno dei tavolini all’ombra.

«Attenzione ragazzi, Giusy bara.» avvertì Sara, facendo la vaga mentre le passava le carte sotto il tavolo.

«Ma va a cagare!» rise Giusy.

Io e Misa ci scambiammo un’occhiata complice. Lei si avvicinò appena per parlare sottovoce.

«Se vuoi, ti insegno io a barare come si deve.»

«Ah sì? E in cosa saresti esperta?»

Mi lanciò un’occhiata decisa, il sorriso appena accennato.

«In giochi pericolosi.»

Risi, scuotendo la testa, ma nella mia testa, come ogni volta, la voce di Giulia si infilava tra i pensieri. Era come una presenza silenziosa che non riuscivo a scrollarmi di dosso.

Più tardi, bagno in mare. Lotta sulle spalle. Io con Giusy e Sara con Misa.

«Occhio che quella ti affoga!» mi urlò Sara mentre Misa cercava di farmi perdere l’equilibrio.

«Meglio morire così.» risposi.

«Sei proprio scemo!» rise Giusy da sopra le mie spalle.

Finimmo tutti nell’acqua a ridere e schizzarci come ragazzini.

Poi, di nuovo sotto gli ombrelloni, il sole di mezzogiorno ci spalmò addosso una pigrizia perfetta. Tra una chiacchiera e l’altra, i discorsi presero la piega dei viaggi, delle serate storte, di ex dimenticati e futuri improbabili.

Misa ogni tanto si avvicinava con una scusa, una battuta, una frecciatina lanciata piano, lontano dalle altre.

«Sei più divertente di quanto sembri, sai?»

«E tu meno stronza di quanto fai finta di essere.»

«Ah, quindi sei uno di quelli che sanno leggere oltre la facciata?»

«A volte.»

Quei piccoli scambi, una sottile guerra di nervi travestita da gioco.

Eppure, anche mentre ridevo, mentre le altre parlavano di aperitivi e serate da organizzare, Giulia era lì. Nascosta in un angolo della testa, a rovinare quella leggerezza perfetta.

Quando il sole iniziò a scendere, decidemmo di salire per pranzo.

«Dai, a dopo per la rivincita!» disse Misa con un sorriso storto.

«Quando vuoi.» risposi.

Poi, asciugamano in spalla, risalimmo per il vialetto tra le case. Sara mi diede una spintarella sulla schiena.

«Te lo leggo in faccia che stai incasinato. Stasera birra sul balcone, risolviamo.»

Sorrisi senza rispondere. In effetti, sarebbe servita.

Dopo pranzo, il caldo aveva spento tutto il villaggio, e nella nostra casetta si sentiva solo il fruscio del ventilatore oscillante. Mi stesi sul letto a controllare il telefono, un po’ svogliato, e chiusi gli occhi.

D’improvviso, sentii la porta aprirsi di colpo. Sara entrò decisa, si sedette sul letto incrociando le gambe come se fosse casa sua, beh, in effetti lo era e mi fissò.

«Che vuoi?» chiesi, aprendo un occhio.

Lei prese un respiro e partì, senza nemmeno pensarci troppo.

«Leo… mi stavo masturbando di nuovo.»

Sgranai gli occhi. «Ma che cazzo… perché me lo stai dicendo?!»

Lei si mise a ridere scuotendo la testa. «Aspetta, fammi finire. Mi stavo masturbando e ho pensato: è una merda. È noioso. È freddo. È… meccanico. Mi manca il sesso vero, il calore di qualcuno addosso, capisci? Qui non c’è un ragazzo decente nemmeno a pagarlo. E mi sto esaurendo.»

Mi tirai su a sedere, arrossendo di botto. «E quindi… perché me lo stai dicendo?»

Sara abbassò appena lo sguardo, poi si morse il labbro come faceva sempre quando stava per sparare una cazzata o dire qualcosa di assurdo.

«Perché… mi è venuta un’idea. Forse è una stronzata, eh. Però so che se te ne parlo, al massimo ci ridiamo su.»

La guardai di traverso. «Adesso mi fai paura.»

«No, aspetta. È che… siamo amici da una vita, no? E sappiamo tutto l’uno dell’altra. Non è che dico di metterci a fare le cose strane… ma tipo, una sera, se ci va, se ci serve. Senza complicazioni, senza rovinarci niente. Solo… se e quando ce ne viene voglia. Così, come sfogo.»

Io rimasi zitto qualche secondo, fissandola. Il cuore accelerato senza capire se ridere o sudare freddo.

«Sara… tu sei pazza.»

Lei rise, buttandosi indietro sul letto. «Lo so. Ma pensa che liberazione. Tipo… patto di sangue, ma a modo nostro.»

La fissai, incerto. «Ma… saremmo capaci di far finta di niente dopo?»

Lei mi guardò di nuovo, seria stavolta. «Io sì. Lo sai. Tu?»

E rimasi lì a fissarla, chiedendomi se quella roba fosse davvero una follia o una tentazione che non avevo il coraggio di ammettere.

Vuoi che proseguiamo da qui?

«E quindi…» dissi, passandomi una mano tra i capelli mentre cercavo di mettere ordine nella testa, «tu mi stai proponendo di… fare sesso tra di noi. Come distrazione. Perché… ne abbiamo voglia.»

Sara annuì, seria. «Esatto.»

Sospirai, incredulo. «Wow…»

Lei però non mi lasciò nemmeno il tempo di elaborare che già ricominciava col suo modo di fare: agitata, teatrale, parlando a raffica.

«Ehi aspetta eh, ovviamente con delle regole! Non è che ci incasiniamo, Leo. Niente baci… niente coccole strane… non ci innamoriamo, eh, cazzo, quella sarebbe la cosa più stupida che potremmo fare. E soprattutto il nostro rapporto rimane identico, zero paranoie. È solo… divertimento e sfogo. Quando e se ne abbiamo voglia. E basta.»

La fissai, sempre più scettico. «Sara… io… boh, non ti seguo più. Non so nemmeno cosa dire.»

Lei si mise a ridere, alzando gli occhi al cielo. «Ma lo sapevo che ti saresti rincoglionito. È normale, figurati. Ci ho pensato tutto il pomeriggio, mi faceva anche ridere l’idea. Però… oh, magari ci salva pure la vacanza. E non è che ti sto dicendo di farlo adesso, rilassati. Era solo… buttarla lì.»

Prima di andare avanti…

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