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Erotika
Le mie voglie … e soprattutto quelle di mia moglie · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 24 min di lettura

Puttana e Sognatore

Lei ormai non ha più limiti; lui si innamora dell'altra; emergono le loro radici da ambienti al lime dlela legalità e lo scontro tra marito e moglie è aperto e implacabile. Lui scopre che l'altro si scopava sua moglie assai prima che lei lo confessasse; ma anche che tiranneggiava la moglie che era diventata insostituibile nella vita del 'cornuto'.

geniodirazza
1 anno fa · 388 letture · 0

“Perché ti sei comportata così male, se avevi capito dove stava la felicità?”

“Non è una cosa che si può spiegare; mi sto facendo male, per colpa solo mia; ma è andata così. Andrete a stare insieme?”

“Se Antonio mi vuole, io seguo la sua idea della separazione di fatto e da questo momento sono solo per lui, con lui. Che ne dici, Toto?”

“Cavolo, lo chiami come sua madre? Allora voi avete già fatto l’amore; non è scoppiato adesso il colpo di fulmine. Caro il mio caprone imbecille; forse hai anche una bella mazza, ma Antonio ti distrugge quando vuole; dimentica tua moglie; è entrata nel suo cielo e sarà la sua Madonna.”

“Antonio, non hai risposto … “

“Hai la chiave del nostro rifugio?  … Allora sei tu la padrona ed io devo chiedere permesso per entrare.”

“Non esistono padroni tra noi; è la nostra casa e ci entriamo insieme, senza permessi.”

“Di che parlate? Avete una casa?”

“Mi spiace, Franca; avevo comprato il miniappartamento di fianco all’ufficio per regalarlo alla moglie che mi dimostrava amore anche mentre copulava con altri; l’avevamo deciso insieme ed era giusto che fosse così; poi hai voluto rompere i patti; da allora, è diventato il mio rifugio d’amore; naturalmente, ci vivrò insieme alla donna che amo e che ormai non sei tu.”

“Imbecille, hai visto come distrugge? Con la chiarezza, con la logica, col buonsenso; ho visto che mi hai bloccato le carte di credito; adesso mi dici che ho perso il regalo più significativo; grazie a mio padre che ci fece firmare la separazione dei beni, non posso disporre del tuo patrimonio; non so a quanto ammonti; grazie alla mia vagina che mi ha fatto sbagliare a ripetizione; sei buono, sei generoso, sei meraviglioso; se perdi le staffe, sei un’ira di dio.

Per ora non puoi divorziare, perché temi per la salute di tua madre; ed io ti ricatto con questo; ma intanto t’inventi una separazione di fatto che è inattaccabile; mi lasci la tua casa e non posso lamentarmi se ne hai una per te, per Elisa e per il vostro amore; mi massacrerai ancora?”

“Io non ti faccio niente; sei tu che mi massacri e non vuoi neanche capire perché. Non sarebbe meglio se consultasi uno psicologo, almeno, se non addirittura uno psichiatra?”

“Antonio, fidati una volta; i perché li conosco, ma non li racconto a te che sei il bersaglio della mia cattiveria … “

“Elisa, forse è meglio se ti rivesti e andiamo a casa nostra; questa cena è stata un autentico fallimento, per loro; ma è l’inizio di una nuova vita, per noi; e non stare a pensare alle cose che vorresti raccontarmi; avrai tempo per verificare chi sei e cosa rappresento per te.”

Ci rivestimmo velocemente e, mentre ormai quasi albeggiava, andammo nel nostro rifugio, a fare ancora l’amore, a dormire un poco, prima di affrontare la vita insieme.

Passarono meno di due mesi, da quella serata strana; Elisa mi raccontò le sue esperienze di sesso trasgressivo con Rinaldo, le prime volte, tre in tutto, in cui aveva dovuto accettare, per non rovinare il matrimonio, che suo marito si portasse un’altra donna e copulasse con entrambe nel loro talamo; con una di esse ebbe anche qualche approccio saffico che non le piacque e indusse suo marito, suo malgrado, ad arrendersi alla realtà che lei non riusciva assolutamente ad avere rapporti omosessuali.

Raccontò delle tre volte che Rinaldo l’aveva indotta ad accettare una cena, con dopocena, con amici sconosciuti che abitavano in città vicine, lontano quindi dalle conoscenze, e di come questo l’avesse turbata; il rapporto tra loro subì un brusco arresto e lei cominciò anche a valutare l’ipotesi di una separazione; ma non aveva la forza o la volontà per fare un passo grave e da lei mai ipotizzato, sicché abbozzò e cedette un’ultima volta.

Era stata quella l’occasione in cui si era ribellata e aveva deciso di fare di testa sua; erano andati in un privè in collina e Rinaldo si era scatenato con varie donne; aveva proposto a lei di accoppiarsi con più uomini contemporaneamente; lei era fuggita inorridita; era stata assistita e aiutata da un giovane prestante per il quale aveva perso la testa; lui l’aveva condotta in una camera singola e l’aveva posseduta per tutta la notte; solo all’alba aveva saputo, da suo marito, che era un bull del privè.

Naturalmente, si trovò alla mercé di Rinaldo che non mancava occasione per rinfacciarle l’episodio e l’aveva tenuta sotto scacco con la minaccia di rivelare la sua debolezza a tutti, sollevando uno scandalo che la rovinasse; anche per la cena con me e Marta, aveva sfruttato il ricatto per indurla ad accettare l’ipotesi di un nuovo incontro a quattro che, dalle esperienze fatte, gli risultava non del tutto inaccettabile per lei.

Le raccontai, a mia volta, le esperienze tristissime fatte con Franca, da quando avevamo accennato ad accoppiamenti fuori del matrimonio; al confronto, i suoi risultavano peccati veniali; le chiesi di cercare di dimenticare, perché io non davo nessun peso al suo passato e mi accontentavo di vivere il presente e di guardare al futuro; dopo le reciproche confidenze, ci ritrovammo ancora più innamorati a progettare un futuro per noi e a pensare a una possibile famiglia.

Un masso sembrò precipitarmi sulla testa quando Rinaldo si rifece vivo con sua moglie per chiederle di partecipare, noi due, a una scorribanda proprio nel privè che era stato dello scandalo, per Elisa; andarci senza di quella che era nota come sua moglie lo avrebbe messo in cattiva luce, se ci si andava in quattro, tutto appariva regolare; se lei avesse rifiutato, avrebbe scatenato il massimo dello scandalo in tutti gli ambienti in cui lei era conosciuta, mettendo a rischio la sua credibilità e forse il lavoro.

Quando ci incontrammo al bar per gli accordi, mi limitai a sibilare in faccia all’altro.

“Fatti dire da quella troia che ti sbatti cosa può succedere se perdo le staffe; questo è l’ultimo ricatto che fai al mio amore; lei mi chiede di subire ed io lo faccio; se sgarri una sola volta ancora, avrai a che fare con certi miei amici; e allora riderò di gusto.”

Voleva rispondere; ma Franca lo fermò.

“Rinaldo, sappi che Antonio è un imprenditore di potere e che ha amicizie più che fraterne in ambienti che ti farebbero paura se solo li guardassi; io non so come e perché ancora non ha usato quelle amicizie per fermarmi; ma se tocchi quello che sente suo, sei in pericolo … ed io con te … Antonio, ti prego, accetta un’ultima prova; poi ti assicuro che spariremo dal tuo orizzonte.”

Elisa mi guardava e aveva gli occhi pieni di lacrime; suo marito si rivolse a lei quasi intenerito.

“Mi spiace, Elisa; in quell’ambiente sono conosciuto e, se ci vado da solo, le voci potrebbero danneggiarmi.”

Il sabato sera, alle nove, eravamo davanti al portone della mia casa ora occupata dai due; eravamo vestiti in maniera idonea al locale dove eravamo diretti; visibilmente contrariato, presi posto col mio amore sul sedile posteriore; resistetti all’invito a sedermi davanti accanto a lui che guidava; Franca non perse tempo e sin dal viaggio prese a carezzare e titillare da sopra i pantaloni il sesso del suo accompagnatore.

“Una volta ti eccitavi quando mi vedevi fare questo.”

“A quel tempo viaggiavo con una moglie innamorata e malata; la comprendevo ed ero suo complice … “

Abbracciai per le spalle Elisa e la strinsi a me; mi baciò sul viso e mi sussurrò.

“Toto, ti amo profondamente; mi dispiace averti imposto anche questo; appena possibile, resteremo io tu e il nostro amore.”

Entrammo in doppia coppia; lui fu omaggiato dal personale come personaggio di grande interesse; prendemmo posto a un tavolo; mentre bevevamo un drink leggero, due ragazzi ben piantati si avvicinarono al tavolo; Elisa prontamente mi sussurrò all’orecchio.

“Amore, portami a ballare, presto!”

Non chiesi perché, anche se nel ballo non me la cavavo per niente; la guardai in modo interrogativo; non mi rispose e si avvinghiò a me; vidi allora Franca entrare in pista con i due sconosciuti ed essere presa in mezzo; non ballavano, copulavano in pista, in piedi e vedevo persino i falli dei due gonfiarsi fino a mostrarsi enormi, strusciare sul corpo di lei che si agitava sinuosamente eccitandoli allo spasimo; in pratica, la stavano già possedendo in piedi, vestiti.

Prima di andare avanti…

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