La pressione sul mio inguine scompare, il cazzo scivola fuori dalla donna. L’odore speziato della mia sborra riempie l’aria della stanza. L’uccello mi cade sull’inguine, qualche goccia di sperma cola sulla mia pancia.
«Che merda, non vali un cazzo come amante.» Vittoria gattona sul letto accanto a Linda. «Vai, tocca a te fottere questo stronzo.»
La bionda fa scivolare la sua figa sul mio collo e mento un centimetro alla volta. Stringe le labbra e lancia un’occhiata alla mora. «Prima voglio venire in faccia a William…»
Le sopracciglia di Vittoria si stringono, un paio di rughe si formano in mezzo. «Ma stai scherzando?»
«Lui sborra sulle mie foto? E allora io gli vengo in faccia.»
Trattengo un sorriso. «Quanto fai schifo, Linda!» Il profumo del suo sesso eccitato è una droga buonissima che vorrei sniffare in ogni istante.
Lei mi mostra il dito medio e mi fa l’occhiolino. «Così impari, porcellino.»
Vittoria sospira. «Dai, finiscila con queste cazzate…» Le appoggia una mano su un braccio e la spinge. Con un cenno del capo indica il mio inguine. «Fottigli il cazzo, piuttosto. È il tuo turno, adesso.»
La mora si allunga sul letto e apre un cassetto del comodino. Il ravanare il contenuto con la mano fa tintinnare del vetro e qualcosa rotola.
Linda mi lancia uno sguardo e scende dal mio petto. Il suo culo meraviglioso si muove al suo gattonare fino al mio cazzo. Lo stringe con una mano e la solleva, prendendo i liquidi che ci sono rimasti sopra. La porta al viso e annusa. «Mi piace l’odore della tua sborra.» Inspira a fondo, il suo petto si gonfia. «È virile.» La sua lingua si protende sul palmo della mano e dà una leccata. La ragazza sorride.
«Piantala, Linda.» Vittoria si protende ancora un po’ sul cassetto, sposta qualcosa che produce un colpo contro un altro oggetto. «È un bastardo che va punito.»
Il volto di Linda si contrae per un istante in una smorfia contro la donna, mi sorride e afferra il mio cazzo. Lo tiene fermo e – sì, sì! – lo fa entrare dentro il suo corpo.
I miei polmoni si riempiono dell’odore del mio seme che ha riempito la stanza da letto. La cappella scivola dentro la figa della ragazza, il mio uccello bagnato della scopata con Vittoria non trova la minima resistenza. «Cazzo… sì, Linda…» Espiro una molecola d’aria alla volta. La sensazione è ancora migliore di quella che ho sperimentato dentro Vittoria. Le manette alle caviglie tintinnano per le gambe che tremano per l’eccitazione.
Lei socchiude gli occhi assaporando a sua volta la sensazione dei nostri sessi che si uniscono. La punta della lingua le passa tra le labbra. Muove il bacino, come a far entrarmi meglio dentro di lei. Linda appoggia le mani sui miei addominali e inizia a cavalcarmi. A differenza della donna, lei non si muove su e giù, quanto piuttosto avanti e indietro. Chiude gli occhi, solleva la testa e si morde le labbra; i suoi grossi seni dondolano al suo movimento, i suoi capezzoli rossi sono irresistibili.
Se Vittoria si è lamentata che sono venuto troppo presto, con Linda impiegherò ancora meno a sborrare.
La mora si solleva dal cassetto, stringendo in mano un oggetto bianco e lungo. «Finalmente, l’ho trovato.» La stronza si mette sul mio petto, bloccandomi la vista sulla mia dea. Ha tra le dita un vibratore a forma di tubo.
Sgrano gli occhi. «Cosa cazzo hai intenzione di fare con quello?» Il buco del culo mi si serra.
Vittoria accende il sex-toy, che vibra con un suono soffocato nella sua mano. «L’idea della zoccoletta di sborrarti in faccia mi è piaciuta, e voglio farlo io.» Appoggia il vibratore tra le grandi labbra e si lascia sfuggire un gemito e una risatina.
Il movimento dell’inguine di Linda attorno al cazzo cattura tutta la mia attenzione. «Se proprio ci tieni, Vittoria…» Le pareti della figa della dea scivolano sulla cappella e l’asta, è una carezza che aumenta la mia eccitazione come la tensione della corda di un arco che si tende.
Cercherò in ogni modo possibile di non scoccare troppo presto. Voglio godermi un signor orgasmo con la figa di Linda, e voglio che anche lei goda del mio cazzo.
Un paio di dita scivolano ritmicamente sull’asta del pene. Linda si starà masturbando?
Vittoria si alza in ginocchio di fronte alla mia testa. La passera le cola tra le cosce il succo macchiato di seme bianco; si passa avanti e indietro il vibratore sul clitoride, gonfio e rosso. La donna trema, ha il respiro spezzato.
Mi sto eccitando troppo, non voglio sborrare così presto in Linda. «Rallenta, Linda… stai per farmi venire.»
Vittoria si volta verso di lei, è mezza stordita dal piacere che il vibratore le sta affliggendo. «Non… non dargli ascolto. Fai sborrare… ah! …que… quello stronzo.»
La donna è davanti alla ragazza, che non si ferma e continua a scoparmi.
Vittoria si gira verso di me, mi prende la mascella con la mano libera e me la stringe. «Non siamo qui a… a farti divertire…» Stringe i denti e gli occhi in una scudisciata di piacere, è senza fiato, «…pezzo di merda.»
Il movimento della figa di Linda attorno al mio cazzo si ferma. Una sua mano mi accarezza gli addominali, l’altra la usa per masturbarsi.
L’eccitazione cala di qualche punto. Grazie, gioia, voglio godermi la tua scopata meglio di quanto mi abbia permesso Vittoria. Voglio avere il miglior orgasmo della mia vita nella tua fica, amore.
La mora è troppo impegnata con il vibratore, se lo passa da una parte all’altra del clitoride, vibra lei stessa come se avesse i brividi. Si infila due dita nella passera fino alle nocchie, uno sbocco di liquido sporco di sperma cola sul mio petto. Respira a fondo, espira a tratti, ha gli occhi socchiusi. L’odore di eccitazione della sua passera non è paragonabile a quello della ragazza: troppo forte, aggressivo.
Linda riprende a fottermi, il cazzo sprofonda nella sua figa bollente e bagnata. La cappella è coccolata dalle pareti della sua vagina, il frenulo scivola nei suoi umori sessuali, le cosce mi tremano per il piacere. Non ho mai provato nulla di simile nella passera di nessun’altra ragazza…
Le manette mi fermano le mani, o ribalterei Vittoria da una parte, per liberarmi la vista sullo splendido corpo di Linda intenta a scoparmi. I suoi grossi seni che si muovono, il mio cazzo che scompare dentro di lei… il suo viso illuminato dall’avvicinarsi del piacere fisico…
Mi conficco i denti nel labbro inferiore. Il fastidio nell’inguine aumenta ancora, è maggiore di quello che mi ha causato la troia mora davanti a me. Devo… devo trattenermi… devo…
Il viso di Vittoria si storce in una smorfia simile a quando sta sollevando grossi pesi in palestra. Emette un ringhio, le sue cosce vibrano impazzite. «Cazzo… ti vengo in faccia, stronz…» La donna è scossa da spasmi, il vibratore le scivola dalle dita, cade sul mio petto e rotola da una parte. La sua schiena scatta indietro, grida, le sue gambe si spalancano: uno schizzo di liquido caldo mi finisce sul volto, poi un getto simile ad una pisciata mi lava la faccia, mi finisce in bocca e negli occhi. Vittoria geme, si tiene in posizione con una mano appoggiata dietro di lei, trema. Piomba seduta sul mio petto, ansima e abbassa la testa, con i capelli neri che le finiscono sul volto.
