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Erotika
L'indagine di Sofie · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 11 min di lettura

Non se ma chi

Avevano catturato me e Marta. Sette uomini si preparavano a divertirsi con noi. Ci promisero che ne saremmo uscite incinte.

Lucifer
7 mesi fa · 438 letture · 0

Invece la dottoressa Marta Trevison aveva appena avuto due orgasmi in tre minuti. A lei era capitato il ragazzo pallido della lotta libera che a quanto pare aveva una perversione particolare: cronometrare gli orgasmi delle tipe per stabilire nuovi record. In effetti, solo all’inizio fu piacevole. Il tipo continuò a sgrillettarla anche dopo il quarto orgasmo in pochi minuti. “Mi fa male il clitoride” dovette urlare Marta per farlo smettere. Solo a quel punto si decide a slacciarsi i pantaloni, aveva un cazzetto, Marta allargò istintivamente le gambe ma il ragazzo pallido precisò che non avrebbe infilato il cazzo in una fica già grondante di sborra. Marta gli avrebbe dovuto leccare le palle e spompinarlo. Scoprì che Marta aveva un talento raro per l’arte della fellatio.

Restavano da soddisfare Sam, Albi e il capo della banda. Sam era il braccio destro del capo nonché suo migliore amico. Venni a sapere che i due si conoscevano da prima della sperimentazione, all’inizio aveva accettato solo per alzare un po’ di denaro. Sam era un tipo taciturno e riservato ma proprio per questo risultava il più imprevedibile; si sarebbe detto vanitoso per la sua abitudine di aggiustarsi spesso il ciuffetto di capelli castani che quasi gli copriva un occhio. Albi era di tutt’altra pasta: chiassoso e di battuta pronta, era il buon tempone della banda. A differenza di Sam, che aveva fisico asciutto e lineamenti androgini, Albi era sovrappeso e aveva lineamenti decisamente più spigolosi.

Al contrario del ragazzo pallido, i tre ci tennero da subito a farci sapere che non avevano alcun problema a infilare il cazzo in buco già di sperma. Anzi, se non l’aveva già fatto ci avrebbero messe incinta loro. Mi toccai la fica raccogliendo tra le dita un filo di sperma non ancora raggrumato: già, la domanda non era se ci avessero messe incinta ma chi…

Albi scelse Marta; quel culone, disse, lo faceva impazzire. Inoltre, non c’era niente di meglio che piegare una donna che nella vita professionale ostentava tanta austerità e rigore. Certo, in quel momento non ci voleva granché a piegarci. Con le mani ammanettate e gli ormoni alle stelle avevamo due possibilità: arrenderci alla nostra condizione di giocattoli sessuali e goderne oppure vanamente resistere per essere vinte comunque dai nostri ormoni. Marta non aveva tentato di rinnegare la sua condizione nemmeno per un secondo. Albi teneva in mano un lungo cazzo nodoso che svettava su grossi testicoli, Marta fu felice di farlo sparire nella sua bocca; gemette quando l’uomo le afferrò con ambo le mani la testa e iniziò a schiacciarla contro il suo pube; dal mento di Marta cominciò a colare bava e sperma, quando il cazzo si ritirò dalla bocca scoppiò in un attacco di tosse.

Non era che l’antipasto. Sui componenti della banda, che avevano già da tempo ormai cominciato ad assumere BreedFast, si era verificato un aumento importante nella produzione di sperma. Forse per questa ragione Albi mostrava fieramente dei testicoli quasi grandi come arance. Marta tornò a sdraiarsi sul lercio materasso, l’uomo le prese le gambe fino a portarsele sulle spalle e la schiacciò con il suo peso. Le sputò sulle labbra, la faccia della dottoressa era ormai irriconoscibile; cominciò a penetrarla. Il ritmo si fece subito frenetico e dopo qualche minuti non sembravano esserci pause tra un orgasmo e l’altro sia per Marta sia per Albi. Chi assisteva allo spettacolo prese a insultare Marta, c’era chi le dava della vacca e chi della troia: c’era chi le diceva che le sarebbe cresciuto un bel pancione e tra nove mesi sarebbe nato un mini-Albi. Albi si staccò esausto dopo averla farcita per ben quattro volte.

Strinsi i denti, toccava a me. Sam e il biondino mi raggiunsero già nudi e con il pennacchio in tiro. Mi tesero una mano a testa per rimettermi in piedi. Mi tremavano le gambe ma un passo alla volta raggiungi il muro di cartongesso verso il quale mi guidarono. Non indietreggiai quando presero a baciarmi il collo e palparmi i seni, chiusi gli occhi per concentrarmi sul piacere e cercare di scacciare i pensieri. Come spesso capita, cercando di non pensare ottieni esattamente il risultato opposto e mi persi nei pensieri: avrei avuto ancora il coraggio di guardare in faccia il mio ragazzo? Mi aveva mai fatto sentire così eccitata il mio fidanzato? Certo che no, non ero in me. Un dolore lancinante al petto mi ridestò; Sam si era attaccato a un capezzolo e lo mordicchiava.

Si staccò solo quando il biondino gli fece cenno che era venuto il momento: mi avrebbero scopato un po’ per uno. “Ti sfonderemo la fica -mi promise il biondino-, ora aggrappati”. Capì al volo le sue intenzioni, perciò gli cinsi le braccia attorno al collo e le gambe attorno alle natiche; lui mi sollevò per la vita e mi penetrò. Mi aspettavo una penetrazione violenta, animale. Invece, aspettò che mi adattassi alle sue dimensioni prima di spingere. Ciò mi permise di godermi ogni centimetro dentro di me e fui io a cercare la sua bocca per baciarlo. Esplosi in un orgasmo come non avevo mai avuti, per risposta il biondino riverso in me copiose quantità di sborra. Tuttavia, continuò a chiavarmi alla stessa intensità. Venne una seconda volta prima di riportarmi con i piedi sul pavimento e passare il testimone a Sam.

“Girati, dai” mi chiese. Mi girai. Sam mi arpionò le tette e mi spinse il busto in avanti. Per la foga per poco non sbagliò buco. Tirai un sospiro di sollievo considerate le dimensioni, non avevo mai sentito dentro un cazzo così grosso: sembrava una lattina di birra. Per fortuna, gli altri avevano già pensato ad allargarmi e prepararmi. Sam era come il boss finale di un videogioco. Mi strappò violenti orgasmi, mi farcì la fica per bene. Passò un’altra volta il comando al biondino che mi scopò in piedi l’uno di fronte all’altro, infine un’ultima volta Sam mentre ero a pecorina. Piegai le ginocchia e crollai sul pavimento riversando fuori un fiume di sborra: non si trattava di capire se ma chi...

Vorrei raccontare come le altre guardie della casa farmaceutica ci trovarono, come ci salvarono sgominando la banda. Però non lo ricordo. Ci trovarono svenute e in condizioni pietose. Mi risvegliai in ospedale, Mei al mio fianco: mi confessò che aspettava un bambino ma sarebbe stata disposta a tornare da suo padre a patto di ricevere aiuto economico per l’educazione del bambino. Appena mi dimisero dall’ospedale tornammo a Prato. Sì, scoprì di essere rimasta incinta. Il mio fidanzato non mi lasciò. Vi chiedete se abbiamo trovato l’antidoto al farmaco nel covo della banda? Le guardie giurate ci hanno riferito che non ce n’era più traccia. Ci volevano mesi per produrre nuovo antidoto, Marta mi avrebbe chiamato quando fosse pronto. Ancora aspetto…

***

Questo era il capitolo conclusivo. Spero vi siate goduti il racconto. Se avete gradito lasciatemi un cuore e un commento. Per contattarmi in privato potete scrivermi a [email protected]

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Scritto da
Lucifer

Sir Lucifer è un alter-ego, una maschera che a volte mi va di indossare mentre altre volte no. Sir Lucifer è un master severo e uno scrittore curioso.

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