La madre di Sofia viene a colloquio
Capitolo 1 - Mattina
Mi siedo al tavolo della sala professori e appoggio il bicchierino sul tavolo. Una cappa pesante di caffè bruciato mi circonda: la macchinetta è ora che venga cambiata.
Prendo dalla tasca il telefonino. Mancano dieci minuti all’inizio delle lezioni. Il fiato sibila dalla mia bocca: altre cinque ore di bolgia… e questo pomeriggio dovrei avere un colloquio con il genitore di un allievo. Apro Outlook e seleziono il calendario.
La sedia all’altro capo del tavolo striscia sul pavimento e qualcuno vi si siede. «Buongiorno, Francesco.» Una voce femminile graffia il mio udito più dello strillo agonizzante della sedia. «Oggi è una splendida giornata.»
Sopra il bordo dello smartphone, Ileana appoggia sul tavolo il librone di filosofia. Indossa ancora quei vestiti sfatti di quel colore marrone depressione che nemmeno mia nonna indossava. Posa una tazzina di tè al limone davanti a sé. L’odore della sua bevanda riesce ad essere peggiore pure di quella del caffè. Ha lo stesso profumo chimico del detergente per pavimenti a cui hanno aggiunto una badilata di zucchero. Un sorriso falso arriccia gli angoli delle mie labbra. «Buongiorno a te.»
Ileana si sistema gli occhiali rotondi alla Filini sugli occhi. Può ripetere finché vuole di averli scelti di quella forma perché quelli portati da Togliatti erano simili, ma con lo spessore delle sue lenti sembrano più quelli usati dal ragioniere che organizzava le tragiche gite dei dipendenti della Megaditta. «Ho letto che questa sera, al cinema, danno un film interessante.»
Di certo, altra roba di quattro ore tratta da un mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo. Certi errori si fanno solo una volta nella vita, e andare al cinema con Ileana è uno che non voglio ripetete. «Sono certo che sia bellissimo, ma oggi ho un colloquio con un genitore, e questa sera sarò costretto a passarla a correggere i compiti in classe di quella mandria di illetterati della 3a Idraulici.» E su Cine34 trasmettono “Splash” di Nicchetti, un tuffo nel periodo in cui sapevamo ancora fare film divertenti in Italia.
Scorro i blocchi colorati di appuntamenti odierni. Il blocco viola – viola-rottura-di-scatole - è alle 15:30. Silvia Martini, la madre di… - Trattengo un sorriso, ma lascio che ad allargarsi sia altro nelle mutande; apro le cosce così che possa ingrossarsi finché vuole – Sofia Valli, la Gloria Guida della 5a Ragioneria.
«…che dai un sei politico a tutti e…»
Chiudo Outlook e lancio Instagram, accedendo con il mio profilo falso da ventenne di Roma. Quasi tutte le mie studentesse sono nella sua lista di follower o come si dice, anche quelle tre che fanno le preziose con il profilo privato. Scorro la lista ed eccola! L’album di Sofia è sullo schermo.
Faccio passare le immagini, un susseguirsi di autoscatti in cui la perfezione del soggetto compensa il deplorevole livello della composizione e dell’elaborazione amatoriale dell’immagine. Qui Sofia è in un negozio a fare compere di intimo, ora è ad un sushi bar, in quest’altra fotografia è seduta su un divano in compagnia di un cagnolino bianco. In ogni occasione i suoi lunghi capelli biondi sono perfetti, incorniciato il volto affilato, fanno da contrasto agli occhi dalle iridi scure. La camicetta è aperta di un paio di bottoni di troppo, la maglietta ha lo scollo troppo largo: l’importante è che il solco tra quei due grossi seni sia ben visibile.
Mi trovo a succhiarmi le labbra, il desiderio di averla nuda tra le mie braccia, di sfogare il calore che sta provocando nei miei lombi in ogni suo bollente, bagnato orifizio di diciottenne diventa insopportabile. Lancio un’occhiata alla porta del bagno, potrei chiudermi dentro e sfogarmi con un…
«… e, una volta terminata la visione, potremmo…» La voce di Ileana è fastidiosa come una sega da ferro che attacca un blocco di acciaio. Mi fissa, i suoi occhi sono grandi come quelli dei personaggi degli anime attraverso quei fondi di bottiglia. «Ma mi stai ascoltando?»
Mi alzo in piedi. La rompicoglioni noterà l’erezione che mi riempie i pantaloni leggeri fino a farmi male e che è provocata da una ragazza con tre decenni meno di lei?
Il suono della campanella è Caronte che mi assesta una bastonata sulle palle gonfie per traghettarmi nel girone della prima ora. Porca puttena!
Ileana si alza dalla sedia, che strepita strisciando sul pavimento. «Ci vediamo dopo, Francesco.» Prende in mano il bicchiere di carta ancora mezzo pieno di Ace Limone annacquato.
*******
Mi sistemo meglio sulla sedia della cattedra e incrocio le braccia al petto. Mi sforzo di tenere fissi gli occhi sul viso di Sofia. «E cosa aveva intenzione di dirci, l’autore, con la novella “La giara”?»
La ragazza apre le labbra, le chiude e le stringe, sposta il peso da un piede all’altro. Se ne sta ritta tra la scrivania e le finestre illuminate dal sole primaverile, ha le braccia dietro alla schiena, mostrando per bene il suo seno pieno. La pubertà ha fatto un gran lavoro sul suo corpo; si fosse presa il disturbo di dare una messa a punto anche al cervello, oltre che a tette e culo, non sarebbe stato un crimine. Sofia sposta la sua attenzione verso il resto della classe.
Marina fissa qualcosa dietro all’astuccio e muove le labbra senza proferire una parola. Qualcosa come “Pirandello” e “conciabrocche” si legge sulla sua bocca.
Mi schiarisco la voce. «Marina, apprezzo il tuo impegno per diventare ventriloqua, ma si dovrebbe sentire la tua voce e non vedere la tua bocca muoversi.»
Marina abbassa il capo nello scoppio di risate della classe. «Scusi, prof.»
Torno a concentrarmi su Sofia. I jeans strappati che indossa le stringono le cosce quasi fino a mostrarne le fasce muscolari. La maglietta bianca lascia indovinare il reggiseno nero. Ha in mano una ciocca di capelli biondi e li fa scorrere tra le dita.
È da quando si è alzata dal banco ed è venuta accanto alla cattedra che ho un’erezione di ferro, trattengo un sorriso per il senso di benessere che il cazzo duro mi sta elargendo, i muscoli sono carichi e al contempo rilassati. Espiro. Nulla come la vista di una bella figa ti fa sentire vivo.
Nulla come la vista, se non scoparsela…
L’immagine di Sofia inginocchiata davanti a me, con il mio cazzo in bocca, che muove avanti e indietro la testa, la sua lingua che accarezza il mio glande… Svuoto i polmoni, il pene preme contro il tessuto delle mutande. Devono essere macchiate di precoito. Zaffate asfissianti di eccitazione provenienti dal mio inguine mi assalgono. Le sentirà anche Sofia?
Gli occhi della ragazza si muovono per l’aula, come se in qualche angolo possa trovare l’analisi de “La giara”. Si passa una mano sulla testa. «L’autore… Pirandello… ha scritto questa novella che parla di un uomo che ha comprato una… una giara perché...»
Inutile cercare di continuare: lei non ha letto la novella e i suoi compagni hanno comunque il sangue concentrato in una zona che non stimola l’attenzione su argomenti più profondi di orifizi femminili. Mi metto a sedere più composto, il cazzo in tiro si comprime sotto il tessuto leggero dei pantaloni. Se mi alzassi in piedi, la mia eccitazione sarebbe evidente.
Sospiro e metto una nota di delusione nella voce per mascherare l’eccitazione e il disinteresse verso la mancanza di impegno della fanciulla. «Va bene, Sofia, puoi andare a sedere.»
Gli angoli delle sue labbra si abbassano quanto la sua testa si inclina in avanti. Non pronuncia una parola e torna a sedere al suo posto. Marina la abbraccia.
Segno sul registro la valutazione di Sofia Valli e alzo la testa. «D’accordo, mie piccole caprette, per la prossima volta, come compito per casa, mi portate un riassunto e un’analisi del racconto di almeno… cinquecento parole .»
Un gemito di dissenso ed un mormorio risuona nell’aula.
Batto le mani per farli smettere. «Cinquecento parole non sono tante, per un racconto simile.» Non saprei cosa scrivere per più di cinque righe, altrochè una pagina intera. Voglio proprio vedere cosa si inventano per raggiungere la lunghezza richiesta. «E se copiate da ChatGPT, abbiate almeno l’accortezza di sbagliare qualche frase e modificare la formattazione.»
«A questo punto,» urla Antonio dall’ultima fila, «faccio copiare il mio compito!»
Prendo la penna e la rimetto nella borsa. «Sì, ma non essere come me quando andavo a scuola e fatti pagare.»
Lo scoppio di risate è interrotto dal suono della campanella di fine giornata. Le sedie stridono sul pavimento e tutti si alzano. Si forma una fila disordinata che esce dalla porta.
Luigi passa davanti alla cattedra. «Buona giornata, prof.»
«Ciao, Luigi, ottimo lavoro con il compito in classe dell’altro giorno.»>
Anna si ferma davanti alla cattedra e mi sorride. Appoggia davanti a me il vecchio volume dei Malavoglia che le avevo prestato. «È stata una lettura molto piacevole.» Solleva appena la copertina rigida, sotto la quale compare una busta da lettere bianca sigillata. Dev’essere un’altra sua foto nuda. Chissà se è un'altra dove si ditalina sul letto dei suoi?
L’idea di vederla di nuovo intenta a godere mi fa sollevare un angolo della bocca. «È un libro che migliora ogni volta che lo si apre.»
Anna mi fa l’occhiolino. «Dobbiamo discutere di nuovo di letteratura, professore.»
Prendo il volume e lo nascondo nella borsa. «Molto volentieri, dimmi tu quando…» …quando i tuoi genitori ti lasciano casa libera.
La lingua della ragazza guizza tra le labbra. «Certamente.» Mi fa un cenno con il capo e segue la corrente di alunni che esce dall’aula.
Il culo si muove nella tuta, le due chiappe sono divise da qualche mutanda che vedo spesso indossata anche dalle donne che frequentano la mia palestra. Il pensiero della generosa quantità di trasudo che le cola dalla passera quando le metto dentro due dita e le lecco il clitoride riporta alla massima lunghezza il cazzo.
Sofia, la mia Gloria Guida della 5a superiore, passa davanti a me. Ha una mano sulla bocca e sghignazza con la sua amica Marina. La figura da oca di poco fa sembra non averla turbata affatto. Non va bene, per nulla.
Mi schiarisco la voce. «Sofia, puoi fermarti un istante?»
La ragazza volta il capo verso di me, i capelli lunghi si sollevano come la tunica dei dervisci. Sul viso, l’allegria viene oscurata da un’ombra di apprensione. «Sì, professore?»
Socchiudo appena gli occhi e indurisco la voce. «Vorrei scambiare un paio di parole con te.»
Lei annuisce e si rivolge all’amica. «Ci vediamo di fuori.»
Marina stringe le labbra e sospira. «Ok.» Mi scaglia un’occhiataccia. Devo aver impedito loro di parlare di ragazzi. O dell’ennesima, pietosa serie tv su Netflix.
Valerio si mette meglio la cartella sulla spalla e segue Marina fuori dall’aula. Ora siamo soli io e la ragazza.
Mi appoggio con i gomiti alla cattedra e arrocco un po’ la voce. Il mio impegno di apparire autoritario e deluso davanti a lei si scontra con la sensazione di piacere che mi provoca l’erezione per la sua vicinanza. «Sofia, sei a conoscenza del fatto che tua madre ha richiesto un colloquio con tutti i tuoi professori nel corso della settimana, e oggi comincerà con me?»
Il fiato della ragazza si mozza, gli occhi castani le si sbarrano. «No…» La voce è un sussurro.
«Quale credi possa essere l’opinione che esprimerò a tua madre riguardo le tue prestazioni scolastiche, soprattutto nella mia materia?»
La testa di Sofia si abbassa, gli occhi guardano il pavimento. «Mi spiace, prof.»
Trattengo un sorriso. Adesso vediamo se non è stupida come sembra o se capisce l’antifona. Passo ad un tono più dispiaciuto. «Oggi ti ho interrogata su un argomento che ritenevo semplice come può esserlo una novella breve di Pirandello, così da poter dire a tua madre che stai migliorando, ma il mio tentativo di aiutarti non ha avuto un esito positivo.» La fisso negli occhi. «Io ti stavo venendo incontro, ma tu sei rimasta chiusa, non hai voluto aprirti.» Stringo un pugno e lo sposto avanti di fronte a lei. «Avremmo potuto andare più a fondo, ma non è successo nulla e la tua valutazione, mi spiace dirlo, non darà piacere a nessuno di noi.»
Lei deglutisce. Le sue pupille si sono dilatate un po’? Sentirà un pizzicorio in mezzo alle cosce?
Chiudo la borsa sul tavolo. «Se tua madre dovesse chiedertelo, confermo la mia disponibilità alle 15:00, ma se vuole venire prima non è un problema, in quanto ho intenzione di restare da solo nel mio ufficio da adesso in avanti.» Torno a fissare la ragazza. «Hai capito?»
Lei ha le labbra appena dischiuse. «Sì, professore.»
Le sorrido. «Sono sicuro che approfitterai del tempo che rimane per migliorare la valutazione che ho su di te.»
«Sì, professore. Buona giornata.» Si volta e se ne va.
La seguo con lo sguardo e mi godo il suo culo nei jeans. Sorrido e mi rilasso sulla sedia. Se non è stupida – e un minimo troia, ma su questo non ho dubbi – approfitterà delle informazioni che le ho passato. Sono parecchie che lo hanno fatto, negli anni che ho trascorso insegnando.
Prendo la borsa e mi alzo in piedi. La corona del cazzo si strappa dal tessuto delle mutande fradice di precoito che Sofia e le altre sgualdrinelle qui dentro mi fanno eiaculare a fiumi ogni giorno. Sarà utile cambiarmi prima di incontrare qualcuno, oggi pomeriggio.
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