L'indagine di Sofie

Capitolo 1 - La chiamata dell'eroe

Lucifer
21 hours ago

Da più di due mesi combatto l'impulso, sempre più forte, sempre più doloroso, di saltare addosso a qualunque uomo. Se finora non sono impazzita è per merito del farmaco ma sto ormai esaurendo le scorte e la Trevison non risponde alle chiamate…

Il mio nome è Sofi, ex soldatessa russa disertrice, sto per raccontarvi com'è iniziata questa storia.

Era un martedì sera quando rientrai in appartamento; avevo sbrigato un semplice lavoretto per conto di uno dei miei clienti fissi, ero stanca ma non più del solito; la vera seccatura di lavorare come investigatrice privata per clienti particolari è ritornare spesso con vestiti e mani sporchi di sangue. Non che debba nasconderli a Roberto, il mio compagno, con lui abbiamo stretto un patto che funziona dal giorno uno: nessuna domanda sui rispettivi impieghi. E' che le macchie di sangue sono ostinate e a volte non bastano due lavaggi a toglierle.

Al sangue sui vestiti quel martedì di febbraio si era unita la pioggia. Ero zuppa dalla testa ai piedi, avevo smarrito l'ombrello chissà dove. Appena socchiusi la porta fui investita dal forte russare di Roberto, probabilmente si era addormentato davanti al cellulare. Ricordo che mi levai in fretta i vestiti per gettarli nel cesto dei panni sporchi: entrai in bagno, accesi l'acqua della doccia e per qualche istante prima di tuffarmi sotto il getto caldo mi fissai allo specchio; pensai a trentotto anni è normale siano visibili i primi segni d'invecchiamento come queste zampe di gallina intorno agli occhi, le rughe d'espressione ai lati della bocca e qualche capello grigio tra la mia chioma bionda. Però mi sento ancora una gran gnocca: seno rotondo e grande, culo alto, appena un filo di grasso e occhi azzurri. Tutto sommato, poche cicatrici. Sono fortunata; istintivamente dovevo essermi quasi certamente portata le dita all'addome a toccarmi la cicatrice che ricorda la coltellata che mi costò anni fa dei mesi di convalescenza; dopodiché, mi abbandonai al rinfrancante lavorio di purificazione dell'acqua.

Ho sempre pensato che l'acqua fosse il mio elemento naturale. Forse il legame con l'acqua ha un che di ancestrale: la vita ebbe inizio dall'acqua e tutti gli esseri umani hanno passato i primi nove mesi immersi in un liquido simile all'acqua. Forse semplicemente qualcuno di noi conserva più nitidamente di altri quella memoria. Come al solito impiegai interminabili minuti e pignoleria a insaponarmi il corpo centimetro dopo centimetro per poi lasciare al getto il compito di far scivolare nel gorgo nero sporcizia, sapone e cattivi pensieri. Avevo intenzione di concludere quei quindici minuti di relax con un ditalino. Sentì Roberto dalla camera da letto: "Sofi, sei tu?". Dovetti resistere alla tentazione di rispondergli con sarcasmo no, sono la vicina: ho sfondato la porta e ho commesso un'effrazione solo per potermi fare una doccia. Sa, l'acqua del vicino è sempre più azzurra. Invece chiusi l'acqua, allungai una mano verso l'asciugamani per asciugarmi il volto e lentamente uscii dalla doccia. Risposi: "Sto per arrivare, aspettami sveglio". Mi era venuta voglia di avere il suo cazzo dentro di me. Mi pare che i medici lo consiglino proprio di andare a letto con la figa piena.

Mi asciugai i capelli alla bell'e meglio e lo raggiunsi. Roberto mi aspettava seduto sul bordo del letto. Tenero, era evidente stesse morendo di sonno tant'è che ogni tanto la testa gli crollava giù; indossava il pigiama di lana blu. Com'è bello il mio amore: spalle larghe, pettorali allenati e mani grandi attraversate sul dorso da un coacervo di vene; mi fanno sangue i suoi lineamenti duri, il piercing sul labbro e persino la testa rapata che ha ricoperto di un tatuaggio incomprensibile.

"Stenditi, faccio tutto io" gli dissi. Così Roberto si stese senza nemmeno togliersi i pantaloni. Ci pensai io a strapparglieli con violenza dopo essermi seduta a cavalcioni su di lui. Eretto il suo cazzo era imponente, svettava su due grossi coglioni pelosi. Sorrisi alla vista della sua cappella perché era già bagnata. "Ti sei sparato una sega in mia assenza, vedo". Ciò spiegava anche la macchiolina scura sui boxer. Non era necessario che rispondesse e infatti non lo fece. D'altro canto, se non si fosse svegliato in tempo per fermarmi anch'io mi sarei data all'autoerotismo. Lo provocai con una battuta che avrà sentito da me decine di volte: "Se hai finito lo sperma, posso sempre andare a prendermelo altrove".

"Scopami" mi rispose secco con la voce roca. Non me lo feci ripetere due volte. Con una mano puntai il suo palo di carne verso la fica e con il bacino scesi in basso. Gemetti non appena mi fu dentro e forzai il bacino a prendermi qualche centimetro in più. Inarcai la schiena, per non perdere l'equilibrio appoggiai una mano sulla parte bassa degli addominali di Roberto e mordendomi un labbro presi a fissarlo. Anche Roberto era in visibilio, perso in quel sogno di passione. Non so a voi ma a me una delle cose che più mi eccitano è vedere un uomo eccitato, soprattutto se lo è a causa mia; mi attraversarono una fitta di piacere e poi un primo orgasmo; presi a cavalcarlo a ritmo sostenuto; ora, l'attrito causato dall'incontro/scontro dei nostri sessi produceva un rumore umido.

Roberto poteva godersi lo spettacolo di una donna a cavalcioni sul suo cazzo ma anche l'intera scena riflessa allo specchio. Solo ora mi viene il sospetto che il precedente inquilino abbia fatto istallare un specchio a parete di fronte il letto a tal scopo. scopo. Devo ricordarmi di stringergli la mano se lo rivedo. Un'altra cosa che mi eccita tanto è vedermi allo specchio mentre scopo e nella storia che sto per raccontarvi è successo.

Comunque, come avrete capito, quel martedì sera non ebbi bisogno di andare a cercare sperma altrove. Roberto mi venne dentro dopo pochi minuti provocandomi un secondo orgasmo. Quant'è bello sentirsi la fica piena? E' da quando ero nell'esercito che prendo la pillola per non dovervi rinunciare. Mi sfilai dal cazzo che cominciava a perdere consistenza e mi infilai sotto il piumone senza pulirmi. Stavo per addormentarmi quando ricevetti quel messaggio: si trattava del signor Xu, uno dei miei clienti più facoltosi. Mi chiedeva di accettare un incarico della massima urgenza.

Puoi scrivermi a sirluciferbully@gmail.com