Sospiro e metto una nota di delusione nella voce per mascherare l’eccitazione e il disinteresse verso la mancanza di impegno della fanciulla. «Va bene, Sofia, puoi andare a sedere.»
Gli angoli delle sue labbra si abbassano quanto la sua testa si inclina in avanti. Non pronuncia una parola e torna a sedere al suo posto. Marina la abbraccia.
Segno sul registro la valutazione di Sofia Valli e alzo la testa. «D’accordo, mie piccole caprette, per la prossima volta, come compito per casa, mi portate un riassunto e un’analisi del racconto di almeno… cinquecento parole .»
Un gemito di dissenso ed un mormorio risuona nell’aula.
Batto le mani per farli smettere. «Cinquecento parole non sono tante, per un racconto simile.» Non saprei cosa scrivere per più di cinque righe, altrochè una pagina intera. Voglio proprio vedere cosa si inventano per raggiungere la lunghezza richiesta. «E se copiate da ChatGPT, abbiate almeno l’accortezza di sbagliare qualche frase e modificare la formattazione.»
«A questo punto,» urla Antonio dall’ultima fila, «faccio copiare il mio compito!»
Prendo la penna e la rimetto nella borsa. «Sì, ma non essere come me quando andavo a scuola e fatti pagare.»
Lo scoppio di risate è interrotto dal suono della campanella di fine giornata. Le sedie stridono sul pavimento e tutti si alzano. Si forma una fila disordinata che esce dalla porta.
Luigi passa davanti alla cattedra. «Buona giornata, prof.»
«Ciao, Luigi, ottimo lavoro con il compito in classe dell’altro giorno.»>
Anna si ferma davanti alla cattedra e mi sorride. Appoggia davanti a me il vecchio volume dei Malavoglia che le avevo prestato. «È stata una lettura molto piacevole.» Solleva appena la copertina rigida, sotto la quale compare una busta da lettere bianca sigillata. Dev’essere un’altra sua foto nuda. Chissà se è un'altra dove si ditalina sul letto dei suoi?
L’idea di vederla di nuovo intenta a godere mi fa sollevare un angolo della bocca. «È un libro che migliora ogni volta che lo si apre.»
Anna mi fa l’occhiolino. «Dobbiamo discutere di nuovo di letteratura, professore.»
Prendo il volume e lo nascondo nella borsa. «Molto volentieri, dimmi tu quando…» …quando i tuoi genitori ti lasciano casa libera.
La lingua della ragazza guizza tra le labbra. «Certamente.» Mi fa un cenno con il capo e segue la corrente di alunni che esce dall’aula.
Il culo si muove nella tuta, le due chiappe sono divise da qualche mutanda che vedo spesso indossata anche dalle donne che frequentano la mia palestra. Il pensiero della generosa quantità di trasudo che le cola dalla passera quando le metto dentro due dita e le lecco il clitoride riporta alla massima lunghezza il cazzo.
Sofia, la mia Gloria Guida della 5a superiore, passa davanti a me. Ha una mano sulla bocca e sghignazza con la sua amica Marina. La figura da oca di poco fa sembra non averla turbata affatto. Non va bene, per nulla.
Mi schiarisco la voce. «Sofia, puoi fermarti un istante?»
La ragazza volta il capo verso di me, i capelli lunghi si sollevano come la tunica dei dervisci. Sul viso, l’allegria viene oscurata da un’ombra di apprensione. «Sì, professore?»
Socchiudo appena gli occhi e indurisco la voce. «Vorrei scambiare un paio di parole con te.»
Lei annuisce e si rivolge all’amica. «Ci vediamo di fuori.»
Marina stringe le labbra e sospira. «Ok.» Mi scaglia un’occhiataccia. Devo aver impedito loro di parlare di ragazzi. O dell’ennesima, pietosa serie tv su Netflix.
Valerio si mette meglio la cartella sulla spalla e segue Marina fuori dall’aula. Ora siamo soli io e la ragazza.
Mi appoggio con i gomiti alla cattedra e arrocco un po’ la voce. Il mio impegno di apparire autoritario e deluso davanti a lei si scontra con la sensazione di piacere che mi provoca l’erezione per la sua vicinanza. «Sofia, sei a conoscenza del fatto che tua madre ha richiesto un colloquio con tutti i tuoi professori nel corso della settimana, e oggi comincerà con me?»
Il fiato della ragazza si mozza, gli occhi castani le si sbarrano. «No…» La voce è un sussurro.
«Quale credi possa essere l’opinione che esprimerò a tua madre riguardo le tue prestazioni scolastiche, soprattutto nella mia materia?»
La testa di Sofia si abbassa, gli occhi guardano il pavimento. «Mi spiace, prof.»
Trattengo un sorriso. Adesso vediamo se non è stupida come sembra o se capisce l’antifona. Passo ad un tono più dispiaciuto. «Oggi ti ho interrogata su un argomento che ritenevo semplice come può esserlo una novella breve di Pirandello, così da poter dire a tua madre che stai migliorando, ma il mio tentativo di aiutarti non ha avuto un esito positivo.» La fisso negli occhi. «Io ti stavo venendo incontro, ma tu sei rimasta chiusa, non hai voluto aprirti.» Stringo un pugno e lo sposto avanti di fronte a lei. «Avremmo potuto andare più a fondo, ma non è successo nulla e la tua valutazione, mi spiace dirlo, non darà piacere a nessuno di noi.»
Lei deglutisce. Le sue pupille si sono dilatate un po’? Sentirà un pizzicorio in mezzo alle cosce?
Chiudo la borsa sul tavolo. «Se tua madre dovesse chiedertelo, confermo la mia disponibilità alle 15:00, ma se vuole venire prima non è un problema, in quanto ho intenzione di restare da solo nel mio ufficio da adesso in avanti.» Torno a fissare la ragazza. «Hai capito?»
Lei ha le labbra appena dischiuse. «Sì, professore.»
Le sorrido. «Sono sicuro che approfitterai del tempo che rimane per migliorare la valutazione che ho su di te.»
«Sì, professore. Buona giornata.» Si volta e se ne va.
La seguo con lo sguardo e mi godo il suo culo nei jeans. Sorrido e mi rilasso sulla sedia. Se non è stupida – e un minimo troia, ma su questo non ho dubbi – approfitterà delle informazioni che le ho passato. Sono parecchie che lo hanno fatto, negli anni che ho trascorso insegnando.
Prendo la borsa e mi alzo in piedi. La corona del cazzo si strappa dal tessuto delle mutande fradice di precoito che Sofia e le altre sgualdrinelle qui dentro mi fanno eiaculare a fiumi ogni giorno. Sarà utile cambiarmi prima di incontrare qualcuno, oggi pomeriggio.
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