Seguo Vittoria in camera, incapace di staccare gli occhi dal suo culo. Fammi felice e dammelo!
Nella stanza c’è un letto a due piazze con una coperta marroncina. La finestra si affaccia sulla campagna dietro a delle pesanti tende, oltre corrono file di meleti. Un armadio con una specchiera riduce il passaggio ai piedi del letto ad un paio di spanne.
La ragazza inizia a sbottonarsi la camicetta. Continua a sorridermi. «Spogliati, William, non riesco ad aspettare di scoparti!»
Sogghigno. Mi sfilo la maglietta, i miei pettorali e addominali si riflettono sullo specchio. «Non vedo l’ora nemmeno io, Vittoria.» Da come si comporta in palestra, sembrerebbe una che se la tira e si comporta come se chi le sta attorno non abbia il diritto di vederla, e invece…
Lei si toglie il reggiseno. La seconda che pende dal suo petto non può competere con il suo culo.
«Ti piacciono le mie tette?»
Le prendo e le sollevo. Una nuova scarica attraversa il mio uccello: le tette sono sempre tette. «Non ne hai idea…»
Vittoria ridacchia e mi sbottona i pantaloni, che cadono ai miei piedi. Blocco i retro delle scarpe con le punte e me li sfilo uno dopo l’altro.
Lei ha messo una mano nelle mie mutande e mi stringe il cazzo, gonfio e in tiro. Me lo tira fuori e lo contempla. Annuisce. «Ci divertiremo parecchio…» Mette le mani sui miei pettorali e mi sospinge verso il letto. «Sdraiati.»
Mi lascio cadere sul materasso, più duro di quanto mi aspettassi. La coperta è pelosa e calda. La testa mi gira di nuovo. Chiudo gli occhi e sbatto un paio di volte le palpebre. Cosa…
Vittoria si siede sul mio bassoventre, il mio cazzo in tiro si appoggia contro la valle tra le due chiappe meravigliose. Lei si inchina in avanti e mi bacia di nuovo, ma è una cosa veloce. «Adesso sì che ci divertiamo, William…»
Si allunga su di me, i suoi seni finiscono sul mio viso, passano sopra i miei occhi. Per quanto piccoli, sono paradisiaci… Mi viene voglia di addormentarmi sotto Vittoria. Può cavalcarmi il cazzo finché vuole, farmi sborrare fino a quando ho le palle raggrinzite…
Lei prende la mia mano sinistra e stende il braccio. Qualcosa di freddo mi blocca il polso.
«Adesso, William,» Vittoria si tende dall’altra parte e mi allunga il braccio. «ci divertiamo, noi due.»
Si solleva davanti a me. Il suo sorriso è scomparso, mi fissa con rabbia.
Muovo il braccio sinistro: si sposta di qualche centimetro e qualcosa di metallico blocca la mano. «Cosa stai…» Anche l’altro braccio è trattenuto da qualcosa.
Altro metallo mi blocca entrambe le caviglie, mi ritrovo con le gambe aperte. Al mio movimento si solleva uno sferragliare.
«Cosa stai facendo?» Le braccia non si spostano che di qualche pollice dal letto. Delle manette mi bloccano, assicurate alla testiera del letto. «Vittoria?»
Le ride. «Te l’ho detto che ci saremmo divertite, noi due, William, ma intendevo io e Linda.»
Linda? Linda‽ «Che cazzo stai…»
Da dietro la schiena di Vittoria compare una chioma bionda a sovrastare un viso allungato. Gli occhi nocciola di Linda brillano in un sorriso. «Ciao, William.» Lei sale sul letto in ginocchio e gattona, il suo grosso seno dondola. Si inginocchia accanto a me, si inchina e mi appoggia un bacio sulle labbra.
La cosa sta diventando più interessante di quanto mi aspettassi…
Lo sguardo di Vittoria mi fa cambiare idea. «Sporco pervertito, lo sappiamo che ti piace fissarci il culo quando siamo in palestra.»
Linda si siede come gli indiani incrociando le gambe. Un ciuffo biondo a forma di triangolo sottosopra punta alla sua figa rosa. Le piccole labbra sono appena discoste. «Già, porcellone.»
Deglutisco e fatico a distogliere lo sguardo dal corpo della bionda e portarlo su Vittoria. «E cosa volete farmi?»
«Siamo certe che quando torni a casa dalla palestra, sudato e puzzolente, ti seghi fino a sborrare pensando a noi due.» Le labbra della ragazza si sollevano in un’espressione di disgusto.
Sospiro. «Beh, sì. Lo ammetto.» E anche su un altro paio di ragazze della palestra: ci saranno anche loro nascoste da qualche parte? «Quindi, cosa avete intenzione di farmi?»
Vittoria stringe gli occhi. «Esiste una pratica che veniva usata sui pervertiti come te. Dovevano menarselo fino a venire e poi continuare, tenendo sempre a mente la propria fonte di arrapamento. Gli dava un senso di disagio che gli faceva detestare ciò che li eccitava.»
Scuoto la testa. È come se me l’avessero foderata con del cotone. «Volete scoparmi fino a farmi odiare i culi?» Non so decidermi se è la cosa più stupida o… no, è la cosa più stupida che abbia mai sentito.
«Grosso modo.» Linda si stende accanto a me, prona. I suoi seni scompaiono ma le sue chiappe si ergono in tutta la loro maestosità: sono così sode e staccate tra di loro che sembrano davvero la parte superiore di un cuore stilizzato. La ragazza appoggia le labbra sul mio collo e mi bacia con un succhiotto. «Scoperemo il tuo corpo come tu vorresti usare il nostro per il tuo piacere.»
Un senso di benessere ed eccitazione invade il mio corpo. Vittoria può cercare di mettermi paura finché vuole, ma l’idea di essere scopato da Linda mi sta facendo dolere il cazzo tanto è diventato duro.
La mora si sporge indietro, le sue mani afferrano le mie palle. «Sono belle gonfie, porco. Ci vorranno diverse cavalcate per svuotartele.»
Linda si avvicina al mio orecchio. «Io conosco qualche trucco per riempirtele ancora di più…» La punta della sua lingua passa sul padiglione dell’orecchio. Chiudo gli occhi, il mio fiato freme nell’uscirmi dal naso. Se queste due non iniziano a fottermi, sborrerò da solo.
Vittoria si alza in ginocchio e si sbottona i pantaloncini di jeans. Li abbassa e sotto indossa solo un paio di collant neri affrancati all’elastico delle mutandine, nient’altro. Lei è depilata, senza un singolo pelo. «Non preoccuparti, William. Il sedativo che ti ho messo nel tè non dovrebbe dare problemi con il tuo cazzo.»
Stronza, ecco perché faceva così schifo… «Mi… mi hai drogato?»
La donna appoggia le mani sul mio petto muscoloso, solleva una gamba come un cane che deve pisciare e si posiziona sopra il mio cazzo in erezione. È già scappellato per l’eccitazione e il glande è rosso e luccica. La grossa vena bluastra percorre l’asta muovendosi in pigre anse. Lei lo afferra, lo tiene fermo e lo indirizza verso la sua figa.
