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Erotika
L'indagine di Sofie · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 11 min di lettura

Non se ma chi

Avevano catturato me e Marta. Sette uomini si preparavano a divertirsi con noi. Ci promisero che ne saremmo uscite incinte.

Lucifer
7 mesi fa · 438 letture · 0

“Guardate un po’ qui, ragazzi. Sono venute a trovarci la troia che l’altra sera voleva portarsi via Mei e niente di meno che l’adorata dottoressa Trevison. Erano insieme.” disse il ragazzo che ci aveva catturato rivolgendosi ai soci con aria di trionfo. Sembrava particolarmente ansioso di ricevere i complimenti del capo, il biondino. Il biondino lo ignorò bellamente per raggiungere me che mi trovavo ancora a gattoni affianco a Marta. L’aria di trionfo sparì dal volto del ragazzo.

Il biondino mi strinse le guance nella sua mano, passò per qualche secondo pensieroso lo sguardo tra me e Marta per poi ordinare: “Perquisitele e spogliatele!”. “Ho già disarmato la dottoressa, portava con sé questa pistola” cercò di rassicurare il ragazzo indicando la pistola. “Nico, non hai pensato che anche l’altra troia potesse possederne una?” lo rimproverò il biondino.

Le due donne incinta che erano accanto a Mei ci invitarono a metterci contro il muro e allargare braccia e gambe. Furono i ragazzi a perquisirci, con un certo gusto si presero del tempo per palparci le tette e aprirci le chiappe per poi tagliarci con una forbice i vestiti e palparci nuovamente. Naturalmente la pistola la beccarono immediatamente nella tasca della felpa ma lo scopo principale era umiliarci. Marta non smise di protestare dall’inizio alla fine, io tacqui e mi morsi le labbra: pregavo che scoprissero il più tardi possibile che fossi completamente bagnata ed eccitata.

Sciocca. Sapevano benissimo che non potevo aver assunto alcun antidoto al farmaco, essendo loro appannaggio; sapevano benissimo che in quel momento non ero altro che una cagna in calore vagamente capace di articolare una frase di senso compiuto e scalciare.  Una delle amiche incinta di Mei si prese gioco di me: “Come va con i sintomi? Sei già arrivata al punto di elemosinare cazzi al semaforo?”. Nella stanza esplose una fragorosa risata.

Il biondino, che tutti continuavano a chiamare semplicemente capo, interruppe il momento di ilarità. Si appoggiò alla cattedra di mogano scuro, non ci fu bisogno di richiamare l’attenzione a parole. Era come se tutti i presenti intuissero immediatamente le sue intenzioni, le intuì anch’io: era arrivato il momento di raccontarci qual era sempre stato il piano della banda.

“Come sappiamo, la civiltà occidentale deve affrontare oggi il pericolo massimo: il pericolo di estinguersi nel giro di qualche generazione. La denatalità è realtà e la media dei figli pro capite continua a diminuire. La casa farmaceutica, di cui abbiamo davanti ai nostri occhi una illustre rappresentante nella figura della dottoressa Marta Trevison, aveva capito l’urgenza di agire. Così è stato preparato il BreedFast ma c’era da assumersi un piccolo rischio e ne è stata fermata la produzione. Noi…”.

Nella stanza quasi tutti ascoltavano in religioso silenzio il sermone del capo, immagino che il preside del liceo non abbia mai potuto contare su una simile attenzione da parte di corpo docente e studentesco. La dottoressa Marta Trevison non poteva però lasciare che venissero omesse parti importanti della verità: “Allo stato attuale, gli effetti collaterali del Breedfast sono ben più di un piccolo rischio. Senza un’assunzione regolare dell’antidoto si finisce per diventare totalmente dipendenti dal sesso. Guardate lei”. Naturalmente, Marta aveva indicato me. Ero davvero l’immagine più emblematica degli effetti collaterali del farmaco: nuda e inerme di fronte a una platea di sconosciuti, mi sentivo profondamente umiliata eppure terribilmente eccitata e vogliosa. Le parole di Marta caddero nel vuoto e il capo della banda concluse il suo monologo:

“Noi ne riprenderemo la produzione, abbiamo assoldato già chimici e biologi. Grazie a una rete in continuo aumento di persone che hanno deciso di combattere insieme a noi, il BreedFast si diffonderà presto in tutta Europa. In un paio di anni vedremo un incremento significativo delle nascite”.

Avevano arbitrariamente deciso che le cause della denatalità fossero tutte di natura biologica. Qualche volta mi chiedo cosa sarebbe successo se non l’avessimo fermati. Comunque, ci fu un lungo applauso per il discorso del capo, il quale infine ordinò di ammanettarci le mani dietro la schiena e di accompagnarci su una coppia di materassi gettati a terra. Cosa avevano intenzione di fare? Fu presto chiaro. Nico afferrò il braccio di Marta e gli puntò contro una grossa siringa. “Vedrai che ci si diverte” le ringhiò addosso.

Le iniettarono il farmaco in grosse quantità. Bastarono pochi minuti per vedere Marta crollare sul materasso, evidentemente in stato alterato: aprì oscenamente le gambe e chiuse le mani a pugno prima di gridare: “scopatemi, vi prego!”. In quel momento realizzai che saremmo state scopate da tutti gli uomini nella stanza. Una parte di me fu delusa nel contarne solo 7.

Mi stesi sul materasso a pancia in giù, preferivo non guardare in faccia quelle teste di cazzo mentre mi scopavano e godevano dei miei orgasmi. Il primo a chinarsi su di me fu Marco, l’uomo con cui avevo fatto coppia poco prima alla lezione autogestita di lotta libera. Mi baciò il collo, non mi sorprese sentirlo già eccitato; se avesse potuto, mi avrebbe posseduta anche durante la lezione. Il suo non era un cazzo degno di nota e in condizioni normali non avrei affatto apprezzato la sua rudezza; non mi trovavo però in condizioni normali ed essere sbattuta come una bambola gonfiabile mi parve coerente. Marco mi spingeva dentro il cazzo come un animale e io gemetti diverse volte. Non riuscì a raggiungere l’orgasmo solo perché venne troppo presto; certo, non aveva usato il preservativo e, nonostante ciò, mi aveva sborrato dentro senza chiedere il permesso. Non si chiede il permesso a una bambola gonfiabile.

Marta implorava di essere scopata più forte. Il primo ad avere il piacere di sbatterla era stato Nico. Nico aveva spalle larghe, bei pettorali e un bel sedere. Non ho avuto la possibilità di vedergli l’uccello ma posso dire che durò abbastanza da far avere alla dottoressa due orgasmi. Penso che Nico provasse una cotta per Marta dai tempi della sperimentazione nella casa farmaceutica. Di sicuro, una delle donne incinta guardò con disprezzo Marta tutto il tempo in cui ebbe Nico sopra. Neppure Nico chiese il permesso prima di sborrare nella fica.

Un ceffone sul sedere fu il segnale che un secondo era pronto a scoparmi. Il nuovo arrivato ci tenne subito a farmi sapere che le mie tette glielo avevano fatto già venire duro durante la lezione di lotta libera e a causa mia non era riuscito a concentrarsi. Con un fil di voce gli rispose che mi dispiaceva, non colse l’ironia. Pretese che mi girassi a pancia in su, sarei stato costretto a vedere la sua faccia di merda: si trattava di un cinquantenne con un viso butterato e braccia muscolose. Mi spinse le tette attorno al suo membro, devo ammettere grosso membro. Mi scopò le tette finché sentì che gli rimaneva poco, gridò che voleva mettermi incinta e farcirmi come un cotechino, gli bastò inzuppare due volte il biscotto per svuotare tutto il latto caldo proveniente dai testicoli nella fica. Non mi era stato ancora concesso un orgasmo nonostante fossi eccitata come una cagna in calore.

Prima di andare avanti…

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