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Erotika
Come gli eschimesi · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 16 min di lettura

Il baitèl

Emanuele, Katia e Stefano, bagnati e infreddoliti, trovano riparo in una vecchia baita dispersa sulla montagna...

William Kasanova
10 mesi fa · 440 letture · 0

Le mie mani stringono il tessuto della giacca. L’interno è bagnato di sudore. «Sì, io…»

Lui sussurra per non farsi sentire, ma siamo a un metro e mezzo di distanza dalla donna. «Ricordi quando parlavamo a pranzo di come riscaldare le persone congelate?»

Siamo in una cazzo di stalla per capre abbandonata, non vedo coperte termiche. Ma c’è la mia giacca e potrebbe essere un passabile sostituto. «Io stavo pensando di usa—»

«Ricordi cos’ha detto Nicola?»

Nicola spara scemenze una dietro all’altra. Se non avesse fatto l’elettricista avrebbe potuto fare il politi— Sgrano gli occhi: questo scemo non starà davvero pensando che…

Stefano si infervorisce. «Ricordi cosa diceva degli eschimesi?»

Lo fisso. Sta scherzando? «Certo che lo ricordo, ma…»

Lui si alza in piedi e si inginocchia accanto a Katia. Si vedono le costole nella schiena. È talmente magro che deve congelare non meno della ragazza, ma sta cercando di non darlo a vedere. D’accordo che è una bella figa, ma pensare di scopartela come ultimo atto prima di morire assiderato mi sembra un po’ eccessivo.

E poi lei non accetterebbe mai. Sarebbe ridicolo!

Stefano le stringe una mano. Lei è girata di spalle. «Katia… mi senti?»

Le parole della ragazza sono bocconi morsi dal battere dei denti. «Stai… stai bene, Stefano?»

«Sei gelida, Katia. Devo scaldarti.»

C’è della dolcezza nella voce della maestra, come se parlasse con un bambino scemo. «E come potresti? Non ci sono fonti di calore, qui dentro.»

Non glielo dirà, non può essere così sprovveduto da credere davvero…

Stefano prende con entrambe le mani quella di Katia. «Con il mio corpo. Come gli eschimesi.»

Scuoto la testa. Non ci credo… Adesso si becca una sberla da Katia che…

La mano libera della ragazza si solleva e impatta contro un braccio di Stefano. «Lo… lo faresti davvero?»

Sgrano gli occhi. Cosa?

Katia si volta sulla schiena. Ha le labbra aperte che tremano. Fissa il suo cocco come se fosse un eroe che ha attraversato una tempesta per raggiungerla. «Mi salveresti…» Gli accarezza una guancia, lo guarda negli occhi e muove le labbra senza pronunciare una parola.

Sei sempre stato il migliore…

Il freddo scompare dal baitèl, l’aria arroventa attorno a me al ritmo del battito del mio cuore che rimbomba nelle orecchie. Le dita mi fanno male nei due pugni che ho stretto. Quel figlio di puttana non solo è migliore di me a sciare e ha tutte le attenzioni di Katia, ma adesso se la ciula pure! «No!»

I due si voltano verso di me. La ragazza ha abbassato la cintura della tuta da sci bianca e azzurra fino alla vita, una maglia di lana rosa è deformata dal suo seno prosperoso, Stefano le sta tendendo i lembi della zip per spogliarla.

Il calore del baitèl scompare, lasciando il gelo. La bocca diventa secca, il fiato mi si blocca nel petto. «No, intendo…» La mia voce è un pigolio. La alzo a volumi meno imbarazzanti. «Intendo che da solo non riusciresti a scaldarla.»

Le pupille che mi punta contro Stefano sono i fori di due pistole cariche e pronte a spararmi contro. Sembra che abbia appena rivelato il trucco dietro ad una magia. Katia, invece, allunga una mano verso di me. «Hai ragione, Emanuele… uno davanti e uno dietro… mi scalderete al meglio.»

Un sorriso idiota solleva gli angoli della mia bocca. Non può essere vero: sono di fuori nella neve, sto morendo congelato e il cervello è partito per la tangente e me lo sto sognando…

Katia si gira su un fianco, Stefano si sposta per starle davanti. «Emanuele, abbassami la tuta dietro, per cortesia.» Le spalle le tremano in un brivido.

Mi inginocchio sulla coperta, afferro il colletto della tuta e lo abbasso fino al sedere di Katia. Avrei potuto avere un’agonia peggiore…

 

⁂

 

Il corpo di Katia è magro, slanciato. Il seno è grosso ma senza essere eccessivo sul suo busto stretto. I capelli biondi le arrivano fino alle spalle, tranne un paio di ciocche che raggiungono l’altezza dei capezzoli. La figa è depilata… nelle mie sessioni di sesso solitario l’ho sempre immaginata con un ciuffo di pelo ben curato…

La ragazza si inginocchia davanti a me, gattona sulle mie gambe, le sue tette dondolano, il bisogno di afferrarle diventa insostenibile. Lei si gira, mostrandomi la schiena; le sue mani afferrano il mio cazzo in piena erezione, la cappella fuori dalla pelle per tutta la sua lunghezza. Le dita sono affusolate e fredde.

Katia volge il viso verso di me, mi guarda sopra la spalla. Un sorriso pieno di malizia si disegna sulle sue labbra. «Mhm… è bollente. Mi scalderà.»

Tiene il mio uccello in posizione eretta e cala con il suo bacino. La punta s’insinua in una cavità, che si apre e l’interno di Katia mi accoglie. Un gemito roco esce dalle labbra della maestra mentre si impala.

Trattengo un sospiro. Non è quella che speravo, ma mi farò andare bene anche il suo culo…

La ragazza si sdraia sul mio corpo, il plaid sotto la schiena non fa molto contro i sassolini sparsi sul pavimento del baitèl. Muovo una spalla per non trovarmi un pezzo di ghiaietto conficcato nella colonna vertebrale.

Allungo una mano e prendo una tetta, soda e dalla pelle vellutata. Stringo un po’, il battito del cuore della maestra si riverbera tra le mie dita. Chiudo gli occhi, un prurito nelle palle si muove lungo l’asta del cazzo.

Katia solleva le braccia verso il mio compagno di corso. «Vieni, Stefano, scaldami.»

La luce fioca della lampada elettrica non nasconde il sorriso soddisfatto del cocco della maestra. Il suo cazzo eretto fa una curva verso l’alto a metà della sua lunghezza. Nudo è magro quanto la ragazza. Si inginocchia tra le nostre gambe, afferra il suo uccello e si sdraia su di noi. A stento percepisco il suo peso. Qualcosa che si muove contro il mio cazzo, invece, sì.

Katia espira con il naso, un lungo soffio. «Ah… Ora scaldatemi, ragazzi…»

La afferro per le anche e inizio a muovere il mio bacino contro le sue chiappe sode. Quante volte ho immaginato una scena simile, nell’ultima settimana, con un fazzolettino di carta sulla cappella? Il suo retto è caldo, il buco del culo che lascia scivolare senza sforzo l’asta del mio cazzo. Trattengo un insulto. E un bacio sulle labbra di Katia. La mano dalla tetta non la sposto.

Il cazzo di Stefano pompa nella ragazza con foga, la riempie e la svuota come il pistone di un motore. Le sue braccia si mettono tra il mio petto e la schiena di Katia, la stringono come se fosse solo sua.

La vuole solo per sé, vuole escludermi dalla scopata.

Cha cazzo altro vuole, ‘sto bastardo? Si è beccato la parte migliore della scopata con Katia, io sono sotto a fare da materasso e lui sopra a fotterla.

Stringo una mano sul collo della ragazza. Il suo cuore batte come un tamburo, riempie i polmoni con un fiato breve ed espira con un gemito che le sfugge dalle labbra.

Prima di andare avanti…

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