Linda posiziona il mio uccello, si abbassa e se lo fa scivolare nel buco del culo. Sorride nel farselo scivolare dentro, mi fa l’occhiolino.
Ti amo, gioia. Le mando un bacio.
Vittoria mi scorge e fissa Linda. Stringe i pugni e li pianta nel copriletto. «Cosa cazzo stai facendo?»
Il sorriso della ragazza si contrae in una “O”, gli occhi perdono il luccichio. Si è seduta sul mio inguine con i glutei, il cazzo è scivolato per tutta la lunghezza nel suo retto, tra le cosce aperte la figa rossa gronda umori trasparenti screziati di bianco. Il vibratore esce per un palmo dalla sua vagina. «Io… io pensavo di… volevo prenderlo in culo.»
Le labbra di Vittoria si sollevano come quelle di un gorilla pronto ad attaccare mostrando i denti sopra. «Ma non…» Fulmina con lo sguardo Linda, si gira dandole le spalle. «Vai a cagare, troietta…»
Il petto mi avvampa. «Ehi! Non permetterti di parlarle così!» Le manette mi segnano i polsi e un crampo scorre lungo le braccia. Il letto si inclina da una parte per un istante e torna dritto. La roba che ho nello stomaco si ferma un attimo dopo.
Vittoria mi fissa. «Tu non devi parlare, stronzo.»
«Stai superando il segno, Vittoria.»
Lei mi afferra di nuovo la mascella. «Cosa c’è? Non ti piace essere dominato?»
«Da te? No. Preferirei sbatterti sul letto, bloccarti e sfondarti il culo. O, meglio ancora, passare un paio di ore con Linda.»
La ragazza sorride e inizia a cavalcarmi. A stento percepisco il suo retto muoversi attorno al mio cazzo, il tremolio del vibratore riverbera sulla mia cappella come una vibrazione appena riconoscibile… Merda, sto iniziando ad essere insensibile…
Vittoria sale sul mio petto, di nuovo. Il suo sguardo incazzato inizia a stancarmi.
«Adesso cosa vuoi farmi, Vittoria? Prendermi a sberle?»
Lei sogghigna con un’espressione sarcastica. L’idea che mi segassi pensando al suo culo mi sta disgustando, e non perché mi sta scopando troppo lei.
«Ho un’idea migliore, non preoccuparti.» Si alza sulle ginocchia e torreggia con la sua figa sul mio volto. Il suo inguine odora come se non avesse mai fatto la conoscenza con un bidet, sporco di sperma e trasudo vaginale.
Il mio non deve profumare di più, comunque.
Trattengo una smorfia. «Non ti aspetterai che te la lecchi, spero…»
La donna si mette una mano sull’inguine e discosta le labbra. «Non ti meriti la mia figa.»
«Non è la mia sborra quella che ti cola dalla figa, o sbaglio?»
Si protende verso di me, si appoggia con la mano libera alla testiera del letto. Mi sovrasta con il suo sesso. «Esatto, e ho intenzione di restituirtela.» Una goccia bianca cola dall’imbocco della vagina, resta attaccata con un filo e si abbassa dondolando. Lo sfintere si apre, un flusso colloso di sperma ne fuoriesce.
Discosto la testa con una smorfia. «Ah, che cazzo fai?»
«Non hai mai sognato di svuotarti le palle sul mio viso, stronzo?»
La sborra mi cola in faccia, sulla guancia, sul collo. «Dai!»
Vittoria si mette un paio di dita in figa. «Pensi che a noi donne piaccia quando ce lo fate?» Le tira fuori e mi spruzza in viso le ultime gocce che le sono rimaste dentro.
«A me sì.» Linda fa affondare il mio cazzo per tutta la lunghezza nel suo culo.
Vittoria si volta di scatto verso di lei. «Chiudi quella cazzo di bocca, zoccola!» strilla.
Le manette bloccano le mie mani. «Non permetterti di parlarle in quel modo, troia!»
Vittoria mi prende il mento e prova a muovermi la testa, ma blocco i muscoli del collo e glielo impedisco. «Tu sbrigati a sborrarle dentro, che voglio scoparti ancora.»
Linda si ferma con il suo movimento di bacino. «Dai, smettila di trattarlo così, pover—»
La troia si gira, il braccio che si solleva. Il suo corpo copre la ragazza, ma lo schiaffo rimbomba nella stanza. «Finiscila, zoccola! Pensi di essere qui a divertirti?»
Linda cade su un fianco, le sue grosse tette rimbalzano tra di loro. Si tiene le mani su una guancia, i suoi splendidi occhi si stanno bagnando. Il vibratore le scivola fuori dalla figa, rotola sul copriletto macchiandolo con gli umori della ragazza. Il mio cazzo ondeggia all’aria, crolla sfinito sull’addome.
La testiera del letto geme nel trattenere le manette al mio tentativo di balzare addosso a Vittoria. «Brutta troia! Non metterle le mani addosso!»
Linda scivola via dalla donna, cade dal letto e si rialza tenendosi ancora la guancia. Le lacrime le solcano il viso. «Sei scema? Avevi detto che ci saremmo divertite con lui, non che l’avremmo trattato in questo modo!»
La donna solleva di nuovo il braccio, ma si limita a muoverlo per scacciare Linda. «Vattene fuori dai coglioni, zoccoletta. Non mi servi a nulla.»
La ragazza è sul punto di scoppiare a piangere. Fissa Vittoria, le sue labbra si muovono ma non esce nessuna parola. Il suo sguardo saetta verso di me, come a chiedermi soccorso e a confessare che lei non ha potuto aiutare me.
Le catene si tendono, le manette mi entrano nella pelle dei polsi e delle caviglie. «Chiedile perdono, Vittoria! Non permetterti di trattarla così!»
La donna non mi guarda nemmeno. «Forza,» indica la porta dietro Linda, «fuori dai coglioni. E non farti più vedere!»
Linda si porta una mano al naso gocciolante, si volta ed esce sbattendo la testa.
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