Stefano non è da meno: ansima, ringhia, spinge troppo e con troppa veemenza. Non trattiene la sua eccitazione. Sembro io le prime volte a sedici anni.
Una figa come Katia va amata con metodo: scopata con dolcezza per portarla alla sua massima eccitazione, e poi sottomessa con forza come merita una troia come lei.
Le bacio la mascella, le accarezzo il collo. Lui sarà bravo con gli sci, ma poi mi dirai chi è davvero capace con il cazzo… «Ti stai scaldando?» Mordo e inghiotto un “amore” che stava per sfuggirmi.
Lei volge appena il capo verso di me. Le sue labbra sono ad un tiro di bacio dalle mie. Deglutisco.
«Inizio a sentire qualcosa, ma…» Ansima. «…ma non fermatevi.»
Il cazzo di Stefano scuote la membrana tra la vagina e il retto come il vibratore che usa Bianca quando la inculo, ha l’energia di un chihuahua arrapato che fotte la gamba di una sedia. Non è una gara di sci, coglione, non vince chi arriva prima.
Lui si ferma per un secondo. Spinge fino in fondo e inizia ad ansimare. «Katia… Katia!» Emette un ringhio e sembra svenire, con i muscoli che perdono rigidità.
Respira a pieni polmoni, come se avesse appena fatto venti rampe di scale di corsa. Si solleva con il busto da Katia, le sorride. «Ti sei scaldata.»
Anche i muscoli della ragazza contro i miei pettorali sono più flaccidi, il cuore batte meno forte. «Sì, un po’…»
Stefano si alza in piedi, Il cazzo pende tra le cosce e una goccia bianchiccia dondola dalla punta. «Bene, allora abbiamo fini—»
Parla per te, mezzasega. Lo fisso. «La scaldo un altro po’ io, Katia…» Lascio il collo della ragazza e faccio scivolare la mano lungo il suo busto.
Lo sguardo del cocco della maestra si fa più duro del suo cazzo, gli occhi diventano brace, mi scagliano contro fulmini
La ragazza si volta verso di me. «Grazie, Emanu…» Si interrompe, le labbra della bocca le si aprono nel percepire due mie dita penetrarla.
La figa è bagnata e bollente, la sborra collosa di Stafano si spande tra le mie falangi. Appoggio il polso sul cappuccio del clitoride e inizio a muovermi dentro il suo sesso e nel suo culo. Un suono viscido ritmato rimbalza tra le mura di pietra.
Katia emette un gemito mordendosi le labbra, si irrigidisce a tal punto da staccare la schiena dal mio petto.
Avvicino la bocca al suo orecchio. «Ti piace così, troia, eh?» sussurro.
Le è a denti stretti. Sembra fare fatica a parlare. «N-non fermarti, ti prego!»
«Voglio vederti sudare, puttanella…»
Katia non risponde, gli ansimi sono troppo forti, coprono quasi il suono bagnato che il movimento delle mie dita sollevano dalla sua figa.
Stefano si è seduto ancora nudo sulla sua giacca. Ha le ginocchia sollevate e ci si è appoggiato sopra. Sul suo volto c’è un’espressione di rabbia e disgusto, ma il cazzo gli punta verso l’alto, incapace di nascondere l’eccitazione di vedere il suo sogno erotico venire scopata senza rispetto.
Il fastidio alle palle cresce, un formicolio all’uretra che conosco alla perfezione inizia a farsi sempre più forte. Cazzo, non voglio venire in culo a Katia. Non davanti a quello stronzo che le è venuta in figa!
Interrompo il movimento nel suo retto ed esco dalle sue chiappe. L’aria fresca del baitèl aggredisce il mio cazzo che fino ad un istante prima stava al calduccio. Scivolo fuori da sotto la ragazza e mi metto al suo fianco, stringendola con il braccio che termina sulla sua tetta e continuando a fotterla con le dita.
Abbasso la testa e prendo tra le labbra il capezzolo libero e lo succhio, poi passo a baciare il collo di Katia.
Lei mi mette una mano su una chiappa e me la stringe. Ha la bocca aperta, il respiro è roco e breve. «Fo-fottimi, Manu!» Lancia un grido, trema, il fiato le si blocca in gola. I muscoli della sua figa sembrano volermi masticare le dita. Katia ha gli occhi spalancati ma le pupille castane spinte verso l’alto.
Emette un sospiro e cede, come se svenisse. La tetta che stringo è sconquassata dal battito del cuore, il petto è bagnato di sudore e una goccia le corre lungo la fronte, tuffandosi tra le ciocche bionde della tempia.
Non riesco a trattenere del tutto un sorriso di soddisfazione. «Sei abbastanza calda, adesso, Katia?»
Lei sorride e annuisce. «Grazie, Manu…»
Sorrido a mia volta. «Meno male… ma adesso vorrei scaldarmi un po’ anch’io.»
Stefano si muove, i suoi occhi si socchiudono e le labbra si fanno stretta. Katia annuisce. «Mi sembra giust…»
La prendo per una spalla e la volto prona. Lei emette un gridolino di sorpresa. La afferro per le anche e le sollevo dalla coperta lurida.
Stefano appoggia una mano a terra e si prepara a balzare in piedi, ma si ferma. I suoi occhi sono spalancati, non si staccano da noi, non sa se intervenire o meno. Il rispetto che ha verso la maestra è troppo per immaginare di metterla a novanta? O qualche lato voyeuristico o di cuckold della sua anima si sta risvegliando?
Ti piace vedere la tua amata maestra scopata come l’ultima delle troie, eh, Stefano?
Il buco del culo di Katia è ben visibile, ma è la figa che voglio, adesso: le piccole labbra sono marroni, gonfie, grondano umore sessuale femminile sporco di sborra. Afferro il mio cazzo, appoggio la cappella nell’orifizio e spingo. Le pareti della fregna si aprono al mio passaggio, scivolose per l’orgasmo che le ho appena dato.
Katia non resta impassibile, arcua la schiena verso il basso come una che è esperta della posizione, discosta appena le cosce. Emette un gemito quando il mio cazzo sprofonda dentro di lei.
Stringo i suoi fianchi, allontano il suo bacino dal mio quanto basta per lasciarle dentro solo la mia cappella e la spingo verso di me. La ragazza solleva la testa. «Ah!»
Prendo il ritmo, il mio cazzo scivola nella sua vagina bagnata, il suo umore scivola fino alle mie palle e cola sulle sue cosce. Il suono delle sue chiappe contro i miei pettorali riempie il baitèl, copre gli ansimi di Katia, circonda Stefano, che si stringe le braccia attorno alle gambe e affonda il viso tra le ginocchia.
Il suo cazzo resta duro e pende tra le cosce.
Lascio con la mano il fianco della ragazza e le prendo i capelli biondi che le sono scesi oltre la spalla. Glieli tiro, le sollevo la testa. «Ti stai scaldando?» Strattono le ciocche. «Ti stai scaldando, troia?»
Lei ansima, le sue mani stringono la coperta lurida. «No-non fermarti, Manu!»
Mollo i capelli e le stringo una tetta, l’altra mano si infila tra le sue cosce e prendo con due dita il suo clitoride in erezione, uscito dal cappuccio. Glielo sego, lo premo, lo faccio ruotare.
Il grido di Katia potrebbe causare una slavina. Stefano stringe gli occhi e discosta il volto.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.